Cattedrale di Avezzano

chiesa italiana
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StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Collegiata di San Bartolomeo (Avezzano).
 
Altare e organo a canne
 
Interno della cattedrale

Sono almeno quattro le chiese cattedrali dedicate all'apostolo Bartolomeo edificate nel corso dei secoli nella città di Avezzano. Tutte hanno dovuto fare i conti con i terremoti che hanno devastato la zona[1].

Un'antica chiesa dedicata a sant'Antonio abate e poi a san Bartolomeo fu edificata prima dell'anno mille. Quest'edificio durante il XII secolo ricevette dal re di Sicilia Guglielmo II il titolo di cappella reale. Essa è poi documentata nel XIII secolo in un atto notarile che attesta il pagamento alla chiesa di vari tributi da parte degli abitanti del luogo.

La chiesa, in parte distrutta da un terremoto avvenuto nel 1349, fu ricostruita ed ingrandita con stile rinascimentale nel XVI secolo. Nel 1572 ricevette il titolo di collegiata. Anche la struttura cinquecentesca fu gravemente danneggiata dai terremoti del 1655 e del 1703. Ricostruita è andata nuovamente distrutta a causa dal terremoto della Marsica del 1915. L'edificio sacro, voluto dal vescovo Mons. Pio Marcello Bagnoli, fu ricostruito a partire dal 1930 sul progetto dell'architetto Sebastiano Bultrini, che tuttavia subì sostanziali modifiche[2], per essere consacrato nel 1942 diventando la chiesa madre della diocesi dei Marsi. Ad Avezzano, infatti, venne trasferita la cattedra diocesana già dal 1924 con la bolla Quo aptius di papa Pio XI[3].

Danneggiata dai bombardamenti aerei del 1944 la cattedrale non subì fortunatamente danni irreparabili, anche se poi fu restaurata su progetto preliminare dell'architetto Pasquarelli[4] e in seguito su quello definitivo dell'ingegnere Giuseppe Mazzocca[5][6].

EsternoModifica

L'edificio moderno presenta una facciata di travertino in stile neorinascimentale[7] con i tre portali sormontati dai mosaici in cui sono raffigurati il Cristo affiancato dai due protettori della città, San Bartolomeo e la Madonna di Pietraquaria. Sul lato di via Marconi svetta il campanile più alto della città.

InternoModifica

La cattedrale è a croce latina a tre navate divise da pilastri ed illuminate dal rosone e dalle vetrate della cupola. Sopra gli archi, i cornicioni sono stati aggiunti nel restauro successivo ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Tutte le navate sono absidate ma solo quella centrale, circolare, lavorata con pietra bianca locale, esce dal perimetro della chiesa[4]. Nel coro dietro l'altare maggiore, l'organo (1975) è opera della Pontificia Fabbrica d'organi Comm. Giovanni Tamburini[8].

NoteModifica

  1. ^ Cattedrale dei Marsi, ItaliaVirtualTour.
  2. ^ Ciranna, Montuori, 2015b, pp. 112-114.
  3. ^ Guida degli archivi diocesani (PDF), Ministero per i beni e le attività culturali.
  4. ^ a b Cattedrale di San Bartolomeo (Avezzano), BeWeB. URL consultato il 2 giugno 2016.
  5. ^ Ciranna, Montuori, 2015a, p. 107.
  6. ^ Cattedrale di San Bartolomeo, Terre Marsicane. URL consultato il 5 novembre 2016.
  7. ^ Chiesa di San Bartolomeo, GeoPlan.
  8. ^ Gianluca Tarquinio, La musica sacra nella provincia dell'Aquila. La Marsica, Ianieri editore, Pescara, p. 132

BibliografiaModifica

  • Simonetta Ciranna, Patrizia Montuori, Avezzano, la Marsica e il circondario a cento anni dal sisma del 1915: città e territori tra cancellazione e reinvenzione, L'Aquila, Consiglio Regionale dell'Abruzzo, 2015, SBN IT\ICCU\RMS\2695461.
  • Simonetta Ciranna, Patrizia Montuori, Tempo, spazio e architetture. Avezzano, cento anni o poco più, Roma, Artemide, 2015, SBN IT\ICCU\IEI\0408772.

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