Anatolio Demidoff

imprenditore russo
Anatolio Demidoff
Anatole Demidoff.jpg
Il principe Anatolio Demidoff nel 1865 circa
Principe di San Donato
Stemma
In carica 1840 –
1870
Predecessore Titolo creato
Successore Paolo II
Nome completo russo: Anatoly Nikolaievich Demidov
italiano: Anatolio di Nicola Demidoff
Trattamento Altezza
Altezza reale
Nascita Firenze, Granducato di Toscana (oggi Italia), 24 marzo 1813
Morte Parigi, Secondo Impero francese (oggi Francia), 29 aprile 1870
Dinastia Demidov
Padre Nicola Demidoff
Madre Elisabetta Alessandra
Consorte Matilde Bonaparte

Anatoli Demidoff, in russo: Анатолий Николаевич Демидов? (Firenze, 17 aprile 1812Parigi, 29 aprile 1870), è stato un imprenditore russo, e primo Principe di San Donato.

BiografiaModifica

GiovinezzaModifica

 
Il conte Nicola Demidoff in un ritratto del XIX secolo

Figlio del ricchissimo ambasciatore Nicola Demidoff, era fratello di Paolo Demidoff. Fu uno dei Demidoff più attivi e seguiva sia i suoi interessi nelle industrie di armi di famiglia in Russia, sia l'arte europea (fu committente di Paul Delaroche e Eugène Delacroix), sia i suoi interessi a Firenze, sua patria d'adozione.

A 24 anni prese parte a una spedizione scientifica che intendeva mappare le zone russe di recente acquisizione verso sud, come la Moldavia e la Crimea.

ImprenditoreModifica

Con la morte del padre (1828) si ritrovò a capo del più grande impero industriale russo nel campo delle armi, mine e munizioni, con 15 villaggi-stabilimento e nove fabbriche nella zona degli Urali, con uno stratosferico appannaggio annuo di circa 5 milioni di rubli. Fu un grande industriale e durante la sua gestione il livello di affari della sua industria crebbe del 32%. Sua consuetudine era quella di mandare i dirigenti dei suoi stabilimenti a formarsi in Inghilterra e in Francia, dove era più sviluppata la cultura aziendale e capitalistica.

MatrimonioModifica

 
La principessa Matilde Bonaparte in un ritratto di Frederick W. Watts (copia da un originale di Giuseppe Bezzuoli del 1840)

Nel 1840 si sposò con la principessa Matilde Bonaparte, figlia del re Girolamo Bonaparte, già suo padrino e ospite della sua famiglia.

L'unione fu burrascosa e durò solo sei anni, durante i quali non ebbero nessun figlio. Nonostante questo spiacevole episodio, Anatolio fu sempre un devoto napoleonico e nel 1851 acquistò la Villa napoleonica di San Martino, all'Isola d'Elba e vi realizzò un museo. Sotto la villa eresse un ampio salone espositivo in stile neoclassico, oggi chiamato Galleria Demidoff.

Principe di San DonatoModifica

 
Il principe Anatolio Demidoff in un ritratto equestre di Karl Brjullov, 1831, Palazzo Pitti, Firenze

Anatolio fu creato Principe di San Donato da Leopoldo II di Toscana nel 1840, per fare in modo che potesse sposare Matilde Bonaparte senza che lei perdesse il suo titolo di Principessa.

Il titolo non fu mai riconosciuto in Russia. Fu chiamato così in onore di Villa San Donato, la villa della famiglia Demidoff a Firenze.

MorteModifica

Il Principe morì a Parigi il 29 aprile 1870 senza aver avuto figli, di conseguenza il titolo passò al nipote Paolo.

Interessi artistici e sportiviModifica

Fu tra i primi estimatori della nascente arte romantica e sostenne pittori francesi e russi (Karl Briullov, Paul Delaroche, Eugène Delacroix, Eugène Lami e Auguste Raffet): fu inoltre tra i migliori clienti della prestigiosa gioielleria Chaumet di Parigi.

A Firenze fu nel 1850 presidente della Società Anonima Fiorentina che organizzava le corse di cavalli presso l'ippodromo "Le Cascine" il cui tracciato era inizialmente sul "prato del Quercione" e venne in seguito spostato in quello del Visarno[1]. Fu il committente della statua di Lorenzo Bartolini dedicata al padre, che, dopo la sua donazione alla città, si trova in piazza Demidoff.

OnorificenzeModifica

  Cavaliere dell'Ordine di San Giuseppe

Nel 1847 l'Accademia russa delle scienze gli assegnò il Premio Demidoff.

NoteModifica

  1. ^ Calabrini, L. A. Storia delle Corse di Cavalli in Italia. Casa Editrice Colombo, Roma, 1955

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Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN179578309 · ISNI (EN0000 0001 2136 8283 · LCCN (ENno89014224 · GND (DE116069236 · BNF (FRcb124722985 (data) · BAV (EN495/92122 · CERL cnp00803299 · WorldCat Identities (ENlccn-no89014224
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