Apri il menu principale
Giovanni II
781 album dauphiné, Dauphins, by AD cropped 9.jpeg
Giovanni II con la moglie, Beatrice d'Ungheria
delfino del Viennois e conte di Albon
In carica 1307 - 1319
Predecessore Umberto I de la Tour-du-Pin
Successore Ghigo VIII
Signori de la Tour-du-Pin
Predecessore Umberto I de la Tour-du-Pin
Successore Ghigo VIII
Nome completo Giovanni de la Tour-du-Pin
Nascita prima del 1277
Morte Pont de Sorgues, presso Avignone, 5 marzo 1319
Sepoltura Collegiata di Sant'Andrea a Grenoble, Francia
Dinastia La Tour du Pin
Padre Umberto I
Madre Anna di Borgogna
Consorte Beatrice d'Ungheria
Figli Ghigo
Umberto e
Caterina
Religione cattolico
Giovanni II de la Tour-du-Pin

Giovanni II de la Tour-du-Pin (prima del 1277Pont de Sorgues, 5 marzo 1319) fu barone de la Tour-du-Pin e delfino del Viennois e conte di Albon, dal 1307 alla morte.

Indice

OrigineModifica

Giovanni, secondo il De Allobrogibus libri novem, era il figlio primogenito del signore di Coligny, barone de la Tour-du-Pin e delfino del Viennois e conte di Albon Umberto I (1240 c.a. – 1307) e della delfina del Viennois e contessa di Albon, contessa di Grenoble, di Oisans, di Briançon, di Embrun e di Gap, Anna di Borgogna (1255 – 1299)[1], che ancora secondo il De Allobrogibus libri novem, era la figlia femmina primogenito del delfino del Viennois e conte di Albon, conte di Grenoble, di Oisans, di Briançon, di Embrun e di Gap, Ghigo VII e della Signora di Faucigny, Beatrice[2], che, secondo il documento n° 407 del Peter der Zweite Graf von Savoyen, Markgraf in Italien, sein Haus und seine Lande, dello storico, Ludwig Wurstenberger, era l'unica figlia del Conte di Savoia, Conte di Richmond e Lord guardiano dei cinque porti, Pietro II[3] e, come ci conferma il documento n° 583 del Peter der Zweite Graf von Savoyen, Markgraf in Italien, sein Haus und seine Lande, dello storico, Ludwig Wurstenberger, della Signora di Faucigny, Agnese[4], che era la figlia primogenita di Aimone II, signore di Faucigny (discendente dai Signori di Faucigny e dai Conti di Ginevra) e della moglie di cui non si conoscono né il nome né gli ascendenti.
Umberto I de la Tour-du-Pin era figlio di Alberto IV, barone de la Tour du Pin (1205 – 1259) e di Beatrice di Coligny (1200 – 1241); infatti secondo il documento n° 814 del Peter der Zweite Graf von Savoyen, Markgraf in Italien, sein Haus und seine Lande, dello storico, Ludwig Wurstenberger, era fratello del Signore de la Tour-du-Pin, Alberto V[5], che secondo il documento n° 4736 del Recueil des chartes de l'abbaye de Cluny. Tome 6, era figlio di Alberto IV, barone de la Tour du Pin[6] e della moglie che, secondo il documento T della Histoire de Dauphiné et des princes qui ont porté le nom de dauphins era Beatrice di Coligny[7], che era figlia di Ugo I signore di Coligny[7] (11701205) e di Beatrice d'Albon, che era stata delfina del Viennois e contessa di Albon dal 1168 al 1228.

BiografiaModifica

I suoi genitori, Anna e Umberto divennero Delfini nel 1282, alla morte, senza discendenza, del fratello di Anna, il delfino del Viennois e conte di Albon, Giovanni I, in quanto Anna era erede dell titolo di Delfina del Viennois, in base al testamento fatto il 27 giugno 1267, dal padre, Ghigo VII (Guigo Dalphinus, Vienn. et Albonis comitis), che aveva disposto che il suo erede sarebbe stato il figlio maschio primogenito, Giovanni (Johannem filium meum eredem mihi), ed in caso di morte di Giovanni le due figlie femmine, Anna e Caterina (Annam et Catharinam filias meas) sotto la tutela della moglie, Beatrice (Beatrix uxor mea)[8].

Nel 1289, secondo il documento n° XLVII della Histoire de Dauphiné et des princes, Giovanni venne investito del titolo di barone de la Tour-du-Pin e delfino del Viennois e conte di Albon, pur rimanendo i suoi genitori usufruttuari, per tutta la durata della loro vita[9].

Nel 1300, Giovanni viene citato col titolo di Delfino (ego Joannes Delphinus primogenitus eorumdem) nel documento n° 9 del Le Cartulaire de Saint-Robert, inerente uno scambio di terreni con la chiesa di Grenoble[10].

Sua madre, Anna secondo il De Allobrogibus libri novem, morì nel 1299, nella certosa di Salettes a Crémieu, dove fu sepolta[11].
Suo padre, Umberto, nel 1306, lasciando il potere a Giovanni[12], si ritirò nella certosa di Val Ste Marie dove morì e dove fu tumulato l'anno dopo[11].

L'opera politica principale di Giovanni II è stata quella di delimitare la frontiera delfino-savoiarda con nuove città fortificate per rafforzarne la difesa. Egli volle utilizzare la tregua fra il Delfinato e la Contea di Savoia che non erano difese che da alberi. Tale politica è identica a quella praticata dai re d'Inghilterra in Aquitania nello stesso periodo storico[13].

Egli cercò di attrarre nuovi abitanti con la concessione di terre tolte alle foreste e di diritti di utilizzo per la costruzione di case ed in cambio i nuovi abitanti erano tenuti a cavalcare a breve distanza ed all'interno dei loro bastioni per resistere alle incursioni savoiarde. Accordando franchigie fiscali a questi paesi, egli riuscì a far fermare abitanti su quei luoghi, che partecipavano così alla difesa del territorio[13].

A quell'epoca i paesi di La Buissière[14] e Avalon[15] erano circondati da un bastione formante un villaggio militare. Questa barriera era stata finanziata dagli abitanti stessi che pagavano un canone in natura chiamato vingtain, applicato per la prima volta nel 1310. La carta che assicurava la franchigia a La Bussiere fu concessa dal Delfino tra il 1308 ed il 1315, mentre Avalon la ricevette nell'agosto del 1313, poco dopo che il paese era stato incendiato dai savoiardi, non essendo ancora difeso che da una palizzata in legno. Giovanni II si recava spesso a La Buissière e ad Avalon durante il suo regno, verosimilmente per verificare l'avanzamento dei lavori di fortificazione[13].

Giovanni II (Dom. Joannes Dalphinus Viennensis et Albonis comes, dominusque de Turre), il 26 agosto 1318, fece testamento indicando il suo figlio primogenito, Ghigo (filium suum Guigonem Dalphini), suo erede universale, citando anche i secondo figlio, Umberto (filium suum Humbertum fratrem dict. Guigonis), designando il fratello, Enrico, tutore dei figli, e disponendo di voler essere sepolto nella cappella dei Delfini nella chiesa di Sant'Andrea a Grenoble (ecclesia Beati Andreæ Gratianop. capella Dalphinali)[16].
Nel febbraio seguente Giovanni aggiunse tre codicilli a favore della figlia, Caterina (filiam suam Katharinam), del fratellastro, Guglielmo (Guillelmo spurio fratri suo), e del nipote illegittimo, Enrico di Dreins (Henricum de Drenis nepotem suum)[17].

Giovanni II, secondo il De Allobrogibus libri novem, morì, il 5 marzo 1319, a Pont de Sorgues, durante il viaggio di ritorno da una visita alla corte pontificia di Avignone, di Giovanni XXII[18]; fu sepolto, secondo la sua volontà, accanto all'altare maggiore, nella chiesa di Sant'Andrea a Grenoble[18].
Gli succedette, sempre secondo le sue volontà, il primogenito, Ghigo, ancora minorenne, sotto la reggenza dello zio paterno, Enrico[18], vescovo di Metz.

Matrimonio e discendenzaModifica

Secondo il Chronicon Astense (non consultato), prima del 1296, Giovanni, si era stato fidanzato con Margherita di Savoia (1295-1339)[19], figlia del Conte di Savoia e Conte d'Aosta e Moriana, Amedeo V.

Nel 1298, secondo il De Allobrogibus libri novem, Giovanni aveva sposato Beatrice d'Ungheria, figlia del Principe di Salerno e Re titolare d'Ungheria, Carlo Martello d'Angiò e di Clemenza d'Asburgo[20], che portò in dote territori provenzali, dono del nonno di Beatrice, Carlo lo Zoppo, che, oltre che essere sovrano del Regno di Napoli, tra gli altri titoli, era anche conte di Provenza e di Forcalquier[20]; il contratto di matrimonio era stato redatto a Napoli il 25 maggio 1296, come ci viene confermato dal documento n° LXXIV della Histoire de Dauphiné et des princes[21].
Giovanni da Beatrice ebbe tre figli[19]:

  • Ghigo (1309 – 1333), Delfino del Viennois con il nome di Ghigo VIII[18];
  • Umberto[18] (1312 – 1355), Delfino del Viennois con il nome di Umberto II, come ci conferma la Bibliotheca sebusiana[22].
  • Caterina († dopo il febbraio 1319,, citata nel codicillo del testamento del padre[17].

NoteModifica

  1. ^ (LA) Allobrogibus libri novem, pagg. 440 e 441
  2. ^ (LA) Allobrogibus libri novem, pag. 440
  3. ^ (LA) Peter der Zweite Graf von Savoyen, Markgraf in Italien, sein Haus und seine Lande, doc. 407, pag. 200
  4. ^ (LA) Peter der Zweite Graf von Savoyen, Markgraf in Italien, sein Haus und seine Lande, doc. 583, pag. 299
  5. ^ (LA) Peter der Zweite Graf von Savoyen, Markgraf in Italien, sein Haus und seine Lande, doc. 814, pag. 465
  6. ^ (LA) Recueil des chartes de l'abbaye de Cluny. Tome 6, doc. 4736, pagg. 250 - 253
  7. ^ a b (LA) Histoire de Dauphiné et des princes qui ont porté le nom de dauphins, doc. T, pag. 185
  8. ^ (LA) Peter der Zweite, Graf von Savoyen, Markgraf in Italien, doc. 732, Fragmenta testamenti, pagg. 407 - 409
  9. ^ (LA) Histoire de Dauphiné et des princes, Preuves del'Histoire de Dauphiné sous Humbert premier, doc. XLVII, pagg. 51 e 52
  10. ^ (LA) Documents inédits relatifs au Dauphiné: Le Cartulaire de Saint-Robert, doc. 9, pagg. 22 - 26
  11. ^ a b (LA) Allobrogibus libri novem, pag. 445
  12. ^ (EN) Humbert Ier (1282-1306)
  13. ^ a b c (FR) Jean II (1306-1318)
  14. ^ Comune sito nell'attuale dipartimento dell'Isère
  15. ^ Avalon è un antico comune francese, oggi incorporato nel territorio del comune di Pontcharra sur Breda
  16. ^ (LA) Histoire de Dauphiné et des princes, Preuves del'Histoire de Dauphiné sous Jean second, doc. XLIV, pagg. 171 - 175
  17. ^ a b (LA) Histoire de Dauphiné et des princes, Preuves del'Histoire de Dauphiné sous Jean second, doc. XLVI, pagg. 175 - 177
  18. ^ a b c d e (LA) Allobrogibus libri novem, pag. 457
  19. ^ a b (EN) #ES Foundation for Medieval Genealogy: DAUPHINS de VIENNOIS (LA TOUR-du-PIN) - JEAN II de la Tour du Pin et de Coligny
  20. ^ a b (LA) Allobrogibus libri novem, pag. 446
  21. ^ (LA) Histoire de Dauphiné et des princes, Preuves del'Histoire de Dauphiné sous Humbert premier, doc. LXXIV, pagg. 77 e 78
  22. ^ (LA) Bibliotheca sebusiana, centuria II, caput XXII, pagg. 271 - 275

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica