Vincenzo Valentini

politico italiano (1808-1858)

Vincenzo Valentini (Canino, 1808Porretta Terme, 1858) è stato un politico italiano. Nato da una famiglia di proprietari terrieri, fu in amicizia con Luciano Bonaparte che, con il titolo di Principe, risiedeva nel feudo di Canino e Musignano vendutogli dalla Camera Apostolica[1].

BiografiaModifica

Il matrimonio con Maria Alessandrina BonaparteModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Maria Alessandrina Bonaparte.

Luciano Bonaparte in dissidio con il fratello Napoleone per motivi politici ed anche per la sua ostilità del suo secondo matriminio con Alexandrine de Bleschamp era rifugiato in Italia fin dal 1804. Ma, nel 1809, con l'occupazione napoleonica dello Stato Pontificio e con la deportazione di papa Pio VII a Fontainebleau, il Bonaparte e la sua famiglia furono costretti a fuggire da Roma ed imbarcatisi vennero catturati dagli Inglesi al largo di Civitavecchia.[2] Nel 1814 Pio VII, tornato a capo dello Stato pontificio dopo le disfatte di Napoleone, si adoperò per la liberazione di Luciano Bonaparte che, tornato in Italia, con la vendita del Palazzo Nunez in Via Condotti e di altre proprietà in Frascati, poté acquistare il feudo di Canino e Musignano. Nella villa di Musignano il Valentini, amico dei figli di Luciano, Pietro e Antonio Bonaparte, si innamorò della loro sorella Maria Alessandrina con la quale si sposò nel1836.[3]

La carriera politicaModifica

 
Proclamazione della Repubblica Romana

Dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza, il Valentini, di animo profondamente liberale, si dedicò con entusiasmo alla vita politica locale, diventando punto di riferimento della popolazione rurale. Nel mese di febbraio del 1949, il conte Valentini, ormai in auge in tutta la circoscrizione elettorale dell'ex Ducato di Castro, fu inviato a Roma come rappresentante dell'Assemblea Costituente della Repubblica Romana del 1849 e con l'appoggio politico del cognato Carlo Luciano Bonaparte e del facinoroso Ciceruacchio, ebbe l'incarico di Ministro delle Finanze nel governo della Repubblica Romana retta dal triunvirato Armellini-Mazzini-Saffi.[4] Il 30 giugno 30 giugno 1949, dopo sanguinosi, scontri combattuti dai Bersaglieri Lombardi di Luciano Manara e dai volontari di Giuseppe Garibaldi, Roma venne occupata dal poderoso esercito francese dell'Oudinot inviato da Napoleone III in soccorso di Pio IX, fuggito nella fortezza di Gaeta. la Repubblica Romana fu costretta alla resa ed il 12 aprile 1850, Pio IX tornò sul trono dello Stato Pontificio.[5]

Nella contea di LavianoModifica

Vincenzo Valentini, a causa del ruolo politico di primo piano esercitato nella Repubblica Romana, fu costretto all'esilio in Firenze, mentre il coniuge Maria Valentini Bonaparte con i suoi quattro figli si trasferì a Perugia.[6] Nel 1853, la principessa Bonaparte, per essere vicina al marito , acquistò, dalla famiglia perugina degli Oddi, la contea di Laviano che, situata tra lo Stato Pontificio ed il territorio toscano, teneva al riparo il marito esiliato da un'eventuale cattura. Tuttavia la compravendita di questi terreni, non significò che i Valentini potessero fregiarsi del titolo di Conti di Laviano, antichissimo feudo comitale della famiglia dei degli Oddi, tutt’ora fiorente attraverso i discendenti del Conte Oddo degli Oddi di Laviano e dei loro cugini i Marchesi Marini Clarelli di Vacone. La villa fatta costruire dai Valentini all'interno della contea, diventò luogo privilegiato per gli incontri dei maggiori rappresentanti dell'intellighenzia dell'epoca con i partigiani della politica risorgimentale.[7] Nel 1858 il conte Valentini, affetto da malaria, recatosi presso lo stabilimento di Porretta Terme per sottoporsi ad un ciclo di cure in compagnia del figlio maggiore, improvvisamente si uccise con la pistola, adoperata dal figlio nell'esercizio del tiro al bersaglio. La causa del suicidio Valentini venne spiegata dalla Principessa con il trauma del marito provocato sia dallo stato grave della sua malattia sia, perché il Conte era sconvolto dalla notizia ricevuta dell'inaspettata amnistia pontificia. Altri, più verosimilmente, spiegarono tale gesto con il fatto che il Valentini era sconvolto dall'ordine ricevuto dalla società segreta di cui faceva parte, di uccidere il congiunto Napoleone III, accusato di aver rimesso Pio IX sul trono dello Stato Pontificio.[8]

NoteModifica

  1. ^ A. Lupattelli, I Salotti perugini del sec. XIX, Empoli, 1921 pp. 39-51
  2. ^ John N.D. Kelly, Vite dei Papi Ed. Piemme, Casale Monferrato (AL), 1989 p. 507.
  3. ^ L. Buda, Canino info- onlus- Parte prima, p.1-2.
  4. ^ M. L. Trebiliani, Diz. Biog.co italiano p. 569-571.
  5. ^ I. Montanelli, Storia d'Italia vol. V. Ed. Rizzoli p.244.
  6. ^ F. Bracco, E. Irace, La cultura in Perugia Ed. Laterza, Roma, Bari, 1990, p.p.331-332.
  7. ^ A. Lupattelli, I Salotti di Perugia nel sec. XIX, Empoli, 1921, p.p.39-51.
  8. ^ L. Buda, Canino Info, onlus, parte seconda, p.p.2-3-

BiografiaModifica

  • Astorre Lupattelli, I Salotti Perugini del secolo XIX, Empoli, 1921.
  • Maria Luisa Trebiliani, Dizionario Biografico Italiano.
  • Fabrizio Bracco-Erminia Irace, La Cultura in Perugia, Ed. Laterza, Roma, Bari 1990.
  • Indro Montanelli, Storia d' Italia Vol.V, Ed. Rizzoli, 1997.
  • John N.D. Kelly, Vite dei Papi, Ed. Piemme,(Al) 2000, ISBN 88-384-2290-7
  • Luigi Buda, Il conte Vincenzo Valentini Canino info, onlus , Parte prima e seconda.

Voci correlateModifica