Camini delle fate

Con i termini camini delle fate o piramidi di terra si fa riferimento alla denominazione popolare data a rilievi rocciosi con morfologia tipicamente formata da un prisma rastremato verso l'alto di tufo (oppure limo o roccia vulcanica) ed estremamente friabile sormontato da un cono dello stesso materiale, ma più compatto che protegge la roccia sottostante. Queste formazioni rocciose sono denominate fatate, in quanto secondo la leggenda i massi sulla sommità furono posati da divinità celesti.

EsempiModifica

Nel mondoModifica

In ItaliaModifica

 
Le piramidi di roccia del Renon

Le piramidi di GöremeModifica

L'origine delle piramidi di Göreme è dovuta all'erosione di rocce vulcaniche depostesi a seguito di eruzioni di due vulcani, lo Hasan Dağı e l'Erciyes Dağı, circa 8 milioni di anni fa. Le loro ceneri e lapilli hanno formato ampie distese di tufo, organizzate in strati spessi diversi metri e caratterizzati dall'avere colore e consistenza diversi. Le erosioni successive ne hanno modellato il caratteristico aspetto attuale.

Alcune di queste piramidi in Cappadocia sono state scavate e abitate fin dal IV secolo a.C., prima rifugio di anacoreti, in seguito di eremiti cristiani e poi intere popolazioni. In epoca bizantina, l'intera regione si è trasformata in uno straordinario universo rupestre con ben 365 edifici come chiese, cappelle, monasteri, alcuni dei quali internamente decorati con affreschi policromi.

Una parte della serie Guerre stellari è stata girata nel paesaggio lunare di Göreme in Cappadocia.

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ Paul Stacul, Die erste Erwähnung der Südtiroler Erdpyramiden, in "Der Schlern", 51, 1977, pp. 675-678.
  2. ^ Karl Meusburger, Die Erdpyramiden bei Bruneck, in "Zeitschrift des Ferdinandeums für Tirol und Vorarlberg", III/58, 1914, pp. 453-455.

BibliografiaModifica

  • (DE) Fritz Dörrenhaus, Hans Becker, Der Ritten und seine Erdpyramiden. Vergleichende Betrachtung der Entstehung von Erdpyramiden in verschiedenen Klimagebieten der Erde (Kölner geographische Arbeiten, 17), Wiesbaden, Steiner, 1966.

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