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«Una vera avanguardia rivoluzionaria non può stare a guardare, arroccata sulle sue posizioni. La dispersione delle forze sarebbe un lusso letale»

(tratto dal giornale di Ordine Nuovo, 1969)
L'ascia bipenne, simbolo di Ordine Nuovo

Il Centro Studi Ordine Nuovo fu una associazione politico-culturale di destra fondato nel 1956 da Pino Rauti, esponente del MSI, dopo fratture createsi al congresso di Viareggio nel 1954 tra il partito e la corrente "spiritualista", e sciolto nel 1969.

Indice

StoriaModifica

La corrente di Ordine NuovoModifica

Nel gennaio 1954, nel corso del IV Congresso di Viareggio, ad Augusto De Marsanich succedette come segretario del MSI Arturo Michelini. Nel corso del Congresso, Rauti, Nicosia e Erra, che erano tra i più noti rappresentanti del gruppo giovanile, proposero lo spostamento del partito su posizioni più intransigenti e la rivisitazione del Fascismo in chiave più critica[1] ricollegandosi soprattutto all'impostazione tradizionalista-spiritualista di Evola[2] e in particolare al saggio "Orientamenti" pubblicato per la prima volta nel 1950 dalla rivista "Imperium"[3]. Dopo il Congresso di Viareggio Rauti si pose su posizioni estremamente critiche verso la nuova classe dirigente ritenendo che il partito avesse perso ogni aspirazione rivoluzionaria[4].

L'uscita dal MSI e il Centro Studi Ordine NuovoModifica

Nel novembre 1956, Arturo Michelini al V Congresso di Milano fu nuovamente, seppur di stretta misura, riconfermato segretario. Al fine di contrastarne l'elezione la corrente spiritualista, che ormai ha assunto il nome di "Ordine Nuovo", si presentò alleata con la sinistra missina ma inutilmente[5]. Rauti non accettandone ideologicamente la strategia dell'inserimento[6], alla guida della corrente "spiritualista"[7] di Ordine Nuovo uscì dal MSI[8]. Il 14 gennaio 1957 i dirigenti di Ordine Nuovo inviarono una dura lettera al segretario nazionale contestandone la linea e di fatto dando il via alla scissione[9]. Il primo “gruppo storico” era costituito da Rauti, Clemente Graziani, Paolo Signorelli, Stefano delle Chiaie Giuliano Bracci, Paolo Andriani, Rutilio Sermonti, Bruno Acquaviva, Piero Vassallo, Silvio Adorni, Riccardo e Gastone Romani, Silvio Vitale, Nino Capotondi, Alfio Tagliavia, Stefano Mangiante, Gabriele Troilo, Antonio Lombardo, quasi tutti esponenti missini. In seguito aderirono anche Paolo Signorelli, Giulio Maceratini, Gino Ragno, Marcello Perina e Adriano Romualdi (proveniente dalla Giovane Italia).

 
Manifesto con l'invito a votare scheda bianca

Il Centro Studi Ordine Nuovo aprì la sua sede a Roma in via di Pietra quando ancora era parte integrante del MSI e in breve tempo diverse sedi in Italia, che nel 1966 arrivò ad avere 3.500 iscritti[10], utilizzando come simbolo l'ascia bipenne. Il Centro Studi Ordine Nuovo si impegnò in attività esclusivamente culturale tenendosi anche lontano dalle competizioni elettorali[11]. Unica concessione fu fatta ai giovani guidati da Delle Chiaie che per le elezioni politiche del 1958 lanciò la campagna, per primo in Italia[12], a favore della scheda bianca, ma senza utilizzare la sigla di "Ordine Nuovo"[11]. Nel 1959 Delle Chiaie, in polemica con Rauti che non voleva impostare il Centro Studi come un movimento politico, uscì con il proprio gruppo denominato "Avanguardia Nazionale Giovanile".

L'impostazione data al gruppo da Rauti si discostò totalmente dalla tradizione fascista ricercando nuovi autori di riferimento anche all'estero come Corneliu Codreanu, Giuseppe Tucci, Pio Filippani Ronconi e René Guénon[13] e iniziando ad immaginare, contrapposta alla dicotomia USA-URSS, una "Europa Nazione"[13]. In breve tempo l'influenza culturale di Ordine Nuovo, con la sua visione eroica ed aristocratica di impostazione evoliana esercitò una forte influenza sui giovani militanti di destra rimasti nel MSI[14] che non rinunciarono a richiederne la partecipazione ufficiale ai Convegni del movimento giovanile come quello di Perugia del gennaio 1967 organizzato dal FUAN[15].

Il Kali YugaModifica

La trasformazione in Centro Studi costituiva un'applicazione letterale delle tesi di Julius Evola, che propugnavano un atteggiamento di sdegnoso rifiuto della società contemporanea, corrotta e materialista, che si trova nel periodo del Kali Yuga, termine preso dalla tradizione indiana, che indica un periodo di crisi dei valori tradizionali: appunto quello in cui il mondo si troverebbe a vivere nell'età contemporanea. Secondo la dottrina tradizionale, infatti sarebbe impossibile operare un cambiamento radicale e permanente alla società democratica in questo momento, rendendo inutile qualsiasi impegno politico. È questa la teoria della non politica o apolitica.

A questa impostazione si deve la scelta, attuata a partire dalle elezioni politiche del 1958, di disinteressarsi totalmente delle consultazioni elettorali.

SimbologiaModifica

 
Riunione del Centro Studi Ordine Nuovo

Ordine Nuovo scelse come proprio simbolo l'ascia bipenne e come proprio motto il motto delle SS: "Il mio onore si chiama fedeltà".

La canzone La vandeana, una antica ballata controrivoluzionaria, il cui ritornello è "Spade della Vandea, falci (o asce) della boscaglia, baroni e contadini siam pronti alla battaglia" diventerà l'inno di Ordine Nuovo in piena coerenza con l'insegnamento evoliano di difesa della Francia monarchica e pregiacobina.

 
Rauti con Giorgio Almirante nel 1969, in occasione del suo rientro nel MSI

Il rientro nell'MSIModifica

Con l'arrivo alla segreteria dell'MSI nel 1969 di Giorgio Almirante, Rauti sciolse il Centro studi e con un gruppo di dirigenti rientrò nel partito. Tre ordinovisti entrarono nella direzione nazionale del Msi (Pino Rauti, Giulio Maceratini, Paolo Andriani) mentre altri 11 vennero cooptati nel comitato centrale (tra gli altri Rutilio Sermonti, Gastone Romani, Generoso Simeone, Marcello Perina, Romano Cortellacci e Paolo Signorelli). Poco prima di rientrare nel partito, Rauti aveva scritto sul periodico "Ordine Nuovo" che «una vera avanguardia rivoluzionaria non può stare a guardare, arroccata sulle sue posizioni. La dispersione delle forze sarebbe un lusso letale». Si pone «la necessità vitale di inserirsi dalla finestra del sistema, da cui eravamo usciti dalla porta, per poter usufruire delle difese che il sistema offre attraverso il Parlamento. E quale poteva essere lo strumento di quest'inserimento se non il MSI?»[16]»

Parte dei militanti contrari al rientro nel Msi, accusando il MSI di essere "asservito alla borghesia e all'imperialismo statunitense", il 21 dicembre 1969 diedero invece vita al movimento Ordine Nuovo, guidato da Clemente Graziani.

NoteModifica

  1. ^ Adalberto Baldoni, cit. pag. 63
  2. ^ Piero Ignazi, Il polo escluso. Profilo del Movimento Sociale Italiano, Bologna, il Mulino, 1989, p. 77
  3. ^ In nota, Piero Ignazi, Il polo escluso. Profilo del Movimento Sociale Italiano, Bologna, il Mulino, 1989, p. 77
  4. ^ Adalberto Baldoni, cit. pag. 64
  5. ^ Antonio Carioti, "I ragazzi della fiamma", cit, pag 209
  6. ^ Adalberto Baldoni, cit. pag. 70-71
  7. ^ Piero Ignazi, Il polo escluso. Profilo del Movimento Sociale Italiano, Bologna, il Mulino, 1989, p. 87-88
  8. ^ Adalberto Baldoni, cit. pag. 34
  9. ^ Antonio Carioti, "I ragazzi della fiamma", cit, pag 222-223
  10. ^ Antonio Carioti, "I ragazzi della fiamma", cit, pag 251
  11. ^ a b Antonio Carioti, "I ragazzi della fiamma", cit, pag 250
  12. ^ Mario Caprara e Gianluca Semprini, Neri, la storia mai raccontata della destra radicale, eversiva e terrorista, Edizioni tascabili Newton, Roma 2011, pag 208
  13. ^ a b Nicola Rao, "La fiamma e la celtica", cit, pag 84
  14. ^ Piero Ignazi, Il polo escluso. Profilo del Movimento Sociale Italiano, Bologna, il Mulino, 1989, p. 122-123
  15. ^ Piero Ignazi, Il polo escluso. Profilo del Movimento Sociale Italiano, Bologna, il Mulino, 1989, p. 130
  16. ^ A. Baldoni, Il crollo dei miti, Settimo Sigillo, Roma 1996, p. 281.

BibliografiaModifica

  • Pino Rauti, Le idee che mossero il mondo, Centro Editoriale Nazionale, 1963, Roma
  • Adalberto Baldoni, La Destra in Italia: 1945-1969, Pantheon, 2000, Roma
  • Nicola Rao, La fiamma e la celtica, Sperling, 2006
  • Adalberto Baldoni, Storia della destra, Dal postfascismo al Popolo della libertà, Edizioni Vallecchi, 2009, Firenze
  • Piero Ignazi, Il polo escluso. Profilo del Movimento Sociale Italiano, Bologna, il Mulino, 1989
  • Nicola Rao, La fiamma e la celtica, Sperling & Kupfer Editori, 2006, Milano
  • Nicola Rao, Il sangue e la celtica, Sperling & Kupfer Editori, 2008, Milano
  • Antonio Carioti, Gli orfani di Salò, Mursia, 2008, Milano
  • Antonio Carioti, I ragazzi della fiamma, Mursia, 2011, Milano
  • Mirco Dondi, L'eco del boato: storia della strategia della tensione 1965-1974, Laterza 2015
  • Solange Manfredi, Depistaggi, EAN 9786050376715

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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