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Battaglia di Milano
parte delle invasioni barbariche del III secolo
Invasioni occidente 258-260 png.png
L'invasione degli Alemanni del 259-260 e la città di Milano al centro della pianura padana.
DataPrimavera del 260
LuogoMilano
EsitoVittoria romana
Schieramenti
Comandanti
GallienoSconosciuto
Effettivi
60.000 armati300.000 tra armati e civili[1]
Perdite
LimitateIngenti
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La battaglia di Milano ebbe luogo alle porte di questa città nella primavera del 260, tra la federazione germanica degli Alemanni e le legioni dell'imperatore romano Gallieno, il quale ebbe la meglio, riuscendo a respingere le orde dei barbari.

Indice

Contesto storicoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Invasioni barbariche del III secolo e Guerre romano-persiane.

L'imperatore Gallieno e suo padre Valeriano erano ascesi assieme al trono e si erano divisi il controllo dell'Impero in due parti: al primo spettava la protezione dell'Occidente dalle incursioni dei barbari, al secondo la gestione della frontiera con i Sasanidi.

Valeriano si trovava dunque in Oriente, a combattere prima i Goti in Asia minore e poi le armate persiane di Sapore I in Siria e Mesopotamia. Contemporaneamente, anche la frontiera danubiana subiva continui attacchi lungo le sue frontiere mentre un nuovo usurpatore, di nome Ingenuo si proclamò imperatore in Pannonia.

Nel 260, i territori dei cosiddetti Agri Decumates furono abbandonati a vantaggio delle popolazioni sveve degli Alemanni: fu infatti Gallieno a decidere il definitivo abbandono ed evacuazione di tutti i territori ad est del Reno ed a nord del Danubio, a causa delle continue invasioni delle tribù germaniche limitrofe degli Alemanni, ed alla contemporanea secessione della parte occidentale dell'impero, guidata dal governatore di Germania superiore ed inferiore, un certo Postumo.[2] Quello stesso anno gli Alemanni, che avevano sfondato il limes retico e attraversato il passo del Brennero,[3] si spinsero fino in Italia, e qui furono intercettati dalle armate di Gallieno nei pressi di Milano.[4]

Forze in campo e battagliaModifica

Le legioni che presero parte (o loro vexillationes) a questa campagna furono probabilmente otto, per un totale di circa 30.000 legionari. Si trattava delle legioni I Adiutrix, I Minervia, II Adiutrix, II Italica, legio II Parthica, VIIIAugusta, XXII Primigenia e XXX Ulpia Victrix.[5]. Il totale delle forze messe in campo potrebbe essere stato di circa 60.000 armati, di cui la metà legionari ed altrettanti ausiliari.[6]

Secondo lo storico Giovanni Zonara, gli Alemanni che scesero i passi alpini provenienti dalla Rezia erano oltre trecentomila, tra uomini in grado di portare le armi e civili. Lo scontro fu certamente cruento e molti tra i barbari persero la vita.[7] A Gallieno vittorioso gli abitanti della città di Milano dedicarono un arco di trionfo, e dalle testimonianze archeologiche sembra che in seguito a questi eventi vi fu un generale abbandono di tutti i quartieri esterni alle mura da parte della popolazione civile con il conseguente riversamento all'interno della città.[8]

Conseguenze: nuova organizzazione dell'esercito romanoModifica

In seguito a questa vittoria, Gallieno si rese conto dell'impossibilità di proteggere contemporaneamente tutte le province dell'impero con una statica linea di uomini posizionati a ridosso della frontiera (detti appunto limitanei dal termine latino limes). Per questo motivo, Gallieno formalizzò e migliorò una pratica che si era già diffusa dalla fine del II secolo sotto Settimio Severo, il quale aveva fatto acquartierare una legione, la Legio II Parthica, a pochi chilometri da Roma: si trattava infatti di una riserva strategica di soldati ben addestrati pronti ad intervenire dove serviva nel minor tempo possibile (detti comitatenses).[9]

In accordo con queste considerazioni, Gallieno costituì questa riserva strategica centrale (che sarà alla base della futura riforma dell'esercito di Diocleziano) formata prevalentemente da unità di cavalleria pesante, ovvero composte da cavalieri dotati di armatura pesante (i cosiddetti promoti, tra cui spiccavano gli equites Dalmatae, gli equites Mauri[10] et Osroeni), poiché questi percorrevano distanze maggiori in minor tempo della fanteria legionaria o ausiliarie. Ogni volta che i barbari sfondavano il limes e s'inoltravano nelle province interne, la "riserva strategica" interveniva.[11]

La base principale scelta da Gallieno per la nuova armata fu proprio Milano, punto strategico equidistante da Roma e dalle vicine frontiere settentrionali di Rezia e Norico. Si trattava di un'iniziativa resasi necessaria dalla perdita degli Agri Decumates tra il Reno ed il Danubio, che aveva portato i vicini Germani a trovarsi più vicini alla penisola italica, centro del potere imperiale.[9]

Per l'occasione Gallieno aprì per la prima volta una zecca nell'antica Mediolanum.[12]

NoteModifica

  1. ^ Zonara, L'epitome delle storie, XII, 24.
  2. ^ Grant, p. 230, 235.
  3. ^ Vi sarebbero segni archeologici di distruzione presso i forti ausiliari di Künzing, oltre a Kempten, Augsburg, Bregenz, Grenoble e Losanna, come suggerisce Southern (pp. 212-213).
  4. ^ Eutropio, 9.8.
  5. ^ Julio Rodriquez Gonzalez, Historia de las legiones romanas, Madrid 2003, p. 731.
  6. ^ Yann Le Bohec, L'esercito romano, Roma 1992, pp. 34, 45.
  7. ^ Zonara, L'epitome delle storie, XII, 25.
  8. ^ E.A. Arslan, D. Caporusso, "I rinvenimenti archeologici degli scavi MM3 nel contesto storico di Milano", in Scavi MM3 anni 1982-1990, Milano 1992, pp. 352-358.
  9. ^ a b Grant, p. 232.
  10. ^ CIL XVI, 108; CIL XVI, 114.
  11. ^ Mazzarino, pp. 551-552.
  12. ^ Lellia Cracco Ruggini, "Milano da metropoli degli Insubri a capitale d'impero: una vicenda di mille anni", nel catalogo della Mostra Milano capitale dell'Impero romano (286-402 d.C.), a cura di Gemma Sena Chiesa, pp. 18, 30; anche Southern (pp. 212-213) e Watson (pp.34 e 220), come alcuni autori della Mostra di Milano citata, datano la battaglia di Milano al 260, mentre Mazzarino (p. 526) la anticipa al 259. Zosimo sembra suggerire la data del 260 (Storia nuova, I, 37.2.).

BibliografiaModifica

Fonti primarie
Fonti secondarie
  • Autori Vari, Milano da metropoli degli Insubri a capitale d'impero: una vicenda di mille anni, Milano, catalogo della Mostra Milano capitale dell'Impero romano (286-402 d.C.), 1990.
  • (ES) Julio Rodriguez Gonzalez, Historia de las legiones Romanas, Madrid, 2003.
  • (EN) Michel Grant, Gli imperatori romani, storia e segreti, Roma, 1984, ISBN 88-541-0202-4.
  • Santo Mazzarino, L'impero romano, Bari, 1973, ISBN 88-420-2377-9, e.
  • (EN) András Mócsy, Pannonia and Upper Moesia, Londra, 1974.
  • (EN) Pavel Oliva, Pannonia and the onset of crisis in the roman empire, Praga, 1962.
  • Roger Rémondon, La crisi dell’impero romano, da Marco Aurelio ad Anastasio, Milano, 1975.
  • (EN) Chris Scarre, Chronicle of the roman emperors, New York, 1999, ISBN 0-500-05077-5.
  • (EN) Pat Southern, The Roman Empire: from Severus to Constantine, Londra & New York, 2001, ISBN 0-415-23944-3.
  • (EN) Alaric Watson, Aurelian and the Third Century, Londra & New York, 1999, ISBN 0-415-30187-4.
Romanzi storici

Voci correlateModifica