Cammeo

tipo di gioiello
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Il cammeo (o raramente cameo) è un gioiello realizzato attraverso l'incisione di una pietra stratificata (agata, sardonica o onice) o di una conchiglia, in particolare la Cypraecassis rufa, la Cassis madascarensis e la Cassis cornuta in quanto queste conchiglie della famiglia della Cassis presentano la superficie costituita da due strati di colore distinti, il che permette di isolare nitidamente dal fondo la figura in rilievo.

Cammeo di Tolomeo II

Etimologia modifica

Il termine deriva dal vocabolo arabo gama'il (bocciolo di fiore), dal quale si è arrivati all'odierno cammeo attraverso l'antica denominazione francese camaheu.

Storia modifica

 
La principessa ereditaria Vittoria di Svezia che, nel giorno del suo matrimonio, ha indossato la famosa Tiara di cammei, proveniente dai gioielli della sua antenata Joséphine de Beauharnais.
 
Il "Grand Camée" rappresentante Augusto coronato di alloro, attribuito a Dioscuride. Inserito in montatura del XIV secolo, questo cammeo è conservato nella Biblioteca nazionale di Francia.

Nell'arte antica ionica ed etrusca si realizzarono pietre dure che vengono considerate anticipatrici del cammeo, il cui utilizzo si diffuse a partire dall'età ellenistica. Anticamente venne utilizzata la pietra sardonica, ben presto affiancata dall'agata e dall'onice. I primi cammei furono rintracciati nelle tombe di Crimea assieme alle monete di Lisimaco e risalirono al 281 a.C..[1]

Alcuni dei più famosi cammei sono stati prodotti nel periodo imperiale romano, anche se lo stile e la tecnica è derivata dall'Ellenismo[2]: il Cammeo Gonzaga rappresenta una coppia di personaggi, forse Alessandro Magno o uno dei Tolomei e la moglie; la Tazza Farnese di età tolemaica o augustea, lavorata su un'onice a due strati, ricca di venature, raffigura Medusa e la fertilità del Nilo; la Tazza dei Tolomei, risalente al periodo di Nerone è decorata con gli elementi necessari per la celebrazione del rito dionisiaco; la Gemma augustea di Dioscuride è decorata con scene esaltanti l'imperatore Augusto; il Gran Cammeo di Francia dell'età tiberiana è una sardonica a cinque strati. La Gemma Claudia è un cammeo di onice a cinque strati. Molti cammei erano inseriti in anelli maschili, in particolare era un segno distintivo dei cavalieri romani. In Persia e nella Mesopotamia l'arte del cammeo raggiunse un periodo florido dal III al VII secolo ben esemplificato da un capolavoro come Lotta tra un cavaliere romano e un sasanide. Nel tardo Impero e nel medioevo l'uso del cammeo rimase abbastanza comune tra i bizantini, mentre in occidente divenne raro, per cui venne spesso tesaurizzato e inserito in oggetti liturgici. Durante il Rinascimento italiano ci fu un revival del cammeo, per cui vari artisti, tra i quali il Grechetto[3] si distinsero in questo settore e anche nei secoli seguenti la penisola mantenne la guida dell'arte del cammeo. Se la produzione principale nel XVII secolo si trasferì in Austria, ancora italiani furono gli artisti principali, quali Alessandro Masnago e Ferdinando Eusebio Miseron.[1] Dopo il XVIII secolo questa attività incominciò una sua parabola discendente e si commercializzò confondendosi con la produzione di ricordi turistici.

Lavorazione modifica

Ancora oggi la lavorazione del cammeo si effettua artigianalmente. La prima fase della lavorazione consiste nella scelta della conchiglia adatta all'incisione. Successivamente si passa alla scoppatura, ovvero al taglio della parte più convessa della conchiglia, la "coppa"; poi si procede alla segnatura e alla sagomatura del pezzo tagliato: all'interno della coppa si tracciano i contorni dei cammei che si vogliono ricavare e si eliminano, tagliandole, le parti superflue.

 
Cammeo inciso sul guscio della conchiglia Cassis madagascariensis della famiglia delle cassinae

Infine si passa all'aggarbatura, che consiste nel dare al pezzo la forma voluta (in genere ovale o tonda) utilizzando una mola speciale. A questo punto i pezzi ottenuti sono fissati su un fuso di legno con mastice caldo composto da pece greca, cera e scagliola. Dopo tale operazione si passa alla scrostatura cioè l'abrasione della parte più esterna della conchiglia in modo da lasciare in superficie lo strato chiaro da incidere. Il lavoro passa poi all'incisore, che disegna sulla superficie il soggetto da riprodurre.

La lavorazione del cammeo ha conosciuto il suo massimo apice nel Rinascimento, oggi questi esemplari, alcuni dei quali realizzati ed impreziositi con materiali pregiati, sono presenti nelle collezioni medicee[4] o conservati nei più importanti musei di tutto il mondo.

Intagli e cammei modifica

Tecnicamente il cammeo è un'incisione che produce in rilievo un'immagine o impronta negativa, contrariamente ai sigilli che sono degli intagli della superficie (negativi, producono una impronta positiva). Questa distinzione di termini ormai è poco usata e, in pratica, il termine cammeo indica sia i cammei veri e propri, sia gli intagli.

Curiosità modifica

Argomentando sulla difficoltà di apprezzare come si deve l'arte di affilare massime, Nietzsche[5] paragona quelli che traggono da queste... poco più di un gradevole sapore in bocca a quelle persone comuni che si trovano a esaminare dei cammei: esse lodano perché non possono amare e sono subito pronte ad ammirare, ma ancor più pronte a scappare via. E questa può essere considerata una pregevole massima sull'incapacità di amare.

Note modifica

  1. ^ a b "Le Muse", De Agostini, Novara, 1964, Vol.III, pag.13-14
  2. ^ Secondo alcuni storici l'invenzione del cameo è da attribuire a Pirgotele, celebre incisore di pietre di Alessandro Magno.
  3. ^ Cesati Alessandro Detto Il Greco O Il Grechetto in Dizionario Biografico – Treccani
  4. ^ Cultura Italia, un patrimonio da esplorare
  5. ^ F. Nietzsche, Umano, troppo umano, Adelphi, 2020, p. 46-47.

Bibliografia modifica

  • Walter Schumann. Guida alle gemme del mondo, Zanichelli

Voci correlate modifica

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Collegamenti esterni modifica

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