Chiesa di Santa Maria Maggiore (Francavilla al Mare)

Chiesa di Santa Maria Maggiore
Francavilla al Mare 14 (RaBoe).jpg
Il campanile quaroniano
StatoItalia Italia
RegioneAbruzzo
LocalitàFrancavilla al Mare
Religionecristiana cattolica di rito romano
Arcidiocesi Chieti-Vasto
Stile architettonicomoderno, tardo razionalismo
Inizio costruzione1948 su preesistente costruzione
Completamento1949
Sito webwww.santamariamaggiore.net/

Coordinate: 42°25′06.64″N 14°17′26.49″E / 42.41851°N 14.290693°E42.41851; 14.290693

La chiesa di Santa Maria Maggiore è la parrocchia principale di Francavilla al Mare, provincia di Chieti, situata nella città alta, in Largo San Franco.

StoriaModifica

Primaria chiesa di San FrancoModifica

 
Veduta di Francavilla nel 1877, in'illustrazione di Francesco Paolo Michetti, la chiesa di San Franco è sulla destra

La chiesa originaria di Francavilla fu edificata intorno al XIII secolo, sopra un tempietto preesistente, dove nel X secolo si fermò il pellegrino basiliano Franco da Catanzaro, uno dei cosiddetti "Sette Fratelli" che peregrinarono in Abruzzo tra il chietino e l'aquilano, stabilendosi in eremi e in un monastero al castello di Prata (Casoli). La nuova chiesa dedicata a San Franco taumaturgo fu eretta nel quartiere di Civita, cinto dalle mura, eretta insieme al monastero di San Francesco d'Assisi, di cui oggi rimane parte di un muro con la finestra gotica in via San Francesco, annesso alla Torre Ciarrapico.

Della chiesa di San Franco si hanno testimonianze notarili e papali, fu di proprietà dell'abbazia di San Giovanni in Venere, e dopo la decadenza del monastero di San Francesco, divenne la parrocchia di Francavilla, insieme alla chiesa di San Bernardino, fuori Porta da Ripa, e al convento dei domenicani dedicato alla Madonna delle grazie (attuale ex Palazzo San Domenico); la parrocchia fu bruciata dai Turchi nell'estate 1566 durante un tremendo attacco, e fu ricostruita.

Nel settembre 1881 fu lievemente danneggiata dal terremoto di Orsogna (Ch) e il campanile restaurato. I disastrosi combattimenti tra tedeschi e americani nel 1943-44 la rasero al suolo. In effetti era ancora possibile vedere in fotografie del primo Novecento, nonché in illustrazioni del pittore Francesco Paolo Michetti l'antico aspetto della chiesa, a pianta rettangolare, dall'esterno rivestito in laterizio semplice, senza particolari decorazioni, e il campanile a torre con la cuspide elaborata.
La facciata era rivolta a ovest, come la parrocchia moderna, e il campanile era una torre di guardia della cinta muraria, che abbracciava la fascia sottostante del corso Italia, e si raccordava al torrione Argento di via Michetti, con la fascia che si concludeva a Porta Ripa.

Distruzione bellica e ricostruzione del progetto di Ludovico QuaroniModifica

 
Ludovico Quaroni

Dopo la distruzione quasi totale di Francavilla durante la seconda guerra mondiale (rimasero per fortuna in piedi Torre Ciarrapico, il Palazzo San Domenico, e il convento Michetti), si decise nel 1946-47 di dotare Francavilla di una nuova grande chiesa. L'edificio progettato dall'architetto internazionale Ludovico Quaroni negli anni immediatamente precedenti il Concilio Vaticano II, resta come testimone del fermento edilizio di quell'epoca, nella febbre della ricostruzione frettolosa e moderna delle città antiche distrutte dalla guerra; un ulteriore simbolo della rinascita sociale francavillese sarà il nuovo Palazzo Sirena della piazza omonima, andato poi demolito nel 2017 dopo anni di abbandono.

Il concorso per la chiesa di Francavilla fu bandito dall'Unione Cattolica Artisti Italiani (UCAI) nel 1948, già la nuova intitolazione a Santa Maria Maggiore era stata decisa dall'Arcidiocesi di Chieti, e vincitore risultò Quaroni, rientrato in Italia dal 1946, dopo un periodo all'estero. La grandezza di questa chiesa consiste nel rappresentare due tradizioni, quella preconciliare e postconciliare; la chiesa fu eretta sopra i ruderi di San Franco, fu scelto uno slargo urbanisticamente dominante sopra l'antico perimetro murario di Francavilla, che venne abbattuto, essendo già danneggiato dalla guerra. I ruderi delle antiche case francavillese della Civita rimarranno almeno per un decennio a testimoniare l'antico passato della città, che fu quasi del tutto cancellato dalla sostituzione di nuove abitazioni moderne, eccettuato il Palazzo San Domenico, sede municipale, successivamente trasferita in un edificio più moderno negli anni '90.

Quaroni pensò la nuova chiesa nel contesto con una felice intuizione, dovendo fare spazio al passaggio pedonale del sagrato, strinse la progettazione tutta intorno a sé stessa, organizzando uno schema di pianta centrale a forma irregolarmente ottagonale, sul cui perimetro aprì 4 cappelle dentro la navata, di cui un'abside di spalle l'altare, creò un collegamento che porta anche ai locali di servizi, prolungano altri due lati, sviluppò longitudinalmente la navata ad aula centrale.
Mancando lo spazio planimetrico e dovendo segnare nel paesaggio la presenza della chiesa dall'alto del territorio, lungo la strada Nazionale Adriatica, Quaroni lanciò un segno espressionistico nella verticalità monumentale dell'edificio, avvicinandolo al cielo, all'interno della navata creò una volta di copertura a padiglione, illuminata da 4 finestroni, posti simbolicamente in alto, secondo la tradizione paleocristiana, poi all'attacco tra le pareti verticali della navata e il soffitto, evocando nel contrasto di luci, un immaginario disegno di croce, che realizza un connubio con l'architettura e la luce. La chiesa infatti si riconosce nella skyline del paesaggio francavillese, si contestualizza attraverso la forma, i colori, i materiali, la pietra, il laterizio, il cemento armato per i pilastri.

Sembra alzarsi su basamento di pietra, in realtà è un deambulatorio che corre lungo il perimetro interno, senza interruzione, tra le cappelle-altari. Lo skyline è dato anche dalla torre campanaria distaccata dalla chiesa, rappresenta una connessione con il trascendente, e si innalza snello verso il cielo, è in cemento armato, con una lunga fascia verticale in mattoni rossi, e decorazione ad orologi di metallo, la cella campanaria ospita tre bronzi, disposti in ordine crescente dall'alto verso il basso. Per la decorazione in maioliche e ferro ha collaborato il fratello di Ludovico, Giorgio Quaroni, per l'altare e il cero pasquale, il tabernacolo, la statua di San Franco, il pulpito, i seggi e all'esterno la fontana monumentale poligonale, collaborò lo scultore pescarese Pietro Cascella, che col fratello Andrea realizzò il fregio in terracotta, presso la facciata della Madonna in trono, nonché la decorazione delle finestre istoriate.

La chiesa è stata restaurata alle soglie del 2000, il campanile è stato invece lasciato in abbandono, le campane suonavano a mezzo slancio, ma per crollo di calcinacci, sono state fermate, e suonate a martello. Nel 2019, dovrebbero partire i lavori di restauro.

L'ostensorio di Nicola da GuardiagreleModifica

 
Ostensorio di Nicola da Guardiagrele

L'unica opera antica che si conserva nella chiesa è l'ostensorio fatto realizzare nel 1413 a Nicola Gallucci di Guardiagrele, famoso orafo abruzzese di tradizione sulmontina. Sul nodo al centro, vi si legge l'iscrizione in minuscola gotica "Nicolaus Andree de Guardia me fecit A.D. MCCCCXIII", sul profilo della cornice del piede, si trova un'altra iscrizione, che fa riferimento a un tal Nano Zampioni, forse presbitero o signore di Francavilla, che fa dono dell'ostensorio a Santa Maria Maggiore.

L'ostensorio è in argento dorato, lavorato a sbalzo, cesellato e bulinato, con smalti traslucidi policromi e champlevés, alto 54 cm è retto da un piedistallo a base ottagonale lobato, finemente decorato a morivi alterni: quattro lobi recano motivi floreali a sbalzo, e quattro hanno i fiori in argento su sfondo a smalto blu. Dal piedistallo si innalza la colonnina tortile con decorazioni a stelle a smalto blu, al centro un nodo a 8 spicchi finemente lavorato, su cui spicca la fascia centrale con l'iscrizione e la firma dell'autore. Le due calotte che compongono il nodo sono simmetricamente decorate con motivi floreali e smalti: alle estremità un fiore d'argento su smalto blu tra archetti a tutto sesto; in mezzo 3 fiori a 5 petali su sfondo smalto verde. Sotto il tempietto il fusto si smembra a corolla con 8 petali, arricchita da sfere argentee smaltate blu e verdi incastonate

L'edicola è costituita da 8 paraste smaltate con decori a rilievo, collegati da finestrelle a bifora, delimitate da colonnine tortili, terminanti a cuspidi, recanti piccoli rosoni; sulla paraste si ergono le figure di 8 apostoli, riconoscibili dagli attributi iconografici, quali custodi del tempietto. All'interno della teca si trova la Madonna genuflessa con un manto smaltato azzurro e finiture verdi, che regge la lunetta in argento dorato, dove si trova l'Eucaristia. Il tabernacolo ottagonale è chiuso da una cuspide piramidale ottagonale, terminante con la statua dell'Arcangelo San Michele nelle vesti di guerriero.

BibliografiaModifica

  • Pippo Ciorra, Ludovico Quaroni, 1911-1987. Opere e progetti, Documenti di architettura, Elecrtra, 1989
  • Adolfo De Carlo, La Chiesa di Francavilla a Mare, in "L'Architettura. Cronache e storia", n. 52, 1960