Filippo Andrea VI Doria Pamphili

politico italiano (1886-1958)

Filippo Andrea VI Doria-Pamphilj, XVI principe di Melfi (Roma, 1º marzo 1886Roma, 3 febbraio 1958), è stato un nobile e politico italiano, sindaco di Roma durante il periodo della liberazione.

Principe
Filippo Andrea VI Doria-Pamphili-Landi
Fotografia del Principe Filippo Andrea VI Doria Landi Pamphilj.jpg
Il principe Filippo Andrea VI Doria-Pamphili-Landi in una fotografia d'epoca

Sindaco di Roma
Durata mandato10 giugno 1944 –
10 novembre 1946
PredecessoreRoberto Bencivenga
SuccessoreSalvatore Rebecchini

Dati generali
Partito politicoIndipendente
UniversitàTrinity College
Filippo Andrea VI Doria Landi Pamphili
XVI Principe di Melfi
Stemma
Stemma
In carica1914 –
1958
PredecessoreAlfonso Doria Landi Pamphili
SuccessoreOrietta Doria Landi Pamphili
TrattamentoSua Grazia
Altri titoliPrincipe del Sacro Romano Impero
Principe di Valditaro
Principe di Meldola
Duca di Montelanico
Marchese di Torriglia
NascitaRoma, Regno d'Italia, 1º marzo 1886
MorteRoma, Italia, 3 febbraio 1958
DinastiaDoria Landi Pamphili
PadreAlfonso Doria Landi Pamphili
MadreEmilia Pelham Clinton
ConsorteGesine Dykes
FigliOrietta Emily Mary

Angela Doria-Pamphilj-Landi

ReligioneCattolicesimo

BiografiaModifica

GiovinezzaModifica

Nato dal principe Alfonso e da Emily Pelham-Clinton (figlia secondogenita di Henry Pelham-Clinton, VI duca di Newcastle), si occupò fin da giovane delle proprietà di famiglia, delegato dal padre che era invece rivolto ad attività finanziarie ed impegnato in politica. Nel 1909 entrò nel "Comizio agrario di Roma", ente all'interno del quale si interessò dell'organizzazione del lavoro agrario e della colonizzazione delle terre incolte dell'Agro Romano

Nel contempo iniziò a dedicarsi ad opere di solidarietà promosse da associazioni di ispirazione cattolica e si iscrisse ad una società di mutuo soccorso fra coloni; nel 1918 fu eletto presidente del comitato laziale della "Associazione Colonie Giovani Lavoratori", dove puntò la sua attenzione soprattutto verso l'assistenza e l'educazione degli orfani di guerra. Un suo primo approccio alla politica avvenne solo nel 1919, quando diede sostegno ai candidati cattolici conservatori aderenti alla lista di "Alleanza Nazionale", di cui era capolista Luigi Medici del Vascello. Nonostante ciò, l'avvento del fascismo lo convinse a tornare ai suoi affari e all'amministrazione dei suoi beni.

AntifascismoModifica

Rispetto al regime fu all'inizio indifferente, poi sempre più insofferente, anche se il suo contegno fu ondivago: nel 1928 rifiutò l'invito ad entrare in un Centro Nazionale promosso dal principe Francesco Chigi per raccogliere l'appoggio degli italiani alla politica del governo ; nel 1932 si iscrisse alla Federazione Fascista degli Agricoltori; nel 1934 lasciò la Cassa di Risparmio di Roma, di cui era socio, perché dissenziente rispetto al finanziamento di opere assistenziali fasciste. Profondamente cattolico, deprecò la firma dei Patti Lateranensi e, dopo qualche anno, abbandonò la carica di dirigente locale dell'Azione Cattolica.[1]

La sua vera e propria ostilità al regime cominciò più chiaramente a manifestarsi a partire dalla metà degli anni trenta, in seguito alla Guerra d'Etiopia e all'avvicinamento al nazismo. Nel 1938 rifiutò di far entrare Hitler a Palazzo Doria Pamphili, residenza di famiglia; il 1 settembre 1939 inviò a Vittorio Emanuele III una lettera in cui gli chiedeva d'impedire l'entrata in guerra dell'Italia a fianco alla Germania. Proprio in seguito a questa lettera venne inviato al confino su ordine di Mussolini, ritrovando la libertà solo alla fine del 1941 in seguito a pressioni fatte in suo favore dalla Santa Sede.[1]

Dopo la caduta di Mussolini fu attivo nel comitato nazionale istituito in favore dei perseguitati politici e dopo l'armistizio continuò a dare il suo apporto all'interno della resistenza, in contatto permanente con gli ambienti ecclesiastici. Della sua opera si avvalsero moltissimi militanti antifascisti di tutte le correnti politiche, a partire da alcuni importanti intellettuali come Luchino Visconti e Renato Guttuso.[1]

MatrimonioModifica

Sposò l'inglese Gesine Dykes, da cui ebbe una figlia: Orietta.

Sindaco di RomaModifica

In questo modo si creò una consolidata fama antifascista, divenendo il candidato ideale alla successione del commissario regio gen. Roberto Bencivenga, nominato in clandestinità poco prima della ritirata nazi-fascista. Attraverso la favorevole mediazione del Comitato di Liberazione Nazionale, venne scelto dagli alleati per guidare la città di Roma, e fu nominato sindaco, rimanendo tale fino alle elezioni amministrative del 1946.

Una volta insediatosi, Doria Pamphili formò una giunta in cui trovarono posto tutti i partiti del CLN e i loro uomini migliori; tutti i componenti della giunta vennero coinvolti dal nuovo sindaco in base ad un programma di "Concordia politica", diretto ad affrontare tutte le emergenze create dalla guerra, al fine di provvedere celermente alla ricostruzione materiale e civile (questi i membri della giunta: Ulderico Mazzolani, Guido Laj, Giuseppe Bersani, Valerio De Sanctis, Giulio Turchi, Vasco Cesari, Enrico Scialoja, Giorgio Andreoli, Fausto Marzi-Marchesi, Tito Staderini, Ezio Zerenghi, Roberto Drago, Dante Gianotti, Giovanni Della Torre, Tullio Vecchietti[2][3]). Tale patto di concordia venne formalmente enunciato in pubblico e dichiarato anche in Vaticano, durante una visita che il neo-sindaco fece il 12 luglio 1944 per esprimere il ringraziamento della città all'opera di protezione effettuata dalla Santa Sede sulla città e all'appello alla fraternità lanciato da Pio XII nel suo primo messaggio alla cittadinanza dopo la liberazione. Famoso il suo appello alla fratellanza a conclusione del suo primo discorso da sindaco dal balcone michelangiolesco di Campidoglio: "Da romano ai romani, volemose bene!"[4].

Nonostante ciò però la giunta Doria Pamphili non riuscì a venire a capo di tutti i problemi e a risolvere tutte le emergenze, dal problema degli sfollati a quello della disoccupazione e della fame. La situazione non trovò conforto nelle formazioni politiche che costituivano la base d'appoggio dell'amministrazione del Principe e che dimostrarono di avere una forza politica insufficiente, così come i problemi non furono alleviati dai pure ingenti finanziamenti ricevuti dal Comando Militare Alleato in Italia, che per sostenere la giunta capitolina aveva creato addirittura una apposita divisione finanziaria presso la Banca d'Italia.

La giunta comunque riuscì a tamponare il disavanzo del bilancio comunale, riorganizzare gli uffici comunali e predisporre un programma di lavori pubblici con la collaborazione del Genio Civile; venne creato anche un apposito ufficio competente per i problemi degli sfollati ed approntate alcune misure a favore dell'infanzia. La questione degli approvvigionamenti, invece, non venne risolta, a causa delle deficienze del sistema di distribuzione delle merci.

Ultimi anni e morteModifica

La giunta Doria Pamphili esaurì il suo compito in seguito alla consultazione istituzionale del 2 giugno 1946, anche se venne tenuta in piedi ancora qualche mese, per preservare l'unità delle forze politiche uscite dalla resistenza in vista del convegno dei sindaci aderenti all'Associazione Nazionale dei Comuni d'Italia, che si celebrò dal 6 all'8 settembre 1946 in Campidoglio e che vide uno dei suoi maggiori protagonisti proprio nel Principe Doria Pamphili, il quale alla fine venne eletto presidente dell'ente.

Il Principe Filippo Andrea VI Doria Pamphili morì a 71 anni a Roma il 3 febbraio 1958.

DiscendenzaModifica

Il principe Filippo Andrea e Gesine Dykes ebbero una figlia:

AscendenzaModifica

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Luigi Doria Landi Pamphili, X principe di Melfi Andrea Doria Landi Pamphili, IX principe di Melfi  
 
Leopoldina di Savoia-Carignano  
Filippo Andrea Doria Landi Pamphili, XI principe di Melfi  
Teresa Orsini Domenico Orsini  
 
Faustina Caracciolo  
Alfonso Doria Landi Pamphili, XII principe di Melfi  
John Talbot, XVI conte di Shrewsbury John Joseph Talbot  
 
Catherine Clifton  
Mary Talbot  
Maria Theresa Talbot William Talbot  
 
Mary O'Toole  
Filippo Andrea Doria Landi Pamphili, XIII principe di Melfi  
Henry Pelham-Clinton, V duca di Newcastle Henry Pelham-Clinton, IV duca di Newcastle  
 
Georgiana Elizabeth Mundy  
Henry Pelham-Clinton, VI duca di Newcastle  
Susan Douglas-Hamilton Alexander Hamilton, X duca di Hamilton  
 
Susan Euphemia Beckford  
Emily Pelham-Clinton  
Henry Thomas Hope  
 
 
Henrietta Adela Hope  
Anne Adele Bichat  
 
 
 

Premi e riconoscimentiModifica

  Cittadinanza Onoraria della Città di Colleferro
«Come ringraziamento di alcune terre e costruzioni da lui donate alla città»
— Colleferro - 1949

NoteModifica

  1. ^ a b c Gaspari.
  2. ^ Verbale della giunta municipale del 27 dicembre 1945, su comune.roma.it.
  3. ^ Verbale della giunta municipale del 13 settembre 1946, su comune.roma.it.
  4. ^ v. voce Filippo Andrea Doria Pamphili in Enciclopedia Italiana

BibliografiaModifica

  • Forlenza Gaspari, Storie di sindaci per la storia d'Italia, Donzelli, 2009, p. 110-111, ISBN 8860364256.

Collegamenti esterniModifica


Controllo di autoritàVIAF (EN1451145857123922922670 · GND (DE1089904487 · WorldCat Identities (ENviaf-1451145857123922922670
  Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie