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Ursula Hirschmann

politica e antifascista tedesca
Ursula Hirschmann

Ursula Hirschmann (Berlino, 2 settembre 1913Roma, 8 gennaio 1991) è stata una politica e antifascista tedesca, socialdemocratica e fautrice del federalismo europeo[1].

Indice

BiografiaModifica

Ursula Hirschmann nacque a Berlino il 2 settembre del 1913 da un'agiata famiglia ebraica, primogenita dei tre figli (Albert, in futuro un celebre economista, nacque due anni dopo, mentre la sorella Eva sette) di Carl Hirschmann e di Hedwig Marcuse. Particolarmente legata al fratello, crescendo durante gli anni della repubblica di Weimar e della nascita ed ascesa del nazismo, si ritrovò a fare scelte simili a quelle di Albert. Nel 1932, si iscrisse presso l'Università Humboldt di Berlino, dedicandosi a studi di economia ma già l'anno successivo dovette fuggire in Francia, dove già si trovava il fratello. Pure lui frequentava l'università studiando economia, che dopo gli anni dell'impegno politico sarebbe poi divenuto il suo interesse principale, tanto da venir candidato al premio Nobel. Lei invece fu attratta dalla politica dai primi anni universitati sino alla fine della sua vita. Si iscrisse giovanissima al Partito Socialdemocratico di Germania, cominciò ad opporsi al nazismo e questa fu la causa della fuga a Parigi.[2]

 
Eugenio Colorni.

Matrimonio con Eugenio ColorniModifica

Raggiunse il fratello nell'estate del 1933 in Francia e si stabilì nella capitale dove reincontrò Eugenio Colorni, già conosciuto a Berlino. Nel 1935 seguì a Trieste il Colorni, lo sposò, riprese gli studi e si laureò in letteratura tedesca a Venezia. Lei ed il marito intanto entrarono nell'opposizione clandestina al fascismo. Nel 1937 nacque Silvia e negli anni successivi Renata ed Eva (che nel 1973 sposò l'economista indiano Amartya Sen).

Diffusione del Manifesto di VentoteneModifica

Quando Colorni venne mandato al confino a Ventotene, nel 1939, Ursula lo seguì e, non essendo oggetto di provvedimenti restrittivi come il marito, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e gli altri, fu in grado di tornare spesso sulla terraferma riuscendo così a diffondere il Manifesto di Ventotene negli ambienti dell'opposizione a Roma e Milano. Assieme a lei contribuirono a questa diffusione Gigliola e Fiorella Spinelli (le sorelle di Altiero) e Ada Rossi (moglie di Ernesto).

 
Altiero Spinelli.

Quando Colorni venne trasferito a Melfi per intervento di Giovanni Gentile, Ursula continuò a mantenere i rapporti con i federalisti dell'isola. Il 27 ed il 28 agosto del 1943, a Milano, fu presente alla riunione di fondazione del Movimento Federalista Europeo e collaborò alla redazione ed alla diffusione del foglio clandestino L'Unità Europea. Il suo matrimonio intanto era entrato in crisi e si avvicinò a Spinelli[3], che aveva incontrato una prima volta a Ventotene, e insieme si trasferiscono in Svizzera dove nacque Diana, la prima delle loro tre figlie. Eugenio Colorni intanto, che il 6 maggio 1943 era riuscito a sfuggire alla sorveglianza della polizia ed a fuggire da Melfi per intraprendere l'attività partigiana, venne ucciso a Roma dai fascisti della banda Koch nel maggio del 1944, a pochi giorni dalla liberazione della capitale.

Matrimonio con Altiero SpinelliModifica

Con la fine della guerra e la morte del primo marito, Ursula sposò Altiero Spinelli e si stabilirono a Roma dove, nel 1946, nacque Barbara (che divenne poi giornalista e politica) e nel 1955 Sara.

Si impegnò per la formazione del Movimento Federalista Europeo e nel 1975 fondò a Bruxelles l'associazione Femmes pour l'Europe[4]. All'inizio del 1976 venne colpita da aneurisma cerebrale e perse l'uso della parola. Iniziò un processo di riabilitazione ma non si riprese più completamente, pur continuando a seguire l'attività di Spinelli, impegnato al Parlamento europeo fino al 1986, anno in cui morì.

Ursula Hirschmann morì nel gennaio nel 1991 seguita sino alla fine dalla figlia Renata.[5] Riposa nel cimitero acattolico di Roma.

Impegno politicoModifica

Iniziò da giovane con l'opposizione clandestina al nazismo che la portò a fuggire in Francia. Qui si avvicinò al mondo socialdemocratico, si trasferì in Italia e si oppose sempre clandestinamente al fascismo. Intanto divenne una figura fondamentale per la diffusione delle idee legate alla necessità di una federazione europea dotata di un parlamento e di un governo democraticaticamente eletto contenute nel Manifesto di Ventotene. Con la fine della guerra mantenne il suo impegno europeista, sostenne il marito Altiero Spinelli ed arrivò a costituire l'associazione Donne per l'Europa, convinta che fosse necessaria una maggior partecipazione delle donne alla costruzione del progetto europeo. Si riteneva una senza patria, o meglio solo europea, perché non tedesca, non italiana e non ebrea[6] e da alcuni commentatori viene compresa tra le madri fondatrici dell'Europa.[7][8][9][10]

NoteModifica

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN32100942 · ISNI (EN0000 0001 0653 6699 · LCCN (ENnr94039785 · BNF (FRcb124903642 (data) · WorldCat Identities (ENnr94-039785