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Forca di Valle

frazione del comune italiano di Isola del Gran Sasso d'Italia
Forca di Valle
frazione
Forca di Valle – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
ProvinciaProvincia di Teramo-Stemma.svg Teramo
ComuneIsola del Gran Sasso d'Italia-Stemma.png Isola del Gran Sasso d'Italia
Territorio
Coordinate42°31′08.51″N 13°37′52.57″E / 42.51903°N 13.63127°E42.51903; 13.63127 (Forca di Valle)Coordinate: 42°31′08.51″N 13°37′52.57″E / 42.51903°N 13.63127°E42.51903; 13.63127 (Forca di Valle)
Altitudine808 m s.l.m.
Abitanti199 (01-01-2007 (ISTAT))
Altre informazioni
Cod. postale64045
Prefisso0861
Fuso orarioUTC+1
Patronosan Franco
Giorno festivo5 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Forca di Valle
Forca di Valle

Forca di Valle è una frazione di Isola del Gran Sasso d'Italia. Transita qui un tratto della grande Ippovia del Gran Sasso.

Indice

ToponimoModifica

Il paese è detto semplicemente "Furca" nei documenti più antichi. Nell'atto di vendita di Giovanna II a Francesco Riccardi, appare solo come "Castra Forchiae". La specificazione "di Valle" o "della Valle" inizia con l'arrivo degli spagnoli (1526).

Il toponimo Forca indica generalmente un valico montano. Alle spalle del paese, infatti, esiste il passaggio verso Pietracamela chiamato la Forchetta (1560 m).

La leggenda, invece, fa risalire il nome al fatto che in cima al paese, sotto la località detta "il Castello" ci fosse il tribunale inquisitorio della Valle Siciliana e vi si eseguissero le condanne a morte tramite impiccagione.

Il paeseModifica

L'abitato, arrampicato su una pendice fortemente scoscesa, conserva notevoli caratteri di antichità. Nella parte alta, infatti, si schiudono suggestive viuzze fiancheggiate da modeste case in pietra locale, delle quali alcune possono risalire anche al XV-XVI secolo.

La chiesa parrocchiale, dedicata a Santa Giusta, è stata rifatta completamente nel 1938, ma, certamente, esisteva già nei secoli precedenti, poiché citata dall'Antinori come depositaria degli statuti del 1540. Inoltre questa affermazione è supportata dal differente stile murario del basamento dell'edificio e dal ciborio settecentesco sull'altare maggiore.

L'abitato antico si trova nella parte più alta del paese a più di 900 m s.l.m., raggiungibile tramite un'irta salita che si collega alla strada provinciale di fronte alla chiesa di santa Giusta.

L'abitato presenta caratteristiche tipiche dei minuscoli borghi montani, con costruzioni in pietra locale, che si inerpicano e si incastrano tra loro.

Scendendo da Forca di Valle verso la minuscola frazione di Varano, a m.780 s.l.m., vi è la piccola Cappella della Redenzione dedicata a San Rocco. Venne eretta nel 1968 per volere di Alberto Iacovoni, esponente di una grande famiglia di Forca di Valle. La parte artistica venne curata dall'artista marchigiano, pittore e scultore, Sante Monachesi (Macerata, 1910 – Roma, 1991). L'esterno è realizzato in mattoncini rossi e pietre di fiume. L'unica piccola aula absidata contiene una modesta mensa d'altare su cui campeggiano una bella scultura in ferro ed una statua di San Rocco donata alla chiesa da devoti nel 2001.

StoriaModifica

Dal quaternus magne expeditionis, noto come Catalogus Baronum (1150 - 1168), che registrava la leva straordinaria "nomine proelii" nelle province di terraferma del regno normanno di Sicilia, risulta che Oderisio di Collepietro detiene "Furcam".

Nel 1273 Carlo I d'Angiò re, in Alife, nomina con mandato Egidio de sancto Liceto giustiziere di Abruzzo ultra e gli ordina di provvedere a far eseguire gli ordini fiscali già emessi inoltre di provvedere a far inviare alla Camera regia le collette raccolte e infine a segnalare ai razionali l'ammontare dell subventio generale di ciascuna terra di sua giurisdizione; include nel giustizierato di Abruzzo ultra "Furca".

Nel 1419 Giovanna II regina vende a Francesco Riccardi di Ortona, Forca, assieme ad altri castelli della Valle; ma questi li rende subito dopo in cambio del castello di Pescara.

Nel 1454 Alfonso d'Aragona conferma a Giacomantonio Orsini, alla morte del padre Giovanni il possedimento di Forca.

Nel 1479 nell'atto di procura, redatto in Napoli il XII. 17, per l'acquisizione "baronie Vallorum Siciliane" da parte di Pardo Orsini, che l'aveva acquistata da Antonello Petrucci in occasione del suo matrimonio.

Nel 1496 Forca è unita al Contado aquilano.

Nel 1502 Luigi XII, . restituisce a Pardo Orsini le terre, i titoli e i diritti che egli vantava in Abruzzo ultra e citra; nell'elenco menziona la terra di "Furce".

Nel 1526 con privilegio di investitura, Carlo V imperatore, nomina Ferdinando de Alarcon y Mendoza marchese della "Valle Siciliana", fino ad allora baronio infeudata a Camillo Pardo Orsini: tra le terre che costituiscono il feudo è "Furca", essa conta in quest'anno 66 fuochi.

Nel 1540, mentre è signore di Forca lo spagnolo Pietro Saga, l'università di Forca compila e riforma i capitoli e gli statuti già esistenti, stabilendo una serie di nuove norme.

Così le sintetizza l'Antinori: erano in tutto cento e sette. Come quelli delle terre convicine, così questi accennano molto simili regolamenti, e se ne ritrae, che quel Castello retto era da un Camerlengo, e da un Giudice, eletti per trimestre, ch'amministravano ragioni in Corte il Martedì, e il Sabato, a i Castellesi, ed ogni giorno pe Forestieri, che comparissero. Stavano a Sindicato finito l'uficio. Eleggeva anche il popolo due Massari, e pure trimestri: 9 Balii ogni mese. Conoscevano, ed eseguivano nelle cause di debiti, di danni dati, di fraudi d'ingiurie, e simili. Era però il Castello soggetto alla Giurisdizione del Capitano di giustizia della valle Siciliana, e ad altri regi Ufiziali nei casi non compresi in quei capitoli, e cedeva in pena chi pè compresi accusasse a quel Capitano in pregiudizio della Giurisdizione del Camerlengo. Questo, e i Giudici eleggevano i Viali, cioè misuratori delle vie pubbliche nel Castelo, e fuori, perché si mantenessero larghe quattro braccia di canna comune, e ne affiggessero i termini, riaprissero le vie chiuse, o le dirupate. I massari invigilassero, e punissero chi facesse opere servili nelle Domeniche, nella festa di S. Giusta Protettrice del luogo, e nelle altre di precetto, chi occupasse o danneggiasse prati, orti, vigne, deviasse corsi d'acque, chi non tenesse chiuse, le possessioni lungo la via della costa del Ceraso, o della chiesa di San Salvatore in sotto; chi lavorasse terreni di scadenze senza licenza chi tagliasse erbe fresche prima del 31 luglio da Collicelli in sotto. Era lecito però tagliare verso il piano delle macchie ed altre simili. Si faceva anche l'elezione de Giurati in ciascuna delle Ville, per invigilare i Bestemmiatori, e degli ingiurianti. Dovevano finalmente gli Ufiziali prescrivere i confini delle guardate di Fano, che incominciavano dal Colle d'Ecceto in sopra per dirittura al fonte del Bernardi, ae al passo dell'Aquila, e di lato il fiume Maone, dall'altro i tenimenti di S.Niccola, e da capo la Serra di Torricella. Così pure le guardate di Forca dal Fonte della Volpe, e a capo tenimento di Tossicia, e da un lato quello di Tossicia e di Forca, e a i piedi il Fossato. Si valutarono le monete correnti in quella terra; ma sembra che dopo il 1540 non si sentano che le sole Celle, soldi, carlini, tarini e grana

LeggendeModifica

Leggenda narra che il paese fosse unito con gli attuali paesi di Vico e di Ornano Grande, e vi fossero tre grandi castelli, il principale localizzato nel luogo oggi chiamato "lu castill". La località veniva detta Longaria, per la sua conformazione allungata lungo uno sperone, che terminava con la rocca di Ornano Grande. Gli antichi abitanti crearono un ingegnoso sistema per portare il latte dal paese situato in alto a circa 900 m sul livello del mare sino a Cretara, dove veniva lavorato tramite un "latteodotto".

Ascensioni al Gran SassoModifica

Da Forca di Valle è possibile raggiungere Cima Alta (1706 m) e il comprensorio di Prati di Tivo attraverso comodi sentieri[1].

Il paese di Forca di Valle è indubbiamente il miglior punto per intraprendere la scalata verso il monte Corno, molte personaggi storici, hanno scelto questo come luogo di partenza per esplorare le meravigliose vette del re degli Appennini.

Orazio Delfico 30 luglio 1794 "...il mio cammino fu diretto per la montagna di Forca verso il paese detto la Pietra - Camela. La montagna di Forca è un ramo della catena grande, ed è unita quasi ad angolo retto con Corno Piccolo. Essa è quasi tutta coverta di faggi e di querce, e di belle praterie, che sorgono su di un buon strato di terre pingue di color nericcio..."

Pasquale De Virgilii 30 luglio 1834 "...l'aurora nascente incominciò a farci vedere il mirabile orizzonte passato che avemmo Forca di Valle piccola villata sita lungo la montagna dello stesso nome, abitata da poch famiglie di montanari... "...Giungemmo al villaggio di Forca di Valle all'una pomeridiana, essendo già del tutto cessata la grandine, ed avendo i fulmini posto in parte tregua, a' loro terribili scoppii: quivi dunque giungemmo, siccome niseri mendicanti che chiedono per Dio ricovero contro la furia degli elementi: fummo cortesemente accolti in casa del parroco di quella villetta, e spogliati dei nostri panni colanti...

NoteModifica

Voci correlateModifica