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La disinformazione, nelle scienze della comunicazione, è il fenomeno che si verifica quando le informazioni percepite da un soggetto possono non corrispondere alla stessa intenzione per cui esse sono state diffuse, confondendo e/o modificando le opinioni di qualcuno verso una persona, un argomento, una situazione.

Indice

Origine del termineModifica

Disinformazione (di·ṣin·for·ma·zió·ne/), sostantivo femminile derivato di informazione con l'aggiunta del prefisso dis-, è un termine risalente a prima del 1983. Questo è comunemente rintracciabile nel mondo dei media poiché strettamente connesso alla divulgazione di notizie e opinioni. Il sostantivo "disinformazione" non va confuso con controinformazione: infatti ci si riferisce a quest'ultimo concetto quando si manifesta l'intenzionalità di opposizione ad una prima informazione[1][2].

In inglese, la parola non appare nei dizionari fino alla fine degli anni '80, dal momento che trova la sua origine nel termine russo "dezinformatzija" (дезинформация): esso si riferisce ad un'arma tattica russa risalente al 1923, quando il vice presidente -precursore del KGB- della direzione politica di stato (GPU) chiese la fondazione di «uno speciale ufficio di disinformazione per condurre operazioni tattiche di intelligence»[3].

William Safire scrisse nel suo libro del 1993 Quoth de Maven che la disinformazione fu usata dal KGB per indicare «la manipolazione del sistema di intelligence di una nazione attraverso la somministrazione di dati credibili ma fuorvianti»[4]. Da questo punto in poi, la disinformazione divenne una tattica usata nella guerra sovietica. Le misure attivate dall'intelligence sovietica si basavano sulla falsificazione come operazione segreta e sulla sovversione e manipolazione dei media[5].

DescrizioneModifica

La disinformazione non può essere considerata come un fenomeno malevolo a prescindere dalle circostanze, poiché queste ultime sono il primo punto da prendere in considerazione per capire se la disinformazione nasca da un'incomprensione involontaria del ricevente del messaggio, o volutamente distorta dall'emittente.

A differenza delle tecniche tradizionali di propaganda, volte a coinvolgere emotivamente, la disinformazione intenzionale tende a manipolare a livello razionale, portando a conclusioni false. Una tattica tipica della disinformazione è quella di mescolare un po' di verità con delle menzogne, ovvero di rivelare solo una parte della verità, spacciando questo come un completo quadro d'insieme.

Quando i canali d'informazione non possono essere completamente chiusi, si può renderli inutili saturandoli, creando quindi disinformazione: si riduce al massimo il rapporto segnale-rumore e si scredita l'opposizione attribuendole affermazioni false e facilmente confutabili.

EsempiModifica

Nello spionaggio o intelligence militare, la disinformazione consiste nel diffondere informazioni false per indurre in errore il nemico rispetto alla propria posizione o strategia: si ricorre alla diffusione di notizie infondate o premeditatamente distorte al fine di danneggiare l’immagine pubblica di un avversario e/o di influenzare le scelte dell'opinione pubblica stessa[6].

In politica, la disinformazione si manifesta spesso nel tentativo di sviare i sostenitori del proprio avversario o oppositore diffondendo false dichiarazioni o insinuazioni sulla vita personale di questi ultimi, ad esempio nel corso di campagne politico-elettorali oppure, in generale, tirando acqua al proprio mulino con altrettante falsità o alterazioni della realtà dei fatti. Esempi tipici sono le forme di negazionismo che negano l'evidenza al fine di alimentare dubbio e incredulità nel manipolato fino al rigetto della tesi iniziale.

In altri casi la disinformazione si manifesta semplicemente violando le norme basilari dell'informazione oggettiva: ciò può avvenire non riportando notizie e fatti ritenuti sconvenienti ed inopportuni per la propria causa, oppure conferendo loro importanza minore rispetto al dovuto negli appositi spazi informativi.

In tale ambito la disinformazione è spesso sfruttata nelle attività di propaganda, assieme al populismo e alla demagogia, comunemente usate dai regimi politici antidemocratici per mantenere il più possibile il controllo sociale sulle masse garantendo al contempo la sopravvivenza stessa del regime contro eventuali oppositori, critiche e rivolte dal basso.

La disinformazione può prevedere la distribuzione di documenti falsi, manoscritti e fotografie, o la diffusione di voci maliziose e dossier creati appositamente. Simili espedienti vengono utilizzati anche nella competizione commerciale per indebolire la posizione di un concorrente, e perfino a livello governativo per tenere segrete verità altrimenti compromettenti, difficili da gestire, o con un forte impatto sull'opinione pubblica.

Tecniche di disinformazione vengono usate comunemente anche nell'ambito del commercio e della vendita (marketing) di prodotti da parte di aziende e relativi venditori, anche nella forma di pubblicità ingannevole.

MisinformationModifica

Con il termine anglofono misinformation, come definito dalla ricercatrice Claire Wardle nel suo intervento in materia di information disorder, si intende una peculiare forma di disinformazione in cui la divulgazione di contenuti non veritieri non presuppone alcun intento malevolo. Il termine misinformazione, seppure poco adoperato nel gergo italiano e non ancora ufficialmente riconosciuto come lemma del vocabolario. La sfumatura semantica che il termine misinformation acquisisce, passa in secondo piano rispetto al significato preponderante dell'accezione di disinformazione, al punto da rendere necessaria una demistificazione terminologica che faccia chiarezza sul termine generico, comunemente utilizzato. Misinformation è infatti uno dei tre sottoinsiemi specifici in cui il complesso fenomeno del Disordine Informativo può essere, secondo Claire Wardle, suddiviso in:

  • Dis-information: è una tipologia di informazione di stampo volutamente fittizio, che ha come scopo il trarre in inganno singoli individui, organizzazioni collettive o intere comunità;
  • Mis-information: è una variante informativa priva di attinenza al reale, diramata senza lo scopo intrinseco di rendere virale un contenuto falso;
  • Mal-information: consiste nella circolazione di informazioni basate su fatti realmente accaduti, ma strumentalizzati ad hoc al fine di recare danno a persone, istituzioni o intere comunità.

La distinzione che intercorre tra i tre tipi di disinformazione è tanto sottile quanto articolata.

Si individuano sette modi di disinformare[7]:

  • Collegamento ingannevole: si verifica quando il contenuto differisce dal titolo o dalle immagini.
  • Contesto ingannevole: consiste in una situazione comunicativa in cui vi è la presenza di informazioni vere poste all'interno di un contesto falso.
  • Contenuto manipolato: è un articolo che risulta essere reale ma viene manipolato per trarre in inganno.
  • Manipolazione della satira: quando il contenuto satirico viene inconsapevolmente utilizzato per trarre in inganno.
  • Contenuto fuorviante: avviene nel momento in cui l’informazione reale viene utilizzata a scopo ingannevole per inquadrare un problema.
  • Contenuto ingannatore: è un tipo di informazione falsa che viene pubblicata da una fonte attendibile.
  • Contenuto falso al 100%: quando l'informazione è un costrutto concepito artificialmente a fini persuasivi.

Il quotidiano utilizzo dei media e la continua somministrazione di notizie sta determinando un Sovraccarico Informativo, che rende difficile la verifica dell'attendibilità delle fonti. Sarebbe infatti opportuno moderare i contenuti non in lingua inglese, prestare attenzione alla forma del messaggio, fornire metadati ai partners fidati, costruire strumenti per verificare i fatti[8].

Strategie e tatticheModifica

Secondo un sondaggio condotto dalla BBC quasi 8 persone su 10 temono di imbattersi in false notizie, soprattutto in Europa e Nord America. In particolare, la disinformazione preoccupa il 79% degli utenti online. Il sondaggio prende in esame un campione di 16000 adulti: in Germania il 51% degli intervistati sembra non essere preoccupata del tema, mentre i più preoccupati sono i brasiliani, con una percentuale pari al 92%. La maggior parte degli intervistati, tuttavia, è contraria all'idea di una regolamentazione governativa di internet[9][10].

Strategie e tattiche per mettere in atto forme di disinformazione possono essere:

  • Diffondere false notizie all'interno di un costrutto teorico logicamente coerente
  • Orientare per un proprio tornaconto l'opinione pubblica su fatti realmente accaduti attraverso errate interpretazioni o uso di bias distorsivi
  • Strumentalizzare un evento a proprio favore, sminuendone il valore effettivo o ampliandone la portata
  • Mescolare verità e menzogna al fine di rendere più difficile una visione d'insieme coerente con la realtà dei fatti
  • Negare insistentemente l'evidenza per indurre il manipolato al dubbio e all'incredulità fino al rigetto della tesi iniziale
  • Cancellare, modificare o falsificare materialmente le fonti o le prove (definita da Chomsky ingegneria storica)
  • Saturare gli spazi informativi con materiale di minore o nulla importanza rispetto al resto

NoteModifica

  1. ^ Controinformazione: Definizione e significato di Controinformazione – Dizionario italiano – Corriere.it
  2. ^ Controinformazione - Dizionario Italiano online Hoepli - Parola, significato e traduzione
  3. ^ Ann Senn, Open Systems for Better Business: Something Ventured, Something Gained, Van Nostrand Reinhold, 1995, p. 25, ISBN 978-0-442-01911-2.
  4. ^ Nicholas John Cull, David Holbrook Culbert e David Welch, Disinformation, in Propaganda and Mass Persuasion: A Historical Encyclopedia, 1500 to the Present, ABC-CLIO, 2003, p. 104, ISBN 979-1576078203.
  5. ^ Arkady Ostrovsky, For Putin, Disinformation Is Power, in The New York Times, 5 agosto 2016. URL consultato il 9 dicembre 2016.
  6. ^ Presidenza del Consiglio Dei Ministri (2013). Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica. Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica Il linguaggio degli organismi informativi – Glossario intelligence. Disponibile online
  7. ^ (EN) Fake news. It's complicated., su firstdraftnews.com. URL consultato il 21 dicembre 2017.
  8. ^ INFORMATION DISORDER: toward an interdisciplinary framework for research and policy making, su firstdraftnews.com.
  9. ^ "Fake news worries 'are growing' suggests BBC poll"., su bbc.com.
  10. ^ "Fake news, la disinformazione preoccupa il 79% degli utenti", su repubblica.it.

BibliografiaModifica

  • Noam Chomsky, Illusioni necessarie, Elèuthera, Milano 1992, (ISBN 8889490926)
  • Herman, Edward S. and Chomsky, Noam, Manufacturing Consent: the Political Economy of the Mass Media, New York: Pantheon Books, 1988, traduzione italiana La fabbrica del consenso. Ovvero la politica dei mass media, Il Saggiatore, Milano 2008 (ISBN 8856500078)
  • Bruno Ballardini, Manuale di disinformazione - I media come arma impropria: metodi, tecniche, strumenti per la distruzione della realtà, Castelvecchi, Roma 1995 (ISBN 88-86232-53-5)
  • Paul Watzlawick, La realtà della realtà. Confusione, disinformazione, comunicazione, Astrolabio, 1978, ISBN 978-88-340-0144-8.
  • Jason Holt, The Daily Show and Philosophy: Moments of Zen in the Art of Fake News [1 ed.] 1405163143, 9781405163149 Wiley-Blackwell 2007
  • Amarnath Amarasingam, Robert W. McChesney, The Stewart / Colbert Effect: Essays on the Real Impacts of Fake News, 0786458860, 9780786458868 McFarland 2011.

Voci correlateModifica

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