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Alba Valech Capozzi

scrittrice italiana

Alba Valech Capozzi (Milano, 9 maggio 1916Genova, 8 febbraio 1999) è stata una scrittrice italiana, di origine ebraica, superstite dell'Olocausto, autrice nel 1946 di uno dei primissimi memoriali di deportati ebrei italiani dal campo di concentramento di Auschwitz.

BiografiaModifica

Alba (detta Albina) Valech nasce a Milano da una famiglia ebraica, la figlia di Davide Mosè Valech e Livia Forti.[1]

Durante la seconda guerra mondiale Alba Valech fu tra gli oltre 8.500 ebrei italiani deportati nei campi di sterminio nazisti e una dei pochi sopravvissuti.

Alba Valech viene arrestata una prima volta a Siena con la sua famiglia il 6 novembre 1943 dalla polizia fascista nella villa "Il Branchino" ai Cappuccini e trasferita a Firenze e Bologna. Sposa di un matrimonio misto, Alba è l'unica ebrea del gruppo ad essere rilasciata con il marito.[2] Per tutti gli altri (inclusi i familiari di Alba) segue la deportazione immediata e la morte ad Auschwitz.

Alba e il marito cercano rifugio a Milano, ma senza fortuna. Alba è nuovamente arrestata il 5 aprile 1944 a Milano. Detenuta alle carceri di Milano, viene trasferita al campo di transito di Fossoli. Dopo un breve soggiorno alle carceri di Verona, viene deportata il 2 agosto 1944 con destinazione Auschwitz, dove è immatricolata con il n.A-24029.

Sopravvissuta alle atrocità del campo di Birkenau, Alba viene liberata il 1 maggio 1945 dall'esercito americano presso Dachau dopo la marcia di evacuazione dal campo di Auschwitz.

Tornata in Italia, nel 1946 Alba Valech pubblica a Siena uno dei primissimi memoriali di deportati ebrei nei campi di sterminio nazisti. Sette furono i deportati ebrei italiani autori di racconti autobiografici nei primi anni del dopoguerra: Lazzaro Levi alla fine del 1945, Frida Misul, Luciana Nissim Momigliano, Giuliana Fiorentino Tedeschi, e appunto Alba Valech nel 1946, e infine nel 1947 Primo Levi e Liana Millu. Ad essi vanno aggiunti: Luigi Ferri, la cui deposizione (in tedesco) è resa nell'aprile 1945 di fronte ad uno dei primi tribunali d'inchiesta sui crimini nazisti; Sofia Schafranov, la cui testimonianza è raccolta nel 1945 in un libro-intervista di Alberto Cavaliere; e Bruno Piazza, il cui memoriale, scritto negli stessi anni, sarà però pubblicato solo nel 1956.[3]

L'opera di Alba Valech è un volume di poche decine di pagine, intitolato "A 24029", nel quale l'autrice ripercorre con stile sobrio ed essenziale la propria vicenda personale in 3 tappe:

  • 1. "L'uomo lupo all'uomo", in cui si descrive l'arresto a Siena condotto esclusivamente da italiani fascisti, senza alcune presenza tedesca;
  • 2. "Da S. Vittore a Fossoli", incentrato sull'arresto a Milano e sulla vita al campo di transito di Fossoli;
  • 3. "A 24029", in cui si raccontano la deportazione e gli orrori del campo di Auschwitz con le selezioni e le uccisioni nelle camere a gas.

Anche all'interno di ogni capitolo, anziché una narrazione continuata l'autrice opta per una struttura episodica, organizzando i propri ricordi in una serie di quadri ciascuno di quali è compiutamente e vivamente tratteggiato.[4]

Nel 1995, il libro viene ristampato con il consenso dell'autrice allora ancora vivente, in occasione del cinquantesimo anniversario della Liberazione a cura dell'Istituto Storico della Resistenza Senese, che ne stampa 500 esemplari in edizione anastatica. Il libro è oggi disponibile online sul sito dell'ANED.[5]

OpereModifica

  • Alba Valech Capozzi, A 24029 (Siena: Soc. An Poligrafica, 1946; rist. Istituto Storico della Resistenza Senese, 1995).

NoteModifica

  1. ^ Liliana Picciotto, Il libro della memoria (II ed.; Milano: Mursia, 2001), p.635.
  2. ^ Il Cittadino (6 novembre 2014) Archiviato il 2 gennaio 2015 in Internet Archive.
  3. ^ Anna Baldini (2012), "La memoria italiana della Shoah (1944-2009)", in Atlante della letteratura italiana, Torino, Einaudi, Vol.3, pag. 758-763.
  4. ^ Nuova Immagine editrice.
  5. ^ ANED Archiviato il 2 gennaio 2015 in Internet Archive.

BibliografiaModifica

  • Liliana Picciotto, Il libro della memoria (II ed.; Milano: Mursia, 2001)
  • Alberto Piccini, I confini del lager, Milano, Mursia, 2004
  • Il Cittadino (6 novembre 2014), su ilcittadinoonline.it.

Collegamenti esterniModifica