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Canis lupus occidentalis

sottospecie di animale della famiglia Canidae
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Lupo grigio nordoccidentale
Alpha male (712) of the Canyon pack in the Lower Geyser Basin (cropped).jpg
Canis lupus occidentalis
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Carnivora
Famiglia Canidae
Genere Canis
Specie C. lupus
Sottospecie C. l. occidentalis
Nomenclatura trinomiale
Canis lupus occidentalis
Areale

Present canis lupus occidentalis range.png

Un lupo nel Parco nazionale di Denali con la sua preda.

Il lupo grigio nordoccidentale (Canis lupus occidentalis), detto anche lupo grigio della Valle del Mackenzie, lupo del Canada settentrionale o lupo dell'Alaska,[1] è una sottospecie di lupo grigio indigeno dell'Alaska, delle rive superiori del Mackenzie e del sud delle province canadesi della Columbia Britannica, dell'Alberta e del Saskatchewan.[1]

Insieme al lupo grigio delle Grandi Pianure, il lupo grigio nordoccidentale è la sottospecie di lupo grigio più diffuso del Nordamerica, con almeno sei sinonimi.[2]

Fu descritto per la prima volta dal naturalista scozzese John Richardson nel 1829. Gli diede il nome occidentalis in riferimento al suo areale geografico, dato che il colore della sua pelliccia era troppo variabile per poterne ricavare un nome.[3] Gli studi filogenetici indicano che ci sono tre clade di lupi nel Nordamerica, corrispondenti a C. l. occidentalis, C. l. nubilus e C. l. baiylei, ognuno discendente da tre invasioni separate del Nordamerica da antenati eurasiatici. Il lupo nordoccidentale discende dagli ultimi lupi che attraversarono il ponte di Bering dopo l'ultima era glaciale, spingendo verso sud le popolazioni di C. l. nubilus mentre espandevano il loro areale, un processo che continua ancora oggi.[2]

Si tratta di uno delle sottospecie più grosse: il più grande mai rinvenuto era un maschio dell'Alaska pesante 79,4 chili, ucciso presso il fiume 70 Mile nel 1939.[4][5][6] Usando come punto di riferimento il lupo europeo, John Richardson descrisse il lupo nordoccidentale come un animale più robusto, con una testa più grossa, il muso meno appuntito, le orecchie più corte e il pelo più folto.[3]

Reintroduzione a YellowstoneModifica

 
Un lupo a Yellowstone.

I lupi grigi nordoccidentali sono stati la sottospecie di lupo reintrodotta nel Parco nazionale di Yellowstone nel 1995-96, dopo quasi settant'anni di assenza dovuti allo sterminio dell'uomo. Il ritorno del grande predatore ha ribaltato completamente in positivo l'ecosistema del parco, sconvolto dopo tanti anni di assenza di un anello così vitale della catena alimentare.[7]

 
Lupi cacciano wapiti a Yellowstone.

I cervi wapiti sono diminuiti di quasi il 50%, non essendo più abituati ai lupi e trattando questi ultimi come dei coyote. I cervi erano diventati troppi e, avendo consumato quasi tutta la vegetazione, si concentravano sui giovani pioppi che crescevano lungo i fiumi, togliendo materiale per le dighe ai castori e radici che fermassero le piene dei corsi d'acqua.[7]

Il numero di bisonti americani e di cervi dalla coda bianca è invece aumentato, essendoci meno wapiti a contendere le risorse alimentari e più vegetazione da mangiare. Comunque, i lupi controllano le popolazioni dei bovini e dei cervidi, cacciando gli esemplari deboli e malati.[7]

I lupi non nascondono le prede che divorano, lasciando quindi le carcasse agli orsi grizzly, agli orsi neri americani, alle aquile di mare testabianca, alle volpi rosse, ai corvi imperiali e ai coyote, facendone incrementare di conseguenza le popolazioni.[7]

Pure i coyote sono diminuiti, anche se non hanno sofferto la stessa riduzione dei wapiti; ciò ha consentito l'aumento di carnivori di media taglia quali la volpe rossa, la lince rossa e l'aquila reale, ai quali i coyote, troppo numerosi, impedivano di cacciare piccole prede come roditori e lepri.[7]

I puma, che stavano cominciando a cacciare in pianura, sono stati subito respinti dai lupi sulle montagne, dove svolgono un fondamentale ruolo di regolatori delle popolazioni di erbivori come le capre delle nevi, le antilocapre, i bighorn e i cervi mulo.[7]

Siccome per i lupi cacciare i wapiti lungo le sponde dei fiumi è più facile, i cervi stanno lontano dai corsi d'acqua. In questo modo i giovani pioppi possono crescere e diventare grandi alberi, che bloccano con le loro radici le inondazioni e che forniscono legna per la costruzione delle dighe ai castori. Le dighe dei castori creano alcuni punti d'acqua più tranquilli, che attraggono i pesci. Questi ultimi a loro volta attirano e fanno incrementare le popolazioni di predatori acquatici come lontre e visoni. Oltre ai pesci questi microhabitat attirano e fanno aumentare anche le popolazioni di uccelli acquatici e di alci.[7]

NoteModifica

  1. ^ a b Mech, L. David (1981), The Wolf: The Ecology and Behaviour of an Endangered Species, University of Minnesota Press, p. 352, ISBN 0-8166-1026-6
  2. ^ a b Chambers SM, Fain SR, Fazio B, Amaral M, An account of the taxonomy of North American wolves from morphological and genetic analyses, in North American Fauna, vol. 77, 2012, pp. 1–67, DOI:10.3996/nafa.77.0001. URL consultato il 2 luglio 2013.
  3. ^ a b Richardson, J. (1829) Fauna boreali-americana, or, The zoology of the northern parts of British America, London : J. Murray [etc.], pp. 60-65
  4. ^ The Wolves of Isle Royale, Fauna Series 7, Fauna of the National Parks of the United States, 1966, p. 76, ISBN 1-4102-0249-6.
  5. ^ Young, Stanley P.; Goldman, Edward A. (1944). The Wolves of North America, Part II. New York, Dover Publications, Inc.
  6. ^ Lopez, Barry H. (1978). Of Wolves and Men. J. M. Dent and Sons Limited. p. 18. ISBN 0-7432-4936-4.
  7. ^ a b c d e f g Douglas H. Chadwick, Al lupo, al lupo, in National Geographic Italia, vol. 25, nº 3, marzo 2010, pp. 32, 33, 36.

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