Galeotto Marzio

umanista italiano

Galeotto Marzio (Narni, 1427Boemia, 1490) è stato un umanista italiano.

Galeotto Marzio

BiografiaModifica

La famiglia dei Marzi, secondo fonti scarsamente attendibili e fantasiose, già durante l’Impero Romano sarebbe stata una stirpe patrizia di origine umbra. Nel Medioevo, sono attestati alcuni Marzi che abitavano soprattutto in Toscana, Lazio e Umbria. Essi furono architetti, pittori, filosofi, medici, preti cattolici, e sembra che alcuni di essi fossero in contrasto con l’Inquisizione a causa della loro “troppo liberale” comprensione della natura, dell’umanesimo, e di una palese simpatia per le altre religioni come il Buddismo, l’Islam, l’Ebraismo, e così via.

Tra questi Marzi, ce n’è uno ben documentato, Galeotto Marzio (o Martius Galeotto), nato a Narni, Umbria, nel 1427 e morto nel 1497, secondo alcuni autori, e nel 1490 a parere di altri. La sua prima moglie era figlia di Bartolomeo de Montagna (1450-1523), pittore del Rinascimento Italiano. Marzio Galeotto funun medico e filosofo umanista e si cacciò nei guai con l´Inquisizione a Firenze a causa di uno dei suoi libri, il De incogniti vulgo.

Un documento dell’Inquisizione recita in latino: Ita Galeottus Marcius Narniensis Matthiae Corvini quondam praeceptor, haereseos reus Venetiis ad columnas geminas deducebatur, ut palinodiam caneret, qui cum praepinguis esset, vir patricius strigosus, atque impudicae uxoris probro insignis, Galeottum per ludibrium praepinguem appellabat porcum. Nec imparatus ille ad referendum ictum. Porcus, inquit, pinguit asse malim, quam macer hircus. Tota igitur turba in risum conversa, fecit, ut palinodiae contumelia Galeotto minus gravis esse videretur. {[e] Iovius in Elog.} p Temere tamen hac correctione utendum non est, neque tam spectanda est ultio, aut dolor poenave Adversarii, quam s067 65 pb ipsius emendatio, quae ejusmodi repreheosionem plerumque tuetur, aut cohonestat. Poterant gravius offendisse Aulici Svenonis II. Danorum Regis, nisi id spectare visi fuissent. Promoverat ille hominem sibi carum. (Source: https://www.uni-mannheim.de/mateo/camena/masen5/books/masenfontes_1.xml).

Nato a Narni, fu poeta, scrittore e medico. Dal 1447 studiò presso la scuola di Guarino in provincia di Ferrara. Strinse amicizia con un tale Janus Pannonius, che nel 1461 lo invitò a recarsi in Ungheria. Egli era anche un seguace di János Vitéz. Successivamente insegnò a Bologna e Padova, poi nel 1465 raggiunse l’Ungheria. Scrisse un De Homine, dedicato a Vitéz. Fu anche professore presso l´Universitas Histropolensis a Pozsony, in Ungheria, fino a quando venne scoperto un complotto nei confronti di Mattia Corvino (1471-1472). A causa delle idee eretiche del suo De incogniti vulgo, scritto circa nel 1477, venne imprigionato a Venezia, ma riuscì a scappare da qui nel 1478 con l´aiuto di Re Mattia e Lorenzo de’ Medici. Successivamente andò a Buda e vi portò la sua opera eretica dedicata a Mattia. Nel 1482 ha visitato Mattia - che è stato impegnato nella guerra al momento - nel Baden e gli ha chiesto di sostenere la sua figlie, che erano sul punto di sposarsi. Ha scritto un libro su Re Mattia chiamato Re Mattia , suoi grande, saggio e divertente detti e fatti (De egregie, sapienter, iocose dictis ac factis Reis Mathiae) nel 1485 in Italia e dedicato a Janus Corvinus. Marzio Galeotti descrive gli usi e il comportamento della società ungherese, va come questo (http://mek.oszk.hu/02700/02790/html/118.html): Nel Medio Evo, l´intellettuale cultura dei signori e serfs erano abbastanza vicini gli uni agli altri. L´umanista italiano Galeotto Marzio scrive quanto segue in merito alla corte di Re Mattia: “Gli ungheresi - se nobili o contadini uso quasi le stesse espressioni e parlano la stessa lingua ... Poesia scritta in lingua ungherese è capito ugualmente per i contadini, borghese, nobili..

Altra fonte: Nacque da una famiglia nobile dei Marzi. Dopo aver studiato a Ferrara fu chiamato a soli 23 anni ad insegnare letteratura all'università di Padova e più tardi a quella di Bologna. In contatto con Janus Pannonius e János Vitéz, che lo invitarono a più riprese in Ungheria. Per le nuove dottrine che tentò di affermare fu accusato di eresia e processato dall'inquisizione veneta, ma non condannato grazie alla sua grande amicizia con Lorenzo il Magnifico e il re Mattia Corvino. Incerti data e luogo della morte, posteriore al febbraio 1492, probabilmente a Montagnana (sua abituale residenza): altri ha parlato della Boemia o della Francia.

Opere principaliModifica

  • De Homine
  • De Incognitis Vulgo
  • De egregie, sapienter, iocose dictis ac factis regis Mathiae (1485)
  • De doctrina promiscua (1490/91)

BibliografiaModifica

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Collegamenti esterniModifica

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