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Freya delle sette isole

opera letteraria di Joseph Conrad del 1912
Freya delle sette isole
Titolo originaleFreya of the Seven Islands: A Story of Shallow Waters
AutoreJoseph Conrad
1ª ed. originale1912
1ª ed. italiana1946
Genereracconto
Lingua originaleinglese
AmbientazioneOceano Indiano

Freya delle sette isole (Freya of the Seven Islands: A Story of Shallow Waters) è un racconto dello scrittore Joseph Conrad, la cui stesura iniziò nel 1912, pubblicato nello stesso anno sia sul London Magazine che nella raccolta "Racconti di mare e di costa" (nota in Italia anche sotto il titolo "Fra terra e mare"). Tale raccolta include gli altri due racconti: "Il compagno segreto" e "Un briciolo di fortuna". L'edizione italiana risale invece al 1946 e fu pubblicata da Giulio Einaudi Editore con il titolo "Freya delle sette isole- Storia di bassifondi" con la traduzione di Piero Jahier.

TramaModifica

Nella Londra dei "quattro diabolici elementi, freddo, umido, fango e sudiciume" il narratore onnisciente riceve una lettera da un suo vecchio conoscente e compagno di bordo, un impiegato della "Mesman", una ditta commerciale di Makassar, (Indonesia):

«"…ti rammenti certamente del vecchio Nelson?"»

La storia si sposta nel tempo ed il narratore torna indietro negli anni quando egli, buon amico di Nelson, ne frequentava la casa:

Nelson, anzi per esattezza Nielsen, un danese che gli inglesi chiamavano per loro comodità Nelson, aveva navigato per molti anni commerciando in lungo e in largo per tutti i mari del levante e, ormai vecchio, si era ritirato affittando parte di un’isoletta in quel piccolo gruppo chiamato Le sette isole a nord di Bangka. Qui possedeva una bella casa con una piccola piantagione di buon tabacco, affacciata sulla piccola baia di Nelson.

Nelson (Nielsen) aveva una moglie che era morta anni addietro quando la loro figlia, Freya, aveva appena dodici anni. Della bambina si era occupata per circa sei anni, Harley, una buona signora di Singapore, ma questa doveva andare in Europa, così Freya, allora diciottenne, aveva raggiunto il padre sull’isoletta.

«"Freya era una di quelle ragazze che non si dimenticano. L’ovale del suo viso era perfetto; e in quell’affascinante cornice, la più felice disposizione di linee e fattezze"»

La ragazza suonava virtuosamente il pianoforte ed era innamorata, segretamente dal padre, di Jasper Allen, un baldo giovinotto proprietario e capitano del Bonito, un veloce e grazioso brigantino con il quale effettuava commerci. Allen era letteralmente infatuato e invaghito di Freya, il loro piano era fuggire con il brigantino, il loro nido d’amore futuro, tra pochi mesi, non appena la ragazza avesse compiuto i 21 anni.

Su Freya aveva però messo gli occhi Heemskirk, un rozzo, sgraziato tenente di vascello quarantenne che comandava il Nettuno, una piccola cannoniera di S.M. il Re d’Olanda. Egli, presuntuoso, autoritario e invadente, frequentava la casa di Nelson, il quale lo ossequiava, avendo una tremenda soggezione e timore dell’uomo e delle autorità in genere, non quelle inglesi s’intende, bensì quelle olandesi, "di cui diffidava immensamente". Il vecchio uomo, nella sua infantile ingenuità, non aveva compreso il motivo delle visite di Heemskirk, il quale, saputo della bella Freya, aveva iniziato ad effettuare spesso servizi di ronda di sorveglianza dei mercantili nella baia.

Anche Jasper frequentava naturalmente la casa di Nelson, ormeggiando il suo brigantino nella piccola baia e appartandosi di nascosto con Freya nella veranda posteriore della casa, con la complicità di Antonia, la serva meticcia malacca-portoghese di Freya. Ma Heemskirk, lo "scarafaggio nero", si era accorto che Jasper ronzava intorno alla ragazza e un giorno sorprese di nascosto i due in effusioni amorose. Questo lo fece letteralmente impazzire di rabbia e furore: la ragazza preferiva quello smidollato commerciante a lui, un ufficiale di sua maestà. Quando Jasper andò via, l’uomo furente affrontò la ragazza tentando di baciarla, al che Freya reagì con un vigoroso ceffone.

Heemskirk non poteva mandar giù una simile offesa, per di più se la cosa si fosse risaputa, sarebbe diventato lo zimbello delle chiacchiere della gente, così iniziò a meditare come vendicarsi dell’affronto.

Ne frattempo il secondo di Jasper si era licenziato, ed egli rimasto senza, aveva imbarcato Schultz. Questi era sì un bravo marinaio, esperto e competente, ma girava la voce di piccoli furtarelli di bordo, causati, se ubriaco, per mettersi in tasca qualche sterlina.

La situazione degenera avviandosi ad un esito tragico : Heemskirk, in agguato con la sua cannoniera, ferma il brigantino di Jasper per una ispezione e non trovando a bordo i fucili registrati nei documenti di bordo, sequestra il veliero e arresta il giovane per contrabbando di armi. Trainando a rimorchio il brigantino , il Nettuno si avvicina a tutta velocità agli scogli di Tamissa [1] e con un’azzardata manovra lo fa finire sugli scogli.

"La crudele e selvaggia burla" del fato rompe il delicato sogno di Jasper e di Freya. Schultz aveva venduto di nascosto i fucili per procurarsi pochi dollari e per il rimorso del danno procurato a Jasper, che lo aveva così benevolmente accolto a bordo del brigantino, si uccide tagliandosi la gola. Jasper impazzisce letteralmente, vagando come un fantasma per le strade di Makassar ridotto ormai ad una larva umana. Freya, appresa la vicenda, si ammala, lasciandosi morire in un ospedale di Hong Kong, dove il padre l’aveva portata nella speranza di salvarla. Le sue ultime parole di fronte all’affranto Nelson:

«"Tira le tende papà, lascia fuori il mare

PersonaggiModifica

- Il narratore onnisciente

- Nelson (Nielsen), il padre di Freya

- Freya

- Jasper Allen il capitano del "Bonito"

- Heemskirk, l'ufficiale olandese del "Nettuno"

- Antonia, la serva di Freya

- Schultz, il secondo del "bonito"

- Mesman, il negoziante olandese

- Il fratellastro di Jasper

- Tamil, il capo servitù di casa Nelson

- Gomez, l'impiegato dell'albergo "Horange House" di Makassar

Breve analisiModifica

Lo “scarafaggio impazzito” , per amore, nel ben radicato pessimismo di Conrad, trionfa sulle sue vittime.

CuriositàModifica

- Nel racconto viene citato il "Nan-Shan" che è il piroscafo del comandante MacWhirr del racconto Tifone

NoteModifica