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Mendrisio

comune svizzero
Mendrisio
comune
Città di Mendrisio
Mendrisio – Stemma Mendrisio – Bandiera
Mendrisio – Veduta
Localizzazione
StatoSvizzera Svizzera
CantoneWappen Tessin matt.svg Canton Ticino
DistrettoMendrisio
Amministrazione
SindacoSamuele Cavadini (PLR) dal 2016
Territorio
Coordinate45°52′N 8°59′E / 45.866667°N 8.983333°E45.866667; 8.983333 (Mendrisio)Coordinate: 45°52′N 8°59′E / 45.866667°N 8.983333°E45.866667; 8.983333 (Mendrisio)
Altitudine367 m s.l.m.
Superficie32,01 km²
Abitanti15 567[2] (31-12-2017)
Densità486,32 ab./km²
Sottodivisioni ulteriorivedi
Comuni confinantiBesano (IT-VA), Bizzarone (IT-CO), Brusino Arsizio, Castel San Pietro, Clivio (IT-VA), Coldrerio, Novazzano, Melano, Porto Ceresio (IT-VA), Riva San Vitale, Saltrio (IT-VA), Stabio, Viggiù (IT-VA)
Altre informazioni
Lingueitaliano, dialetto
Cod. postale6850
Prefisso091
Fuso orarioUTC+1
Codice OFS5254
TargaTI
Nome abitantimendrisiensi, "durmioni" (dormiglioni) è il soprannome in dialetto[1]
PatronoSanti Cosma e Damiano
Cartografia
Mappa di localizzazione: Svizzera
Mendrisio
Mendrisio
Mendrisio – Mappa
Sito istituzionale

Mendrisio (in dialetto comasco Mendrìis[3][4]) è un comune svizzero del Canton Ticino, capoluogo del distretto omonimo, avente lo status di città e chiamato il Magnifico Borgo.

Il 4 aprile 2004 ha inglobato l'ex comune di Salorino e il 5 aprile 2009 Mendrisio ha realizzato un'ulteriore fusione con gli ex comuni di Arzo, Capolago, Genestrerio, Rancate e Tremona. Il 14 aprile 2013 sono stati aggregati i comuni limitrofi di Besazio, Ligornetto e Meride[5].

Geografia fisicaModifica

Mendrisio è collocata a sud del Cantone Ticino (Sottoceneri), al centro di una pianura che parte dalla sponda più meridionale del Lago di Lugano e si allarga verso Sud.

StoriaModifica

Età anticaModifica

Fu forse popolata in epoca preromana da popolazioni lepontiche e insubri, l'integrazione fra Celti e Romani è testimoniata dalla lapide dedicata a Publio Valerio Dromone, un notabile locale, che si trova inglobata nella vecchia torre campanaria.

MedioevoModifica

La prima testimonianza certa di una comunità di nome Mendrisio è di epoca longobarda, in cui per la prima volta, nel 793, è citato il toponimo Mendrici, un genitivo richiamante Mendricus o Manricus, probabilmente dal nome di un capo della fara longobarda che si era stanziata nel territorio.

Durante l'Età dei Comuni, Mendrisio gravitò nell'area di influenza della Città di Como. Il borgo era un'importante località di difesa, grazie ai suoi tre castelli, e presto si attirò le mire della Città di Milano. Como uscì sconfitta dallo scontro con Milano e il Borgo di Mendrisio entrò a far parte dello Stato milanese.

Periodo milanese e ducaleModifica

Nel 1424 sono segnalati per la prima volta degli statuti di Mendrisio, che presumibilmente derivavano dalla semplice adozione degli statuti di Lugano (salvo l'aggiunta di alcune feste locali).[6]

Nel 1433 Filippo Maria Visconti, duca di Milano, assegnò il Borgo di Mendrisio alla famiglia Sanseverino, che instaurò un governo dispotico. I mendrisiensi si ribellarono ripetutamente, finché nel 1485 i Sanseverino dovettero abbandonare il borgo. Mendrisio passò sotto il diretto controllo del duca, il quale nominava un podestà che, in collaborazione coi consoli scelti fra le famiglie patrizie cittadine, governava il borgo.

Nel 1512 il Mendrisiotto venne conquistato dall'esercito dei Confederati che si videro riconosciute le loro conquiste nel 1516, con la Pace di Friburgo, ma di fatto fino al 1522 Mendrisio venne ancora amministrato dal podestà del Ducato di Milano e dai consoli.

Antico RegimeModifica

Col Trattato di Friburgo la pieve di Balerna entrò a far parte del neo-costituito Baliaggio di Mendrisio, dipendente direttamente dalla Confederazione. Il baliaggio (Vogtei) era governato da un balivo (Landvogt), di lingua tedesca, assistito da un segretario (Landscriba), che era l'espressione del Consiglio della Comunità, formato da un membro per comune, da due reggenti scelti dal Borgo di Mendrisio e due plebani nominati dalla pieve di Balerna, che gestiva l'amministrazione locale. L'epoca dei baliaggi è ricordata come epoca di servaggio e gli esonimi in lingua tedesca con i quali erano chiamate le località ticinesi avevano nella popolazione una connotazione negativa.

A Mendrisio la carica di Landscriba venne tenuta ininterrottamente da membri della famiglia Beroldingen dal 1645 al 1798, quando il baliaggio fu soppresso in seguito all'invasione giacobina del 1798. Ultimo landscriba del baliaggio di Mendrisio (1774-1798) fu Giuseppe Antonio de Beroldingen (1750-1803), che nel 1786 venne ammesso nella corporazione dei Nobili e Borghesi di Mendrisio e che rappresentò il baliaggio alla Dieta di Aarau nel 1798. Nel 1799 venne eletto senatore elvetico e tra il 1801 e il 1803 fu prefetto ad Altdorf. Luogotenente del balivo (1783-95) fu Giovanni Battista Torriani, poi reggente di Mendrisio (1779-1781) ed in seguito ebbe un ruolo di primo piano negli avvenimenti del 1798. Divenne poi deputato al Gran Consiglio ticinese (1803-08).

Età modernaModifica

Il 15 febbraio 1798 fu tentato un colpo di mano per l'annessione di Lugano alla Repubblica Cisalpina (partito da Campione d'Italia e fallito per l'intervento dei volontari luganesi). Mendrisio e il Mendrisiotto furono occupati una prima volta nel 1798, e Antonio Isidoro Rusca fu inviato a Milano quale segretario della commissione incaricata di negoziare l'annessione di Mendrisio alla Repubblica Cisalpina, annessione che fu dichiarata , ma la Costituzione della Repubblica Elvetica attribuì il Mendrisiotto al Cantone di Lugano e la popolazione, consultata, scelse l'annessione alla Repubblica Elvetica. Nel 1803 il distretto di Mendrisio, insieme al resto del Cantone di Lugano e al Cantone di Bellinzona, andò a costituire il Canton Ticino (parificato agli altri Cantoni svizzeri in seguito all'Atto di Mediazione napoleonico). Dal 1810 al 1813 il Mendrisiotto venne di nuovo temporaneamente occupato dalle truppe del Regno d'Italia del generale Achille Fontanelli, che ne reclamavano l'annessione, con il pretesto di reprimervi il "contrabbando" fra Svizzera e Regno d'Italia.

Età contemporaneaModifica

Dal 1996 Mendrisio è sede dell'Accademia di Architettura di Mendrisio[7], la facoltà di architettura dell'Università della Svizzera italiana.

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

FotoModifica

 
Palazzo Pollini.
 
Villa Argentina.
 
Casa Croci.

Mendrisio (Centro Storico)Modifica

Quartiere di SalorinoModifica

Quartiere di RancateModifica

Quartiere di BesazioModifica

Quartiere di LigornettoModifica

Quartiere di MerideModifica

Quartiere di CapolagoModifica

Quartiere di GenestrerioModifica

SocietàModifica

LingueModifica

La lingua più diffusa nella città di Mendrisio è l'italiano, lingua ufficiale del Canton Ticino[17]. Come nel resto del cantone, la seconda lingua è il dialetto locale, parlato in diglossia con l'italiano[18]; il dialetto locale è di tipo occidentale, ed appartiene - così come gli altri dialetti parlati nel Sottoceneri - alla varietà comasca[19][20].

L'appartenenza linguistica dei dialetti di Mendrisio e del Sottoceneri all'area comasca è stata analizzata dal linguista ticinese Franco Lurà nel suo «Il dialetto del Mendrisiotto» del 1987, in cui riporta una pronuncia dialettale che «è considerata il tratto fonetico più importante del Mendrisiotto da Keller[21], che lo ritiene la caratteristica che più chiaramente certifica l'appartenenza, dal punto di vista dialettale, di questa regione al ceppo comasco-milanese»[22]. Il Mendrisiotto rappresenta infatti l'estrema punta meridionale del Canton Ticino e l'immediata periferia settentrionale della città di Como[23].

Fabio Pusterla, nel suo «Il dialetto della Valle Intelvi» del 1981 e nel successivo «Cultura e linguaggio della Valle Intelvi» del 1983, parla di «koinè comasca» e «koinè comasco-luganese» con riferimento alle varietà della lingua lombarda parlate tra i laghi di Como e Lugano, includendo nella sua analisi i dialetti compresi tra «la sponda occidentale del Lario e quella nord-occidentale del Ceresio», in particolare nei centri urbani di Como, Mendrisio e Lugano, da cui si discostano parzialmente - ma non in modo sostanziale - le parlate delle valli circostanti[24][20].

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti

 

Infrastrutture e trasportiModifica

FerrovieModifica

La stazione di Mendrisio, attivata nel 1882, è gestita dalle Ferrovie Federali Svizzere ed è posta lungo la ferrovia del Gottardo, dal 2018 è capolinea della linea internazionale Mendrisio-Varese e dal 2019 della linea internazionale Mendrisio-Malpensa.

Nel 1926 venne attivata un'altra linea internazionale delle Ferrovie Nord Milano la ferrovia Castellanza-Mendrisio privata del traffico passeggeri nel 1928 nel tratto svizzero e utilizzato come raccordo mentre nel tratto italiano venne dismessa tra il 1938 e il 1977. Venne parzialmente riattivata a tratte tra il 1995 e il 2007, limitatamente alla tratta Malnate Olona-Mendrisio, onde operarvi episodici servizi turistici con trazione a vapore.

StradeModifica

Il comune è attualmente attraversato dalla Autostrada A2 o Autostrada del San Gottardo, su cui è presente lo svincolo per Mendrisio.

CulturaModifica

 
L'Accademia di Architettura.

EventiModifica

Geografia antropicaModifica

Suddivisioni amministrativeModifica

Il 4 aprile 2004 ha inglobato l'ex comune di Salorino e il 5 aprile 2009 Mendrisio ha realizzato un'ulteriore fusione con gli ex comuni di Arzo, Capolago, Genestrerio, Rancate e Tremona. Il 14 aprile 2013 sono stati aggregati i comuni limitrofi di Besazio, Ligornetto e Meride[5].

La città di Mendrisio è costituita dal 2013 dai quartieri Mendrisio (borgo), Arzo, Besazio, Capolago, Genestrerio, Ligornetto, Meride, Rancate, Salorino e Tremona[26].

Amministrazione comunaleModifica

PatriziatiModifica

A Mendrisio sono presenti 6 patriziati[27]:

  • Corporazione dei Patrizi di Mendrisio
  • Associazione Patrizi di Capolago e discendenti
  • Patriziato di Arzo
  • Patriziato di Besazio
  • Patriziato di Salorino
  • Patriziato di Tremona

StemmaModifica

 
Stemma del comune di Mendrisio

Lo stemma e la bandiera del comune di Mendrisio, «Di rosso, alla croce d’argento»[28], così come quelli di Lugano, derivano direttamente da quelli della vicina città di Como, al cui contado la località di Mendrisio è appartenuta fino alla cessione dei territori dell'odierno Canton Ticino alla Confederazione Elvetica.

SportModifica

CalcioModifica

1912 è stato fondato il Football Club Mendrisio, che milita in 1ª Lega. La società gioca allo Stadio comunale di Mendrisio costruito nel 1945.

PallacanestroModifica

La pallacanestro ha occupato e occupa ancora un posto di tutto rispetto nel panorama sportivo di Mendrisio. Alla fine degli anni sessanta nasce la squadra femminile della Riri Mendrisio, la quale vince 4 titoli svizzeri e 3 coppe nazionali oltre che partecipare alla Coppa Campioni contro le più forti squadre europee; la società, causa mancata riconferma dello sponsor principale, cessa la sua attività nel 1972. Nel 1977 è arrivata da Lugano la squadra del Molino Nuovo con la denominazione di MoMo Basket, approdano a Mendrisio grandi campioni del passato Bob Heck, Robert Heck, Bob Lauriski, Ken Brady, Gary Stich, Mike Schultz, Keith Mc Cord. Dopo anni di gloria, alla fine del campionato 1983–1984 culminata con la retrocessione in LNB, causa mancanza di fondi, la dirigenza decise di ritirare dal panorama cestistico svizzero il MoMo Basket. Nel 1991 venne trasferita la società di Basket di Morbio Inferiore SPMI a Mendrisio. Oggi il Mendrisio Basket partecipa con il settore giovanile ai vari campionati regionali (circa 100 ragazzi) e con la prima squadra al campionato di IIa Lega Cantonale.

CiclismoModifica

Corsa d'orientamentoModifica

  • Il 6 maggio 2018 si è svolta nel borgo di Mendrisio la finale specialità sprint dei campionati europei di corsa d'orientamento (EOC 2018).

NoteModifica

  1. ^ Franco Lurà, Il dialetto del Mendrisiotto, Mendrisio-Chiasso Edizioni UBS, 1987, p. 226, nota 38.
  2. ^ Città di Mendrisio - Dati statistici, su mendrisio.ch, 31 dicembre 2017.
  3. ^ Bernardino Biondelli, Saggio sui dialetti gallo-italici, 1853, p. 4.
    «Il Comasco esténdesi in quasi tutta la provincia di Como, tranne l'estrema punta settentrionale al di là di Menagio e di Bellano a destra ed a sinistra del Lario; e in quella vece comprende la parte meridionale del Cantone Ticinese, sino al monte Cènere».
  4. ^ Ortografia ticinese
  5. ^ a b Amministrazione federale: aggregazioni comunali (PDF), su bfs.admin.ch. URL consultato il 10 settembre 2019 (archiviato dall'url originale l'11 aprile 2016).
  6. ^ Chittolini, 1995, 172.
  7. ^ Messaggio n. 4583 del 15 ottobre 1996
  8. ^ Ordine dei Cappuccini, in Dizionario storico della Svizzera.
  9. ^ Scalinata della Chiesa di San Zeno - Inventario dei beni culturali Archiviato il 4 marzo 2016 in Internet Archive.
  10. ^ Oratorio di San Rocco - Inventario dei beni culturali Archiviato il 5 marzo 2016 in Internet Archive.
  11. ^ Oratorio di San Rocco
  12. ^ Oratorio di San Giuseppe - Inventario dei beni culturali Archiviato il 5 marzo 2016 in Internet Archive.
  13. ^ Chiesa-oratorio di San Giovanni Battista - Inventario dei beni culturali Archiviato il 18 giugno 2015 in Internet Archive.
  14. ^ Museo dei fossili di Meride, su museodeifossili.ch.
  15. ^ Oratorio di San Giorgio - Inventario dei beni culturali Archiviato il 18 giugno 2015 in Internet Archive.
  16. ^ Torre con lapide romana - Inventario dei beni culturali Archiviato il 4 marzo 2016 in Internet Archive.
  17. ^ Costituzione della Repubblica e Cantone Ticino, del 14 dicembre 1997
  18. ^ (EN) Mary C. Jones e Claudia Soria, Assessing the effect of official recognition on the vitality of endangered languages: a case of study from Italy, in Policy and Planning for Endangered Languages, Cambridge, Regno Unito, Cambridge University Press, 2015, p. 130.
    «Lombard (Lumbard, ISO 639-9 lmo) is a cluster of essentially homogeneous varieties (Tamburelli 2014: 9) belonging to the Gallo-Italic group. It is spoken in the Italian region of Lombardy, in the Novara province of Piedmont, and in Switzerland. Mutual intelligibility between speakers of Lombard and monolingual Italian speakers has been reported as very low (Tamburelli 2014). Although some Lombard varieties, Milanese in particular, enjoy a rather long and prestigious literary tradition, Lombard is now mostly used in informal domains. According to Ethnologue, Piedmontese and Lombard are spoken by between 1,600,000 and 2,000,000 speakers and around 3,500,000 speakers respectively. These are very high figures for languages that have never been recognised officially nor systematically taught in school».
  19. ^ Bernardino Biondelli, Saggio sui dialetti gallo-italici, 1853, p. 4.
    «Il dialetto principale rappresentante il gruppo occidentale si è il Milanese, e ad esso più o meno affini sono: il Lodigiano, il Comasco, il Valtellinese, il Bormiese, il Ticinese e il Verbanese.[...] Il Comasco esténdesi in quasi tutta la provincia di Como, tranne l'estrema punta settentrionale al di là di Menagio e di Bellano a destra ed a sinistra del Lario; e in quella vece comprende la parte meridionale del Cantone Ticinese, sino al monte Cènere. [...] Il Ticinese è parlato nella parte settentrionale del Cantone Svizzero d'egual nome, al norte del Monte Cènere, in parecchie varietà, tra le quali distinguonsi sopra tutto le favelle delle valli Maggia, Verzasca, Leventina, Blenio ed Onsernone».
  20. ^ a b Claudia Patocchi - Fabio Pusterla, Cultura e linguaggio della Valle Intelvi. Indagini lessicali ed etnografiche, Senna Comasco, La Comasina Grafica, 1983, p. XXXII.
    «È quindi possibile concludere che il dialetto intelvese appartiene al grosso gruppo alto-lombardo di area comasca; all'interno di questa vasta zona linguistica, che presenta differenti situazioni particolari, la valle si caratterizza tuttavia come zona periferica e conservativa, e la sua parlata si differenzia dalla koinè comasca di pianura per una serie di tratti arcaici, ormai scomparsi non solo a Como ma anche nei centri principali del Mendrisiotto e del Luganese, che l'avvicinano piuttosto alle varietà dialettali delle aree limitrofe, in particolare della Val Mara e dell'alta Valle di Muggio».
  21. ^ Oscar Keller, Die Mundarten des Sottoceneri (Tessin) dargestellt an Hand von Paralleltexten. I. Mendrisiotto, in Revue de linguistique romane, nº 10, pp. 189-297.
  22. ^ Franco Lurà, Il dialetto del Mendrisiotto, Mendrisio-Chiasso, Edizioni UBS, 1987, p. 38.
  23. ^ Franco Lurà, Il dialetto del Mendrisiotto, Mendrisio-Chiasso, Edizioni UBS, 1987, p. 15.
  24. ^ Fabio Pusterla, Il dialetto della Valle Intelvi: fonetica storica, fonologia, morfosintassi, Pavia, 1981.
  25. ^ Museo d'arte di Mendrisio
  26. ^ Chi siamo - Città di Mendrisio, su mendrisio.ch. URL consultato il 31 maggio 2019.
  27. ^ Patriziati Città di Mendrisio, su mendrisio.ch. URL consultato il 31 maggio 2019.
  28. ^ Città di Mendrisio, sito ufficiale, su mendrisio.ch.

BibliografiaModifica

  • Angelo Baroffio, "Memorie istoriche sulle diverse chiese ed oratori esistenti in Mendrisio", Bollettino storico della Svizzera italiana, anno 1, numero 1, Carlo Colombi, Bellinzona 1879, 8-13; Idem, Ibidem, anno 1, numero 2.
  • Johann Rudolf Rahn, I monumenti artistici del medio evo nel Cantone Ticino, Tipo-Litografia di Carlo Salvioni, Bellinzona 1894, 203-209.
  • Siro Borrani, Il Ticino Sacro. Memorie religiose della Svizzera Italiana raccolte dal sacerdote Siro Borrani prevosto di Losone, Tip. e Libreria Cattolica di Giovanni Grassi, Lugano 1896.
  • Giuseppe Martinola (a cura di), Invito al Mendrisiotto, Lions Club del Mendrisiotto, Bellinzona 1965, 49-52, 56, 66.
  • Virgilio Gilardoni, "Il Romanico. Catalogo dei monumenti nella Repubblica e Cantone del Ticino", La Vesconta, Casagrande S.A., Bellinzona 1967, 22, 36-38, 40, 45, 294, 299, 366, 410, 414-421, 511, 543.
  • Giuseppe Martinola, Inventario d'arte del Mendrisiotto, I, Edizioni dello Stato, Bellinzona 1975, 221-319.
  • Giuseppe Martinola, I diletti figli di Mendrisio, Ed. Dadò, Locarno, 1980.
  • Bernhard Anderes, Guida d'Arte della Svizzera Italiana, Edizioni Trelingue, Porza-Lugano 1980, 292, 335, 353-361, 385.
  • Mario Medici, Storia di Mendrisio, I-II, Banca Raiffeisen di Mendrisio, Mendrisio 1980.
  • Aurelio Garobbio, "Ricordi di Mendrisio, il mio vecchio borgo", Archivio per l'Alto Adige. Rivista di studi alpini, 1983, n. 77, p. 131-163.
  • Franco Lurà, Il dialetto del Mendrisiotto. Descrizione sincronica e diacronica e confronto con l'italiano, Mendrisio-Chiasso, Edizioni UBS, 1987.
  • Emilio Motta, Effemeridi ticinesi, ristampa Edizioni Metà Luna, Giubiasco 1991.
  • (DE) Fabrizio Frigerio, "Beroldingen (Familie)", "Beroldingen, Giuseppe Antonio", Beroldingen, Francesco", "Beroldingen, Sebastiano", Schweizer Lexikon, Lucerna, Mengis & Ziehr Ed., 1991-1993, vol. I, p. 521.
  • (DE) Fabrizio Frigerio, "Mendrisio (Vogtei)", Schweizer Lexikon, Lucerna, Mengis & Ziehr Ed., 1991-1993, vol. IV, p. 527.
  • (DE) Fabrizio Frigerio, « Torriani », Schweizer Lexikon, Lucerna, Mengis & Ziehr Ed., 1991-1993, vol. VI, pp. 281–282.
  • Giorgio Chittolini, "A proposito di statuti e copiaticci, jus proprium e autonomia", Archivio Storico Ticinese, anno XXXII, numero 118, Casagrande, Bellinzona 1995.
  • Raffaello Ceschi, Governanti e governati, in Storia della Svizzera italiana dal Cinquecento al Settecento, Bellinzona, 2000.
  • AA.VV., Guida d'arte della Svizzera italiana, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2007, 416, 438-447, 449-451, 453, 454, 455, 464, 470, 475, 478, mappa 439.
  • Francesca Mariani Arcobello, Socialista di frontiera., L'avvocato Francesco Nino Borella (1883 - 1963), Fondazione Piero e Marco Pellegrini-Guglielmo Canevascini, Bellinzona, 2008.
  • Stefania Bianchi (a cura di), L'Ospedale della Beata Vergine di Mendrisio. 150 anni di storia e memoria, Casa Croci, Mendrisio, 2010.
  • Mauro Cerutti, "Un importante repertorio biografico dei volontari svizzeri nella guerra civile spagnola", Archivio Storico Ticinese, Casagrande, Bellinzona 2010.
  • Marco Schnyder, Famiglie e potere. Il ceto dirigente di Lugano e Mendrisio tra Sei e Settecento, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2011.

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