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Alberto Mondadori

editore, giornalista e scrittore italiano
Alberto Mondadori a sinistra, con Nini Bompiani, il padre Arnoldo e Valentino Bompiani

Alberto Mondadori (Ostiglia, 8 dicembre 1914Venezia, 14 febbraio 1976) è stato un editore, giornalista e scrittore italiano.

Indice

BiografiaModifica

 
Alberto Mondadori in una foto di gruppo con (da sinistra) i poeti Salvatore Quasimodo, Giuseppe Ungaretti ed Eugenio Montale, gli artisti Renato Guttuso e Francesco Messina e il giornalista e scrittore Arturo Tofanelli.

Figlio primogenito di Arnoldo Mondadori, fondatore dell'omonima casa editrice, e di Andreina Monicelli, è fratello maggiore di Giorgio (1917-2009), Laura (detta Mimma), (1924-1991) e Cristina (detta Pucci, 1934-2015). Frequenta le scuole elementari a Verona fino alla quarta classe; poi si trasferisce a Milano. Qui termina le elementari e s'iscrive dapprima al Ginnasio Parini e poi al Liceo Berchet. Conosce Remo Cantoni, con cui stringe una fraterna amicizia. Frequenta i corsi della Facoltà di Scienze Politiche all'Università di Pavia, senza peraltro giungere alla laurea[1].

All'età di 13 anni (1927) ha già fatto il suo ingresso in azienda, per restarvi fino alla maggiore età (1935). In quell'anno si avvicina al mondo del cinema, sceneggiando e dirigendo I ragazzi della via Paal, in collaborazione con il cugino Mario Monicelli[2]. Nel 1938 fonda a Roma una sua società di produzione: la «Montedoro Film» (che riprendeva il soprannome attribuito ad Arnoldo da Gabriele D'Annunzio), che però non ottiene risultati soddisfacenti[3].

Negli anni seguenti si dedica al giornalismo, fondando e dirigendo con Indro Montanelli il settimanale «Tempo» (1939). Allo scoppio della Seconda guerra mondiale si reca all'estero come inviato di guerra. Tra il 1940 e il 1943 spedisce i suoi servizi da Ungheria, Unione Sovietica e Germania. Nel 1941 torna in Italia per sposare Virginia Barella (figlia di Giulio Barella, amministratore del quotidiano «Il Popolo d'Italia»)[4]. Dall'unione nasceranno Fabrizio (1943), Marco (1945) e Nicoletta (1947)[1]. Nel 1943 le pubblicazioni di «Tempo» si interrompono a causa dei bombardamenti.

Nel secondo dopoguerra rientra in Mondadori per assumere compiti direttivi. Nel 1950 partecipa alla nascita del settimanale in rotocalco Epoca. Inoltre si occupa dei rapporti con gli scrittori che collaborano con la casa editrice; fonda nuove collane, come Orientamenti, Biblioteca storica, Il pensiero critico, Biblioteca moderna Mondadori, Urania. È tra i fondatori della Casa della Cultura di Milano[5].

Nel 1958 fonda la casa editrice «Il Saggiatore», pur continuando a collaborare con l'azienda di famiglia (se ne allontanerà definitivamente nel 1969).[6]

Scrittore e saggista, pubblica inoltre quattro raccolte poetiche. Con la raccolta Quasi una vicenda vince il Premio Viareggio.

Muore d'infarto il 14 febbraio 1976 a Venezia, città scelta per i suoi ultimi anni come seconda residenza.

OnorificenzeModifica

NoteModifica

  1. ^ a b Alberto Mondadori, su fondazionemondadori.it. URL consultato il 16 novembre 2016.
  2. ^ I ragazzi della via Paal consultato 9 ottobre 2009
  3. ^ Alberto Mondadori, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  4. ^ Giorgio Pini, Filo diretto con Palazzo Venezia, Edizioni FPE Milano, 1967.
  5. ^ Carlo Brambilla, "La sera andavamo a dire cose di sinistra" - I 60 anni della Casa della Cultura, La Repubblica, 4 ottobre 2005.
  6. ^ "I segreti di Mondadori", da "la Repubblica.it"
  7. ^ Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana Mondadori sig. Alberto consultato il 13 ottobre 2009

BibliografiaModifica

  • Alberto Mondadori, Quasi una vicenda, Mondadori, 1957
  • Alberto Mondadori, Ho sognato il vostro tempo. Il mestiere dell'editore, Il Saggiatore, 2014

FontiModifica

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Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN9973589 · ISNI (EN0000 0000 4269 4769 · SBN IT\ICCU\RAVV\044300 · LCCN (ENn96096994 · GND (DE119406071 · BNF (FRcb12756633r (data)