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La lettera X

La X (chiamata ics in italiano) è la ventiquattresima lettera dell'alfabeto latino moderno e la ventunesima dell'alfabeto latino antico. Essa rappresenta anche la lettera cha dell'alfabeto cirillico e, nella sua forma maiuscola, la chi dell'alfabeto greco; inoltre, [x] rappresenta una consonante fricativa velare sorda nell'alfabeto fonetico internazionale. In italiano è presente solo in latinismi, grecismi, prestiti di altre lingue, cognomi e toponimi.

Indice

StoriaModifica

       
Samekh proto-semitica Samekh fenicia Chi greca (si legge /kh/) X latina

La X latina deriva dalla lettera greca chi (maiuscolo X, minuscolo χ), che trascriveva la gutturale sorda aspirata (pronuncia /kh/), ma che già nella Magna Grecia assunse il valore fonetico di /ks/.[1]

Uso nelle lingueModifica

In quasi tutte le lingue che usano l'alfabeto latino la lettera X viene usata per indicare il suono [ks], o qualche volta [gz]. Fanno però eccezione: il francese dove può avere diverse pronunce tra cui anche essere muta; il veneto, dove viene utilizzata per indicare il suono IPA: [z], come la S sonora in rosa (in veneto "roxa"); il portoghese dove la pronuncia varia da [z], cioè S sonora in esame ("exame"), a [ʃ] ("peixe") e a [ks] ("anexo"); alcuni toponimi dello spagnolo latino-americano, come México, dove viene pronunciata [x] come la j, ossia con una forte aspirazione gutturale; il sardo, in cui tale lettera viene utilizzata per la pronuncia [ʒ] (fricativa postalveolare sonora) (cognome Maxìa, pane civraxiu, toponimi Trexenta e Simaxis); esattamente come in ligure (cognome Bixio, parole come "baxo", bacio, e "caxo", caso); ed infine il catalano, dove si pronuncia generalmente [ʃ] ("deixar", "caixa"); in albanese dove si legge [dz]. Nel maltese si pronuncia sempre come [ʃ] (come nello spagnolo medievale). Nello spagnolo odierno, si usa /gs/ (anche [s]) nelle parole che vengono dal latino.

In Italia, oltre ai casi riconducibili alla lingua sarda, diversi toponimi e cognomi contengono la lettera X con diverse pronunce a seconda della zona. Nell'Italia meridionale rappresenta il suono [ʃ], come in catalano: ad esempio, la pronuncia corretta di Craxi è "crasci" e la pronuncia corretta di Xirbi è "Scirbi". In Italia nord-occidentale, specie in Liguria, la pronuncia è quella del suono [ʒ], come in sardo: ad esempio per Bixio, Oxilia, Luxardo, Piana Crixia.[senza fonte] Nel resto del paese si usa in generale la pronuncia [ks] che viene talvolta erroneamente utilizzata anche nei casi precedenti.[senza fonte]

FilologiaModifica

In filologia e in critica testuale, nell'applicazione del metodo di Lachmann, il simbolo x viene a volte utilizzato, in alternativa a ω, nello stemma codicum, per indicare l'archetipo da cui discendono tutti i testimoni posseduti di un testo, distinto dall'originale.

Utilizzo informale nella lingua italianaModifica

In italiano, nel linguaggio scritto informale, come, ad esempio, nel linguaggio degli SMS, nei post-it, nella scrittura di appunti, la lettera X può venire utilizzata, quale espediente brachilogico, in luogo di "per", sia quando lo si intende come preposizione, sia quando questa terna di lettere si trova all'interno di parole (ad esempio "xché" anziché "perché" oppure "xò" anziché "però"). Ciò è dovuto al fatto che il simbolo X è utilizzato per denotare la moltiplicazione in aritmetica (l'operatore di moltiplicazione, all'interno di espressioni, si pronuncia infatti "per").

Rimangono comunque degli utilizzi ortograficamente scorretti all'interno della lingua italiana.

NoteModifica

  1. ^ Luigi Castiglioni e Scevola Mariotti, IL - Vocabolario della lingua latina, Torino, Loescher editore, 2007.

Voci correlateModifica

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