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Cherubino

secondo ordine degli angeli, nell'angelologia cristiana
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Un cherubino (da una miniatura del XVI secolo) che secondo l'iconografia cristiana tradizionale presenta una sembianza tetramorfa: uomo, leone, toro, aquila.[1]

Il cherubino è un tipo di angelo, presente, in ordine storico, nell'Ebraismo e nel Cristianesimo.

Il termine deriva dall'ebraico כְּרוּב, keruv (al plurale כְּרוּבִים, keruvim), ma la sua etimologia risalirebbe all'assiro Karabu («che è propizio» o «benedicente»).

DescrizioneModifica

Nella letteratura compaiono per la prima volta nel libro della Genesi 3,24:

 
Un Cherubino ritratto da Giusto de' Menabuoi a difesa dell'ingresso dell'Eden nei confronti di Adamo ed Eva.

«E esiliò (il Signore Dio) l'uomo e pose a oriente del Giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante per custodire la via dell'albero della vita

I cherubini, secondo la classificazione delle schiere angeliche, sono posti «oltre il trono di Dio», espressione metaforica per indicare l'estrema vicinanza a Dio ed al suo potere; collocati da Dante nel cielo dello Zodiaco o delle stelle fisse, stanno a guardia della luce e delle stelle. Si crede che, anche se sono stati rimossi dal piano reale e materiale degli uomini, la luce divina che essi filtrano giù dal cielo possa ancora toccare le vite umane.

Secondo l'Antico Testamento, in Esodo 25,18-22 hanno una sola faccia e due ali (anche in 1Re 6:24 hanno solo due ali), mentre nel libro di Ezechiele sono descritti con quattro ali e quattro facce, ovvero una di uomo, una di leone, una di toro ed infine una di aquila ("tetramorfo"):

 
I cherubini tetramorfi della visione di Ezechiele secondo Raffaello (1518), che ne rappresenta quattro, uno per ciascuna delle forme.

«Al centro, una figura composta di quattro esseri animati, di sembianza umana con quattro volti e quattro ali ciascuno. Le loro gambe erano diritte e i loro piedi come gli zoccoli d'un vitello, splendenti come lucido bronzo. Sotto le ali, ai quattro lati, avevano mani d'uomo; tutti e quattro avevano le proprie sembianze e le proprie ali, e queste ali erano unite l'una all'altra. Quando avanzavano, ciascuno andava diritto davanti a sé, senza voltarsi indietro. Quanto alle loro fattezze, avevano facce d'uomo; poi tutti e quattro facce di leone a destra, tutti e quattro facce di toro a sinistra e tutti e quattro facce d'aquila. Le loro ali erano spiegate verso l'alto; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il corpo. Ciascuno andava diritto davanti a sé; andavano là dove lo spirito li sospingeva e, avanzando, non si voltavano indietro.Ezechiele 1, 5-12 [2]»

Nell'iconografia classica ed artistica, invece, sono raffigurati con volti umani, di rarissima bellezza e splendore.

I cherubini sono considerati dediti alla protezione. Essi stanno a guardia dell'Eden e del trono di Dio.

Il loro grado tra gli angeli è diverso a seconda delle tradizione ebraica o cristiana, ma vengono comunque posti nella Prima Sfera. Alcuni li credono essere un ordine di angeli; altri li credono una classe al di sopra di ogni altro angelo. I cherubini hanno una perfetta conoscenza di Dio, superata soltanto dall'amore di Dio da parte dei Serafini.

Quanto al nome dei cherubini, esso ci rivela il loro potere di conoscere e di contemplare la Divinità, la loro attitudine a ricevere il dono di luce più alto e a contemplare la dignità del Principio divino nella sua potenza originaria, la loro capacità di riempirsi del dono della saggezza e di comunicarlo, senza invidia, a quelli del secondo ordine.

Nel talmud e nella letteratura ebraica, i cherubini hanno quasi le sembianze di carri metallici.[3] Nell'antroposofia di Steiner, essi sono anche chiamati spiriti dell'armonia, ed ognuno dei quattro volti con cui anticamente si palesarono è seguito a sua volta da due accompagnatori, cosicché il loro numero complessivo, che compone lo zodiaco, arriva a dodici.[4]

Riferimenti bibliciModifica

Essi vengono menzionati di solito al plurale nella Bibbia in Genesi 3,24, Esodo 25,18-22, Esodo 26,1, Esodo 26,31, Esodo 36,8, Esodo 36,35, Esodo 37,7-9, Numeri 7,89, 1Samuele 4,4, 1Re 6,23-35, 1Re 7,29, 1Re 7,36, 1Re 8,6-7, 2Re 19,15, 1Cronache 13,6, 1Cronache 28,18, 2Cronache 3,7-14, 2Cronache 5,7-8, Salmi 80,1, Salmi 99,1, Isaia 37,16, Ezechiele 10,1-22, Ezechiele 11,22, Ezechiele 41,18-25, Ebrei 9,5.

Essi vengono menzionati nella Bibbia anche al singolare in Esodo 25,19, Esodo 37,8, 2Samuele 22,11, 1Re 6,25-26, 2Cronache 3,11-12, Salmi 18,10, Ezechiele 9,3, Ezechiele 10,9-14, Ezechiele 28,14-16, Ezechiele 41,18-19.

Riferimenti storici e letterariModifica

 
Due cherubini in un celebre dipinto di Raffaello

Nel cristianesimo medievale il cherubino è una delle nove nature angeliche, o spiriti celesti, collocati subito dopo i Serafini. Normalmente in gruppo, i cherubini si situano nella prima gerarchia angelica e in quanto tali sono nominati da Dante nel Canto XXVIII (v. 99) del Paradiso. Il nome cherubino viene inoltre citato anche nel poema epico di Turoldo nella Chanson de Roland alla morte del paladino Rolando.

Per estensione, si definisce cherubino un fanciullo di particolare grazia e bellezza. Di qui il nome del personaggio del paggio nelle Nozze di Figaro di Mozart.

AraldicaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cherubino (araldica).

In araldica, il termine cherubino è utilizzato per indicare una testa di puttino, in maestà, sostenuta da due ali spiegate: in questa veste iconografica i cherubini sono spesso raffigurati dalla tradizione pittorica italiana. Taluni stemmi di araldica civica straniera portano il cherubino con le ali incrociate.

NoteModifica

  1. ^ Ez 1, 10.
  2. ^ [1].
  3. ^ J. Kauffmann, cit. in D. Lattes, Nuovo Commento alla Torà, Roma, Carucci, 1986.
  4. ^ Le gerarchie spirituali Archiviato il 20 ottobre 2016 in Internet Archive., conferenza di Rudolf Steiner, pp. 7-8.

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