Val di Foro

Val di Foro
Panorama da Pretoro.JPG
panorama da Pretoro
StatiItalia Italia
RegioniAbruzzo Abruzzo
ProvinceChieti Chieti
Località principaliRapino, Pretoro, Roccamontepiano, Fara Filiorum Petri, Casacanditella, Bucchianico, Vacri, Villamagna, Ari, Ripa Teatina, Miglianico, Francavilla al Mare, Ortona
FiumeForo

Coordinate: 42°16′09.88″N 14°11′47.4″E / 42.26941°N 14.1965°E42.26941; 14.1965

La Val di Foro è una valle che si estende dalla Majella fino al Mare Adriatico, ed è attraversata dal Foro, un fiume tra i più importanti della provincia di Chieti per lunghezza e portata. Lungo la valle si snoda anche la Strada Statale 263. Oltre ad essere un bacino di riserva ambientale e faunistica, la Val di Foro sta assumendo negli anni anche una forte impronta industriale e commerciale, con la nascita di stabilimenti e centri commerciali.

Il fiume ForoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Foro (fiume).

Esso nasce presso la Majella, da una sorgente posta poco sopra Pretoro. Si narra che sin dall'epoca del primo cristianesimo il fiume avesse assunto un carattere sacro, poiché vi si stabilirono eremiti basiliani, come dimostrano la grotta dell'Angelo e dell'Eremita, accanto alla chiesetta della Madonna della Mazza. Il fiume scende nella valle, il cui baricentro è Fara Filiorum Petri, e da lì scende verso l'Adriatico, accompagnandosi al torrente dell'Angelo, tra i centri di Vacri, Bucchianico, Ari e Villamagna, sino a raggiungere la parte finale della valle, la Fondovalle Alento, immettendosi nel mare, alla foce tra Ortona e Francavilla, nella contrada omonima.

Centri abitatiModifica

TerritorioModifica

Il territorio è uno dei più variegati della provincia di Chieti, insieme a quello della Val di Sangro. Include un'ampia fascia del territorio provinciale, partendo da quella costiera che comprende il territorio di Ortona-Francavilla al Mare, al confine occidentale con Pescara, e risale lungo i due fiumi Alento e Foro sino alla montagna Majella, dal lato orientale, passando per campagne e pianure. Soprattutto nella fascia ortonese e marrucima, si sono create nei millenni delle vere e proprie dorsali collinari, le cui frane hanno mostrato la natura di tali picchi, composti da terreno franoso, ossia i calanchi; dorsali di calanchi sono ben visibili nel vallone del torrente Arielli, tra Tollo, Ortona e Miglianico, presso il Fondo valle Alento, tra Villamagna e Miglianico, e nella vallata Marrucina, tra Pretoro, San Martino sulla M. e Casalincontrada.

Di interesse notare sia il cambiamento naturale di vari dorsali scavate dal corso del fiume, così come quelle poste a sud-est, scavate dall'Arielli, e a nord-ovest, scavate dal fiume Alento, che sfocia a Francavilla. Questi fiumi dovevano avere una portata molto maggiore di quella attuale, tanto che vengono molto ben descritti dall'ammiraglio turco Piri Reis nel XV secolo. Con l'industrializzazione degli anni '70 e '90, alterate risultano le porzioni di Fara Filiorum Petri, la Fondovalle Alento all'altezza di Torrevecchia Teatina, e la zona industriale posta tra Vacri e Villamagna, lungo la provinciale 214 Val di Foro.

StoriaModifica

Origini e ItaliciModifica

MarruciniModifica

 
Castello aragonese di Ortona

Prima della dominazione romana del II secolo a.C., la valle era popolata dai Marrucini e Frentani, stabiliti a Rapino e Ortona. Sono state infatti rinvenute necropoli a contrada Comino di Guardiagrele, presso Rapino nel villaggio di Touta Marouca, e nella grotta del Colle, sempre presso questo comune.

 
Frontone del tempio della triade capitolina, nel Museo archeologico La Civitella

Già nel III millennio a.C. si contano insediamenti nel colle dell'attuale Chieti. Numerosi rinvenimenti di ceramiche, ossa e strumenti di lavorazione agricola sono stati recuperati nei vari scavi archeologici e conservati nel Museo Archeologico Nazionale d'Abruzzo a Villa Frigerj. Si ipotizza che Chieti fu una delle tante città fondate dai discendenti degli Osco-Umbri, chiamati Sanniti, nella tribù dei Marrucini. I Marrucini erano una tribù minore del popolo dei Sanniti, stanziatisi nelle zone di Chieti, Rapino e Guardiagrele, e in altre fasce territoriali comprese a sud del fiume Pescara ed a nord del Foro; il loro limite era il mare Adriatico, con la foce del fiume Pescara presso il porto di Aterno, oggi città di Pescara, mentre il confine occidentale era la Majella. L'importanza strategica dei primi villaggi italici era data dalla numerosa presenza di colli su cui si potevano controllare i traffici sul tratturo.
I Marrucini sono citati dagli storici Dionigi di Alicarnasso (20, 1), Diodoro Siculo (XIX, 105, XX, 44 e 101,5), Polibio (II, 24 e III, 88), Tito Livio (IX, 45, XXII, 61, XXVII, 45), Cesare (La guerra civile, I, 23) e Velleio Patercolo (II, 16). Gli insediamenti più importanti oltre a Teate erano una certa oppidum Pollitium (Rapino) di cui parla Diodoro Siculo, attaccata dai Romani nel 311 a.C., mentre si hanno notizie certe di un abitato fortificato come Pallanum per i Frentani a Civita di Danzica, presso la "grotta del Colle", sempre nelle vicinanze di Rapino, dove venne ritrovata la tabula Rapiniensis, insieme a ceramiche e statuette votive. Simili reperti furono rinvenuti in quasi tutti i comuni dell'area teatina come Vacri, Bucchianico, Ripa Teatina, Pretoro, specialmente Guardiagrele con la necropoli di Comino e Pennapiedimonte.

Successivamente, intorno all'VIII secolo a.C., la popolazione locale iniziò ad essere conosciuta ufficialmente come tribù dei Marrucini, e Teate ne divenne la capitale. I ritrovamenti conservati nel Museo Archeologico dimostrano che i Marrucini erano in stretto contatto con i Sabini, poiché tre steli funerarie monumentali, con iscrizione celebrativa simile all'epitaffio del Guerriero di Capestrano, riportano ringraziamenti e onori al popolo sabino. Prima della preminenza di Chieti, Civita di Danziza e Rapino erano sede del potere, usando il sistema governativo della monarchia, finché Roma non trasformò il governo in touto marouca. Verso la fine dell'età repubblicana Teate assunse sempre più importanza soppiantando le altre città, unico centro amministrato dai quattrorviri; nei cosiddetti itineraria romani viene citata lungo la via Claudia Valeria.

Piccoli insediamenti marrucini sono documentati anche a Vacri in località Porcareccia e a Bucchianico, nonché a Francavilla al Mare.

L'acropoli di Daniza o Touta Marouca

Sotto il colle dove si trova il Fosso Sterparo, c'è l'ingesso alla grotta di Rapino con i resti di Santa Maria de Cryptis, e più in alto c'è il sito dell'abitato italico di Danzica, in località Cono d'Oro di Vicenne. Il colle è identificato con l'abitato di "Touta Marouca", il pianoro ha una superficie di 300 metri di lunghezza e 100 di larghezza, presenta terreno roccioso di scalpellature, a basamento di antiche costruzioni, fondi di capanne, e muratura di pietre a secco in tratti. Il promontorio del pianoro è identificato con l'acropoli del villaggio, studiata da Mommsen, e da Hofman, che ha identificato il villaggio, che per la sua conformazione semplice, dai Romani era chiamato, insieme ai coevi nel Sannio, "pagus", ossia villaggio di capanne di pietra e legno. Il villaggio si presume esistesse dal VII secolo a.C., anche se l'area era frequentata, per il materiale ritrovato, sin dal Neolitico, ed era la principale roccaforte dei Marrucini ancor prima della fondazione di Teate a Chieti. Il villaggio continuò ad esistere sino al IV secolo d.C., quando venne abbandonato.

FrentaniModifica

Questa popolazione, che aveva la sua capitale in Anxanum (Lanciano), occupava la parte sud-orientale della valle, con insediamenti presso Ortona, Miglianico, Crecchio, con numerosi ritrovamenti di necropoli. Ortona era una vera e propria città marinara, l'emporio principale dei Frentani a mare, e l'arx italica è stata individuata nel colle del castello aragonese; tutta la città seguiva più o meno il perimetro murario e occupava l'area del quartiere Terravecchia, dove si trova la basilica di San Tommaso. Un monumento funebre, la "pietra di Morrecine" del I secolo a.C. è stato rinvenuto tra le campagne ortonesi.

La zona fu frequentata dai romani sino al VI secolo d.C., come testimoniano i reperti di tradizione gotico-bizantina, conservati nel Museo dell'Abruzzo Bizantino Altomedievale del castello ducale di Crecchio.

 
Bucchianico vista da Vacri

Periodo MedievaleModifica

Nel V-VI secolo, come detto, le comunità a mare di Ortona, Francavilla e le realtà nelle immediate vicinanze come Fara Filiorum Petri, Crecchio, furono occupate dai bizantini e poi dai longobardi. Si frequentarono varie invasioni nel IX-X secolo da parte dei Saraceni e degli Ungari, sicché le comunità si spostarono a ritroso verso la Majella, realizzando dei piccoli agglomerati fortificati, come Pretoro, Rapino, Tollo. Ortona e Francavilla continuarono a esercitare il loro ruolo di città marittime, preso Ortona nel VI secolo si dotò di una diocesi, che nel X secolo dipendeva da quella di Chieti. Nel 1073 vi si combatté la battaglia tra il conte Trasmondo III di Chieti e l'esercito dei Normanni, che segnò l'entrata di questi ultimi nella valle del Foro.

I terreni non appartenevano più alla marca Teatina e alla diocesi di Chieti, si insediarono vari conti e baroni, che instaurarono rapporti con i monaci di Montecassino e Farfa, nonché con gli abati della potente abbazia di San Salvatore della Majella, che si trovava sul monte sopra Rapino, i quali possedevano vari feudi e villaggi sulla val di Foro, tra Fara e Pretoro.
Sostanzialmente dal punto di vista storico, durante il Medioevo non accaddero rilevanti fatti storici che interessarono altre aree dell'Abruzzo, se nonché i fiumi Arielli e Foro, per la loro navigabilità, spesso e volentieri furono funestati dalle scorribande piratesche dei Turchi, di cui si ricorda il tremendo attacco di Pyali Pashà del luglio 1566, quando saccheggiò Francavilla, Miglianico, assediò Tollo senza prenderla per la difesa della torre, passando poi a Ortona, incendiando la città, e arrivando sino a Vasto.

 
Sant'Antonio abate di Pontormo, avrebbe miracolato la cittadina di Fara Filiorum Petri il 16 gennaio 1799, durante l'assalto dei napoleonici

Per questo i successivi governatori spagnoli stabili del Regno di Napoli, entro cui la val di Foro entrò, facendo parte dell'Abruzzo Citeriore sotto la capitale di Chieti, ordinarono l'erezione di torri costiere per controllare possibili attacchi dal mare. Oggi di queste torri nella fascia costiera della valle ne rimangono solo due: Torre Mucchia in località Riccio di Ortona, e gli avanzi di Torre del Moro in località San Donato di Ortona. Ma vi erano anche la Torre del Foro allo sbocco del fiume sull'Adriatico, la torre di Francavilla; mentre sull'acropoli di Ortona lo stesso castello aragonese voluto da Alfonso I di Napoli nel 1442-52 garantiva un controllo stabile e sicuro sulla costa, anche se non riuscì a sventare l'attacco sanguinario dei Veneziani del 1447.

Epoca moderna e contemporaneaModifica

Nel 1798 ci furono le lotte di soverchiamento della monarchia a Napoli dei Borbone, e i francesi di Napoleone Bonaparte presero il potere. I francesi si diressero anche nell'Abruzzo per imporre la nuova forma di governo repubblicana, e passarono per la valle del Foro nei primi giorni del gennaio 1799, si ricorda il celebre episodio di Fara Filiorum Petri, che nel giorno di Sant'Antonio Abate (16 gennaio) un fulmine incendiò la foresta dove i francesi erano accampatiu, nell'attesa di pianificare l'attacco al paese che aveva rifiutato di aprire le porte; tale evento viene ancora oggi ricordato con la festa popolare delle Farchie. Una guarnigione francese aveva occupato anche Ortona, dove si consumò, a detta dello storico Omobono Bocache, una delle più gravi carneficine tra sanfedisti, i cui rinforzi erano venuti da Lanciano, e repubblicani; mentre gli altri paesi tollerarono il nuovo governo sino alla caduta nel maggio 1799, e alla restaurazionedel governo borbonico. Più a sud-ovest della valle del Foro, si ricorda l'assalto dei francesi a Guardiagrele del 25 febbraio 1799, con l'aiuto degli orsognesi: la città fu presa, saccheggiata e bruciata.

cDurante la seconda guerra mondiale molti sfollati dei paesi occupati dai nazisti passarono il rigido inverno del 1943 all'addiaccio, nascosti tra le grotte della valle, nel lungo cammino per raggiungere Chieti, dichiarata "città aperta" grazie all'impegno del Monsignor Venturi. Alcune città come Guardiagrele e Ortona furono saldamente difese dai nazisti, perché rappresentavano interessanti baluardi lungo le linee di difesa e sbarramento dell'avanzata alleata verso il nord Italia, e verso Roma; Ortona fu presa per sfinimento delle truppe il 28 dicembre 1943, ma la città risultava quasi totalmente distrutta.

Miglianico, e altri piccoli centri quali Orsogna, Tollo, Arielli e Francavilla al Mare, nel 1943 furono inevitabilmente coinvolti nella seconda guerra mondiale. Miglianico insieme a Francavilla figura nella cosiddetta "battaglia del Foro" (12 settembre-22 dicembre 1943), così chiamata per il fiume che sfocia tra Ortona e Francavilla. Miglianico fu occupata dai tedeschi, il presidio militare fu il castello Masci e il Municipio, che subì dei bombardamenti alleati, insieme alla vicina Tollo, mentre i nazisti rastrellavano gli uomini per completare le opere di fortificazione delle linee difensive, contro la fanteria e i carri dell'VIII Armata.

 
Francavilla in un'illustrazione di Francecso Paolo Michetti del 1877

Dei giovani volontari, insieme a quelli di Francavilla, costituirono una banda di patrioti per ribellarsi alla presenza tedesca, ma la scarsezza di armi e la mala organizzazione militare, fece sì che la banda comandata da Rocco Angelucci, già in dicembre 1943 venisse sciolta, ciò rappresenta un primo tentativo serio dei cittadini di ribellione all'oppressore, prima della costituzione nel gennaio 1944 della Brigata Maiella di Ettore Troilo. In Miglianico, il luogo di battaglia fu contrada Caramanico, con la distruzione della chiesa di Santa Maria delle Piane e il danneggiamento della chiesetta di San Pasquale. Il 22 dicembre ci fu lo scontro allo sbocco del Foro a Francavilla per impedire l'imbarco dei prigionieri, nello stesso giorno in contrada Piane San Pantaleone avveniva un altro scontro contro i nazisti. La battaglia durò l'intero giorno, 9 partigiani dei 50 impiegati morirono. Nei primi giorni di gennaio del 1944, i tedeschi ordinarono la rappresaglia a Miglianico e Francavilla, prelevando anche innocenti e giustiziandoli senza processo.

Alla liberazione di Miglianico, seguì la lenta ripresa e la ricostruzione, iniziando dal Municipio, distrutto appositamente dai tedeschi per non far trovare traccia del loro passaggio agli alleati. Anche la vicina Francavilla subì una pesantissima distruzione per i bombardamenti alleati, e venne quasi completamente ricostruita in forme moderne, ma perse per sempre l'antico aspetto del centro storico, il quartiere Civita, dove si trovavano la chiesa di San Franco (oggi parrocchia di Santa Maria Maggiore), e il Palazzo San Domenico, miracolosamente scampato alla furia distruttiva. Ma il perimetro murario con torri ben definito, e alcuni scorci, come una casa dalla finestra gotica (visibile in vecchie fotografie), andarono perdute per sempre.

EconomiaModifica

L'economia si basa sull'agricoltura e sulla produzione vinicola DOP, come la cantina Masciatelli di San Martino sulla Marrucina e la Masseria Castello di Semivicoli di Casacanditella. Molto famosa è anche la cantina di Tollo.

L'industria è concentrata nelle zone pianeggianti, come Fondovalle Alento, tra Torrevecchia Teatina e la periferia sud di Francavilla, o nella piana di Fara Filiorum Petri, e contrada Piane di Miglianico. Si tratta tuttavia di industria di nicchia, logistica, produzione di materiale edilizio, automobilistico e pezzi di piccole industrie.

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

L'elenco, parziale, parte dalla fascia costiera, e risale verso i monumenti dei borghi della montagna, sino a Pretoro.

  • Castello aragonese di Ortona, insieme al centro storico: Cattedrale di San Tommaso Apostolo con le reliquie del santo, la chiesa di Santa Caterina Martire con l'ex monastero sede del Museo della battaglia di Ortona (MUBA 1943), il Palazzo Farnese sede della Pinacoteca "B. Cascella", il Palazzo Corvo sede dell'Istituto Nazionale Tostiano. Presso Villa Alboreto si trova la casa Berardi, luogo storico di importanza storica per l'ingresso degli alleati canadesi a Ortona il 21 dicembre 1943. Oggi è un museo.
  • Le chiese di Ortona sparse anche per le contrade (le "ville"); si segnalano la chiesa di San Donato di ingresso al Cimitero Militare Canadese di Ortona, poi la chiesa di San Zefferino a Caldari, la chiesa di Sant'Antonio a Rogatti.

Il porto di Ortona si è dotato di recente di una pista ciclopedonale che abbraccia il costone del castello, attorno il faro, e raggiunge Francavilla al Mare, passando rasente la galleria della ferrovia Adriatico-Sangritana.

 
Il centro antico di Ortona, veduta da viale G. D'Annunzio del cupolone di San Tommaso
 
Santuario di San Camillo de Lellis, Bucchianico
 
Chiesa di Santa Maria Maggiore a Villamagna
  • Chiesa santuario di San Pantaleone e San Michele / Castello Masci (Miglianico)
  • Chiesa di Santa Maria Assunta (Tollo), in cima al colle dell'antico centro
  • Castello ducale De Riseis d'Aragona con museo e centro storico di Crecchio (chiesa di Santa Maria da Piedi, chiesa del SS. Salvatore)
  • Chiesa madre dell'Assunta / Chiesetta campestre della Madonna della Neve (Giuliano Teatino)
  • Resi del monastero di San Pietro in Campis (Ari - contrada S. Pietro)
  • Chiesa madre del SS. Salvatore - stile neoromanico (Ari) / santuario della Madonna delle Grazie con statua quattrocentesca della Madonna
  • Castello-palazzo Nolli (Ari), borgo antico, con la cappellina privata baronale a pianta circolare.
  • Francavilla al Mare: quartiere storico Civita, con parrocchia S. Maria Maggiore, realizzata dall'arch. Ludovico Quaroni nel 1948, all'interno conserva l'ostensorio gotico in oro e argento sbalzato di Nicola da Guardiagrele; poi ex convento di Sant'Antonio o convento Michetti, sede del cenacolo michettiano-dannunziano, la chiesetta di San Bernardino, la Torre Ciarrapico, sede del museo navale, il Palazzo San Domenico con il Museo Michetti (MuMi)
  • Chiesa di San Pasquale a Torremontanara, contrada di Torrevecchia Teatina - casa con torre colombaia in località Torre (XVIII secolo)
  • Villamagna: centro storico, ingresso da Porta da Capo, chiesa madre S. Maria Maggiore, i palazzi, i vicoli porticati, l'ex convento di San Francesco
  • Castello di Semivicoli e pieve di San Nicola di Bari presso Casacanditella - XVII secolo
  • Casacanditella: centro storico, chiese madre di San Gregorio, chiesa santuario della Madonna delle Grazie, e torre baronale merlata in via Roma
  • Bucchianico: centro storico, parrocchia collegiata di Sant'Urbano papa con campanile cuspidato, Santuario di San Camillo de Lellis e casa natale, palazzo comunale porticato (XVII sec), chiesa del Purgatorio e chiesa convento di San Francesco d'Assisi, con il campanile trecentesco. Fuori le mura si trova il convento di Santa Chiara (XVII sec)
  • Fara Filiorum Petri: centro storico fortificato con torre merlata e arco gotico in via Roma, chiesa madre del SS. Salvatore. Di importanza nei dintorni della chiesa cimiteriale di Sant'Antonio abate, luogo di culto per la festa patronale delle Farchie, e le chiesette campestri di Sant'Eufemia (antica abbazia dell'XI secolo), Sant'Antonio dei Colli, la cappella della Madonna dell Croce.
  • Casalincontrada: centro storico, con chiesa madre di Santo Stefano, chiesetta santuario della Madonna delle Grazie e Porta da Capo in stile gotico, ingresso principale al borgo. Fuori le mura la neviera, la chiesetta di San Domenico e la villa De Lollis, casa natale del letterato Cesare De Lollis.
  • Roccamontepiano: il borgo attuale è molto disomogeneo, compreso in cinque principali contrade: San Rocco, Terranova, Tracanna, Manicottelli, Sant'Angelo. A causa di una frana della Majella della metà del XVIII secolo, il borgo antico andò perduto, il nucleo principale è borgo San Rocco con il santuario di San Rocco di Montpellier, molto venerato dagli abitanti locali; si conservano di interesse il convento di San Francesco Caracciolo in contrada Cappuccini, e i resti archeologici del monastero di San Pietro della Majella, appartenuto ai Celestini.
  • Rapino: centro storico posto sopra un colle, caratterizzato ancora da trecce della muratura medievale, come la torre del Monarca, posta dietro la chiesa madre di San Giovanni; altra chiesa di interesse, priva di facciata, è quella di San Lorenzo in via Roma. Fuori dal centro si segnalano la chiesa della Madonna del Carpineto, e l'ex chiesa di Sant'Antonio abate oggi sala convegni, con il portale romanico in conci finemente lavorati, prelevato dai ruderi della vicina abbazia di San Salvatore della Majella. Si segnala anche il Museo della ceramica "Fedele Cappelletti", dato che Rapino conobbe nel XIX secolo il nuovo sviluppo di quest'rate, grazie agli artigiani Cappelletti, ed a Basilio Cascella, il quale nel 1924 realizzò le ceramiche istoriate del Mausoleo Andrea Bafile a Guardiagrele.
  • San Martino sulla Marrucina: centro storico abbastanza conservatosi, benché manomesso dai bombardamenti bellici, di interesse la parrocchia di San Cristinziano con il campanile a torre, la chiesa della Madonna del Colle al termine della strada, e la cappella campestre di San Rocco.
  • Pretoro: borgo medievale conservatosi quasi perfettamente, eccettuata la parte superiore, di cui è andato perduto il castello, oltre alle case-mura, si ricordano le chiese di San Nicola, con le ante originali del portale dell'abbazia di San Salvatore della Majella, e la chiesa di Sant'Andrea. Appena fuori, verso la strada per Passolanciano, la chiesetta della Madonna della Mazza.

Riserve naturaliModifica

  • Spiaggia del fiume Foro, Ortona
  • Miglianico Golf Country club
  • Calanchi di Bucchianico
  • Bosco Madonna della Mazza, Pretoro

TrasportoModifica

  • SS 16 Adriatica, Ortona-Francavilla
  • SP 214 "Val di Foro", che attraversa Fara F. Petri, le contrade di Ari-VAcri-Villamagna sino alla Fondovalle Alento
  • Strada statale 81, che da Guardiagrele lambisce Chieti, Bucchianico, Ripa Teatina, e termina a Francavilla.

Voci correlateModifica