Beatificazione

atto mediante il quale la Chiesa riconosce l'ascensione di una persona defunta al Paradiso
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La beatificazione è, nel cattolicesimo, l'atto mediante il quale la Chiesa riconosce l'ascensione di una persona defunta al Paradiso e la conseguente capacità di intercedere a favore di fedeli che lo pregano. Il titolo autorizza il culto pubblico del "beato" nell'ambito di una Chiesa particolare e, frequentemente, anche di un ente ecclesiastico (istituto religioso, ecc.).

Bozzetto per il ciclo di affreschi in San Bernardino alle Ossa a Milano. Scena: Apoteosi di un beato, 1693-1694, Collezione Molinari Pradelli, Bologna

La beatificazione è una tappa obbligata del processo di canonizzazione, al termine del quale un servo di Dio è riconosciuto santo.

Evoluzione storicaModifica

Nel primo millennio e fino al XII secolo i vescovi potevano autorizzare il culto di un cristiano defunto nella loro diocesi o in una sua parte. Tuttavia, frequenti abusi e disparità da parte dei vescovi già alla fine dell'XI secolo convinsero i papi a limitare il potere dei vescovi e raccomandarono l'esame di miracoli e virtù a un concilio. In particolare questa linea fu seguita dai papi Urbano II, Callisto II ed Eugenio III. A rivendicare la giurisdizione papale sulle beatificazioni fu per primo papa Alessandro III a metà del XII secolo, sebbene sia dibattuta l'importanza e l'applicazione del suo decretale che proibiva il culto di persone non autorizzato dalla Sede Apostolica. Lo stesso Alessandro III non solo permise, ma ordinò il culto del beato Guglielmo di Malavalle nella diocesi di Grosseto.

Nel XIV secolo, il Papa[non chiaro] cominciò ad autorizzare il culto di alcuni santi solo in ambito locale prima che fosse completato il processo di canonizzazione. Tale pratica è all'origine della procedura di beatificazione, in cui una persona è detta beata. Il culto pubblico del beato è universale nella recita del martirologio[1], mentre le altre celebrazioni liturgiche, l'Eucaristia e la liturgia delle ore, sono approvate in ambiti più ristretti (singole diocesi o famiglie religiose).

Il 25 gennaio 1525, papa Clemente VII concesse un indulto ai domenicani del Convento di Forlì per celebrare la Messa del beato Giacomo Salomoni ogni volta che, durante l'anno, la loro devozione li spingesse a farlo. Questo indulto è considerato importante nella storia delle celebrazioni liturgiche dedicate ad un beato, tanto da risultare come il più antico citato da papa Benedetto XIV nel documento De canonizatione[1].

Il Codice di diritto canonico del 1917 richiedeva per la beatificazione due miracoli e altri due miracoli per la canonizzazione. Dal 1983 si richiede un miracolo per la beatificazione e un altro per la canonizzazione[2].

Per il papa è possibile operare una beatificazione equipollente: il papa approva, con un semplice decreto, un culto spontaneo ed esistente da vario tempo, senza indagini specifiche e senza attendere il verificarsi di un miracolo. Questa procedura è stata seguita ad esempio da Pio IX nel 1868 per il vescovo bresciano Guala de Roniis.

Riguardo al valore dell'atto pontificio, mentre la maggior parte dei teologi cattolici attribuisce alla canonizzazione il carattere dell'infallibilità, lo si esclude senz'altro per la beatificazione.

Il postulatoreModifica

Il postulatore è una delle figure-chiave del processo di beatificazione. Egli ha il compito di ricercare la verità, riconoscendo l'Imitazione di Cristo nella vita terrena dei santi, e proponendola alla Chiesa con serietà scientifica e maturità spirituale.

Inoltre, è tenuto a promuovere la causa di beatificazione in ambito diocesano ed ecclesiale mediante una "conoscenza sempre più diffusa e partecipata delle virtù o del martirio del servo di Dio", incoraggiando laici e congregazioni religiose a pregare Dio e coloro che sono già stati proclamati santi di intercedere a favore dell'accertamento della verità nel procedimento canonico in essere[3].
Il postulatore non può occultare "eventuali ritrovamenti contrari alla fama di santità o di martirio", ma deve evidenziare eventuali difficoltà e consegnare ai periti tutto il materiale storico e archivistico in suo possesso.

ControversieModifica

Il sistema delle beatificazioni, e in particolare il ruolo svolto dai cosiddetti "postulatori", ha attirato l'attenzione dei media in occasione dello scandalo Vatileaks 2, ovvero la fuga di documenti riservati riguardanti gravi scandali finanziari all'interno della Chiesa cattolica. Dai documenti infatti emergerebbe l'esistenza di un sistema di versamenti in denaro, nei confronti anche di uomini di Chiesa e commissioni mediche, utili a pilotare determinati fascicoli.[4]

Formula di beatificazioneModifica

«Nos, vota Fratris Nostri N (nome e cognome), Archiepiscopi [Episcopi] N (nome della diocesi), necnon plurimorum aliorum Fratrum in Episcopatu multorumque christifidelium explentes, de Congregationis de Causis Sanctorum consulto, Auctoritate Nostra Apostolica facultatem facimus ut Venerabilis Servus Dei [Venerabiles Servi Dei] N (nome del beato o del gruppo di beati), (titolo), Beati [Beatorum] nomine in posterum appelletur [appellentur], eiusque [eorumque] festum die N (numero ordinale) mensis N (nome del mese) in locis et modis iure statutis quotannis celebrari possit.

In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.»

Note:

  • Se il vescovo diocesano è un cardinale la formula iniziale sarà: «Nos, vota Venerabilis Fratris Nostri N (nome) Sanctæ Romanæ Ecclesiæ Cardinalis N (cognome)»;
  • Se il vescovo diocesano è un arcivescovo metropolita verrà specificato dopo il nome e il cognome: «Archiepiscopus Metropolitæ N (nome della diocesi)»;
  • Se ci sono più beati, di conseguenza ci saranno più vescovi coinvolti. Perciò entrambi verranno elencati in questo modo:
    • per i vescovi: «Nos, vota Fratrum Nostrorum N, Arciepiscopus [oppure Episcopus] N (nome della diocesi),
      N, Arciepiscopus [oppure Episcopus] N (nome della diocesi), (...),
      et N, Arciepiscopus [oppure Episcopus] N (nome della diocesi
    • per i beati: «ut Venerabiles Servi Dei N, (titolo),
      N (nome del beato o del gruppo di beati), (titolo), (...)
      et N, (titolo),
      Beatorum nomine in posterum appellentur, eorumque festum: N, die N (numero ordinale) mensis N (nome del mese);
      N, die N (numero ordinale) mensis N (nome del mese); (...);
      et N, die N (numero ordinale) mensis N (nome del mese)
      in locis et modis iure statutis quotannis celebrari possit.»
  • Se la formula viene letta da un delegato pontificio aggiungerà le seguenti parole: « Datum Romæ, apud Sanctum Petrum, die N (numero ordinale) mensis N (nome del mese), Anno Domini (numero ordinale), Pontificatus nostri (numero ordinale dell'anno di pontificato), N (nome del Pontefice).

NoteModifica

  1. ^ Conferenza stampa di presentazione del nuovo Martirologio Romano, intervento del cardinale Jorge Medina Estévez
  2. ^ La procedura nei miracoli, su salesianfamily.net. URL consultato il 14 novembre 2021.
  3. ^ Angelo Amato, Importanza delle cause di beatificazione e di canonizzazione, su causesanti.va, 2011. URL consultato il 7 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 7 aprile 2019).
  4. ^ I soldi per le beatificazioni nei conti dello IOR. Nextquotidiano. Giovedì, 5 novembre 2015

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