Walter Rauff

militare tedesco
Walter Rauff
Walter Rauff.png
Walter Rauff il 30 aprile 1945 mentre, sotto scorta americana, lascia l'albergo Regina
NascitaKöthen, 19 giugno 1906
MorteSantiago del Cile, 14 maggio 1984
Dati militari
Paese servitoGermania Repubblica di Weimar
Flag of Germany (1935–1945).svg Germania nazista
Forza armataWar Ensign of Germany (1922–1933).svg Reichsmarine
Flag of the Schutzstaffel.svg Schutzstaffel
UnitàSicherheitsdienst
Anni di servizio1924-1945
GradoSS-Standartenführer[1]
GuerreSeconda guerra mondiale
Comandante diGruppe II D, RSHA
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Walter Rauff (Köthen, 19 giugno 1906Santiago del Cile, 14 maggio 1984) è stato un militare tedesco.

Cenni biograficiModifica

Fu funzionario del Ministero della Marina Tedesca fino al 1937. L'anno successivo venne arruolato nelle file delle SD (Sicherheitsdienst, servizio di sicurezza), il servizio segreto delle SS capitanato da Reinhard Heydrich, per poi passare a capo della sezione delle questioni tecniche (Gruppe II D) della RSHA (Reichssicherheitshauptamt, Ufficio Generale per la sicurezza del Reich), un dipartimento creato da Heinrich Himmler nel 1939, che raggruppava la Gestapo, l'SD e la Kripo, ossia la polizia criminale.

Nel 1941 e nel 1942, Rauff fu coinvolto nello sviluppo di furgoni e camere mobili a gas usate per uccidere con il gas di scarico, saturando l'interno del compartimento del camion, mentre il veicolo viaggiava verso un luogo di sepoltura. I camion potevano trasportare 25 e 60 persone alla volta, che morivano per avvelenamento o soffocamento. Erano ebrei, disabili, comunisti e altri. Rauff affidò il compito di tenere i furgoni a gas che operavano nell'Unione Sovietica e in altre zone occupate dai nazisti a un chimico delle SS, August Becker, che informò Rauff sulle operazioni di morte tramite il monossido di carbonio. Si pensa che Rauff sia stato responsabile di quasi 100.000 morti durante la seconda guerra mondiale, un genocidio perpetrato dai nazisti con l'uso di queste camere a gas mobili.

Rauff fu poi coinvolto nella persecuzione degli ebrei nella Francia controllata da Vichy nel 1942-1943 e poi partecipò allo sterminio degli ebrei dell’Africa settentrionale che era sotto il controllo dell’Asse.

Raggiunse il grado di SS-Obersturmbannführer. Nel 1943 fu inviato a Milano a reggere il comando interregionale di Lombardia, Piemonte e Liguria[2] dove ebbe il compito di organizzare le operazioni della polizia segreta in Italia[3]. Con Alois Hudal, Rettore del Pontificio Collegio di Santa Maria dell'Anima a Roma organizzò la rete clandestina che permise a parecchi gerarchi ed ufficiali nazisti di mettersi in salvo alla fine della guerra, transitando per l'Italia, salpando da Genova alla volta del Sudamerica e da Bari per il Medio Oriente. Tra gli anni '70 e '80 del sec. XX, fu uno dei criminali nazisti più ricercati[4].

Riesce a raggiungere la Siria dove, pare, per tre anni è giudice militare. Nel 1958, via Ecuador e coi suoi documenti d'identità, si stabilisce in Cile, protetto dai vari presidenti succedutisi, nel 1958 da Carlos Ibanez del Campo del partito agrario laburista, dal 1958 al 1964 da Jorge Alessandri Rodriguez del partito liberale, dal 1964 al 1970 da Eduardo Frei Montalvo del partito Democristiano, dal 1970 al 1973 da Salvador Allende Gossens del partito socialista e dal 1973 fino alla morte nel 1984 dal regime di Augusto Pinochet Ugarte. Prima Israele e Germania Ovest ne chiederanno l'estradizione , poi Parlamento Europeo ed Inghilterra l'espulsione, ma senza riuscirci.

Nel 1984 morirà a Santiago del Cile, stroncato da un cancro ai polmoni.

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Fucci Franco, Le polizie di Mussolini. La repressione dell'antifascismo nel Ventennio, Milano, Mursia, 1985.

Voci correlateModifica

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