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Storoževoj
Kirvak I class frigate.jpg
Una fregata Classe Krivak ancorata. La Storoževoj sarebbe sembrata identica per molti aspetti alla nave qui raffigurata.
Descrizione generale
Naval Ensign of the Soviet Union (1950–1991).svg
TipoFregata
ClasseClasse Krivak
In servizio conNaval Ensign of the Soviet Union (1935–1950).svg Raboče-Krest'janskij Krasnyj Flot
CantiereSY 190 Severnaya Verf
Caratteristiche generali
Lunghezza123,5 m
Propulsione2 shaft; COGAG; 2x M-8k turbine a gas, 40,000 shp; 2x M-62 turbine a gas (cruise), 14,950 shp
Velocità32 nodi (59 km/h)
Armamento
Armamento
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La Storoževoj (in russo: Сторожевой?, "guardia" o "sentinella") è stata una fregata anti-sottomarino della Marina militare dell'URSS, Classe Burevestnik 1135 (nome in codice NATO: Krivak). La nave faceva parte della Flotta del Baltico sovietica ed era di stanza a Riga. Fu implicata in un ammutinamento nel novembre 1975.

AmmutinamentoModifica

L'ammutinamento è stato condotto dal tenente comandante e commissario politico, Valery Sablin, per protestare contro la leadership del PCUS, allora guidato da Leonid Il'ič Brežnev. Il suo scopo era quello di prendere la nave e dirigerla fuori dal Golfo di Riga, a Leningrado attraverso il fiume Neva, ormeggiare accanto alla nave museo Aurora, il vecchio incrociatore simbolo della rivoluzione russa, e trasmettere da lì un appello nazionale al popolo. In quel discorso intendeva rimarcare che il socialismo e la madrepatria erano in pericolo; che le autorità al potere erano corrotte, menzognere, e che stavano portando il paese nell'abisso; che a causa loro il comunismo era stato accantonato e che c'era bisogno di rianimare i principi leninisti di giustizia.[1]

La sera del 9 novembre 1975, Sablin attirò il capitano nel ponte inferiore, sostenendo che c'erano alcuni ufficiali che dovevano essere disciplinati perché ubriachi in servizio. Quando il capitano arrivò al piano inferiore, Sablin lo arrestò e altri ufficiali nel compartimento del sonar anteriore e prese il controllo della nave. Sablin a quel punto convocò una riunione con tutti gli ufficiali superiori della nave, per informarli che intendeva salpare per Leningrado e trasmettere il suo messaggio rivoluzionario. Otto ufficiali votarono a favore dell'ammutinamento; i rimanenti sette contrari vennero bloccati in un vano separato sotto il ponte principale.[2]

Sablin passò quindi alla fase successiva del piano, che consisteva nel conquistare il supporto dei marinai, che erano circa 145-155 uomini. Sablin era un ufficiale popolare e questo andava a suo vantaggio. Riunì l'equipaggio e pronunciò un discorso che fece sì che tutti i marinai fossero motivati ed entusiasti del piano.

Uno degli ufficiali che aveva votato a favore dell'ammutinamento fuggì durante la notte e aveva attraversato il molo navale per dare l'allarme; tuttavia, il soldato di guardia al molo non gli credette.[3]

Scoprendo della fuga, temendo di essere scoperto, Sablin decise di salpare immediatamente, invece di aspettare fino al mattino e salpare con il resto della flotta, come inizialmente previsto. L'equipaggio salpò immediatamente sotto la copertura del buio e uscì da Riga. Sablin si assicurò che il radar fosse spento per evitare il rilevamento da parte delle forze sovietiche.[3]

Quando le autorità sovietiche appresero dell'ammutinamento, il Cremlino ordinò di riprendere il controllo della fregata. Metà della Flotta del Baltico,[4] incluse tredici navi militari, furono inviate all'inseguimento e furono raggiunte da 60 aerei da guerra[4] (inclusi tre bombardieri Yak-28), i quali sganciarono bombe da 226 kg nelle vicinanze della nave ribelle. Il timone della nave venne danneggiato, la quale si fermò a 69 km dalle acque territoriali svedesi e a 531 km da Kronštadt. Dopo alcuni colpi di avvertimento delle navi da guerra in avvicinamento, la fregata fu infine abbordata dai commando della marina sovietica. Sablin, ferito in maniera non mortale,[5] e tutto l'equipaggio vennero arrestati e interrogati. Solo Sablin e il suo secondo in comando, Alexander Shein, un marinaio di 20 anni, furono processati e condannati. Al processo nel luglio 1976, Sablin fu condannato per alto tradimento e fu giustiziato il 3 agosto 1976, mentre Shein fu condannato al carcere e rilasciato dopo aver scontato otto anni. Il resto degli ammutinati fu liberato ma disonorato e allontanato dalla marina sovietica.[6]

Caccia a Ottobre RossoModifica

Gregory D. Young fu il primo occidentale a indagare sull'ammutinamento come parte della sua tesi di laurea del 1982 "Mutiny on Storozhevoy: A Case Study of Dissent in the Soviet Navy", e più tardi nel libro "The Last Sentry" di Young e Nate Braden. La tesi, depositata negli archivi della United States Naval Academy, viene letta da Tom Clancy, il quale vi si ispira per scrivere il libro "La grande fuga dell'Ottobre Rosso" e dal quale ne deriverà il noto film Caccia a Ottobre Rosso, diretto nel 1990 da John McTiernan.

Rispetto alla storia reale, il capitano Marko Ramius si rivolta contro il governo sovietico non per riportarlo sulla linea leninista, ma per vendicare l'uccisione della moglie. Il mezzo navale nella finzione non è una fregata anti-sottomarino ma il sottomarino Ottobre Rosso, il quale non viene dirottato verso l'Unione Sovietica ma verso le coste degli Stati Uniti d'America, in quanto Ramius intende consegnarlo agli statunitensi. Altre parti che non hanno attinenza con la realtà sono il personaggio del cuoco - agente del KGB e fedele al governo sovietico - intenzionato a far esplodere il sottomarino, con tutto l'equipaggio, per non farlo cadere in mani nemiche.

NoteModifica

  1. ^ (EN) Gregory D. Young, The Last Sentry: The True Story that Inspired The Hunt for Red October, Naval Institute Press, 2005, p. 194, ISBN 1591149924.
  2. ^ Guttridge Leonard F. (2002). Mutiny: A History of Naval Insurrection. Berkley Books, p. 292.
  3. ^ a b True Story, History Channel, The Hunt for Red October
  4. ^ a b https://www.youtube.com/watch?v=JYQEl9OxnqM
  5. ^ Guttridge (2002), p. 293
  6. ^ Gutridge (2002), p. 294

BibliografiaModifica

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