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Diocle di Siracusa (legislatore)

legislatore siceliota

Diocle di Siracusa (in greco antico: Διοκλῆς, Dioklês; V secolo a.C.Siracusa, ...) è stato un giurista siceliota, ricordato dai Siracusani, che gli dedicavano onori divini, per un codice di leggi che da lui prese il nome.

Nel racconto diodoreoModifica

Il dialetto arcaico e la spedizione atenieseModifica

Diocle sarebbe in realtà una figura mitica che Diodoro Siculo confonderebbe con il Diocle di Siracusa; demagogo della polis aretusea durante la metà del V secolo a.C.[1]

Lo storico di Agira afferma che il legislatore onorato dai Siracusani avrebbe lasciato loro una serie di leggi scritte in una lingua talmente arcaica che Timoleonte, e in seguito Gerone II, quando vi posero mano per aggiornare la costituzione della polis, ebbero difficoltà nella traduzione a causa della remota scrittura, non più in uso.

Ma lo storico va incontro ad una contraddizione quando afferma che lo stesso Diocle avrebbe crudelmente infierito contro i prigionieri ateniesi, detenuti nella polis dopo la spedizione ateniese in Sicilia. Ciò vorrebbe dire che il legislatore sarebbe vissuto verso la fine del V sec. a.C., un periodo che mal si accorda con la notizia di un dialetto così arcaico da non essere più compreso dai Siracusani, vissuti appena mezzo secolo dopo la fine di quegli eventi bellici.[2]

Tempio in onore di Diocle e leggi diocleeModifica

 
Diodoro parla di un antico tempio eretto a Siracusa in onore del mitico legislatore

Il De Sanctis teorizza la seria possibilità che Diodoro sia stato tratto in inganno da un tempio sacro dedicato a Diocle il legislatore ed eretto nel perimetro siracusano[3], che egli scambia erroneamente per un edificio costruito in memoria del demagogo: avversario politico di Ermocrate, le cui leggi, per quanto valide, non potevano certo suscitare nei Siracusani un rispetto e una venerazione tale da indurli ad ereggere un edificio sacro in suo onore; soprattutto considerando il fatto che il Diocle demagogo, a differenza del suo omonimo ben più arcaico, era pienamente coinvolto nel conflitto politico di inizio IV sec. a.C. e che fu per questo esiliato dalla polis.[4][5].

Inoltre, secondo il De Sanctis, non era possibile che Siracusa non avesse avuto un codice di leggi d'epoca arcaica, come lo avevano avuto altre città del Mediterraneo: codice di antiche leggi che appunto avrebbe potuto darle un Diocle dal dialetto ormai in disuso, non le leggi ben più recenti del demagogo di IV sec. a.C.

«Ma se Creta, la quale dopo il termine dell'età micenea è restata assai addietro alle altre regioni elleniche nello sviluppo civile, aveva raggiunto nel V secolo quello stadio, già doveva da tempo averlo superato la più importante città dell'Occidente ellenico, Siracusa.[6]»

Lo storico confronta quindi le legislazioni del tempo, analizzando la durata delle stesse. Al tempo di Cicerone, vissuto nel II sec. a.C., Roma si trovava ancora sotto le Leggi delle XII tavole - emanate nel V sec. a.C. Nello stesso periodo a Locri - fino al tempo di Polibio - vigevano ancora le arcaiche leggi di Zaleuco - emanate nel VII sec. a.C. Considerando dunque la durata di tali legislature nel mondo antico, non sorprenderebbe se anche Siracusa avesse mantenuto le proprie leggi da un tempo arcaico fino al tempo di Timoleonte e Gerone II, quando esse vennero abrogate del tutto. Non troverebbe invece spiegazione l'abrogazione di un così buon codice emanato nella seconda metà del V sec. a.C. e già rivisitato nemmeno un secolo dopo[7].

Il suicidioModifica

Secondo Diodoro Siculo, Diocle fu vittima della sua stessa legislazione, per averla trasgredita si trafisse a morte. Questo evento ricorda quanto si narra sulla morte di Caronda e di Zaleuco di Locri.

«Dicesi adunque, che essendo egli inesorabile in voler eseguire le stabilite pene, e contro i delinquenti procedendo con rigidissima severità; siccome avea tra le altre cose stabilito, che chi uscisse in piazza con armi incorresse pena di morte, né potesse suffragargli titolo d'imprudenza, o di circostanza qualunque ancorché singolarissima, a lui stesso accadde di violar quella legge: ed ecco come. Fu detto che i nemici avevano fatta una irruzione nel territorio siracusano; ed egli, come gli altri cittadini, v'accorse armato di spada. Poscia suscitatasi sedizione in piazza volle parimente accorrere colà, senza fare attenzione d'avere al fianco la spada. Il che veduto da qualcuno, e rimproverato come egli s'abrogasse le proprie leggi, Diocle immantinente rispose: 'non fia certo, per Giove, che ciò accada: ma anzi la confermerò. E così dicendo, tratta la spada del fodero si trafisse.»

(Diodoro Siculo, Biblioteca storica, libro XIII, cap.V)

La figura miticaModifica

La figura mitica di Diocle trarrebbe le sue origini nella Grecia continentale: a Megara si celebravano infatti le feste dioclee, mentre compare un Diocle presso Eleusi, dove l'eroe apprese i misteri eleusini dalla dea Demetra (citato negli inni omerici tra i signori di Eleusi), e ancora a Tebe si ha notizia di un altro mitico Diocle, significativamente d'origine corinzia (Corinto era la madrepatria di Siracusa), il quale diede alla città greca una ligislazione. I tebani dicono inoltre che questo Diocle si trasferì presso di essi con l'amante Filolao: un corinzio appartenente alla nobile famiglia dei Bacchiadi, ovvero la medesima stirpe dalla quale si faceva discendere Archia: il mitico fondatore di Syrakousai.

E dai corinzi, colonizzatori di Siracusa, il mito di Diocle venne trasferito nella nuova fondazione siciliana. I Siracusani elessero l'eroe, tramandato culturalmente dai primi coloni dell'Istmo, come loro legislatore, onorando la sua figura con la costruzione di un tempio sacro.[2][8]

NoteModifica

  1. ^ Dio. Sic., XIII, 34; XVI, 82.
  2. ^ a b DIOCLE di Siracusa, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 24 aprile 2015.
  3. ^ Diodoro Siculo, XIII, 35, 1:

    «…il più illustre dei quali fu Diocle stesso; […] Né codesto valentuomo fu dai Siracusani ammirato soltanto finché fu vivo; ma dopo morte gli furono fatti gli onori soliti attribuirsi agli Eroi; ed in memoria sua fu costruito un tempio che poi restò demolito quando Dionigi volle prolungare il nuovo muro.»

  4. ^ De Sanctis, 1970, pag. 32-33-34.
  5. ^ Come fanno notare altri storici (John A. Holm, Geschichte Siciliens II 78.417) non avrebbe avuto senso dedicare un tempio ad un personaggio esiliato. Ettore Pais, pur difendendo la versione dioclea di Diodoro, non riesce comunque a spiegare perché gli venissero attribuiti onori eroici: vd. De Sanctis, 1970, pag. 32.
  6. ^ De Sanctis, 1970, pag. 36.
  7. ^ De Sanctis, 1970, pag. 40.
  8. ^ De Sanctis, 1970, pag. 34.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica