DuPont

Azienda chimica statunitense
E. I. du Pont de Nemours and Company
Logo
StatoStati Uniti Stati Uniti
Forma societariaPublic company
Borse valori
ISINUS2635341090
Fondazione1802
Fondata daEleuthère Irénée du Pont
Sede principaleWilmington
Persone chiave
  • Edward D. Breen, Executive Chairman e CEO
  • Lori Koch, CFO
  • Daryl Roberts, Senior VP & COO
  • Alexa Dembek, Senior VP & CTO
SettoreChimico
ProdottiNeoprene, Nylon, Teflon, Delrin, Mylar, Kevlar, Zemdrain, Corian e Tyvek
Fatturato21.5 miliardi $[1] (2019)
Utile netto862 milioni $[2] (2017)
Dipendenti35.000[3] (2019)
Slogan«Invent a better now[4]»
Sito webwww.dupont.com

La DuPont (E.I. du Pont de Nemours and Company) è un'azienda chimica fondata a Wilmington (Delaware) nel 1802 da Eleuthère Irénée du Pont, allievo di Antoine Lavoisier.

DuPont è presente in oltre 70 paesi e produce una vasta gamma di prodotti e servizi destinati a una varietà di mercati che includono agricoltura e alimentazione, arredamento e costruzioni, elettronica e comunicazioni, sicurezza e protezione, trasporti.

A dicembre 2015 venne annunciata la fusione con Dow Chemical[5], avvenuta l'1 settembre 2017 dando origine alla DowDuPont.[6].

Il 1º aprile 2019, avvenne la scissione della divisione materiali, che iniziò a quotarsi come Dow Inc.[7]. Successivamente, l'1 giugno 2019 si scisse la divisione agrochimica, dando origine a Corteva. Lo stesso giorno, le restanti linee di business di DowDuPont di prodotti speciali iniziarono a quotarsi come DuPont[8].

StoriaModifica

Fu fondata da Éleuthère Irénée du Pont de Nemours, conosciuto come Irénée du Pont, un chimico ed imprenditore francese che emigrò negli Stati Uniti d'America nel 1799 e fondò nel 1802 la società come fabbrica di polvere da sparo. Grazie alla guerra d'indipendenza e alla successiva guerra civile americana prosperò rapidamente. A inizio XX secolo diversificò la propria produzione, con la chimica e negli anni trenta anche nell'auto.

ProdottiModifica

È titolare di numerosissimi marchi e brevetti di processi chimici e materiali, tra cui: Antron, Biomax, Butacite, Corian, Crastin, Cromalin, Delrin, Freon, Hytrel, Kevlar, Lycra, M5 fiber, Mylar, Nafion (materiale utilizzato per costruire membrane nel settore delle pile a combustibile), Nomex, Neoprene, Nylon, SentryGlas, Solae, Sorona, Surlyn, Teflon, Tyvek, Vespel, Zodiaq e Zytel.

DuPont in ItaliaModifica

DuPont ha iniziato le attività in Italia sin dagli anni cinquanta, utilizzando inizialmente rappresentanti e importatori (tra cui la G.O.I. General Overseas Italiana), e poi dal 1964 con una presenza diretta in sussidiaria "Du Pont de Nemours Italiana SpA".

La sede di Milano è stata sino all'inizio degli anni ottanta in piazzale Loreto. Nella fase di maggiore espansione, tra gli anni '80 e '90, la sede fu spostata a Cologno Monzese.

Le filiali sono a Bolzano, Bologna, Firenze e Roma. Negli anni novanta la multinazionale inizia a effettuare dei cambiamenti, sino al cambio completo di rotta iniziato nel 1999[9]. Dal 2000 si avrà un declino costante, chiusa anche la fabbrica di Bolzano[10] DuPont rimane in Italia con qualche centinaia di dipendenti tra la sede centrale di Milano, la sede logistica e commerciale Pioneer di Gadesco (CR), il centro di ricerca di Pessina Cremonese e lo stabilimento di produzione delle sementi Pioneer di Sissa (PR).

Anche il Lycra (un filato elastomerico per la produzione di calze, collant, abbigliamento, costumi da bagno e sportswear) fu ceduto a un'altra azienda nel 2004. Tale era la popolarità di Lycra in Italia che Adriano Rodella, creatore del marchio 'Filodoro', dette tale nome all'azienda proprio in riferimento al filato Lycra DuPont.

L'invenzione del Nylon e la questione dell'obsolescenzaModifica

Nel 1940, DuPont presenta il Nylon, una fibra sintetica rivoluzionaria per le sue caratteristiche. Si trattava infatti di una fibra particolarmente resistente che venne utilizzata, in primo luogo, per la realizzazione di calze femminili. Tuttavia il primo impiego di massa del poliammide 6/6 e 12/6 (vero nome del nylon) avvenne per produrre il milione di paracadute che si sarebbero resi necessari per tentare l'invasione dell'Europa. Infatti la Cina, primo produttore al mondo di seta, era stata invasa dai giapponesi e gli strateghi USA si trovarono costretti a sostituire in fretta e furia la seta naturale cinese con il nylon per potere equipaggiare al meglio sia la 101ª che l'82ª divisione di fanteria aerotrasportata USA, la 1ª Divisione britannica nonché i reparti francesi-liberi e polacchi che si sarebbero tutti largamente distinti nelle sanguinose battaglie di Sicilia, Normandia e Olanda.

Lo Sbarco in Normandia e l'Operazione Market Garden furono resi possibili dall'impiego massiccio del Nylon, l'umile fibra sintetica che cambiò il corso della seconda guerra mondiale in Europa. Dato che la nuova fibra sembrava superare le precedenti per robustezza, le aspettative di vita di un singolo paio di collant sembravano essere aumentate di molto. Poco tempo dopo la messa in commercio, venne richiesto ai chimici dell'azienda DuPont di creare fibre più deboli in modo da realizzare un prodotto più deperibile[11]. Tale scelta aziendale sembra configurarsi all'interno della politica della cosiddetta obsolescenza pianificata, ossia la definizione arbitraria della vita utile limitata di un prodotto, che quindi diventerà obsoleto o non funzionante dopo un certo periodo[12].

CuriositàModifica

Le pellicole cinematografiche DuPont furono largamente impiegate nell'Italia del bianco e nero per via della loro resa visiva e della pastosità del bianco/nero. Molti film del neorealismo italiano e quasi tutti i film di Totò sono girati su pellicole DuPont, furono utilizzate anche da Federico Fellini. DuPont uscì dal mercato con l'arrivo del colore.

Molto attivi in Italia erano anche i reparti 'X-Ray', dove DuPont fu fornitore della maggior parte degli ospedali italiani con le pellicole per radiografie Cronex, Quanta e Ultra-Vision, che consentivano di ridurre la dose di raggi emessa per ottenere immagini diagnostiche ottimali. Anche questi reparti furono dismessi negli anni '90.[13]

Tra i progetti mai realizzati di DuPont Italiana, oltre a una filatura di elastomero Lycra in Italia, c'era la costruzione al Sud di un impianto per la produzione di compact disc, alla cui nascita DuPont contribuì: l'idea era quella di utilizzare l'alluminio della Ilva per il substrato riflettente, e annettervi una produzione di policarbonato DuPont per il disco. Tuttavia dopo il disastro di Seveso negli anni '70, DuPont non riuscì a trovare un luogo adatto per la produzione e il progetto fu cancellato.

Nel 2019 Todd Haynes ha diretto il film Cattive Acque. Interpretato da Mark Ruffalo, Anne Hathaway, Tim Robbins, Victor Garber, Mare Winningham, William Jackson Harper e Bill Pullman, il film è basato sull'articolo del New York Times Magazine del 2016 The Lawyer Who Became DuPont's Worst Nightmare, scritto da Nathaniel Rich, sullo scandalo dell'inquinamento idrico di Parkersburg. Nel 1998 Robert Bilott (Mark Ruffalo), avvocato societario specializzatosi nella difesa di aziende chimiche, riceve la chiamata di un agricoltore di Parkersburg, nella Virginia Occidentale, che gli chiede di indagare su un possibile collegamento tra la presenza di un grande impianto dell'azienda DuPont nei pressi della sua fattoria e un'insorgenza anormale di tumori e malformazioni nelle sue mucche. Presto, Bilott scopre che da decenni la DuPont sta usando impunemente i corsi d'acqua della zona per smaltire il proprio PFOA, con conseguenze estremamente gravi per la popolazione.

Scandalo del TeflonModifica

Nel 1938 la DuPont scoprì il Teflon, materiale usato per rivestire pentole per renderle antiaderenti. La DuPont sversò per anni gli scarichi della produzione di questo composto chimico nei fiumi vicini alla Sede di Produzione in West Virginia, infatti Il teflon, oltre ad essere dannoso per gli animali – la tossicità letale è stata confermata per i volatili – rappresenterebbe una sostanza pericolosa per l'uomo. In pochi anni la DuPont sversò in acqua milioni di litri di materiale velenoso e inquinante; andando ad inquinare tutta l'area. Moltissime delle persone che lavoravano a stretto contatto con questo materiale si ammalarono di Cancro e Tumore anche con malformazioni nei figli. Quando oltre 70.000 persone scoprirono cosa la DuPont aveva fatto fecero partire una delle più grandi cause della storia. Circa 110 milioni di americani bevvero acqua contaminata da sostanze chimiche PFAS. Durante uno studio scientifico durato più di 7 anni, vennero analizzati i campioni di sangue di oltre 69.000 persone. Gli scienziati riuscirono a collegare la presenza di PFAS a particolari malattie quali ipercolesterolemia, coliti ulcerose, malattie tiroidee, tumori del testicolo e del rene. Gli effetti tossici più frequentemente osservati sono: la restrizione della crescita fetale, diabete, aumento del colesterolo e sue conseguenze (ictus cerebrale, infarto cardiaco), ipertensione arteriosa, aumento dell’acido urico, riduzione degli spermatozoi nel maschio, infertilità maschile e femminile. L'esposizione a questa classe di sostanze chimiche è persino diventata un fenomeno globale, diffondendosi in luoghi come l'Italia, i Paesi Bassi e la Cina. Si stima che al giorno d'oggi il 99% degli esseri umani abbia nel sangue una certa percentuale di PFAS.[14][15]

NoteModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN141519150 · ISNI (EN0000 0004 0485 2374 · LCCN (ENn79127804 · NLA (EN35052987 · WorldCat Identities (ENlccn-n79127804
  Portale Aziende: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di aziende