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Americanino
Logo
StatoItalia Italia
Fondazione1978 a Pegolotte di Cona (VE)
Fondata daAdolfo Bardelle, Eugenio Schiena e Renzo Franco
Chiusura1992
Sede principalePadova
Settorecasa di moda
ProdottiAbbigliamento, pelletteria
Sito web

Americanino è stata una casa di moda italiana, fondata alla fine degli anni settanta e fallita nel 1992. È oggi un marchio registrato, inutilizzato in Italia. Il suo logo è costituito dalla stilizzazione del profilo del volto di due pellerossa accostati che guardano in direzione opposta, di colore blu e bianco (oppure rosso), che sovrastano la scritta Americanino in stampatello.

StoriaModifica

La nascitaModifica

Alla fine degli anni settanta Adolfo Bardelle, autista di ambulanze all'ospedale di Chioggia, fondò, assieme ai soci Eugenio Schiena e Renzo Franco, l'azienda denominata Americanino. Per la produzione dei capi disegnati, Bardelle si appoggiò all'azienda tessile della moglie, Elisabetta Converso. La prima sede dell'azienda era in alcuni capannoni in via Dalmazia, a Cavarzere[1].

Il successo degli anni ottanta spinse l'azienda a cercare nuove località per la produzione: venne scelta la cittadina di Pegolotte di Cona, a Venezia.

Assieme ad altri capi e marchi di abbigliamento quali i giacconi imbottiti (es. Ciesse Piumini, Moncler e Henry Lloyd), i jeans (es. Armani, Levi's, Uniform, Rifle in velluto millecoste, Avirex e Stone Island), le felpe (American System e Best Company), i maglioni (es. Marina Yachting), infatti, i capi dell'Americanino furono scelti - anche grazie ad una accorta campagna di marketing pubblicitario - dai cosiddetti paninari, quali elementi distintivi.

 
Americanino in veste di sponsor tecnico dell'Udinese di Zico nella stagione 1983-1984

Nel 1985, la Americanino si è fusa con l'azienda che inizialmente aveva utilizzato per la produzione e che continuava ad assemblare anche per altre marchi: la Rinomate Jeanserie Venete S.p.A[2]. L'azienda che ne deriva, mantenne il nome Americanino[3]. Nello stesso periodo, nel pieno del proprio successo imprenditoriale, Bardelle conia svariati nuovi sottomarchi (quali Outsider, Kinghino e Frank Scozzese[4]); uno di tali marchi, pensato per la jeanseria di lusso (e chiamato Cohen) non verrà mai applicato sui prodotti e riuscirà così ad evitare di rientrare fra i cespiti fallimentari, venendo mantenuto dal figlio del proprietario e rilanciato negli anni duemila[5].

La cessione del marchioModifica

All'inizio degli anni novanta, complice il cambio dei gusti del pubblico, i tentativi di Americanino di adeguarsi alle nuove mode si scontrarono con l'immagine - strettamente legata al mondo degli abiti da paninari - che l'azienda proiettava nell'immaginario dei consumatori. Già il 13 marzo 1990, la proprietà chiedeva la cassa integrazione per i propri dipendenti[6].

Spostando la propria sede da Padova a Rovereto, l'Americanino, nell'evenienza oramai imminente di un fallimento, mutava nome in quello di Rinomate Jeanserie S.p.A[7].

Nel 1992 l'azienda Americanino fallì. I liquidatori dell'epoca decisero di stornare i beni materiali dai marchi reputando questi ultimi ancora meritevoli di investimento e spendibili sul mercato. In tal modo, fra i vari marchi, quello Americanino fu rilevato dalla società greca - creditrice - che forniva parte dei tessuti all'azienda di Pegolotte. In tale frangente, cessa la storia della ditta Americanino e della sua produzione italiana.

La delocalizzazione del marchioModifica

Durante il periodo del suo abbandono nel territorio italiano, una serie di soggetti cercarono di investire sul marchio in relazione alla diffusione in paesi terzi. Risulta, ad esempio, nel 2002 - una richiesta della Super Rifle s.p.a. di Barberino di Mugello all'ufficio brevetti statunitense[8], per l`assegnazione del brand e del logo di Americanino attraverso la McGlew & Tuttle[9]; richiesta, peraltro, successivamente prescritta.[10]

Per quanto riguarda il territorio italiano, dopo una serie di passaggi di proprietà senza che una produzione di nuovi capi fosse avviata, nel 2008 il marchio fu rilevato in licenza (con opzione d'acquisto, che non sarà mai concretizzato) dal gruppo italiano Meta Apparel di Arezzo, che effettuò una serie di investimenti ipotizzandone l'utilizzo, oltre che su capi di vestiario, anche su deodoranti, profumi ed accessori attraverso la registrazione nel 2009 all'ufficio brevetti europeo[11]. Con una nuova collezione, Americanino debuttò in 250 punti vendita, con uno show room a Londra[12], anche se la produzione dei capi e degli altri oggetti non era più italiana, e la merce veniva semplicemente importata per la vendita.

 
Label di importazione Meta Apparel

L'avventura della Meta Apparel si concluse però pochi anni dopo: registrando gravi perdite già nel 2011, nel 2013 presso il Tribunale di Arezzo, le proprietà della Meta sono messe all'asta. Fra queste, i marchi El Charro ed Americanino[13], in vendita per 960 mila euro[14].

Quest'ultima, in seguito a un accordo col liquidatore, ha ceduto la proprietà del marchio divenendo creditore privilegiato. Nel 2016 il brand è stato valutato 500 mila euro e posto in vendita, senza però trovare acquirenti[15] e rimanendo di fatto inutilizzato.

Americanino in ColombiaModifica

Nel 1989, la proprietà aveva concesso la licenza di produrre e distribuire il marchio Americanino alla Comodín S.A.S..

La licenza valeva per il territorio della Colombia (patria della Comodin), per la regione andina ed il Nord America[16]. A seguito delle vicende della casa madre, la Comodin ha continuato a disegnare e distribuire prodotti con il marchio Americanino nei paesi citati, acquisendo la titolarità del marchio per tali territori, senza avere più nessun legame con la Americanino italiana ed i successivi proprietari del marchio.

NoteModifica

  1. ^ Americanino: nuova (s)vendita per il brand che lanciò Tato Bardelle - Focus - Il Mattino di Padova, in Il Mattino di Padova, 15 gennaio 2016. URL consultato il 16 gennaio 2017.
  2. ^ Il Gazzettino Online: il quotidiano del NordEst, su www.cavarzereinfiera.it. URL consultato il 16 gennaio 2017.
  3. ^ Tribunale di Vicenza, Esecuzione Forzata Cassa Risparmio Veneto N. Gen Rep. 000652/10[collegamento interrotto].
  4. ^ L'Americanino, il boom, il declino - la tribuna di Treviso, in Archivio - la tribuna di Treviso. URL consultato il 16 gennaio 2017.
  5. ^ Elemedia S.p.A. - Area Internet, Velvet | Il ritorno di Jacob Cohen "Un jeans a tutto lusso" Emozioni forti, su velvet.repubblica.it. URL consultato il 16 gennaio 2017.
  6. ^ Gazzetta Ufficiale, su www.gazzettaufficiale.it. URL consultato il 16 gennaio 2017.
  7. ^ Tribunale di vicenza, Esecuzione forzata Cassa di Risparmio del Veneto S.p.A.[collegamento interrotto].
  8. ^ Trademarks on call - AMERICANINO - status: abandoned, su trademarksoncall.com.
  9. ^ (EN) MCGLEW AND TUTTLE, SCARBOROUGH STATION, SCARBOROUGH NY 10510-0827 - a Trademark Correspondent, su www.trademarkia.com. URL consultato il 7 febbraio 2017.
  10. ^ (EN) Apply for a Trademark. Search a Trademark, su trademarkia.com. URL consultato il 7 febbraio 2017.
  11. ^ Trademark information for AMERICANINO from CTM - by Markify, su trademark.markify.com. URL consultato il 7 febbraio 2017 (archiviato dall'url originale l'11 febbraio 2017).
  12. ^ Americanino rinasce con meta apparel - - ItaliaOggi [collegamento interrotto], su www.italiaoggi.it. URL consultato il 16 gennaio 2017.
  13. ^ zope, MFFashion.com - Americanino ed El Charro all’asta L’ultimo proprietario getta la spugna, su MFFashion.com. URL consultato il 12 febbraio 2017 (archiviato dall'url originale il 13 febbraio 2017).
  14. ^ MonrifNet, All'asta i jeans con i pellerossa Americanino in vendita per un milione di euro - La Nazione - Arezzo, su www.lanazione.it. URL consultato il 16 gennaio 2017.
  15. ^ Americanino: nuova (s)vendita per il brand che lanciò Tato Bardelle, su mattinopadova.gelocal.it. URL consultato il 16 gennaio 2017.
  16. ^ HISTORIA - AMERICANINO, su sites.google.com. URL consultato il 16 gennaio 2017.

Collegamenti esterniModifica