Agostino Viela Ezcurdia

Seminarista cattolico spagnolo
Beato Agostino Viela Ezcurdia
Agostino Viela Ezcurdia, C.M.F.png
 

seminarista e martire

 
Nascita4 aprile 1914
Morte15 agosto 1936
Venerato daChiesa cattolica
Beatificazione25 ottobre 1992
Santuario principaleMausoleo dei Martiri nella casa museo dei clarettiani di Barbastro
Ricorrenza15 agosto

Agostino Viela Ezcurdia C.M.F., in spagnolo Agustín Viela Ezcurdia (Oteiza de la Solana, 4 aprile 1914Barbastro, 15 agosto 1936), è stato un religioso spagnolo, martirizzato a Barbastro durante la Guerra civile spagnola e venerato come beato dalla Chiesa cattolica.

BiografiaModifica

Nacque ad Oteiza de la Solana in Navarra il 4 aprile 1914. Il padre che era organista morì quando Agostino aveva cinque anni. Frequentò il collegio delle monache della città e mostrò una precoce inclinazione per la musica e il canto. Entrò ad undici anni nel seminario di Alagón (Spagna) dove emise i voti religiosi il 15 agosto 1930. Proseguì gli studi di filosofia nel seminario di Solsona (Spagna) e teologia nel seminario di Cervera. Era molto legato alla madre, in una lettera del 6 novembre 1933 le scrive:

(ES)

«...Madre mia, en todo debemos buscar que se cumpla la voluntad de Dios. (...) Era yo el consuelo de mi madre, pero ahora, como soy perseguido por ser religioso, puedo causarle sobresalto.»

(IT)

«...Mamma, in tutto dobbiamo cercare che si compia la volontà di Dio (...) Io ero il conforto di mia madre, ma ora, dato che sono perseguitato per essere religioso, posso essere causa di angoscia.»

(Gabriel Campo Villegas, Esta es nuestra sangre, p. 365)

Nel luglio del 1936 si trovava nel seminario di Barbastro quando, allo scoppio della guerra civile, questo venne perquisito dalle milizie anarchiche per cercare delle armi. Insieme agli altri seminaristi venne arrestato e rinchiuso nel salone degli Scolopi

Alla vigilia della sua morte dai finestroni del salone si rivolse ad una passante dicendole:

«...Sono navarro, scriva alla mia famiglia che molto probabilmente morirò domani. Dica loro che muoio contento perché muoio per Dio.»

Fu fucilato nelle prime ore del 15 agosto poco fuori la città.[1] I loro corpi sono stati gettati in una fossa comune.[2]

Dopo la guerra i resti dei martiri furono riesumati e si possono venerare oggi nella cripta della casa museo a Barbastro. Nel 2013 è uscito un film sulla vicenda intitolato Un Dios prohibido per la regia di Pablo Moreno.[3]

CultoModifica

La beatificazione avvenne a Roma, ad opera di Giovanni Paolo II, il 25 ottobre 1992. La Chiesa cattolica lo ricorda il 18 agosto.[4]

NoteModifica

  1. ^ Biografia sul sito ufficiale dei martiri clarettiani, su martiresdebarbastro.org. URL consultato il 9/1/2017.
  2. ^ Villegas, Esta es nuestra sangre, p. 365.
  3. ^ (EN) sito imdb, su imdb.com. URL consultato il 31/12/2016.
  4. ^ dal sito della Santa Sede, Martirologio Romano, su vatican.va. URL consultato il 9/1/2017.

BibliografiaModifica

  • (ES) Gabriel Campo Villegas, Esta es nuestra sangre, Madrid, Publicaciones claretianas, 1990, ISBN 8-48-642571-9.
  • Tullio Vinci, Martiri clarettiani a Barbastro, Roma, Postulazione generale C.M.F, 1992.
  • Francesco Husu, Una legione decimata, Roma, Pubblicazioni clarettiane, 1992.

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