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Disegno

lavoro artistico bidimensionale
Leonardo da Vinci, studio di figura per la battaglia di Anghiari

Il disegno è la rappresentazione grafica di oggetti reali o immaginari, di persone, di luoghi, di figure geometriche fatta con o senza intenti artistici. Il disegno può essere inteso come svago personale, come espressione artistica o come strumento lavorativo, per esempio nel disegno tecnico, industriale, architettonico, ingegneristico. Il disegno tradizionalmente inteso è solitamente realizzato su una superficie cartacea attraverso l'uso di matite, pastelli, carboncini o pennelli a seconda della diversa tipologia di opera. Nella modernità il disegno è anche realizzabile attraverso dispositivi elettronici come computer e tavolette dotati di particolari software specifici e collegati ad apposite stampanti e plotter.

Un disegno del pittore Umberto Boccioni dal titolo Controluce (1910

Indice

Materiali da disegnoModifica

I materiali comunemente usati per il disegno d'arte sono matite, pastelli, gessetti, sanguigna, carboncini, di solito su supporto di carta. In genere sono utilizzati senza nessuna preparazione e, a seconda della tecnica seguita dall'artista, possono eventualmente costituire la fase iniziale di una lavorazione più complessa che andrà a sovrapporsi sul disegno stesso (in questo caso si parla di disegni preparatori, come, per esempio, le sinopie).

Il disegno può essere monocromo o a colori. Nelle tecniche tradizionali l'artista usa i colori puri, senza miscelarli prima di applicarli (mentre nella pittura i colori sono creati mescolando colori di base). La miscelazione a secco sfrutta un effetto ottico: quando i colori sono sovrapposti su uno o più strati precedenti, velatamente percepibili in trasparenza, o quando diversi colori sono tratteggiati con segni ravvicinati, l'occhio li mischia.[1]

Disegno come espressione d'arteModifica

L'attività grafica di una persona si esprime attraverso il "disegno". È quasi impossibile dare una definizione del disegno come principio, sia sul piano teorico che pratico. Si può affermare che il disegno è un insieme di segni e punti, tratti e tratteggi, che con diversa densità, organizzano una superficie piana.

Il disegno è un fatto artistico e umano, contemporaneamente; è la manifestazione umana ed artistica di un fatto, interpretata da una persona (il disegnatore o l'artista). Intuitivamente si comprende la differenza tra scrittura e disegno. Entrambi hanno il carattere comune di uno scrivere, ma le finalità sono diverse. È possibile dire che nel disegno si ha un carattere eminentemente espressivo ed individuale. È il modo con cui una persona immagina, conosce, crea e dimostra un fatto. Quindi il disegno è semplicemente l'esigenza interiore di un artista di esprimersi graficamente. Ed essendo il più semplice modo di esprimersi, si hanno valori lineari diversi, derivanti da un mutare di chiari e scuri. Pur essendo una definizione schematica ed incompleta, comunque sottolinea il legame fra l'immaginazione e la sua estrinsecazione figurativa.[2]

L'attività grafica di una persona si esprime attraverso il "disegno".[3]

In un raffronto con la scrittura, si può affermare che il "disegno" è il mezzo linguistico utilizzato abitualmente dall'artista per prendere possesso della realtà per rendere oggettiva un'immagine. Prima idea e quindi schizzo o, altrimenti, studio preparatorio per un successivo elaborato pittorico o, ancora, elaborato grafico finito, fine a sé stesso: sempre opera d'arte, prezioso testimone, pur nella sua fragilità, di un impulso creativo.[4]

Fino al Seicento, si intendeva il disegno come "il fondamento dell'arte" e prevaleva la sua "linea di contorno" al colore della pittura. E il disegno è tanto più valido, quando è assistito dalla pratica, dal lungo esercizio che rende sicura ed agile la mano dell'artista. La lunga dimestichezza nel disegno, aiuta l'artista a manifestare i suoi concetti o le immagini via via elaborati dalla sua mente. Lo studio del disegno non si fermava al tratto, ma si sviluppava attraverso varie discipline, quali la geometria, la prospettiva, l'anatomia, l'architettura, lo studio della luce, lo studio dei colori. È per questo motivo che per essere artisti, fin dal Medioevo, occorreva essere grandi disegnatori.

Con il Seicento iniziano anche le raccolte dei disegni effettuati dai vari artisti. Raccolte che sono pervenute fino ad oggi e che dimostrano che comunque il disegno viene prima del "colore". Avvicinandosi all'età Moderna, si deve notare come si abbia una prevalenza del disegnare "coloristico" sul disegnatore "disegnativo" e quindi una prevalenza del "dipinto" sul "disegno".[5]

Con il realismo, l'arte riscatta il colore con la conquista della luce. L'artista, superati i rigorismi dell'anatomia imposta dagli insegnamenti accademici, libera definitivamente la forma e la sua individualità creatrice. E il disegno diviene più che mai espressione della personalità del suo autore, della sua particolare visione del mondo reale, del suo modo di rendere la luce e i suoi contrappunti chiaroscurali sulla bianca superficie di un foglio.[6]

NoteModifica

  1. ^ S. Aliotta, ibid., s.v.
  2. ^ AA.VV., I principi fondamentali del disegno artistico, Il Castello, 2009, ISBN 8880395750.
  3. ^ G. Piva, La tecnica della pittura ad olio e del disegno artistico, II ed., Hoepli, 1985, ISBN 8820307103.
  4. ^ G. Civardi, Anatomia artistica. Anatomia e morfologia esterna del corpo umano (Disegno e tecniche pittoriche), Il Castello, 2011, passim, ISBN 8865201843.
  5. ^ F. Negri Arnoldi e S. Prosperi Valenti Rodinò, Il disegno nella storia dell'arte italiana, Carocci, 2003, ISBN 8843026410.
  6. ^ F. Negri Arnoldi e S. Prosperi Valenti Rodinò, ibid., in pp.126-135ff.

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