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BiografiaModifica

Scrisse Di una riforma d'Italia, il cui titolo completo è Di una riforma d'Italia ossia dei mezzi di riformare i più cattivi costumi e le perniciose leggi d'Italia, in cui condannò il malcostume italiano ascrivendolo a conseguenza della Controriforma. Venne per questo condannato dall'inquisizione e fu quindi costretto a vagare per l'Europa.

Proveniente da una cultura di frontiera (Trento), da un'identità difficile e divisa fra cultura controriformistica, aperture illuministiche, influenze asburgiche e resistenze ecclesiastiche, prende come proprio punto di riferimento la cultura tedesca e la religiosità protestante, oltre all'Illuminismo italiano e francese. Le argomentazioni principali del Pilati sono l'esaltazione della ragione e dell'esperienza contrapposte alla natura, il ruolo fondamentale dell'istruzione, il carattere strumentale delle religioni. Fondamentale per capire la formazione culturale di Pilati è anche la dottrina di Febronio e la cultura giansenistica. Nell'agosto 1767 si trasferisce in Olanda, sede dei grandi editori dell'Illuminismo radicale. Successivamente si trasferisce a Coira, nei Grigioni, da cui si lanciò nell'esperienza giornalistica lanciando il giornale Corriere letterario, che durò circa un anno e mezzo, come tentativo di mediazione tra cultura tedesca e Illuminismo italiano e francese. In Svizzera dove scrisse il suo saggio più celebre, Di una riforma d'Italia ossia dei mezzi di riformare i più cattivi costumi e le perniciose leggi d'Italia (1767) e conobbe Rousseau e Voltaire[1]. Nel 1769 interruppe l'esperienza di Coira, trovò rifugio a Venezia dove venne catturato dagli Inquisitori di Stato.

Di una riforma d'ItaliaModifica

Opera principale di Pilati è Di una riforma d'Italia, pubblicata nel 1769; il trattato prende spunto dalle polemiche del giurisdizionalismo, ma affronta il problema del conflitto Stato-Chiesa alla radice, nel suo nodo principale: occorre ridurre il clero secolare (i preti), abolire quello regolare (ordini ecclesiastici), sottrarre ogni ricchezza alla Chiesa e trasformare i sacerdoti in funzionari pubblici, preparati per il loro compito in seminari gestiti dallo Stato. Si possono notare riferimenti al febronianesimo, mentre a sua volta l'opera sembra suggerire temi e argomenti al nascente giuseppinismo. Pilati vuole l'abolizione di tutte le immunità e delle giurisdizioni ecclesiastiche, restituire allo Stato e al mercato i beni immobilizzati nelle manimorte, la cancellazione dei diritti romano e canonico. È cosciente della differenza tra i paesi protestanti con i paesi cattolici; i paesi che hanno conosciuto la Riforma non conoscono forme di immobilizzazione dei beni, i quali al contrario circolano liberamente e distribuiscono benessere. La superiorità dei paesi protestanti non deriva però, secondo Pilati, da motivazioni teologiche, ma sposta l'origine su differenze culturali ed etiche. Nodo da scegliere è sempre la presenza ingombrante della Chiesa che concentra le ricchezze sottratte allo Stato e alla società civile e porta con sé un sistema di valori incompatibile con un mondo ragionevole. Fondamentale è il concetto di tolleranza e il rifiuto di ogni inquisizione. Il sovrano e lo Stato sono inoltre invitati a fare una scelta decisamente antiaristocratica, poiché la nobiltà, assieme al clero, rappresenta un'istituzione anacronistica e che ostacola il libero sviluppo della società.

Relazioni del regno di CumbaModifica

Nel 1768 scrive le Relazioni del Regno di Cumba, uno Stato immaginario in cui immagina l'arrivo di missionari. Mostra le distruzioni portate in un regno innocente e pagano in particolare da parte dei gesuiti. È una fortissima critica agli ordini regolari, ai loro modelli culturali, al loro parassitismo e dannosità sociale. La scelta che propone è la loro abolizione, graduale ma ferrea. La Chiesa avrebbe dovuto inoltre avere unicamente uno scopo spirituale ed essere ricondotta ai diritti e doveri di una qualsiasi società privata.

NoteModifica

  1. ^ AA.VV., La letteratura italiana vol. 11, pag. 133, Edizione speciale per il Corriere della Sera, R.C.S. Quotidiani S.p.A., Milano 2005; Titolo dell'opera originale: Natalino Sapegno ed Emilio Cecchi (diretta da) Storia della letteratura italiana, Garzanti Grandi opere, Milano 2001 e De Agostini Editore, Novara 2005)

BibliografiaModifica

  • Maria Rigatti, Un illuminista trentino del secolo XVIII: Carlo Antonio Pilati, Firenze, Vallecchi 1923. [1]
  • Daniele Mattalia, Pilati, Carlo Antonio, in Dizionario Letterario Bompiani. Autori (Milano, Bompiani), III, 1957, p. 155, SBN IT\ICCU\PAL\0199718.
  • L'Italia del Settecento, Carpanetto, Ricuperati, Laterza 1986.
  • AA. VV., Carlo Antonio Pilati: un illuminista trentino nell'Europa del 1700 (atti del Convegno), Trento, Edizioni U.C.T., 1987.
  • Giovanni Pagliero, Pilati C.A. Lettere di un viaggiatore filosofo (Germania, Austria, Svizzera), Trento, Edizioni U.C.T., 1993.
  • Giovanni Pagliero, Pilati C.A. Lettere di un viaggiatore filosofo (Il Mezzogiorno, Parigi), Trento, Edizioni U.C.T., 1993.
  • Serena Luzzi, Il "viaggiatore filosofo" e il conte mecenate. Lettere inedite di Carlo Antonio Pilati a Giovanni Vigilio, Thun-Hohenstein di Castel Braghèr (1775-1777), in «Annali dell'Istituto storico italo-germanico in Trento», 30, 2004, pp. 549–600.
  • Serena Luzzi, Lettere inedite di Carlantonio Pilati, aspirante professore a Padova, all'abate Calogerà e al consultore «in jure» Trifone Wrachien (1764), in Carlantonio Pilati (1733-1802). Un intellettuale trentino nell'Europa dei Lumi, a cura di S. Ferrari-G.P. Romagnani, Milano, Franco Angeli, 2005, pp. 341–363.
  • Serena Luzzi, Il processo a Carlo Antonio Pilati (1768-1769), ovvero della censura di stato nell'Austria di Maria Teresa, in «Rivista Storica Italiana», 117, 2005, 3, pp. 687–741.
  • Serena Luzzi, A pranzo con Mozart. Come Carlo Antonio Pilati rientrò illegalmente in patria (Rovereto 1769), con qualche nota sulla percezione del bando nel XVIII secolo, in "Studi in memoria di Adriano Rigotti", a cura di M. Allegri, Rovereto, Edizioni Osiride, 2006, pp. 135–161.
  • Serena Luzzi, Ricezione, traduzione e censura nel Settecento. Le versioni francesi della 'Riforma d'Italia' di Carlo Antonio Pilati, in "L'Accademia degli Agiati nel Settecento europeo. Irradiazioni culturali", a cura di G. Cantarutti-S. Ferrari, Milano, Franco Angeli, 2007, pp. 99–128.
  • Andrea Marchisello, La ragione del diritto. Carlantonio Pilati tra cattedra e foro nel Trentino del tardo Settecento, Milano, Giuffré, 2008.
  • Serena Luzzi, Culture riformatrici nell'Italia del Settecento. Per una rilettura di Carlo Antonio Pilati e dei suoi modelli, in «Rivista Storica Italiana», 121, 2009, 3.
  • Serena Luzzi, Percorsi secolarizzati nell'Italia del Settecento, tra diritto naturale ed etica scozzese, in "Illuminismo e protestantesimo", Atti del Convegno internazionale, Rovereto 27-28 marzo 2008.
  • Carlo Antonio Pilati, Di una riforma d'Italia, ossia, dei mezzi di riformare i più cattivi costumi e le più perniciose leggi d'Italia, s.n., in Villafranca [i.e. Chur] 1767.
  • Carlantonio Pilati, Per antichi sentieri, Soveria M., Rubbettino, 2010. (Introduzione e traduzione delle lettere XVIII, XXII e XXIII dai "Voyages en differents pays de l'Europe", a cura di Giuseppe F. Macrì.)
  • (DE) Eberhard Kaus, Pilati, Carlo Antonio, in "Bio-Bibliographisches Kirchenlexikon" 31, Nordhausen 2010, pp. 1072-1077.

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