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Giovanni Sabadino degli Arienti

notaio e poeta italiano

Giovanni Sabadino degli Arienti (Bologna, 1445 circa – Bologna, 1510) è stato uno scrittore, politico e umanista italiano.

Indice

BiografiaModifica

Studiò con Manfredo Valturio presso lo Studio di Bologna intraprendendo in seguito la professione di notaio.

Militò dalla parte dei Bentivoglio e per Ludovico scrisse, tra il 1467 e il 1468, in lingua volgare il De civica salute, un trattato sugli ultimi decenni della città.

Nel 1471 lavorò come segretario presso il conte Andrea Bentivoglio, figlio di Ludovico e in questo stesso anno scrisse per Giovanni II un breve trattato che descriveva lo svolgimento di un torneo che si era tenuto il 4 ottobre del 1470.

Fu sempre in ottimi rapporti anche con la corte degli estensi alla quale dedicò un'opera di lodi intitolata il Libro consolatorio e presso la quale, in occasione del matrimonio tra il duca Ercole I d'Este e Eleonora d'Aragona, pronunciò un discorso celebrativo.

Grazie al lavoro di militanza compiuto presso i Bentivoglio che gli affidarono numerosi incarichi pubblici e un modesto sussidio mensile, Giovanni poté scrivere le altre sue opere.

Tra il 1489 e il 1490 dedicò a Ginevra Sforza, moglie di Giovanni II, la Storia del tempio di Loreto, un volgarizzamento dell'opera di Battista Spagnoli e, sempre dedicata a Ginevra Sforza, nel 1490 scrisse Ginevera de le clare donne, un'opera composta da 33 biografie di donne famose.

Quando morì il conte Andrea Bentivoglio i rapporti con il casato si incrinarono e Giovanni iniziò a prestare il suo servizio per la corte estense da Bologna come informatore. A Ferrara visse solamente nell'anno 1491 e in seguito tra il 1497 e il 1498.

Nel 1498 scrisse la Vita di Anna Sforza e nel 1501 la Descrizione del giardino della Viola composto per Isabella d'Este.

Al duca Ercole I d'Este dedica i 10 libri del De Triumphis religionis, un trattato sulle virtù di un principe, in cui il duca viene preso ad esempio per le sue virtù di magnificenza e la sua opera più nota: le 61 "Novelle porretane".

Le novelle, dedicate al duca Ercole d'Este, furono redatte nel 1483 ma nel codice Palatino 503 della Biblioteca Nazionale di Firenze risulta che la redazione definitiva è posteriore al 1492.

Si tratta di una raccolta di novelle, raccontate per passare il tempo da un gruppo di gentiluomini e gentildonne bolognesi trasferitisi ai bagni della Porretta per la cura delle acque, simili per molti aspetti al Decameron di Boccaccio.

BibliografiaModifica

  • Il torneo fatto a Bologna il IV ottobre MCCCCLXX, a cura di A. Zambiagi, Battei, Parma, 1888
  • Libro consolatorio, a cura di V. Finzi, in "Ateneo Veneto", XXIV, 1901, I, pp. 129–140
  • Gynevra de le clare donne, a cura di C. Ricci e A. Bacchi della Lega, Romagnoli-Dell'acqua, Bologna, 1887
  • Vita clarissimi senatoris com. Andreae Bentivoli bononiensis, a cura di G. Giordani, Della Volpe, Bologna, 1840
  • Vita di Anna Sforza, a cura di P. Benedetti, Taddei, Ferrara, 1874
  • Descrizione del giardino della viola, per nozze Hercolani-Angelelli, a cura di G. Giordani, Nobili, Bologna, 1836
  • Novelle Porretane, a cura di G. Gambarin, Laterza, Bari, 1914
  • Novelle Porretane, a cura di P. Stoppelli, Japadre, L'Aquila, 1975
  • Novelle Porretane, a cura di B. Basile, Salerno, Roma, 1981
  • Giovanni Sabadino degli Arienti, Porretane, Impressa nella illustre cita de Bologna, per Henrico de Colonia, ne gli anni de la eterna salute MCCCCLXXXIII l'ultimo di aprile.

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