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Chiesa della Gran Madre di Dio (Torino)

Chiesa di Torino
Chiesa della Grande Madre di Dio
19TorinoGranMadreDio.JPG
Esterno
StatoItalia Italia
RegionePiemonte Piemonte
LocalitàTurin coat of arms.svg Torino
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareMaria
Arcidiocesi Torino
ArchitettoFerdinando Bonsignore
Stile architettonicoadrianeo, neoclassico
Inizio costruzione1818
Completamento1831

Coordinate: 45°03′43.92″N 7°41′56.76″E / 45.0622°N 7.6991°E45.0622; 7.6991

(LA)

«ORDO POPVLVSQUE TAVRINVS OB ADVENTVM REGIS»

(IT)

«La nobiltà e il popolo di Torino per il ritorno del re»

(Iscrizione sul pronao)

La chiesa della Gran Madre di Dio è uno dei più importanti luoghi di culto cattolici di Torino. Situata nella piazza omonima, si trova sulla riva destra idrografica del fiume Po, nel quartiere Borgo Po, immediatamente prospiciente al Ponte Vittorio Emanuele I e alla centrale piazza Vittorio Veneto; insieme a questi scorci, uniti alla visuale del vicino Monte dei Cappuccini, completa uno dei panorami più noti e suggestivi dell'area orientale del centro di Torino.

Il suo progetto fu opera dell'Architetto di Corte Ferdinando Bonsignore e le sue forme e dimensioni si ispirano dichiaratamente a quelle del Pantheon di Roma, di stile neoclassico-adrianeo. Terminata nel 1831, la chiesa della Gran Madre riveste particolare importanza per la città, la sua storia e la sua posizione.

Indice

StoriaModifica

 
La chiesa in una fotografia degli anni settanta del XIX secolo

L'edificio, unica chiesa della città di proprietà comunale, fu eretta per volontà dei Decurioni della città, per festeggiare il ritorno del re Vittorio Emanuele I di Savoia il 20 maggio 1814, dopo la ritirata dell'esercito di Napoleone e la fine del dominio francese. Sul timpano del pronao che sovrasta il suo ingresso, infatti, è ben visibile l'epigrafe «ORDO POPVLVSQVE TAVRINVS OB ADVENTVM REGIS»,[1][2] coniata dal latinista Michele Provana del Sabbione.

 
Veduta panoramica dalla vicina Mole Antonelliana

L'autore dell'edificio è l'architetto torinese Ferdinando Bonsignore, un artista di chiaro indirizzo neoclassico, il di cui progetto venne prescelto in seguito a un concorso e avviato alla realizzazione soltanto nel 1818, dopo la solenne posa della prima pietra.

Tuttavia la costruzione si interruppe per circa un decennio e il cantiere riprese i lavori sotto il regno di Carlo Felice dal 1827. L'edificio fu inaugurato nel 1831 sotto il regno del successore Carlo Alberto.[2] Oltre a Bonsignore, diedero il loro contributo l'architetto Giuseppe Formento e l'ingegnere monregalese Virginio Bordino, che ideò il sistema per erigere sullo stilobate le grandi colonne del pronao esastilo. Nei lavori di costruzione fu coinvolto anche l'architetto casalese Luigi Canina, residente a Roma, che fu spesso consultato per questioni architettoniche relative all'edificio ed ebbe altresì l'incarico di mantenere i contatti con i grandi scultori Bertel Thorvaldsen e Carlo Finelli, in occasione della realizzazione delle statue e dei bassorilievi, opere eseguite da giovani allievi delle Accademie italiane e in particolare dell'Accademia di Belle Arti di Torino, da poco riformata.

 
Vista notturna della chiesa da corso Cairoli, sulla riva opposta del Po

L'edificazione della Gran Madre diede un notevole sviluppo per la riqualificazione del quartiere Borgo Po, per il quale con l'occasione si stilò un primo piano regolatore della città.[3] Sorse allora il piazzale semicircolare, ovvero l'attuale piazza Gran Madre, quasi una naturale prosecuzione dell'adiacente e coeva piazza Vittorio Emanuele I, l'attuale piazza Vittorio Veneto, in corso di completamento in quegli stessi anni.

DescrizioneModifica

EsternoModifica

 
Il pronao esastilo visto dalla base della scalinata

L'edificio si trova rialzato rispetto alla piazza circostante e per raggiungere l'ingresso principale frontale si deve salire un'ampia scalinata al termine della quale si trova un grande pronao esastilo, costituito da sei colonne frontali per due su ciascun lato; all'interno del pronao vi altre due colonne, una per ciascun lato, affiancate da tre pilastri addossati alle pareti. Tutte le dieci colonne e i sei pilastri recano capitelli corinzi e il pronao nel suo complesso conferisce alla struttura un marcato aspetto neoclassico. Sull'alto frontone vi è il timpano scolpito con un altorilievo marmoreo del 1827 attribuito a Francesco Somaini di Maroggia (1795-1855), che rappresenta la Vergine con Bambino che riceve omaggio da parte dei decurioni torinesi, committenti dell'edificio religioso.

Sotto il pronao, ai lati del portale, vi sono due nicchie contenenti statue di santi[4]:

 
Il campanile della Gran Madre di Dio sull'edificio adiacente
 
La statua della Fede
 
La statua della Religione

Alla base della scalinata, ognuna su un grande basamento posto a lato della struttura, sono presenti due statue, rappresentanti la Fede e la Religione, realizzate dallo scultore carrarese Carlo Chelli nel 1828, tuttavia entrambe erroneamente interpretate come rappresentazione della Madonna.

La Fede, sulla sinistra, è impersonata da una donna con un nastro intrecciato sul petto. Anche in questo caso, il manto la ricopre interamente lasciando vedere, oltre al volto e alle mani, il piede sinistro che calza lo stesso tipo di sandalo dell'altra statua, la Religione. Con la mano destra tiene un libro aperto, mentre la sinistra è alzata verso il cielo con un calice. Alla sua destra vi è un piccolo angelo alato seminudo, in piedi, con un bastone nella mano destra, mentre la sinistra è rivolta verso la donna.

La Religione, sulla destra, è sempre raffigurata da una donna con lungo abito chiuso da un nastro, mentre il manto la ricopre interamente. Impassibile, ha lo sguardo verso l'orizzonte e sembra non accorgersi del giovane che le sta inginocchiato accanto e che le tende due tavole di pietra bianche. Con la mano destra essa impugna un'esile croce latina che pare non faccia fatica alcuna a sostenere.

 
Vittorio Emanuele I di Savoia, ai piedi della gradinata

Vittorio Emanuele I di Savoia, al centro, ai piedi della scalinata, è raffigurato con una statua marmorea di quasi dieci metri, opera di Giuseppe Gaggini, docente all'Accademia Albertina di Torino, iniziata nel 1849, ma terminata soltanto nel 1869. Essa fu completata per volere di re Vittorio Emanuele II, così come recita la scritta sul retro del basamento, decorato con stemma comunale: "VITTORIO EMANUELE II RE D'ITALIA QUESTA STATUA DONATA AI TORINESI L'ANNO MDCCCLXIX".

Sul fronte del basamento invece, un secondo epitaffio ne descrive il soggetto: "VITTORIO EMANUELE I RE DI SARDEGNA RESTITUITO AL SUO POPOLO IL XX MAGGIO MDCCCXIV NE CORONAVA LA FEDELTÀ SECOLARE". L'opera tuttavia, fu posta sul basamento, con una cerimonia ufficiale, soltanto nel 1885[5].

La chiesa, per la sua specifica forma architettonica, non è provvista di campanile, pertanto una torre campanaria con orologio in stile neobarocco fu eretta nel 1830, sui tetti dell'edificio posto a destra della chiesa, all'angolo con via Bonsignore, dove sono situati l'oratorio, gli uffici e gli archivi parrocchiali della stessa chiesa.

InterniModifica

 
Una vista della navata interna

L'interno della chiesa appare molto semplice. L'unica navata è a pianta circolare con l'altare maggiore posto a oriente e ricavato in un'abside semicircolare caratterizzata da due grandi colonne in porfido rosso, contrapposte alle altre due analoghe che affiancano il portale d'accesso, posizionato a occidente.

Di notevole importanza è l'apparato scultoreo, alla quale realizzazione parteciparono gli scultori Angelo Bruneri (San Maurizio), Giuseppe Bogliani (San Carlo Borromeo e San Giovanni Battista), Carlo Caniggia (Amedeo IX di Savoia), Giuseppe Chialli (San Marco), Antonio Moccia (Margherita di Savoia), Andrea Galassi a cui si deve la statua della Gran Madre di Dio con il Bambino, situata dietro l'altare maggiore, avvolta da un'aura mistica costituita da raggi dorati e sovrastata da una grossa corona lignea sorretta da due putti. Nelle nicchie laterali interne sono presenti statue raffiguranti: San Maurizio, la beata Margherita di Savoia, il beato Amedeo IX di Savoia e San Giovanni Battista, patrono della città. Del Novecento sono invece il grande crocifisso dello scultore Edoardo Rubino e un bassorilievo di Umberto Baglioni.

Alla base della cupola vi è una decorazione costituita da ghirlande scolpite alternate a quattro bassorilievi che narrano episodi della Vita della Vergine, ovvero: Natività, Presentazione al Tempio, Sposalizio, Incoronazione, realizzati su disegno e modello di Carlo Finelli dagli scultori milanesi Gaetano Motelli, Abbondio Sangiorgio, Francesco Somaini, e Francesco Stanga.

 
L'interno della cupola

La parte più importante e caratteristica della chiesa è indubbiamente la cupola. Essa è caratterizzata da cinque ordini di lacunari ottagonali di misura decrescente decorati in stucco ed è cosiderata un capolavoro del neoclassico piemontese; la struttura è interamente realizzata in calcestruzzo e termina con un oculo circolare di oltre tre metri di diametro da cui filtra la luce zenitale.

Nei vani sottostanti collocati all'interno del basamento della chiesa, in una cripta disegnata da Giovanni Ricci, si trova il Sacrario dei Caduti della prima guerra mondiale,[6] inaugurato il 25 ottobre 1932, alla presenza di Benito Mussolini.[7] Il sacrario contiene le ossa di oltre 5.000 torinesi morti in battaglia.[6]

La leggenda sul tempioModifica

 
Statua della Fede

Una delle leggende sulla chiesa è che essa sorga ove, nell'antichità, vi era un tempio dedicato alla dea egizia Iside, conosciuta anche come "Grande Madre".[8]

Una delle due statue ai lati della scalinata, quella di sinistra, rappresenta una donna che tiene nella mano destra un libro aperto e con la sinistra leva un calice.

Per gli amanti dell'esoterismo la statua, rappresentante ufficialmente la Fede, non sarebbe altro che la stessa Madonna, con in mano il Sacro Graal[9], e indicherebbe un punto che dovrebbe portare al ritrovamento del prezioso calice[10], il che indurrebbe a pensare che la famosa (e presunta) reliquia si trovi proprio in questa città.

NoteModifica

  1. ^ «La nobiltà e il popolo di Torino per il ritorno del re»
  2. ^ a b Enrico Bassignana, Guida alla Torino Incredibile magica e misteriosa, Torino, Priuli e Verlucca, 2017, pp. 31. ISBN 978-88-8068-820-4
  3. ^ Filippo Ambrosini, L'ombra della Restaurazione. Cospiratori, riformisti e reazionari in Piemonte e Liguria (1814-1831)., p.222, Torino, Il Punto.
  4. ^ http://www.cittaecattedrali.it/it/bces/57-chiesa-della-gran-madre-di-dio
  5. ^ http://www.museotorino.it/view/s/427d7e876c5641d1ae5129eb888d169b
  6. ^ a b Marziano Bernardi, Torino, storia e arte, Torino, Fratelli Pozzo, 1975, p. 76
  7. ^ Enrico Bassignana, Guida alla Torino Incredibile magica e misteriosa, Torino, Priuli e Verlucca, 2017, pp. 31-32. ISBN 978-88-8068-820-4
  8. ^ Enrico Bassignana, Guida alla Torino Incredibile magica e misteriosa, Torino, Priuli e Verlucca, 2017, p. 32. ISBN 978-88-8068-820-4
  9. ^ Vittorio Messori e Giovanni Cazzullo, Il Mistero di Torino, Milano, Mondadori, ma chie 2005, ISBN 88-04-52070-1. p. 226
  10. ^ http://www.duepassinelmistero.com/Gran%20Madre.htm

Voci correlateModifica

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