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Alfonso Menna
Alfonso Menna.jpg

Sindaco di Salerno
Durata mandato 10 luglio 1955 –
19 ottobre 1970
Predecessore Francesco Alario
Successore Gaspare Russo

Commissario prefettizio di Battipaglia
Durata mandato 29 maggio 1929 –
6 novembre 1931
Predecessore Città fondata
Successore Mario D'Elia (Podestà)

Dati generali
Partito politico Democrazia Cristiana

Alfonso Menna (Domicella, 22 gennaio 1890Salerno, 11 aprile 1998) è stato un politico italiano, alto funzionario della pubblica amministrazione e, per un quindicennio, sindaco di Salerno.

Indice

BiografiaModifica

Carriera amministrativaModifica

Nato a Domicella (Avellino) nel 1890, e conseguito nel 1911 il diploma di segretario comunale, fu assunto con le funzioni di vice segretario ragioniere presso il comune di Sarno. A seguito di concorsi per titoli ed esami, dopo qualche anno passò a quello di Salerno con le funzioni di vice segretario di sezione dove fu destinato a prestare servizio presso la segreteria generale. A piccole tappe, nello spazio di oltre trenta anni, conseguì il posto di vice segretario generale poi, a seguito di inquadramento nel ruolo nazionale dei segretari comunali, raggiunse il vertice della carriera con la qualifica di segretario generale di prima classe e fu destinato a Salerno per la morte del titolare.

Impegno civile nell'alluvione di Salerno del 1954Modifica

Nel 1954, a seguito dell'alluvione che colpì Salerno, Menna fu uno dei più energici soccorritori, tanto da conquistarsi le simpatie indistinte di molti ceti sociali, e meritandosi, nel 1958, la decorazione di Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

In seguito, ormai in pensione dopo 40 anni di lavoro nell'amministrazione pubblica, fu chiamato all'incarico di dirigente dell'Istituto nazionale per la gestione delle imposte del consumo, all'indomani di un grosso scandalo che aveva coinvolto l'ente.

Impegno politicoModifica

Nel 1956, mentre era a Roma per l'incarico dirigenziale ricevuto, accettò la proposta della Democrazia Cristiana di candidarsi al consiglio comunale di Salerno nelle elezioni indette per il maggio dello stesso anno.

A causa di un grave infortunio che lo trattenne in ospedale a Roma, non poté neppure partecipare a gran parte della campagna elettorale. Questo lo tagliò fuori dai giochi di alleanze sui voti di preferenza del suo partito. Giunse a Salerno pochi giorni prima del voto e tanto gli bastò per sovvertire ogni pronostico: pur essendo 23º della lista, fu il primo eletto con 7.046 preferenze, molte di più del secondo eletto, il deputato Carmine De Martino, che ne ottenne 4.713. Dei 40 candidati del suo partito, inoltre, ne furono eletti ben 14, un risultato che aprì a Menna la strada per la poltrona di sindaco.

Questi furono, in dettaglio, i risultati delle elezioni del 27-28 maggio 1956:

  • Democrazia Cristiana 16.353
  • Monarchici nazionali e Movimento Sociale Italiano 10.718
  • Partito Socialista Italiano 8.918
  • Partito Comunista Italiano 5.762
  • Partito Liberale Italiano 2.679
  • Partito Socialdemocratico 2.313
  • Partito Monarchico Popolare 4.255

Resi noti i risultati dello spoglio, Menna cominciò a lavorare subito al suo programma, accogliendo le istanze dei consiglieri di alcuni partiti di sinistra per dar vita ad un'amministrazione monocolore di minoranza. Siglati gli accordi, il 10 luglio 1956 fu convocato il consiglio comunale.
Menna fu eletto sindaco con 22 preferenze mentre i rimanente nove consiglieri si astennero. Come assessori effettivi furono scelti Leopoldo Fulgione, Domenico Capano, Renato Camaggio, Achille Napoli, Matteo Mari e Vincenzo Storniello. Come assessori supplenti furono eletti Goffredo Guarino e Pellegrino Cucciniello. Il suo fu il primo esperimento di centro sinistra in Italia: governo della DC, appoggio dei socialisti ed astensione dei comunisti.
Menna fu sindaco di Salerno per i successivi 14 anni: dal 10 luglio 1956 al 10 ottobre 1970.

Il nuovo sindaco prese la redini della città in un periodo molto delicato: appena due anni prima aveva subito, insieme a diversi comuni della costiera amalfitana, la rovinosa alluvione del 25 ottobre 1954, che aveva aperto numerose ferite, all'epoca della sua elezione non ancora sanate. Menna si era già impegnato a fondo per guarirle, prestando soccorso in prima persona alle persone colpite: per questo motivo fu insignito della Medaglia d'argento al merito civile nel 1968.

Fra le opere realizzate sotto il suo governo si ricordano il recupero del cosiddetto Castello di Arechi, del Forte La Carnale, numerose iniziative di verde pubblico in città e rimboschimento delle colline che la sovrastano proprio per prevenire nuove frane ed alluvioni, allargamento del Lungomare di Salerno, ridisegno di piazza della Concordia con il Monumento al Marinaio di Salerno, rettifica dei confini con Vietri sul Mare e Pellezzano, e, soprattutto, la "battaglia" per l'Università cittadina e per la sua locazione in città (attualmente, invece, il campus universitario si trova nel territorio decentrato di Fisciano, 10 km a nord lungo la valle dell'Irno).

È morto nel 1998 alla veneranda età di 108 anni. Suo figlio Filiberto Menna (1926-1988) è stato un insigne storico dell'arte.

OnorificenzeModifica

  Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 2 giugno 1963[1]
  Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 2 giugno 1958[2]
  Medaglia d'oro al merito civile
«Poneva le sue eccezionali capacità di amministratore e di organizzatore al servizio della collettività, promuovendo e potenziando, con feconda continuità, ogni iniziativa volta al processo di rinnovamento del Mezzogiorno ed allo sviluppo sociale ed economico della città di Salerno. Uguale contributo di capacità e di dedizione egli offriva in occasione di due drammatiche inondazioni della città che lo vedevano impegnato, con gravissimi rischi personali, in una illuminata, pronta ed umanitaria opera di soccorso ed assistenza. L'imponenza delle realizzazioni da lui conseguite nel corso di una pluridecennale attività hanno trovato rispondenza nella commossa riconoscenza delle popolazioni interessate e nella larga ammirazione ovunque suscitata. 1943 - 1968.»
— 3 dicembre 1968[3]

NoteModifica

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