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Articolo de La Repubblica su "La rivoluzione di Wikipedia" di Andrew Lih NAVIGAZIONE


Vi segnao che la Repubblica.it ha dedicato un articolo al saggio di Andrew Lih "La rivoluzione di Wikipedia". Lo trovate qui.GJo ↜↝ Parlami 09:52, 15 apr 2010 (CEST)

Molto interessante l'ultimo paragrafo. Il recentismo è finito sui giornali. Condivido tale giudizio. Ne abbiamo appena parlato qui. --Amarvudol (msg) 11:18, 15 apr 2010 (CEST)
Ormai anche la pubblicistica e gli articoli giornalistici su wikipedia iniziano ad essere meno confusi e meno ricchi di luoghi comuni errati. Tuttavia vorrei capire su cosa si fonda questa frase: In realtà Wikipedia oggi combina una partecipazione volontaria di massa, con un sistema di filtri e di "correzioni esperte". Come, dove e quando le correzioni esperte? --Bramfab Discorriamo 11:29, 15 apr 2010 (CEST)
L'articolo mi sembra abbastanza equilibrato, il problema è che non invita alla collaborazione, mi piacerebbe che tali articoli rendessero palese che per rendere più concreti gli obiettivi che Wikipedia si pone, occorre che l'utente passivo (lettore) si faccia utente attivo (contributore) condividendo il suo sapere. Insomma Wikipedia può funzionare bene solo se il "baratto del sapere" è proporzionato. PersOnLine 11:48, 15 apr 2010 (CEST)

Andrew Lih (poiché lo rivela egli stesso) è Fuzheado, admin su en.wiki e "a bordo" dal 2003. --Fantasma (msg) 12:45, 15 apr 2010 (CEST)

Interessanti le riflessioni che propone, soprattutto la possibile soluzione al recentismo data dalla digitalizzazione fatta da google e non solo. Sulle correzioni esperte, non so se si riferisce a un'evoluzione naturale delle voci in cui giunti a un certo punto le modifiche sostanziali che non sono né tecniche né vandalismi vengano fatte solo da persone con un certo conoscimento della materia, o più specificamente alle flagged revisions. Credo che nel libro il concetto sia spiegato. --Cruccone (msg) 12:53, 15 apr 2010 (CEST)
Articolo interessante, intervengo solo per dire che non condivido la critica di PersOnLine. All'interno della comunità dei wikipediani l'entusiasmo è certamente un valore, e parlare di Wikipedia e promuovere la sua diffusione è certamente un comportamento nobile per ogni wikipediano. Certo non è obbligatorio, chi collabora al progetto ma non fa proselitismo non può essere passibile di critiche. Non trovo accettabile la critica di PersOnLine perché non trovo corretta l'affermazione riguardo al "baratto del sapere", qui non si commercia il sapere, né lo si crea, qui lo si registra. Non è accettabile pretendere qualcosa in cambio del nostro lavoro di volontari, non si può pretendere che un utente diventi "attivo" per ripagare Wikipedia del sapere che ha ricevuto. Un utente che legge Wikipedia senza poi collaborarvi non toglie nulla all'enciclopedia, perciò non deve pagare, questo è il miracolo, bisogna assolutamente evitare di essere autoreferenziali, "chi non collabora a Wikipedia non collabora alla diffusione del sapere" è quanto di più sbagliato si possa pensare. --Phyrexian (msg) 15:26, 15 apr 2010 (CEST)
Non mi pare di aver detto che chi non collabora è una merda (scusate il francesimo:) o un ladro o una spia. Ho soltanto detto che per concretizzare ciò a cui Wikipedia aspira di essere, cioè un contenitore universale e libero di Sapere, occorre possibilmente la collaborazione di tutti e lo dico senza timore di smentita, e che sarebbe certamente bello ogni tanto trovare anche qualche invito dall'esterno a collaborare, visto che il rapporto contributori/fruitori mi sembra ancora enormemente sbilanciato a favore di questi ultimi.
Inoltre perché il "baratto del sapere" sarebbe un concetto errato? Su Wikipedia le persone infondo si scambiano gratuitamente il reciproco sapere, non è forse una forma di baratto questo: io metto una informazione che sarà utile per qualcun altro, e contemporaneamente quanto leggo una informazione è perché un altro l'ha inserita rendendola utile anche per me, nel senso che io così apprenderò una informazione che mi serviva in maniera del tutto gratuità.PersOnLine 01:02, 16 apr 2010 (CEST)
A me i francesismi non piacciono, ma per 'sta volta sei scusato :) Il "baratto del sapere" è per me un concetto errato perché il baratto è una formula commerciale, e in quanto tale subordinata alle leggi che regolano il mondo del commercio. Su Wikipedia non si scambiano informazioni, ma le si donano (sottolineo però nell'affermare questo che Twice ha ragione, io non sono certo in possesso della verità precostituita parlando di Wikipedia). Questa è la differenza fondamentale fra un'enciclopedia e un forum di discussione o un blog o quant'altro. Qui noi depositiamo la nostra conoscenza, ed è fondamentale che questo avvenga in modo volontario e del tutto disinteressato. Il commercio non è disinteressato. Bada non parlo di etica, non dico "bisogna fare così perché è giusto che sia così". La mia è una cosiderazione pratica, dico che secondo me non ci si deve aspettare nulla in cambio del nostro lavoro perché se così non fosse Wikipedia non potrebbe funzionare, crollerebbe sotto il peso delle leggi del commercio, dalle aspettative deluse alle speculazioni dei disonesti, passando per la merce falsa, dove la merce evidentemente è l'informazione. E inoltre penso che l'autoreferenzialità sia uno dei pericoli più grandi che corre una qualsiasi enciclopedia. È nell'ordine delle cose che molti leggano e molto pochi scrivano, certo più gente collabora migliore diventa Wikipedia, ma bisogna stare attenti a non pensare che chi impiega il proprio tempo altrimenti potrebbe impiegarlo meglio scrivendo su Wikipedia, perché questo danneggerebbe l'enciclopedia. Poi son d'accordo che farebbe piacere vedere più gente coinvolta, ci mancherebbe, io sono il primo ad assillare tutti i miei conoscenti (e qualcuno l'ho pure convinto), ma non vedo come questi inviti possano arrivare dall'esterno... --Phyrexian (msg) 02:40, 16 apr 2010 (CEST)
Mi sa che è solo un malinteso dettato da una diversa sfumatura di significato che diamo alla parola "baratto". PersOnLine 15:01, 16 apr 2010 (CEST)
Può darsi, meglio così :) --Phyrexian (msg) 15:16, 16 apr 2010 (CEST)
  • Stavo per scrivere che trovavo condivisibile il pensiero di PersOnLine quando leggendo quello di Phyrexian ho realizzato che anche quello è condivisibile. Probabilmente è questione di sfaccettature più che di sfumature. Diversi lati di un medesimo prisma. Di certo, pensando e parlando di Wikipedia, nessuno può dirsi in possesso della "verità [pre]costituita". Detto ciò, vado a leggere la pagina web che ha motivato questa discussione. :-) --<Twice25¯(disc.)> 23:22, 15 apr 2010 (CEST)

Sono perplesso sull'ultimo paragrafo. Innanzittutto non si capisce se si tratta di considerazioni espresse da Lih oppure messe in conclusione dall'autore dell'articolo. Credo che la motivazione del "recentismo" sia completamente diversa e non sia imputabile ad una carenza di documentazioni sul regresso. Secondo me, su questo rapporto differenziale tra attualità e passato contribuiscono diversi fattori fra cui rientrebbero con una certa incisività la tendenza al recentismo propriamente detta e l'orientamento dei contributori verso determinate aree d'interesse. Mi spiego: pensiamo a come si verifichino i picchi di contribuzione in determinate voci in occasione di eventi particolari. Ad esempio la morte di Michael Jackson o quella di Mike Bongiorno o il terremoto in Abruzzo. Ciò deriva da una spontanea tendenza di molte persone a trasferire su WP contenuti che fondamentalmente derivano da un bombardamento mediatico. Penso che sia un comportamento fisiologico, ovviamente da regimare all'occorrenza. Il secondo aspetto, ovvero l'orientamento degli interessi, è dovuto - credo - all'età media relativamente bassa. Si tratta di una fase in cui gli interessi personali sono in via di consolidamento ma sono determinanti. Qual è l'origine di questi interessi? da un lato la formazione ancora fresca (o addirittura in itinere) derivata dagli studi, da un altro l'informazione proveniente dai mass media. Perciò possiamo trovare ad esempio il giovane che si occupa di storia antica perché si è appassionato all'argomento. Ma sono però più diffusi i giovani che hanno ricevuto stimoli dall'informazione (stampa o televisione), dallo spettacolo, dallo sport, ecc.

Sulla motivazione della carenza di fonti online ho i miei seri dubbi: in una seconda fase dello sviluppo del progetto subentrano prima o poi gli esperti (a vario livello), in possesso di una documentazione propria o comunque accessibile. Sono loro che ampliano le voci già esistenti o le aree tematiche con voci nuove ma più specialistiche. Credo che in generale la presenza di una fetta consistente di questi contributi sia perfettamente in grado di sopperire alla presunta carenza di fonti online nell'ambito di qualsiasi area tematica. Anche ammesso che il Web sia davvero così carente --Furriadroxiu (msg) 10:08, 16 apr 2010 (CEST)