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Iside

Iside, o Isis o Isi,[1] in lingua egizia Aset (traslitterato 3s.t) ossia sede,[2] è una divinità egizia appartenente alla religione dell'antico Egitto. Dea della maternità, della fertilità e della magia, è originaria di Behbet el-Hagar, nel Delta del Nilo. Divinità in origine celeste, associata alla regalità per essere stata primariamente la personificazione del trono[2] come dimostra il suo cartiglio che include il geroglifico "trono", faceva parte dell'Enneade. Iside fu una dei principali dei della antica religione egizia, il cui culto si diffuse attraverso il mondo greco-romano.

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3s.t
Iside
in geroglifico

Fu menzionata per la prima volta durante l'antico regno, come una dei protagonisti del mito di Osiride, in cui fa risorgere suo marito, il re divino Osiride, dopo il suo assassinio, e crea e protegge il suo erede Horus. Le sue relazioni con gli umani erano basate sulle sue azioni nel mito. Si credeva che aiutasse i morti a passare nell'aldilà poiché aveva aiutato Osiride. Era considerata la madre divina del faraone, che veniva comparato a Horus, e il suo comportamento materno veniva invocato negli incantesimi di guarigione. In origine aveva un ruolo limitato all'interno dei rituali reali e dei riti dei templi, anche se era più importante all'interno delle pratiche funeraria e dei testi magici.

Durante il primo millennio a.C., Osiride e Iside diventarono gli dei egizi più venerati. I governanti in Egitto e in Nubia cominciarono a costruire templi dedicati perlopiù a Iside, e il suo tempio a Philae era un centro religioso sia per gli egiziani che per i nubiani. Iside convogliò in se molti tratti di altre divinità, particolarmente di Hator, un'importante dea dei secoli precedenti. I poteri magici attribuiti a Iside erano maggiori di quelli degli altri dei, e si diceva che proteggesse il regno dai suoi nemici, che governasse i cieli e il mondo naturale e che avesse potere sul destino stesso.

Durante il periodo ellenistico, quando l'Egitto era governato dai greci, Iside cominciò ad essere venerata sia dai greci che dagli egiziani, assieme ad un nuovo dio, Serapide. Il loro culto si diffuse in tutto il mondo mediterraneo. I seguaci greci di Iside le attribuirono nuovi tratti presi da altri dei greci, come l'invenzione del matrimonio e la protezione delle navi. Inoltre, conservò dei forti legami con l'Egitto e le altre divinità egiziane che erano popolari all'interno del mondo ellenistico, come Osiride e Harpocrate. Quando la cultura ellenistica fu assorbita da Roma nel primo secolo a.C., il culto di Iside diventò parte della religione romana. I suoi seguaci erano una piccola parte della popolazione dell'impero romano, ma segni del suo culto sono stati trovati in molti dei suoi territori. Il suo culto sviluppò festività distintive, come il Navigium Isidis, assieme a delle cerimonie di iniziazione simili a quelle di altri culti misterici greco-romani. Alcuni dei suoi seguaci affermavano che i poteri divini di Iside superavano tutti gli altri del mondo antico.

Il culto di Iside terminò con l'ascesa del cristianesimo durante il quarto e quinto secolo d.C.. Il suo culto potrebbe aver influenzato alcune credenze e pratiche cristiane, come la venerazione di Maria, ma le prove a favore di questa influenza sono ambigue e spesso controverse. In seguito, Iside continuò ad apparire nella cultura occidentale, particolarmente all'interno dell'esoterismo e del paganesimo moderno, spesso come una personificazione della natura o dell'aspetto femminile della divinità.

Indice

Nome e originiModifica

Anche se alcune divinità egiziane appaiono nel tardo periodo predinastico, né Iside né suo marito Osiride furono menzionati prima della quinta dinastia. Un'iscrizione che potrebbe riferirsi a Iside risale al regno di Nyuserre Ini, mentre appare in modo prominente all'interno dei testi delle piramidi, che cominciarono ad essere scritti verso la fine della dinastia e il cui contenuto potrebbe essere stato concepito molto prima. Molti passaggi all'interno dei testi delle piramidi connettono Iside con la regione del delta del Nilo vicino a Behbeit el-Hagar e Sebennytos, dove lei e il suo culto potrebbero aver avuto origine.

Molti studiosi si sono concentrati sul nome di Iside per riuscire a determinare le sue origini. Il suo nome egiziano era ꜣst o Aset, che diede la base per la forma coptica ⲎⲤⲈ (Ēse) e per il suo nome greco  Ἰσις, su cui è basato il suo nome moderno. Il nome in geroglifico è composto dal segno di un trono, che Iside indossa anche sul capo come simbolo della sua identità. Il simbolo serve come fonogramma, ma potrebbe anche rappresentare effettivamente un legame con i troni. Il termine egiziano per il trono potrebbe aver condiviso una etimologia con il suo nome, e Kurt Sethe ha suggerito che Iside potesse essere originariamente una personificazione dei troni. Henri Frankfort fu d'accordo, affermando che il trono era considerato come la madre del re, e quindi una dea, a causa del suo potere di fare di un uomo un re. Altri studiosi, come Jürgen Osing e Klaus P. Kuhlmann, hanno messo in dubbio questa interpretazione, a causa delle differenze fra il nome di Iside e la parola trono e per la mancanza di prove che un trono sia mai stato divinificato. Qualunque siano le sue origini, Iside è strettamente connessa con il ruolo del re all'interno dei testi delle piramidi, la più antica fonte che descriva la sua natura. Il ciclo di miti intorno alla morte di Osiride e alla sua resurrezione si trova per la prima volta all'interno dei testi delle piramidi. Esso diventò uno dei miti egiziani più elaborati e influenti. Iside ha un ruolo più attivo in questo mito rispetto agli altri protagonisti, e per questo, quando cominciò a svilupparsi all'interno della letteratura dal nuovo regno al periodo tolemaico, diventò uno dei personaggi letterari più complessi fra le divinità egizie. Allo stesso tempo, Iside assorbì diverse caratteristiche da altre dee, portando la sua importanza anche oltre il mito di Osiride. Durante il periodo tolemaico era spesso considerata una divinità universale.

Moglie e donna in luttoModifica

 
Statua di una donna, probabilmente Iside, in posizione di lutto

Iside è parte dell'Enneade di Eliopoli, una famiglia di nove dei discendenti del dio creatore, Atum o Ra, a seconda delle versioni. Lei e i suoi fratelli, Osiride, Set e Nefti, sono l'ultima generazione degli Enneadi, nati da Geb, dio della terra, e Nut, dea del cielo. Il dio creatore, il sovrano originale del mondo, passa la sua autorità attraverso la discendenza maschile dell'Enneade, facendo sì che Osiride diventi re. Di conseguenza Iside, sua sposa e sorella, diventa la sua regina.

Set uccise Osiride e, in molte versioni del mito, smembrò il suo cadavere. Iside e Nefti, assieme ad altre divinità quali Anubi, cercarono i pezzi del corpo del fratello e lo riassemblarono. Le loro azioni sono il prototipo mitico della mummificazione e di altre pratiche funerarie. Secondo alcuni testi, Iside e i suoi fratelli dovettero proteggere il corpo di Osiride dalla dissacrazione da parte di Set è dei suoi servi. In questa fase del mito, Iside e Nefti sono spesso viste in forma di nibbio. Questa forma potrebbe essere stata ispirata dalla similitudine fra il verso del nibbio e il pianto delle donne in lutto, oppure da una metafora che compara la ricerca del nibbio per le carogne con la ricerca delle dee per il cadavere del fratello. Iside è la personificazione di una vedova in lutto. L'amore suo e di sua sorella per il fratello e il loro dolore per la sua morte lo aiutano a tornare in vita, assieme all'utilizzo di incantesimi da parte di Iside. Diversi testi funerari contengono dei discorsi di Iside, in cui esprime il suo dolore per la morte di Osiride, il suo desiderio sessuale nei suoi confronti e anche la rabbia perché lui l'ha abbandonata. Tutte queste emozioni hanno un ruolo nella sua resurrezione, perché servono per spronarlo all'azione. Alla fine, Iside ridà vita e respiro al corpo si Osiride e ha un rapporto sessuale con lui, in cui concepisce loro figlio, Horus. Da questo punto in poi Osiride vive solo nella Duat, o aldilà. Ma producendo un figlio e erede per vendicare la sua morte e eseguire i riti funerari per lui, Iside si è assicurata che suo marito vivrà nell'aldilà.

Il ruolo di Iside nell'aldilà è basato su quello nel mito. Aiutava a ripristinare le anime degli umani deceduti, come aveva fatto per Osiride. Come altre dee, per esempio Hathor, fungeva anche da madre per i morti, dandogli protezione e nutrimento. Inoltre, sempre come Hathor, prendeva la forma di Imentet, dea dell'est, che accoglieva le anime dei morti nell'aldilà come suoi bambini. Ma per la maggior parte della storia egiziana gli dei maschi, come Osiride, erano quelli che si credeva dessero poteri rigenerativi che erano cruciali per la rinascita. Iside si limitava ad assisterlo stimulando il suo potere. Il potere divino femminile diventò più importante nelle credenze dell'aldilà del Nuovo Regno. Vari testi funerari tolemaici enfatizzano che Iside ebbe un ruolo attivo nella concezione di Horus, stumulando il marito inerte, alcune decorazioni di tombe egiziane del periodo romano rappresentano Iside con un ruolo centrale nell'aldilà, e un testo funerario di quella era suggerisce che si pensava che ĺe donne fossero in grado di prendere parte al seguito di Iside e Nephtys nell'aldilà.

Dea madreModifica

 
Iside accudisce Horus

Iside è trattata come la madre di Horus sin dalle prime copie dei Testi delle Piramidi, anche se ci sono segni che Hathor fosse originariamente identificata come sua madre, e altre tradizioni identificano una versione più vecchia di Horus come figlio di Nut e fratello di Iside e Osiride. Iside potrebbe essere diventata la madre di Horus solo quando il mito di Osiride cominciò a prendere forma durante l'Antico Regno. Nella cura di suo figlio, Iside è dipinta come l'immagine della devozione materna.

Nella forma sviluppata del mito, Iside diede alla luce Horus dopo una gravidanza lunga e un parto difficile nei boschetti di papiro del delta del Nilo. Mentre suo figlio cresce, deve proteggerlo da Set e da molti altri serpenti, scorpioni e malattie. I suoi sforzi per guarire Horus erano descritti in molti libri di incantesimi, che compravano ogni paziente con Horus, cosicché potesse beneficiare dell'impegno di Iside. In alcuni testi, Iside viaggia fra gli umani e deve cercare il loro aiuto. Secondo una storia, sette Dei scorpioni minori viaggiavano con lei è le facevano la guardia. Si vendicarono su una ricca donna che si era rifiutata di aiutare Iside pungendo il figlio e rendendo necessario che Iside guarisse il bimbo senza colpa. La reputazione di Iside di dea compassionata, che vuole diminuire le sofferenze umane, contribuì di gran lunga alla sua immagine.

Iside continuò ad assistere il figlio quando sfidò Set per riottenere il titolo che gli aveva usurpato, anche se madre e figlio sono rappresentati in conflitto alcune volte, come quando Horus decapita Iside e sostituisce la testa originale con quella di una mucca, un mito di origine del corno di mucca che Iside indossa.

L'aspetto materno di Iside si estendeva anche ad altre divinità. I testi delle bare, risalenti al Medio Regno (2055-1650 a.C. ca.) dicono che i quattro figli di Horus, divinità funeraria che si pensava proteggessero gli organi interni dei morto, erano la prole di di Iside e la forma più anziana di Horus.[3] Nella stessa epoca, Horus fu sincretizzato con il dio della fertilità Min, e per questo Iside era vista come madre di Min.[4] Si diceva che la forma di Min conosciuta come Kamutef, "toro di sua madre", che rappresentava la rigenerazione ciclica degli dei e dei re, mettesse incinta la madre per ottenere per sé un'identità di genere.[5] Per questo motivo Iside è anche identificata come la sposa di Min.[6] La stessa visione di questa ideologia potrebbe celarsi dietro la tradizione, trovata in alcuni testi, secondo cui Horus abbia stuprato Iside.[7][8] Amun, la prima divinità egizia durante il Medio e il Nuovo Regno, assunse il ruolo di Kamutef, e, quando era in questa forma, Iside era la sua consorte.[6] Api, un toro che era venerato come un dio vivente a Menfi, era considerato il figlio di Iside, il cui parde era una forma di Osiride conosciuta come Osiride-Apis. La madre di ogni toro era quindi conosciuta come "Iside mucca".[9]

Una storia all'interno del Papiro di Westcar del Medio Regno include Iside in un gruppo di dee che fanno da nutrici durante il parto di tre futuri re.[10] Ha un ruolo simile nei testi del Nuovo Regno che descrivono le nascite divine di faraoni regnanti.[11] Nel papiro di Westcar, Iside annuncia i nomi dei bambini mentre nascono. Questo fatto è visto come un segno che Iside aveva il potere di predire il futuro o di influenzare eventi futuri, come altre divinità che assistevano nel parto. [12] Testi molto più recenti chiamano Iside "signora della vita, sovrana del fato e del destino"[10] e indicano che ha il controllo su Shai e Renenuter, come altri grandi dei come Amun nelle prime fasi della storia egiziana. Governando queste divinità, Iside determina la lunghezza e la qualità della vita umana.[12]

Dea dei sovrani e protettrice del regnoModifica

 
Iside tiene in braccio il faraone Seti I

Horus era equiparato ad ogni faraone vivente e Osiride ad ogni predecessore deceduto del faraone. Iside è quindi la mitologica madre e moglie dei re. Nei testi delle piramidi, risulta importante per il re in quanto è una delle divinità che lo proteggeva e assisteva nell'aldilà. La sua importanza all'interno dell'ideologia reale crebbe durante il Nuovo Regno.[13] Rilievi all'interno di templi da quell'epoca in poi mostrano il re che si nutre dal seno di Iside; il suo latte guariva i suoi bambini e simboleggiava il suo diritto di regnare.[14] L'ideologia reale enfatizzava sempre di più l'importanza delle regine come controparti terrestri delle dee che erano mogli del faraone è madri dei suoi eredi. Inizialmente la più importante di queste dee era Hathor, la controparte femminile di Ra e Horus, le cui caratteristiche erano incorporate nelle corone delle regine. Ma a causa delle sue connessioni con la regalità, anche a Iside furono dati gli stessi titoli e insegne regali che erano dati alle regine umane.[15]

Il ruolo di Iside come protettrice di Osiride da Set diventò parte di un aspetto più grande e agguerrito del suo personaggio.[16] Testi funerari del Nuovo Regno mostrano Iside nella barca di Ra, mentre naviga attraverso l'aldilà, agendo in qualità di una delle divinità che sottomette l'arcinemico di Ra, Apep.[17] I re invocavano anche i suoi poteri apotropaici contro i nemici umani. Nel suo tempio tolemaico di Fila, vicino al confine con le popolazioni Nubiane che raziavano l'Egitto, era descritta come la protettrice dell'intera nazione, più potente in battaglia di milioni di soldati, sostenitrice dei re tolemaici e degli imperatori romani nei loro sforzi per sottomettere i nemici dell'Egitto.[16]

Dea della magia e della saggezzaModifica

Iside era conosciuta anche per i suoi poteri magici, che le avevano permesso di resuscitare Osiride e di proteggere e guarire Horus, e per la sua astuzia.[18] Grazie alla sua conoscenza della magia, si diceva che era più potente di un milione di dei.[19][20] In diversi episodi della storia "Le contese di Horus e Set", Iside usa queste abilità per superare in strategia Set nel corso del conflitto. In un'occasione, si trasforma in una giovane donna che dice a Set di essere coinvolta in una disputa di eredità simile a quella dell'usurpazione di Osiride da parte di Set. Quando Set definisce quella situazione come ingiusta, Iside lo deride, dicendo che si è giudicato in torto da solo.[20] In testi più recenti, usa i suoi poteri di trasformazione per combattere e distruggere Set e i suoi seguaci.[21]

Molte storie su Iside sono "storiole", prologhi di testi magici che descrivono eventi mitici legati al risultato che si cerca di ottenere con l'incantesimo.[senza fonte] In un incantesimo, Iside crea un serpente che morde Ra, che è più vecchio e più grande di lei, e lo infetta col suo veleno, facendolo ammalare. La dea poi si offre di guarirlo se lui le rivelerà il suo nome segreto, conoscenza che le avrebbe concesso un potere incomparabile. Dopo molte trattative, Ra le rivela il suo nome, che lei riferirà a Horus, mettendo in sicurezza la sua autorità reale.[20] La storia potrebbe essere interpretata come una storia delle origini che spiega perché le abilità magiche di Iside siano superiori a quelle degli altri dei, ma siccome usa la magia per ingannare Ra, la storia sembra indicare che era in possesso di queste attività magiche anche in precedenza.[22]

Dea del cieloModifica

Molti dei ruoli che Iside assunse le diedero un'importante posizione nel cielo.[23] Dei passaggi nei Testi delle Piramidi connettono strettamente Iside con Sopdet, dea che rappresenta la stella Sirio, la cui relazione con il marito Sah, la costellazione dell'Orione, e il figlio Sopdu, richiama la relazione di Iside con Osiride e Horus. Il sorgere eliacale di Sirio, subito prima della piena del Nilo, diede a Sopdet una stretta connessione con le inondazioni e la conseguente crescita delle piante.[24] In par5e a causa della sua relazione con Sopdet, Iside era collegata anche con le inondazioni,[25] che erano comparate con le lacrime che aveva versato per Osiride.[26] In tempi tolemaici era connessa con la pioggia, che alcuni testi egizi chiamano "Nilo nel cielo", con il sole come protettore della barca di Ra,[27] e con la luna, probabilmente perché era legata alla dea della luna Artemide tramite una connessione con una dea egizia della fertilità, Bastet.[28] Negli Inni di File è chiamata "Signora del Paradiso" il cui dominio sul cielo è parallelo al dominio di Osiride sulla Duat ea quello di Horus sulla terra.[29]

Dea universaleModifica

In tempi tolemaici la sfera di influenza di Iside includeva l'intero cosmo.[29] In quanto dea che proteggeva l'Egitto e sosteneva i suoi re, aveva potere su tutte le nazioni, e in quanto dea che procura la pioggia, dava vita al mondo naturale.[30] Gli inni Filei che inizialmente la chiamano sovrana del cielo espande la sia autorità, così al suo culmine domina su cielo, terra e Duat. Dicono infatti che il suo potere sulla natura nutre gli umani, i morti benedetti e gli dei.[29] Altri inni scritti in greco risalenti all'epoca tolemaica la chiamano la "bellissima essenza di tutti gli dei".[31] Nel corso della storia egizia, molte divinità, maggiori e minori, sono stati descritti con termini simili. Amun è stato comunemente descritto in questo modo durante il nuovo regno, mentre nell'egitto romano termini del genere tendevano ad essere associati a Iside.[32] Testi del genere non negano l'esistenza di altri dei, ma li trattano come aspetti della dea suprema, un tipo di teologia chiamato a volte summodeismo.[33]

Nei periodi Tardo, Tolemaico e Romano, molti templi contenevano un mito della creazione che adattava idee sulla Creazione in modo da dare ruoli primari a divinità locali.[34] A Fila, Iside è descritta come la creatrice nello stesso modo in cui i testi più antichi descrivevano il dio Ptah,[29] che si diceva avesse progettato il mondo con il suo ingegno e poi lo avesse scolpito, facendolo diventare reale.[35] Come lui, Iside crei il cosmo tramite "ciò che il suo cuore aveva concepito e le sue mani avevano creato".[29]

Come altri dei durante la storia egizia, Iside aveva molte forme, diverse in base ai diversi centri di culto, e ogni centro enfatizzata diversi aspetti del suo personaggio. I culti locali si concentravano su distintivi tratti della sua personalità, piuttosto che sulla sia universalità, mentre alcuni inni egizi trattano altre dee in altri centri di culto come le sue manifestazioni Mediterranee. Un testo nel templi di Iside a Dendera dice: "in ogni territorio è colei che è in ogni città, il ogni territorio con suo figlio Horus."[36]

Iconografia in EgittoModifica

 
Un amuleto tiet

Nell'arte egizia, Iside era più comunemente rappresentata come una donna con i tipici attributi di una dea: un vestito lungo, un rotolo di papiro in una mano e un ankh nell'altra. Il suo copricapo originale era il simbolo del trono, usato per scrivere il suo nome. Lei e Nefti appaiono spesso insieme, in particolare quando piangono per la morte di Osiride, lo supportano sul suo trono o proteggono il sarcofago del morto. In queste situazioni le loro braccia sono spesso gettati sulle loro facce, in gesto di lutto, o protratte suo corpo di Osiride o del morto, come segno del loro ruolo di protezione. Appaiono anche come Nibbi o come donne con le ali di Nibbio. Iside appare in altre forme animali: come una scrofa, rappresentazione del suo ruolo materno, come una mucca, particolarmente quando legata ad Apis, o come uno scorpione.[senza fonte] Prende anche la forma di un albero o di una donna che emerge da un albero, offrendo cibo e acqua alle anime decedute. Questa forma allude al nutrimento materno che provvedeva.[37]

A cominciare dal Nuovo Regno, grazie alle molte somiglianze fra Iside e Hator, Iside prese su di sé gli attributi dell'altra dea, come un sonaglio sistro e un copricapo con delle corna di mucca che racchiudono il disco del sole. A volte i copricapi erano combinati, così il trono glifo era posto sopra al disco del sole.[senza fonte] Nello stesso periodo, cominciò ad essere raffigurata con le insegne di una regina umana, come una corona a forma di avvoltoio sulla testa e un ureo, o un cobra impennato, sulla fronte.[15] Nei periodi Tolemaico e Romano, statue e statuette di Iside la mostrano in stile scultoreo greco, con attributi presi dalla tradizione greca e egizia.[38][39]

Il simbolo tiet, una forma annodata simile all'ankh, era usata come simbolo di Iside almeno dal Nuovo Regno, anche se esisteva già da molto tempo.[40] Era spesso fatto di diaspro rosso, e paragonato al sangue di Iside. Usato come amuleto funerario, si diceva che desse la sua protezione a chi lo indossava.[41]

Culto in Egitto e NubiaModifica

Relazione con i realiModifica

Nonostante la sua importanza nel mito di Osiride, Iside era in origine una dea minore appartenente al culto del re vivo; aveva solo un ruolo minore nel papiro drammatico di Ramesse, la traccia per i rituali di incoronazione per l'accessione di Senusret I nel Regno di Mezzo.[42] La sua importanza crebbe durante il Nuovo Regno,[43] quando fu sempre più connessa con Ator e la regina umana.[44]

All'inizio del I millennio a.C. ci fu una maggiore enfasi riguardo alla triade familiare di Osiride, Iside e Horus e una forte crescita nella popolarità di Iside. Nel IV secolo a.C., Nectanebo I della tredicesima dinastia, dichiarò che Iside era la sua dea patrona, legandola così più strettamente al potere politico.[45] Il regno di Kush, che ci fu in Nubia dal VII secolo a.C. al IV secolo d.C., assorbì e adattò l'ideologia egiziana che circondava la figura dei sovrani. Esso infatti comparava Iside con la kandake, la regina o la regina madre del re kushita.[46]

I re greci tolemaici, che regnarono sull'Egitto come faraoni dal 305 al 30 a.C., svilupparono un'ideologia che li legava sia con i dei egizi che con quelli greci, per rafforzare la loro pretesa al trono agli occhi dei loro sudditi greci e egiziani. Per secoli i colonizzatori greci e i visitatori che andavano in Egitto avevano collegato le divinità egiziane e le loro, in un processo chiamato interpretatio graeca.[47] Erodoto, un greco che scrisse riguardo all'Egitto nel V secolo a.C., compara specificamente Iside con Demetra, la cui ricerca mitologica della figlia Persefone ricorda la ricerca di Osiride da parte di Iside. Demetra era una delle poche divinità greche che erano ampiamente adottate dagli egizi nel periodo tolemaico, e per questo la somiglianza fra lei e Iside rese possibile una connessione fra le due culture.[48] In altri casi, Iside era connessa ad Afrodite, tramite gli aspetti sessuali del suo personaggio.[49] Proseguendo con questa tradizione, i primi due Tolomei diedero le basi per il culto di un nuovo dio, Serapide, che combinava alcuni aspetti di Osiride e Apis con quelli di dei greci come Zeus e Dioniso. Iside, rappresentata in una forma ellenizzata, era rappresentata sia come consorte di Serapide che di Osiride. Tolomeo II e sua sorella e moglie Arsinoe II crearono un culto del sovrano intorno a sé stessi, e per questo erano venerati negli stessi templi di Serapide e Iside, e Arsinoe era paragonata sia a Iside che ad Afrodite.[50] Alcune regine del tardo periodo Tolemaico si identificarono più strettamente con Iside. Cleopatra III, nel II secolo a.C., usava il nome di Iside al posto del suo nelle iscrizioni, e Cleopatra VII, l'ultima regina egizia prima dell'annessione del regno all'impero Romano, usava l'epiteto "la nuova Iside".[51]

Templi e festivitàModifica

 
File vista dall'isola di Bigeh all'inizio del XIX

Fino alla fine del Nuovo regno, il culto di Iside fu strettamente collegato a quello di divinità maschili, come Osiride, Min o Amun. Era comunemente venerata assieme a loro, in quanto loro madre o consorte, ed era specialmente venerata come la madre di varie forme locali di Horus.[52] Comunque in alcuni siti aveva i suoi culti sacerdotali indipendenti,[53] e aveva almeno un tempio dedicato esclusivamente a lei al centro di culto di Osiride presso Abidos nel corso del tardo Nuovo Regno.[54]

I primi templi principali dedicati a Iside si trovavano a Behbeit el-Hagar, nel nord dell'Egitto, e a File, nell'estremo sud. Entrambe le costruzioni iniziarono durante la trentesima dinastia e furono completati o ampliati dai re tolemaici.[senza fonte] Grazie alla fama diffusa di Iside, File attirava pellegrini da tutto il Mediterraneo.[55] Molti altri templi di Iside furono fondati in epoca tolemaica, andando da Alessandria d'Egitto e Canope, sulla costa mediterranea, alla frontiera con la Nubia.[56] Una serie di templi dedicati a Iside era situata nella regione che andava da File a Marraqa, ed erano luoghi di culto sia per gli egiziani che per le popolazioni della Nubia.[57] I nubi di Kush costruirono i loro templi a Iside su siti dell'estremo sud, includendone uno nella loro capitale, Meroe.[58]

Il rito più frequente all'interno dei templi di qualunque divinità era il rituale dell'offerta giornaliera, il cui venivano donati cibo e vestiti all'immagine di culto della dea.[59] In tempi romani, templi dedicati ad Iside in Egitto erano costruiti o in stile egiziano, nel quale la statua della dea era situata all'interno e i riti delle offerte quotidiane venivamo svolti dai preti fuori dalla vista del pubblico, oppure in stile greco, in cui la statua della dea era visibile al pubblico.[60] Eppure, le culture greca e egizia erano molto connesse durante questo periodo, e potrebbe quindi non esserci stata alcuna separazione etnica fra i seguaci di Iside.[61] Le stesse persone avrebbero potuto pregare Iside fuori da templi in stile egizio e di fronte alla sua statua nei templi in stile greco.[60]

I templi celebravano anche molte festività durante l'anno, alcune erano estese a tutto il regno, mentre alcune erano strettamente locali.[62] Un'elaborata serie di riti dedicati ad Osiride erano performanti in tutto Egitto durante il mese del Khoiak,[63] e Iside e Nefti divennero importanti all'interno di questi riti a partire almeno dal Nuovo Regno.[64] In epoca tolemaica due donne interpretavano i ruoli di Iside e Nefti durante il Khoiak, cantando e cantilenando il lutto per il loro fratello defunto. I loro canti sono conservati all'interno dei libri canzoni delle festività di Iside e nefti e lamentazioni di Iside e Nefti.[64][65]

In seguito, Iside ottenne le sue festività oltre a quelle del Khoiak. In epoca romana, gli egizi di tutto il paese celebravano il suo compleanno, l'Amesisia, portando la statua locale di Iside attraverso i loro campi, probabilmente celebrando i suoi poteri di fertilità.[66] I sacerdoti di Fila tenevano una celebrazione ogni dieci giorni, quando la statua di Iside visitava la vicina isola di Bigeh, che si diceva fosse il luogo dove era sepolto Osiride, e tenevano riti funerari per lui. La statua visitava anche i templi vicini a sud, anche durante gli ultimi secoli di attività di File, quando erano gestiti da popolazioni della Nubia al di fuori del dominio romano.[67]

Il cristianesimo divenne la religione principale dell'impero romano, incluso l'Egitto, durante il IV e V secolo d.C.. I templi egizi cessarono la loro attività gradualmente e in momenti diversi, a causa di una combinazione fra mancanza di fondi e ostilità dei cristiani.[68] Il tempio di Iside a File, supportato dai seguaci della Nubia, mantenne un gruppo sacerdotale organizzato e delle festività regolari fino almeno a metà del V secolo d.C., facendo di esso l'ultimo tempio d'Egitto interamente funzionante.[69]

Culto funerarioModifica

 
Iside e Nefti sovrastano il morto durante l'imbalsamazione. Una Iside alata appare in cima.

In molti incantesimi dei Testi delle Piramidi, Iside e nefti aiutano il faraone deceduto a raggiungere l'aldilà. Nei testi della bara del Medio regno, Iside appare più spesso, anche se in questi testi vengono accreditate più resurrezioni ad Osiride. Fonti del nuovo regno come il libro dei morti, descrivono Iside come protettrice delle anime dei morti che affrontano pericoli nella Duat. Descrivono anche Iside come in membri del consiglio divino che giudica la correttezza morale delle anime prima di ammettere nell'aldilà, e appare in illustrazioni in cui sta in piedi dietro a Osiride mentre presiede sul consiglio.[70]

Iside e Nefti prendevano parte alle cerimonie funerarie, dove due donne in lutto, probabilmente le stesse della festività di Abido, piangevano il morto allo stesso modo in cui le due dee avevano pianto Osiride.[71] Da allora in poi, Iside era spesso rappresentata o richiamata su utensili funerari: sui sarcofagi come una delle quattro dee che proteggevano i quattro figli di Horus, nell'arte all'interno delle tombe nell'atto di offrire il suo latte donatore di vita al morto, e amuleti Tiet erano spesso posizionati sulle mummie per assicurarsi che il potere di Iside li proteggesse dal male.[72] Tardi testi funerari la mostravano spesso in lutto per Osiride, e il libro del respiro dibdiceva fosse stato scritto da lei per Osiride.[73] Nella tradizione funeraria della Nubia, Iside era considerata più importante del marito, perché era quella attiva dei due, mentre lui riceveva solo passivamente le offerte che lei gli faceva per sostenerlo nell'aldilà.[74]

Culto popolareModifica

Al contrario di molte divinità egizie, prima della fine del Nuovo regno Iside veniva raramente menzionata nelle preghiere[75] o invocata tramite i suoi nomi personali.[76] Dal periodo tardo in poi, diventò una delle divinità più comunemente menzionate in queste fonti, che spesso invocano la sua gentilezza e la sua disposizione a rispondere alle preghiere di coloro che le chiedevano aiuto.[77] Centinaia di migliaia di amuleti e statue votive di Iside con in braccio Horus furono prodotte durante il primo millennio a.C.,[78] e in tempi romani era fra le divinità più comunemente rappresentate nell'arte religiosa della casa, in forma di figurine e dipinti.[79]

Iside divenne prominente nei testi magici a partire dal medio regno. I pericoli che Horus affronta durante la sua infanzia sono un tema ricorrente negli incantesimi di guarigione, in cui gli sforzi di Iside per guarirlo vengono estesi ad ogni paziente. In molte di questi incantesimi, Iside cstringe Ra ad aiutare Horus, dichiarando che avrebbe fermato il corso del sole nel cielo se suo figlio non fosse stato guarito.[80] Altri incantesimi compravano le donne incinte a Iside, per assicurarsi che partorissero i loro figli con successo.[81]

La magia egizia iniziò ad incorporare concetti cristiani quando il cristianesimo fu istituito in Egitto, ma i dei egizi e greci continuarono ad apparire negli incantesimi per molto tempo dopo che i loro culti nei templi erano cessati.[82] Gli incantesimi che risalgono al VI, VII e VIII secolo d.C. invocano il nome di Iside assieme a quelli di personaggi cristiani.[83]

Diffusione nel mondo Greco-RomanoModifica

 
I resti del tempio di Iside a Delo

La conquista di Alessandro Magno nel tardo IV secolo b.C. portò alla creazione di regni ellenistici sul Mediterraneo e nel vicino est, incluso l'Egitto tolemaico, e mise la religione greca in stretto contatto con le religioni originarie di quei regni. La risultante diffusione di culture permise a molte tradizioni religiose di diffondersi per il mondo ellenistico nel corso degli ultimi tre secoli a.C.. Prima di allora, i culti legati ad una particolare città o nazione erano la norma nel mondo antico. I nuovi culti mobili, che includevano quelli di Iside e Serapide, si adattavano a seconda delle regioni e delle persone che venivano da molte diverse culture.[84]

Diffusi da mercanti e altri viaggiatori del mediterraneo, i culti di Iside e Serapide si stabilirono nelle città portuali greche verso la fine de IV secolo d.C. e si espansero attraverso la Grecia e l'Asia minore durante il III e II secolo. L'isola greca di Delo di uno dei primi centri di culto di entrambe le dee, e il suo stato di centro di commercio la rese il punto da cui i culti egiziani si diffusero in Italia.[85] Iside e Serapide erano anche venerate in siti sparsi per l'impero seleucida, il regni ellenistico nel medio Oriente che si estendeva a est fino all'odierno Iran, anche se scomparirono dalla regione quando i Seleucidi persero i territori al regno dei Parti.[86]

I greci vedevano la religione egizia come esotica e a volte bizzarra, ma al tempo stesso piena di antica saggezza.[87] Come altri culti delle regioni dell'est del mediterraneo, il culto di Iside attrasse i greci e i romani, giocando sulle sue origini esotiche,[88] ma la forma che assunse dopo aver raggiunto la Grecia era estremamente ellenizzata.[89] Molta di questa ellenizzazione era influenzata dal culto di Demetra, con cui Iside fu sempre più comparata.[90]

Il culto di Iside raggiunse l'Italia e la sfera influente romana nel II secolo a.C..[91] Era uno dei molti culti che furono introdotti a Roma quando i territori della Repubblica romana si espansero negli ultimi secoli a.C.. Le autorità della Repubblica cercarono di definire quali culti fossero accettabili e quali no, tentando di definire una identità culturale romana nel mezzo dei cambiamenti culturali portati dell'espansione di Roma.[92] Nel caso di Iside, templi e altari a lei dedicati furono costruiti sul Campidoglio, nel cuore della città, da privati all'inizio del I secolo a.C..[91] L'indipendenza del suo culto dal controllo delle autorità romane lo rese una potenziale minaccia.[93] Negli anni 40 e 50 a.C., quando la crisi della Repubblica fece temere ai romani che la pace fra gli dei si stesse sgretolando, il senato romano distrusse questi templi,[94][95] Anche se non bandirono completamente Iside dalla città.[91]

MitoModifica

Figlia di Nut e Geb, sorella di Nefti, Seth e Osiride, di cui fu anche sposa e dal quale ebbe Horus. Fu colei che grazie alla sua astuzia e alle sue abilità magiche scoprì il nome segreto di Ra.[96] Secondo il mito, raccontato nei Testi delle Piramidi e da Plutarco nel suo Iside ed Osiride, con l'aiuto della sorella Nefti recuperò e assemblò le parti del corpo di Osiride, riportandolo alla vita. Per questo era considerata una divinità associata alla magia e all'oltretomba. Aiutò a civilizzare il mondo, istituì il matrimonio e insegnò alle donne le arti domestiche.

IconografiaModifica

Solitamente viene raffigurata come una donna vestita con una lunga tunica, che reca sul capo il simbolo del trono, mentre tiene in mano l'ankh o l'uadj. Più tardi, in associazione con Hathor, è stata raffigurata con le corna bovine, tra le quali è racchiuso il sole. Nell'iconografia, per sincretismo, è rappresentata spesso come un falco o come una donna con ali di uccello e simboleggia il vento. In forma alata è anche dipinta sui sarcofagi nell'atto di prendere l'anima tra le ali per condurla a nuova vita. Frequenti anche le rappresentazioni della dea mentre allatta il figlio Horus. Il suo simbolo è il tiet, chiamato anche nodo isiaco.

CultoModifica

Iside, la cui originaria associazione con Osiride fu sostituita dalla Dinastia tolemaica con quella al dio Serapide, fu una delle divinità più famose di tutto il bacino del Mediterraneo come attestato dal tempio di Deir el-Shelwit del periodo greco-romano, dedicato esclusivamente alla dea mentre un altro si trova a Maharraqa[97] nella bassa Nubia e risalente a epoca greco-romana.

Dall'epoca tolemaica la venerazione per la dea, simbolo di sposa, madre e protettrice dei naviganti, si diffuse nel mondo ellenistico, fino a Roma. Il suo culto, diventato misterico per i legami della dea con il mondo ultraterreno e nonostante all'inizio fosse ostacolato, dilagò in tutto l'Impero romano. Gli imperatori augustei si opposero sempre all'introduzione del suo culto e nel 19 d.C. Tiberio fece distruggere il tempio di Iside, gettare nel fiume Tevere la sua statua e crocifiggere i suoi sacerdoti, a causa di uno scandalo,[98][99] come riportato da Giuseppe Flavio nelle Antichità giudaiche. Ciononostante, il culto della divinità femminile si diffuse nei circoli colti della città, in particolare tra le ricche matrone.[98]

Successivamente Iside venne assimilata con molte divinità femminili locali, quali Cibele, Demetra e Cerere, e molti templi furono innalzati in suo onore in Europa, Africa e Asia. Il più famoso fu quello di Philae, l'ultimo tempio pagano a essere chiuso nel VI secolo per ordine dell'imperatore Giustiniano I[100].

Durante il suo sviluppo nell'Impero, il culto di Iside si contraddistinse per processioni e ricche feste in onore della dea.[senza fonte]

La dea Iside era venerata anche nell'antica Benevento, dove l'imperatore Domiziano fece erigere un tempio in suo onore. Molti studiosi[chi?] ricollegano il culto della dea egizia della magia alla leggenda delle Janare, che fa di Benevento la città delle streghe. All'interno del Museo del Sannio, un'intera sala è dedicata alla dea, Signora di Benevento.

I sacerdoti si rasavano completamente il capo e vestivano bianche tuniche. Nelle cerimonie indossavano maschere, come quella di Anubis e agitavano dei sistri. Anche le sacerdotesse della dea vestivano solitamente in bianco e si adornavano di fiori; a Roma, probabilmente a frutto dell'influenza del culto autoctono di Vesta, dedicavano talvolta la loro castità alla dea Iside. I ragazzi dedicati a Iside, venivano rasati, salvo un ciuffo di capelli che veniva lasciato crescere, alla maniera egizia.[senza fonte][101]

La decadenza nel Mediterraneo del culto di Iside fu per lo più determinata dall'avvento di nuove religioni quali lo stesso Cristianesimo.[102]

Sincretismo con altre figureModifica

 
Iside che allatta il figlio Horus[senza fonte]

Iside era una dea dai molti nomi e fu assimilata con Afrodite e Demetra, la dea della fecondità.[103]

Esistono tratti comuni nell'iconografia relativa a Iside e quella posteriore della Vergine Maria,[104] tanto che alcuni hanno supposto che l'arte paleocristiana si sia ispirata alla raffigurazione classica di Iside per rappresentare la figura di Maria: comune è ad esempio l'atto di tenere entrambe in braccio un infante, che è Gesù nel caso della Madonna mentre è Horus per Iside, o gli appellativi di Madre di Dio, Regina del Cielo[105], Consolatrice degli afflitti[104].

Ancora, con il primo vero affermarsi del Cristianesimo nell'Impero romano, sotto imperatori come Costantino I e Teodosio I e con il conseguente rifiuto delle altre religioni a Roma e nei suoi domini, alcuni templi consacrati a Iside furono riadattati e consacrati come basiliche, come la Basilica di S. Stefano a Bologna.

Contaminazioni moderneModifica

Forme riadattate di culto dell'antica dea egiziana riemersero in età illuministica negli ambienti della massoneria, soprattutto francesi, che l'assimilarono alla dea Ragione, quale divinità laica e naturalistica che impersonava,[106] incarnandoli, i principi teorici del deismo.[107] Una statua con le sue sembianze fu innalzata in suo onore in Place de la Bastille il 10 agosto 1793 a Parigi, nei giorni della Rivoluzione francese per celebrarne l'anniversario.[108]

La presenza di Iside nei culti massonici del Settecento è rinvenibile ad esempio nell'ambientazione egizia del Flauto magico di Mozart,[109] la cui religiosità rimase comunque sempre commista al cristianesimo.[110] Un secolo più tardi, sul finire dell'Ottocento, sarà la fondatrice della società teosofica, Helena Petrovna Blavatsky, a fare di Iside la chiave di accesso ai misteri dell'occultismo e dell'esoterismo con la sua prima opera fondamentale del 1877, intitolata appunto Iside svelata, che suscitò un forte impatto negli ambienti dello spiritismo.[111]

Inno a IsideModifica

 
Iside e Osiride

Tratto dal Papiro di Ossirinco n.1380, 1. 214-216, risalente al II secolo a.C.:

[…] Dea dalle molte facoltà,
onore del sesso femminile.
[…] Amabile, che fa regnare la dolcezza nelle assemblee,
[…] nemica dell'odio […],
[…] Tu regni nel Sublime e nell'Infinito.
Tu trionfi facilmente sui despoti con i tuoi consigli leali.
[…] Sei tu che, da sola, hai ritrovato tuo fratello (Osiri), che hai
ben governato la barca, e gli hai dato una sepoltura degna di lui.
[…] Tu vuoi che le donne (in età di procreare) si uniscano agli uomini.
[…] Sei tu la Signora della Terra […]
Tu hai reso il potere delle donne uguale a quello degli uomini![112]

NoteModifica

  1. ^ Isis è la forma grecolatina, Iside è l'adattamento italiano della forma grecolatina; Isi è un tentativo di ricostruire il nome originale utilizzando le vocali tramandate dai Greci ma eliminando le desinenze che il greco aveva aggiunto al nome per poterlo declinare (-s per il nominativo, -d- come consonante da interporre fra radice e desinenze; il latino ha ereditato lo stesso sistema)
  2. ^ a b Mario Tosi, p. 60.
  3. ^ Pinch 2004, p. 145
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  102. ^ James Frazer, capitolo 41.
  103. ^ Citato in Salvatore Epifani, I "talebani" tra di noi, Youcanprint, 27 agosto 2013, p. 126, ISBN 978-88-911-1897-4.
  104. ^ a b Citato in Françoise Dunand, Isis, mère des dieux, Arles, Actes Sud/Babel, 2008, ISBN 978-2-7427-7715-0.
  105. ^ Citato in Apuleio, Le Metamorfosi, 26 aprile 2015.
  106. ^ Bruna Consarelli, 1789: la Rivoluzione e i suoi "miti", Pesaro, Flaminia, 1993, p. 71.
  107. ^ Anche il filosofo tedesco Immanuel Kant ne fece la personificazione dei concetti razionali che esprimevano la legge morale: «L'approccio che personifica questa legge e che di una ragione che impartisce ordini morali fa una dea Iside velata [...] è un modo estetico di rappresentare lo stesso oggetto» (Kant, citazione da Henri Pena-Ruiz, Dio e la Repubblica. Filosofia della laicità, Effepi, 2008, p. 219).
  108. ^ Remo Ceserani e Lidia De Federicis, Il materiale e l'immaginario: La crisi dell'antico regime riforme e rivoluzioni, Loescher, 1981, p. 425.
  109. ^ Degna di nota, all'interno dell'opera, è l'aria O Isis und Osiris, un'invocazione alla dea ispirata ad un'analoga supplica presente nel romanzo francese Sethos di Jean Terrasson, risalente al 1731.
  110. ^ Lidia Bramani, Mozart massone e rivoluzionario, Pearson, 2005, p. 292.
  111. ^ Bruce F. Campbell, Ancient Wisdom Revived: a history of the Theosophical Movement, Berkeley, University of California Press, 1980, pp. 32-35.
  112. ^ Enrichetta Leospo - Mario Tosi, p. 31.

BibliografiaModifica

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