Abdi İpekçi

Abdi İpekçi (Istanbul, 9 agosto 1929Istanbul, 1º febbraio 1979) è stato un giornalista e attivista turco. Fu assassinato mentre era caporedattore di uno dei principali quotidiani turchi, Milliyet, che all'epoca aveva una posizione politica di centro-sinistra.

Monumento commemorativo a Istanbul

BiografiaModifica

İpekçi nacque a Istanbul, in Turchia. Dopo aver terminato le superiori nel 1948, ha frequentato per un periodo la facoltà di legge all'Università di Istanbul. Iniziò la sua carriera professionale come giornalista sportivo per il quotidiano Yeni Sabah e successivamente si è trasferito allo Yeni Istanbul. Nel 1954, è entrato a far parte del quotidiano Milliyet come direttore editoriale, ed è stato promosso a caporedattore nel 1959.

Giornalista rispettato, è stato un fautore della separazione tra religione e Stato, e un sostenitore del dialogo e della conciliazione con la Grecia, nonché dei diritti umani per varie minoranze in Turchia. İpekçi ha favorito cause e gruppi di sinistra al di fuori del principale partito, il Partito Popolare Repubblicano, laico, di centro-sinistra e kemalista. Conosciuto a livello internazionale come moderato, ha continuamente criticato l'estremismo politico che ha alimentato la violenta polarizzazione all'epoca del Colpo di Stato in Turchia del 1971.

OmicidioModifica

Il 1º febbraio 1979, due membri degli ultranazionalisti Lupi Grigi (Bozkurtlar), Oral Çelik e Mehmet Ali Ağca (che in seguito sparò a Papa Giovanni Paolo II), assassinarono Abdi İpekçi nella sua auto mentre tornava a casa dal suo ufficio davanti al suo appartamento a Istanbul.[1] Ağca fu catturato grazie a un informatore ed è stato condannato all'ergastolo. Dopo aver scontato sei mesi in una prigione militare di Istanbul, Ağca è scappato con l'aiuto di ufficiali militari[senza fonte] e dei Lupi Grigi, fuggendo prima in Iran e poi in Bulgaria, base operativa della mafia turca.

Secondo la giornalista Lucy Komisar, Mehmet Ali Ağca aveva collaborato per l'omicidio del 1979 con Abdullah Çatlı, che "avrebbe poi contribuito a organizzare la fuga di Ağca dalla prigione, e alcuni hanno suggerito che Çatlı fosse persino coinvolto nel tentativo di assassinio del Papa" del 1981, evento per cui Ağca divenne poi noto a livello mondiale. Secondo la Reuters, Ağca era "fuggito con sospetto aiuto da simpatizzanti nei servizi di sicurezza".[2]

Lo scrittore Çetin Altan ha detto che un collega giornalista che era un ex ufficiale dell'intelligence del capo di stato maggiore, Sezai Orkunt, lo aveva informato che il gruppo Kontrgerilla (formazione parte dell'Operazione Gladio) aveva ucciso[senza fonte] İpekçi per volere del capo della sezione della CIA in Turchia. İpekçi aveva appreso che Kontrgerilla stava introducendo civili in un'organizzazione anti-comunista clandestina all'insaputa del capo di stato maggiore turco. Sapeva che Kontrgerilla era subordinata alla CIA, il cui capo stazione all'epoca era Paul Henze. İpekçi ha quindi chiesto a Henze di fermare le attività illegali della CIA.[3][4][5] Anche altre fonti citano Henze come mandante.[6]

Abdi İpekçi è stato sepolto nel cimitero di Zincirlikuyu. Lasciò la moglie Sibel, la figlia Nükhet e il figlio Sedat.

RicordoModifica

La strada in cui ha vissuto ed è stato assassinato è stata ribattezzata Abdi İpekçi Avenue. Il 1º febbraio 2000, una statua eretta dal comune di Şişli vicino al luogo in cui è stato assassinato è stata inaugurata. È stata progettata dall'architetto Erhan İşözen e la scultura in bronzo alta 3,5 m creata da Gürdal Duyar si trova su una base di granito alta 0,70 m. Il memoriale raffigura il busto di İpekçi tenuto da uno studente maschio e una studentessa con una colomba in cima a simboleggiare la pace.[7]

Anche l'arena sportiva indoor polivalente della Turchia, l'Abdi İpekçi Arena situata ad Istanbul, prende il suo nome.[8]

Il Premio Ipekci per la pace e l'amicizia è stato istituito nel 1981 per onorare le persone che hanno migliorato le relazioni tra Grecia e Turchia. Il premio viene assegnato ogni due anni a rotazione ad Atene ed Istanbul. Tra i premiati, vi è il fotografo Nikos Economopoulos.[9]

Nel 2000, İpekçi è stato nominato come uno dei 50 eroi della libertà di stampa mondiale dell'International Press Institute degli ultimi 50 anni.[10]

NoteModifica

  1. ^ Ganser, Daniele, NATO's secret armies: operation Gladio and terrorism in Western Europe, (Routledge, 2005), 238.
  2. ^ "Man who shot pope must return to jail: Turkish court," 20 January 2006, Reuters.
  3. ^ "İpekçi cinayetinde 18 yıl sonra yeni bir iddia", Yeni Yüzyıl, 16 January 1997: Abdi vurulduktan bir süre sonra gazeteye uğradım. O sırada gazeteye yazılar da yazan emekli amiral Sezai Orkunt’la rastlaştık. “Paşam bizim Abdi’yi niye vurdular” dedim. O da bana, “Abdi, askerlerin geniş arazilerde bazı sivillere kontrgerilla eğitimi verdiğini öğrenmiş. Sonra da Ankara’ya gidip CIA şefiyle bunu konuşmuş. Ardından da vuruldu. Halbuki Genelkurmayın haberi olmadan böyle talimlerin yapılamayacağını bilmesi lazımdı” dedi. Abdi’nin böyle bir tarafı da vardı. Rahmetli bir şey öğrendiğinde önce yazmak yerine, düzeltilsin diye gidip ilgililerle konuşurdu.
    Quoted in (TR) Susurluk’ta bütün yollar, devlete uğrayarak CIA’ya çıkar, in Kurtuluş Yolu, vol. 4, n. 39, 16 settembre 2008. URL consultato il 4 novembre 2008 (archiviato dall'url originale il 19 maggio 2009).
  4. ^ (TR) Faruk Mercan, İlk Özel Harpçi Orgeneral, in Aksiyon, vol. 579, 9 gennaio 2006. URL consultato il 21 settembre 2008 (archiviato dall'url originale l'8 giugno 2007).
    «Sonraki yıllarda yazar Çetin Altan, 1979'da öldürülen Milliyet gazetesi başyazarı Abdi İpekçi olayının bir Kontrgerilla işi olduğu iddiasını ortaya attı. Altan, 'Bana bunu Genelkurmay İstihbaratında çalışmış olan Amiral Sezai Orkunt söyledi. Abdi, bazı sivillere Kontrgerilla eğitimi verildiğini öğrenmiş ve Ankara'ya gidip bunu CIA Ankara İstasyon şefi ile konuşmuş.' dedi.»
  5. ^ (TR) Taha Kivanc, Önemli bir kazanım, in Zaman, 3 febbraio 1998. URL consultato il 4 novembre 2008 (archiviato dall'url originale il 20 maggio 2009).
  6. ^ (TR) İpekçi suikastinde 'DESİSE', in Yeni Şafak, 22 dicembre 2005. URL consultato il 4 novembre 2008 (archiviato dall'url originale il 20 novembre 2008).
  7. ^ (TR) Abdi İpekçi ilkeleriyle anılacak, in Milliyet, 31 gennaio 2000. URL consultato il 21 settembre 2008 (archiviato il 15 settembre 2008).
  8. ^ (EN) Dean Vuletic, Postwar Europe and the Eurovision Song Contest, Bloomsbury Publishing, 25 gennaio 2018, p. 193, ISBN 978-1-4742-7628-3.
  9. ^ Press release for "Nikos Economopoulos"[collegamento interrotto] (PDF file), Maison Robert Doisneau, Communauté d'Agglomération de Val de Bièvre, 2009. (FR) Accessed 2010-01-18.
  10. ^ World Press Freedom Heroes: Symbols of courage in global journalism, su freemedia.at, International Press Institute, 2012. URL consultato il 26 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale il 16 gennaio 2012).
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