Collegiata di San Bartolomeo (Avezzano)

chiesa scomparsa di Avezzano

La collegiata di San Bartolomeo era il principale edificio religioso di Avezzano, in Abruzzo. La chiesa andò completamente distrutta a seguito del terremoto della Marsica del 1915[1].

Collegiata di San Bartolomeo
San Bartolomeo Avezzano pre 1915.jpg
Collegiata e piazza di San Bartolomeo
StatoItalia Italia
RegioneAbruzzo
LocalitàAvezzano
Coordinate42°01′43.7″N 13°25′39.6″E / 42.028806°N 13.427667°E42.028806; 13.427667
Religionecattolica
Titolaresan Bartolomeo
Diocesi Avezzano
Inizio costruzioneIX - X secolo
CompletamentoXVII secolo
Demolizione13-1-1915

StoriaModifica

 
Visita guidata nell'area di scavo della collegiata
 
Ricostruzione in 3D di piazza San Bartolomeo prima del sisma

Lo storico Muzio Febonio nell'opera Historiae Marsorum riporta che la chiesa originaria venne edificata in località Pantano intorno al IX-X secolo forse sui resti di un preesistente tempio dedicato con ogni probabilità a Giove Statore che lo storico abate marsicano attribuì invece al dio Giano[2]. L'area assunse originariamente tale nome a causa delle frequenti inondazioni del lago Fucino che la rendevano acquitrinosa e fangosa[3].

 
Murale rievocativo in Largo San Bartolomeo

La chiesa di piccole dimensioni, probabilmente a unica navata, venne inizialmente dedicata a san Salvatore e poi a sant'Antonio abate[4] o, secondo altre fonti, a san Pietro o a san Clemente[5]. Ricostruita nel 1156 è citata, insieme alla chiesa di Santa Maria in Vico, a quella di Sant'Andrea e alle chiese di Santa Maria, di San Giovanni e di San Pietro in Aquaria (monte Salviano), nella bolla di Papa Clemente III del 1188 in cui appare dedicata con chiarezza a san Bartolomeo apostolo[6]. Nel XII secolo ricevette dal re di Sicilia Guglielmo II il titolo di cappella reale.

L'edificio religioso è stato caratterizzato nel corso dei secoli da distruzioni e riedificazioni. Nel 1349 la chiesa crollò a seguito di un grave terremoto che colpì l'area dell'Italia centrale.

Chiusa al culto per circa due secoli[2], venne ricostruita ed elevata nel 1572 a collegiata[7]. Ad essa, nella seconda metà del XVI secolo, furono concesse dal vescovo dei Marsi Giambattista Milanese, con il placet di Marcantonio II Colonna, le rendite delle altre chiese del territorio: badia e cappella di Sant'Andrea, San Basilio, San Calistro, San Francesco, San Leonardo, San Paolo, San Nicola, Santa Maria delle Cese, Santa Maria in Vico, San Simone e chiesa della Trinità[8].

Nel corso del Seicento gli storici Lucio Camarra il giovane e Muzio Febonio descrissero un'iscrizione latina collocata nella chiesa avezzanese dedicata a Traiano in cui gli abitanti di Alba Fucens resero omaggio all'imperatore romano che nel II secolo fece avviare i lavori di ripristino dell'emissario claudiano e dell'Incile del Fucino tanto da garantire il necessario prosciugamento delle acque lacustri favorendo le attività agricole. L'autenticità dell'epigrafe è stata messa in dubbio da altri studiosi in quanto, poco oltre un secolo dopo la prima citazione di Camarra, risultò già introvabile[9][10].

L'ultima ricostruzione precedente al terremoto del 1915 risale al XVII secolo. La chiesa in fase di ricostruzione e completamento venne danneggiata da altre due scosse sismiche, quella del 1654 e quella del 1703[8].

 
Targa in ricordo di Maria Teresa Cucchiari presso i ruderi della collegiata

La chiesa divenne per volontà del cardinale Marcantonio Colonna un punto di riferimento delle suore trinitarie, la cui scuola venne istituita accanto all'edificio religioso[11]. Il cardinale, infatti, affidò alla nascente comunità religiosa l'educazione delle ragazze meno abbienti del suo feudo di Avezzano. La fondatrice dell'istituto fu madre Maria Teresa Cucchiari che in questa collegiata operò per circa quarant'anni, dal 1762 fino alla sua morte. Venne sepolta il 10 giugno 1801 all'interno della chiesa nel sepolcro dei sacerdoti semplici[12][13].

Prima della quasi completa distruzione in seguito al terremoto del 13 gennaio 1915 l'edificio fu chiuso per problemi statici; gli ultimi interventi di consolidamento vennero portati avanti dall'ingegnere Luigi Renzi. Con il sisma crollarono oltre alla chiesa anche i palazzi adiacenti come palazzo Ferrini-Marimpietri[14], palazzo del Rebecchino e l'edificio che ospitava la scuola delle suore trinitarie[15]. Della collegiata rimase in piedi soltanto la base del campanile mentre alcune parti pericolanti della facciata furono demolite dal Genio civile[16]. Nel 1924 furono demoliti i ruderi per consentire la nuova urbanizzazione dell'area. Due capitelli, l'acquasantiera e la campana realizzata dalla "Premiata fabbrica da orologi da torre Michelangelo Canonico", restaurati nel 1965, sono esposti all'Aia dei Musei di Avezzano[3].

Nel 1965, cinquanta anni dopo il terremoto, il Genio civile realizzò il monumento commemorativo situato nel largo di San Bartolomeo ricostruendo una piccola parte del campanile[16].

DescrizioneModifica

La chiesa seicentesca a tre navate era situata nel centro di Avezzano. La sua facciata, progettata dall'architetto Baldi con successive semplificazioni a opera dell'ingegnere Massari, si presentava suddivisa in tre parti verticali da elementi di lesene ed era sormontata dalla statua raffigurante san Bartolomeo apostolo. I quadri di maggior pregio erano quelli che adornavano gli 11 altari che affiancavano l'altare maggiore; i dipinti furono attribuiti alla scuola di Carlo Maratta e a Guido Reni[1]. In alcune stanze erano collocate la sagrestia, l'oratorio e la casa delle compagnie di San Rocco e del Santissimo Sacramento[15][17]. Le campate erano divise da alcuni pilastri, mentre l'abside aveva una forma semicircolare[4]. Il campanile a base quadrata venne innalzato lateralmente nel 1781[18]. Il piazzale antistante era delimitato da alcune colonnine in pietra, tre delle quali sono ancora presenti in largo San Bartolomeo[3].

La nuova chiesaModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Cattedrale di Avezzano.

La nuova chiesa di San Bartolomeo, elevata a cattedrale della diocesi dei Marsi, venne ricostruita delocalizzando l'edificio nel contemporaneo centro urbano di Avezzano, in piazza Risorgimento, e fu consacrata nel 1942[19].

Campagna di scaviModifica

A cominciare dal 2004 ebbero inizio gli scavi archeologici nell'area delle fondamenta e nei settori basamentali, sottoposte nel 1999 a vincolo dal MiBAC[3], dove nel corso degli anni erano emersi i sepolcri collettivi, il sepolcro dei sacerdoti, l'ossario, alcuni frammenti ossei e di affreschi, ceramiche, pietre, tegoloni ed elementi riconducibili alle diverse fasi imperiale, medievale e rinascimentale della distrutta collegiata[3][20][21][22].

Nel corso dei lavori di scavo sono emerse nel 2017 sette tombe risalenti al periodo aragonese, nel tempo in cui probabilmente il Regno di Napoli fu guidato da Ferrante d'Aragona[13].

Nel 2018 sono state recuperate le ossa dal sacello numero 7 dei sacerdoti semplici che, dopo articolate analisi, sono state attribuite a Maria Teresa Cucchiari[23].

NoteModifica

  1. ^ a b Giovanni Pagani, San Bartolomeo, su avezzano.terremarsicane.it, Terre Marsicane. URL consultato il 22 gennaio 2018 (archiviato dall'url originale il 29 dicembre 2017).
  2. ^ a b Pagani, 1966, vol. 1, pp. 86-87.
  3. ^ a b c d e Avezzano, nuova vita per la parte storica della città: via alla riqualificazione di piazza San Bartolomeo, su comune.avezzano.aq.it, Comune di Avezzano, 21 luglio 2022. URL consultato il 21 luglio 2022.
  4. ^ a b Mastroddi, 1998, p. 45.
  5. ^ Ciranna, Montuori, 2015a, p. 19.
  6. ^ Bolla Clemente III, su pereto.info. URL consultato il 10 luglio 2016.
  7. ^ Ciranna, Montuori, 2015b, pp. 96-97.
  8. ^ a b Ciranna, Montuori, 2015b, p. 98.
  9. ^ Theodor Mommsen, CIL IX, n. 3915.
  10. ^ Giuseppe Grossi, L'ager Albensis e il fundus Avidianus, su comune.avezzano.aq.it, Comune di Avezzano. URL consultato il 24 luglio 2021.
  11. ^ San Bartolomeo e le sue origini, su terremarsicane.it, Terre Marsicane, 27 aprile 2016. URL consultato il 22 gennaio 2018.
  12. ^ Rossella Pantanella, Una missionaria nell'Avezzano del '700 (PDF), su sobriaebbrezza.it. URL consultato il 16 marzo 2017 (archiviato dall'url originale il 2 febbraio 2016).
  13. ^ a b Scoperte sette tombe dell'epoca aragonese sotto la chiesa di San Bartolomeo, all'interno monete e medaglie, su marsicalive.it, Marsica Live, 2 giugno 2017. URL consultato il 7 giugno 2017.
  14. ^ Mastroddi, 1998, p. 90.
  15. ^ a b Giovanbattista Pitoni, Piazza San Bartolomeo cuore pulsante della città, su ilcentro.it, Il Centro, 14 ottobre 2007. URL consultato il 23 luglio 2022.
  16. ^ a b Ciranna, Montuori, 2015b, pp. 99-100.
  17. ^ Mastroddi, 1998, p. 46.
  18. ^ Mastroddi, 1998, pp. 45-47.
  19. ^ Cattedrale di San Bartolomeo, su beweb.chiesacattolica.it, BeWeB. URL consultato il 10 luglio 2016.
  20. ^ Grossi, 2002, pp. 63-64.
  21. ^ Ex Collegiata di San Bartolomeo, su regione.abruzzo.it, Regione Abruzzo. URL consultato il 16 marzo 2017 (archiviato dall'url originale il 17 marzo 2017).
  22. ^ Collegiata San Bartolomeo. Parte la campagna di scavi, su ricerca.gelocal.it, Il Centro. URL consultato il 10 luglio 2016.
  23. ^ Le ossa nell'ex cattedrale sono della Serva di Dio, su ilcentro.it, Il Centro, 5 dicembre 2018. URL consultato il 6 dicembre 2018.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

  • Giovanni Pagani, San Bartolomeo, su terremarsicane.it, Terre Marsicane. URL consultato il 21 luglio 2022.