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Abruzzo Ulteriore Primo

Abruzzo Ulteriore I
Coat of Arms of Abruzzo Ultra I (last version).svg
Informazioni generali
Nome ufficiale Provincia di Abruzzo Ulteriore Primo
Capoluogo Teramo
12.025 abitanti (1840)
Dipendente da Regno delle Due Sicilie
Suddiviso in 2 distretti
17 circondari
72 comuni
411 ville
Amministrazione
Intendenti elenco
Organi deliberativi Intendente
Consiglio d'intendenza
Consiglio Provinciale
Evoluzione storica
Inizio 1806 con De Sterlich Pietro
Causa L. 132 del 1806 del Regno di Napoli
Fine 1860 con De Virgilii Pietro
Causa Annessione al Regno di Sardegna
Preceduto da Succeduto da
Abruzzo Ulteriore Provincia di Teramo
Cartografia
Provincia Abruzzo Ulteriore Primo.png

L'Abruzzo Ulteriore I o Primo Abruzzo Ultra fu un'unità amministrativa del Regno di Napoli prima e, quindi, del Regno delle Due Sicilie, nata dalla divisione della precedente provincia dell'Abruzzo Ultra.

Istituzione della provinciaModifica

L'ente fu istituito da Giuseppe Bonaparte, che, con la legge 132 del 1806 Sulla divisione ed amministrazione delle province del Regno, varata l'8 agosto, riformò la ripartizione territoriale del Regno di Napoli sulla base del modello francese e soppresse il sistema dei Giustizierati. Negli anni successivi (tra il 1806 ed il 1811), una serie di regi decreti completò il percorso d'istituzione della nuova provincia con la specifica dei comuni che in essa rientravano e la definizione dei limiti territoriali e delle denominazioni di distretti e circondari in cui veniva suddivisa la provincia stessa. La capitale era Teramo e comprendeva l'attuale omonima provincia con territori limitrofi.

Dal 1º gennaio 1817 l'organizzazione amministrativa venne definitivamente regolamentata con la Legge riguardante la circoscrizione amministrativa delle Provincie dei Reali Domini di qua del Faro del 1º maggio 1816.

La sede degli organi amministrativi era ubicata nel Palazzo del Governo di Teramo, attuale sede della prefettura.

Suddivisione amministrativaModifica

La provincia era suddivisa in successivi livelli amministrativi gerarchicamente dipendenti dal precedente. Al livello immediatamente successivo alla provincia individuiamo i distretti che, a loro volta, erano suddivisi in circondari. I circondari erano costituiti dai comuni, l'unità di base della struttura politico-amministrativa dello Stato moderno, ai quali potevano far capo le ville[1], centri a carattere prevalentemente rurale. La provincia comprendeva i seguenti distretti:

I distretti erano suddivisi complessivamente in 17 circondari.

Cronotassi degli intendentiModifica

Elenco degli intendenti dal 1806 al 1860[2]:

  • Pietro De Sterlich (1806-1808);
  • Simone Colonna De Leca (1808-1809);
  • Giuseppe Charron (1809-1810);
  • Augusto De Turgis (1810-1811);
  • Giacinto Martucci (1811-1812);
  • Roberto Filangieri (1812-1814);
  • Marchese Di Rignano (1813);
  • Giuseppe Marini (1814);
  • Carlo Cianciulli (1814-1815);
  • Ferdinando Cito (1815);
  • Gennaro Capece Scondito (1815-1817);
  • Federico Guarini (1816);
  • Ferdinando Gaetani dei Duchi di Laurenzana (1817-1820);
  • Giuseppe Nicola Durini (1820);
  • Nicola Lucenti (1820-1821);
  • Francesco Saverio Petroni (1821);
  • Francesco Perrelli, Marchese di Tomacelli (1821-1830);
  • Bonaventura Palamolla (1830-1837);
  • Francesco Statella, Marchese di Spaccaforno (1837-1844);
  • Giuseppe Valia (1844-1848);
  • Raffaele De Thomasis (1848-1849);
  • Santo Roberti (1849-1857);
  • Francesco Morelli (1857-1859);
  • Giuseppe De Nava (1859-1860);
  • Pietro De Virgilii (1860).

Arme della ProvinciaModifica

NoteModifica

  1. ^ Nel Regno delle Due Sicilie, i centri abitati privi di autorità municipale erano chiamati "villaggi", tranne in Calabria Citeriore dove erano detti "rioni", in Abruzzo "ville", in Salerno e Napoli "casali". Gabriello De Sanctis (a cura di), Dizionario statistico de' paesi del regno delle Due Sicilie, Napoli, 1840, p. 29. ISBN non esistente
  2. ^ Luciana D'Annunzio, Elenco dei Presidi, degli Intendenti e dei Prefetti della città di Teramo, dal 1745 a oggi, dèlficopuntoit. URL consultato il 22 luglio 2010.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica