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Ercole I d'Este
Ercole I d'Este.gif
Ritratto di Ercole I, di Dosso Dossi, Galleria Estense Modena.
Duca di Ferrara, Modena e Reggio
Stemma
In carica 20 agosto 1471 - 25 gennaio 1505
Predecessore Borso d'Este
Successore Alfonso I d'Este
Nascita Ferrara, 24 ottobre 1431
Morte Ferrara, 25 gennaio 1505
Luogo di sepoltura Il primo è stato nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli poi, dal XX secolo, nel Monastero del Corpus Domini, a Ferrara
Dinastia Este
Padre Niccolò III d'Este
Madre Ricciarda di Saluzzo
Consorte Eleonora d'Aragona
Figli legittimi:
Isabella, Beatrice,
Alfonso, Ferrante,
Ippolito, Sigismondo,
Alberto
naturali:
Lucrezia, Giulio.
Religione Cattolicesimo

«Ercole or vien ...........
non perché la farà con muro e fossa
meglio capace a' cittadini sui.
E l'ornarà di templi e di palagi,
di piazze, di teatri e di mille agi:»

(Dall'Orlando furioso di Ludovico Ariosto - III, 46,48. Da una lapide in corso Ercole I d'Este posta dalla Ferrariae Decus[1])

Ercole I d'Este (Ferrara, 26 ottobre 1431Ferrara, 25 gennaio 1505), figlio di Niccolò III, marchese di Ferrara, Modena e Reggio, succedette al fratellastro Borso il 20 agosto 1471 e fu il secondo duca di Ferrara, al potere sino al 1505. Fu uno dei principali mecenati e uomini di cultura del Rinascimento. Venne educato alla corte napoletana di Alfonso V d'Aragona e sposò Eleonora d'Aragona, figlia di Ferdinando I di Napoli, che svolse un ruolo determinante in alcune fasi critiche del suo ducato oltre che essere un valido sostegno nella conduzione della corte.[2]

Ebbe l'appoggio papale quando Niccolò d'Este tentò di ottenere il controllo del ducato e, dopo i primi anni, divenne molto abile nel crearsi amicizie e legami, in particolare utilizzando il mezzo del matrimonio tra casate e famiglie al potere.

Durante il suo ducato Ferrara, grazie in particolare all'Addizione Erculea realizzata con l'architetto di corte Biagio Rossetti, divenne la prima capitale moderna d'Europa.[3][4]

Ercole I d'Este
Baldassarre d'este, medaglia di ercole I d'este.JPG
NascitaFerrara, 24 ottobre 1431
MorteFerrara, 25 gennaio 1505
Luogo di sepolturaChiesa di Santa Maria degli Angeli
Dati militari
Paese servitoAngiò, Repubblica di Venezia, Ducato di Ferrara, Firenze, Regno di Napoli, Stato Pontificio
Forza armataMercenari
Anni di servizio1433-1505
BattaglieBattaglia della Riccardina
voci di militari presenti su Wikipedia

BiografiaModifica

Figlio di Nicolò III e Ricciarda di Saluzzo, venne educato alla corte aragonese di Napoli dal 1445 al 1460 dove era stato mandato dal fratellastro maggiore Leonello d'Este col fratello minore Sigismondo. A Napoli venne istruito sulle strategie militari e sulle regole della cavalleria, inoltre iniziò ad amare l'architettura classica (greca e romana) e le arti. Quando al potere della signoria estense salì Borso vi fu un cambio di alleanze ed Ercole si trovò costretto a combattere contro Alfonso V d'Aragona che lo aveva accolto. La crisi che ne conseguì con la casata aragonese venne sanata solo vari anni dopo, quando Ercole, divenuto il secondo duca di Ferrara, sposò una aragonese, Eleonora d'Aragona, figlia di Ferdinando d'Aragona.[5] Durante le signorie di Leonello e Borso combatté così come capitano di ventura sotto diverse bandiere e vincolato nei suoi schieramenti dalle politiche della casa d'Este. Ottenne risultati alterni e quasi mai vittorie memorabili. Nella Battaglia della Riccardina presso Molinella, mentre combatteva con valore al servizio dei veneziani, rimase ferito al malleolo di un piede e tale ferita lo costrinse poi a zoppicare per il resto della vita. I veneziani, che in seguito sarebbero divenuti tra i suoi più temibili avversari, lo soprannominarono il Ciotto, ovvero lo Zoppo.[6]

Congiura dei PioModifica

Gian Lodovico Pio di Savoia, signore di Sassuolo, Piero de’ Medici e Galeazzo Maria Sforza nel 1469 ordirono una congiura contro Borso e tentarono di coinvolgere anche Ercole. Questi non accolse l'invito al tradimento e denunciò al duca la situazione, che così poté sventare il pericolo arrestando i rivoltosi e mettendone diversi a morte. Gian Lodovico Pio venne decapitato lo stesso anno ed i suoi beni furono confiscati ed incamerati dalla signoria di Ferrara.[7]

Duca di Ferrara, Modena e ReggioModifica

 
Eleonora d'Aragona ed Ercole I d'Este.

La successione alla guida del ducato non avvenne senza difficoltà. Borso d'Este, che aveva ottenuto da pochi mesi l'investitura ducale anche da parte del papa, aveva già segretamente concordato sin dal 1461 con l'imperatore Federico III d'Asburgo, dal quale dipendeva il ducato per Modena, Reggio e i territori annessi, che fosse il fratello Ercole a salire al potere dello stato ed intanto gli aveva affidato il governo di Modena. Tale accordo venne mantenuto segreto sino alla fine, per evitare possibili gelosie o divisioni nella casata, anche considerando che una linea ereditaria legittima avrebbe potuto passare da Leonello d'Este al figlio Niccolò, e quest'ultimo si attendeva infatti tale decisione.[8]

Quando Borso morì, durante la notte tra il 19 ed il 20 agosto del 1471, Ercole parlò con un altro figlio illegittimo di Niccolò III e possibile pretendente alla successione, Alberto, che rinunciò ad ogni pretesa sul ducato e si dichiarò dalla sua parte. In tal modo Ercole, che si stava preparando da tempo con un gruppo di armati pronti in Castelnuovo, il giorno successivo, 20 agosto, venne proclamato duca mentre la città schierata con lui gridava Diamante, Diamante!, riferendosi all'impresa di Ercole. Niccolò, che in quel momento si trovava fuori da Ferrara, non poté in quel momento opporsi in alcun modo.[9][10]

L'insediamento di Ercole a duca fece emergere in modo netto due schieramenti, il primo a sostegno di Ercole e l'altro a favore di Niccolò. Del primo facevano parte inizialmente varie famiglie di Ferrara ed il fratello Alberto. Anche Venezia, per la quale Ercole aveva combattuto in precedenza, si schierò dalla sua parte. Del secondo altre famiglie ferraresi, papa Paolo II, Lorenzo de' Medici, Galeazzo Maria Sforza e Giovanni II Bentivoglio. A tutti gli oppositori cittadini che si erano allontanati per protesta venne offerto il perdono, ma a chi non ritornò a Ferrara facendo atto di sottomissione non venne risparmiata la morte con esecuzioni sommarie e torture. Intanto a Roma il nuovo papa, Sisto IV, dichiarò Ercole legittimo duca, e questi, nel 1473, sposò Eleonora d'Aragona, figlia di Ferdinando I di Napoli. Col matrimonio, che fu sfarzoso, il nuovo duca colse l'occasione per mutare le alleanze, interrompendone alcune e rinsaldandone altre.[11]

Un momento importante sia per Ercole sia per la dinastia fu la nascita del figlio maschio, Alfonso, che avvenne il 21 luglio 1476 in palazzo Schifanoia. Alla notizia in città vi furono festeggiamenti che, in alcuni casi, portarono anche diversi danni causati dagli eccessi, come gravi danneggiamenti di botteghe notarili e incendi di portoni nel centrale palazzo della ragione.[12]

Rivolta di Niccolò d'EsteModifica

 
Probabile ritratto di Niccolò d'Este dipinto da Andrea Mantegna nella Camera degli Sposi di Mantova.

Nel 1476, poco dopo la nascita del figlio maschio Alfonso (prime erano state le due femmine Isabella e Beatrice) e appena conclusi i festeggiamenti relativi all'evento Niccolò d'Este, informato di una breve assenza di Ercole che si era recato alla Delizia di Belriguardo, occupò la città entrando con un gruppo di uomini armati. Aveva viaggiato muovendosi sul Po provenendo da Mantova con cinque navi camuffate in modo che sembrassero trasportare solo merci.

Tentò di entrare nel palazzo ducale per occupare la corte ma Eleonora, avvisata in tempo e utilizzando la via Coperta, si rinchiuse in Castelvecchio, impossibile da espugnare con le poche forze degli assalitori. Niccolò tentò di portare dalla sua il popolo ma non fu seguito e così, in breve, venne sventato il colpo di mano che aveva tentato con pochi fedelissimi. Fu costretto a lasciare la città ed a riparare vicino a Bondeno. Qui fu inseguito dalla reazione di Ercole, diversi dei suoi vennero uccisi appena catturati e altri furono portati a Ferrara ed impiccati pubblicamente. Lo stesso Niccolò venne giustiziato mediante decapitazione e poi, dopo l'esecuzione, il suo corpo venne ricomposto, vestito con abiti principeschi e accompagnato con un imponente corteo funebre nella chiesa di San Francesco dove fu deposto nell'Arca rossa[13] usata come sepolcro dalla casata degli Este.

Per questo infruttuoso tentativo di impossessarsi del ducato morirono almeno in cinquecento, e l'occasione chiarì come si stavano assestando le alleanze favorevoli o contrarie ad Ercole. Mantova e Venezia, ad esempio, che avevano inizialmente considerato questo colpo di mano come utile alle loro politiche e che lo avevano in modo diverso facilitato, non intervennero.[14]

Guerra con VeneziaModifica

Venezia, dopo i primi atti formali per prendere le distanze dal tentativo di Niccolò, iniziò ad accusare Ercole di tradire la politica di amicizia tra la Serenissima e Ferrara che Borso aveva mantenuto a lungo ed attese un'occasione per muovere guerra contro il ducato estense. La congiura dei Pazzi aveva visto schierati in modo opposto papa Sisto IV ed Ercole, ma per attaccare Ferrara, feudo papale, occorreva l'approvazione esplicita di Sisto IV. L'occasione così arrivò quando Girolamo Riario, nipote del papa, signore di Forlì e di Imola, tentò di impossessarsi di Ferrara.

I veneziani si allearono col papa e si schierarono a favore di Riario e contro il re di Napoli, alleato di Ercole. Nelle motivazioni della guerra che stava per scoppiare si ritrovarono sia dispute territoriali sia contrasti commerciali legati al monopolio del sale. La guerra che Ferrara si trovò a combattere quindi fu contro Riario, contro i veneziani e contro il papa. Ercole in tale circostanza venne costretto alla difesa e non fu in grado di intervenire sui tanti fronti che si aprirono poi, quasi contemporaneamente, ai confini del ducato.[15]

Si definirono le alleanze e gli schieramenti. Da una parte Venezia affiancata dalle forze del papa Sisto IV, di Girolamo Riario, di Guglielmo VIII del Monferrato al quale successe Bonifacio, di Pier Maria II de' Rossi di San Secondo e, in una seconda fase, anche della Repubblica di Genova. Dall'altra parte Ferrara con il sostegno di Ludovico il Moro, Ferdinando I di Napoli, Lorenzo de' Medici, Federico I Gonzaga, Giovanni II Bentivoglio, i Colonna e anche Federico da Montefeltro.

Durante le prime fasi del conflitto i veneziani dimostrarono di aver organizzato da tempo le loro forze. Il comando fu affidato a Roberto Sanseverino d'Aragona e con lui attaccarono Melara, Castelnovo Bariano, Badia Polesine, Lendinara, Ficarolo, Adria e Rovigo. In breve venne perduto tutto il Polesine a nord del Po. Ercole venne colto impreparato; aveva contato sulla difesa delle rocche di Stellata e di Ficarolo che tuttavia non ressero all'assalto.

Le truppe veneziane arrivarono sin quasi alle mura di Ferrara (che in quel periodo si sviluppavano, a nord, lungo l'asse di quelli che in epoca recente sarebbero diventati viale Cavour e corso della Giovecca), ed occuparono in alcune occasioni la chiesa ed il monastero di Santa Maria degli Angeli, la Delizia di Belfiore e la Certosa.[16]

Verso la fine del 1482, dopo la battaglia di Campomorto, le occupazioni del Polesine da parte veneziana e le pressioni di Ludovico il Moro sul papa, questi iniziò a mutare politica e nel 1483 proibì ufficialmente a Venezia di continuare nelle sue azioni. La guerra proseguì senza ulteriori azioni importanti sino a quando nel 1484 si arrivò alla pace che costrinse Ercole a cedere a Venezia il Polesine e Rovigo, pur riottenendo Ariano, Corbola, Adria, Melara, Castelnuovo e Ficarolo.[17][4]

PoliticaModifica

 
Cammeo con i volti di Lucrezia Borgia e del consorte Alfonso I d'Este.
 
Ritratto del cardinale Ippolito d'Este.
 
L'Italia nel 1494, anno della discesa di Carlo VIII di Francia, re di Francia.

Ercole I iniziò presto a curare le sue alleanze personali e quelle della casata utilizzando lo strumento delle nozze per legarsi ad alcune potenti famiglie presenti sul territorio italiano. Si sposò solo dopo essere divenuto duca ed ormai prossimo ai quarantadue anni con la figlia di Ferdinando I di Napoli Eleonora d'Aragona; questa circostanza gli fu molto utile durante la guerra contro Venezia, permettendogli di ridurre gli effetti di quella sconfitta.

Attraverso i matrimoni delle sue figlie creo o rinsaldò altri legami importanti: Beatrice si sposò con Ludovico il Moro e Isabella con Francesco II Gonzaga. Alfonso, il figlio maschio che gli sarebbe succeduto alla guida del ducato, sposò in prime nozze Anna Maria Sforza, figlia di Galeazzo Maria Sforza e in seconde nozze Lucrezia Borgia, figlia naturale del papa Alessandro VI.[4][18][19]

Anche la figlia naturale Lucrezia sposò l'esponente di una famiglia importante per Ferrara, Annibale II Bentivoglio, signore della vicina Bologna. Lucrezia era figlia dell'amante di Ercole Ludovica Condolmieri, e occorre ricordare a questo proposito l'atteggiamento della consorte di Ercole, Eleonora, che allevò a corte tutti i figli del marito, anche quelli non avuti da lei, come fossero figli suoi.

Il duca poi era consapevole dell'importanza per la casata della presenza di un estense a ricoprire una carica ecclesiastica, perché questa comportava benefici e influenza politica. Quindi fu per lui un successo quando l'altro figlio maschio, Ippolito, già arcivescovo di Strigonio e quindi primate d'Ungheria ad otto anni, fu elevato, anche grazie all'interessamento di Ascanio Maria Sforza Visconti, alla porpora cardinalizia nel 1493.[20]

Altri fattori che influenzarono le scelte politiche di Ercole nell'età matura furono la lunga preparazione prima di arrivare al potere del ducato e quindi la sua esperienza acquisita come capitano di ventura al soldo di vari stati (non ultima la Serenissima), la sua consapevolezza di avere migliori doti come negoziatore che come militare e l'aver capito che il suo piccolo stato, con capitale Ferrara, non poteva contare sulla potenza della quale invece disponevano, ad esempio, Firenze, Milano e Venezia. Era quindi vitale, per lui, raggiungere un equilibrio pacifico da preservare con la diplomazia anche a costo di alcune rinunce ma finalizzato al mantenimento dell'unità statale.[21]

Negli ultimi anni, quando ormai era venuto a mancare il sostegno di Eleonora, morta nel 1493, dovette far fronte ad un nuovo periodo difficile per lo stato. La morte di Lorenzo de' Medici del 1492 ed il conseguente esaurirsi degli accordi della Santissima Lega Italica generò un periodo di instabilità e di guerre prima con la discesa di un esercito transalpino in Italia nel 1494 guidato da Carlo VIII e, subito dopo, con le azioni di Luigi XII, volte al predominio francese su intere regioni, prime tra tutte quelle di Milano. Ercole riuscì a non farsi coinvolgere in modo diretto ed anzi a stringere un alleanza più forte col papa grazie alle nozze tra il figlio Alfonso e Lucrezia, nel 1502.[15]

CorteModifica

 
Palazzo ducale nell'incisione del 1747 di Andrea Bolzoni.
 
La via Coperta che unisce il palazzo al castello nell'ultimo tratto prima di accedere al cortile del castello. La via in caso di pericolo poteva essere sbarrata da un ponte levatoio.
 
Porta della chiesa di San Maurelio, antica cappella di corte estense poi sconsacrata e divenuta durante il XX secolo sala per spettacoli teatrali e cinematografici.

Gli edifici dove si svolgeva la vita di corte sino al tempo di Borso d'Este erano il palazzo ducale e Castelvecchio, ma entrambi non erano più consoni all'immagine che il nuovo duca voleva per la sua capitale. La prima residenza degli estensi, che in precedenza era adiacente a via Cortevecchia e di fronte alla cattedrale era costituita da diversi corpi di fabbrica in parte collegati ma senza unità architettonica. Erano presenti ambienti usati per scopi diversi e non tutti adatti ad una dimora signorile. Castelvecchio invece era una vera e propria fortezza, nata principalmente a scopi difensivi e non per residenza o rappresentanza, unita al palazzo attraverso la via Coperta. Il castello inoltre era nato sulle mura cittadine, durante una precedente addizione come difesa estrema della città e della famiglia. Nel disegno di Ercole anche questa sua posizione di margine a nord del nucleo abitato avrebbe dovuto mutare, diventando il nuovo centro urbano.

Ercole decise di rinnovare le facciate del palazzo, in modo da renderlo più rappresentativo e tale da soddisfare le sue esigenze estetiche. Per formazione era uomo interessato alle arti, alla musica, al teatro ed all'architettura, ed in queste era più portato che non nelle arti della guerra, alle quali si era dedicato per tanto tempo. Ma non si limitò a modifiche esterne. Tutti gli ambienti dove la corte estense avrebbe vissuto per il resto del XV secolo e per quasi tutto il successivo vennero radicalmente modificati e adattati ad un loro nuovo utilizzo.

Dopo anni di lavori il palazzo di corte di Ferrara assunse un aspetto che ci è arrivato in buona parte inalterato. Castelvecchio venne completamente riorganizzato in modo da separare gli spazi in funzione della loro destinazione. Nelle zone basse i servizi come le cucine e i magazzini, oltre ai quartieri per i cavalli e le imbarcazioni. Nei piani superiori gli appartamenti nobili del duca, della consorte e dei pochi ammessi della famiglia. Era stato costruito, per Eleonora, un giardino pensile.

Il vecchio palazzo si affacciava rinnovato di fronte al palazzo arcivescovile con una loggia che percorreva lo spazio sotto la grande sala di rappresentanza. La loggia venne distrutta in tempi successivi da un incendio. Dove il palazzo si affacciava davanti al castello si trovavano nuovi quartieri ducali, le cosiddette camere dorate (rimangono di quel periodo il Camerino delle Duchesse ed i Camerini d'alabastro). Venne sistemato il nuovo cortile di rappresentanza, sul quale si affacciava la cappella di corte e che si poteva raggiungere anche attraverso uno scalone monumentale.

Completavano l'imponente complesso un giardino ducale riservato e segreto, poi chiamato giardino delle Duchesse, una grande foresteria ed uno spazio dedicato al teatro, localizzabile nella recente piazza Cortevecchia.[22]

La corte estense durante il ducato di Ercole I fu tra le più raffinate d'Europa. Il patrocinio delle arti da parte di Ercole fu allo stesso tempo una dichiarazione politica e culturale. Ospitò nei teatri che aveva fatto allestire rappresentazioni estremamente curate nelle scene e nell'esecuzione dei brani musicali, e portò a Ferrara uno dei primi esempi di teatro europeo moderno, slegato dai modelli dell'antichità classica.[23]

Ercole è ugualmente celebre come mecenate. Nominò il poeta Matteo Maria Boiardo suo ministro, protesse Pandolfo Collenuccio esule da Pesaro, e introdusse il giovane Ludovico Ariosto alla corte ferrarese.

Col ducato di Ercole, Ferrara divenne una delle principali città d'Europa raddoppiando quasi le sue dimensioni con l'Addizione Erculea (progetto di città ideale dell'urbanista Biagio Rossetti). Per questo Ferrara è stata definita la prima città moderna d'Europa.[4][24][25]

TeatroModifica

Il 25 gennaio del 1486, in un momento di pace del ducato e di confermata supremazia di Ercole sui territori estensi, ebbe luogo la prima rappresentazione teatrale presso la corte di un'opera di Plauto, i Menecmi (volgarizzata in Menechini). Il momento è importante perché segna l'inizio del teatro classico in Italia e l'affermazione della tradizione teatrale ferrarese. L'opera interessata era una commedia greca tradotta in italiano, rappresentata con scene elaborate in legno e accompagnata da uno spettacolo pirotecnico.[26]

In precedenza si erano visti già spettacoli organizzati dalla corte o dalla chiesa, si erano realizzati cortei trionfali ed allegorici, con letture pubbliche di testi classici o creati per l'occasione, ma Ercole manifestò un interesse maggiore per tali spettacoli e coinvolse nella loro organizzazione Matteo Maria Boiardo, Pandolfo Collenuccio, Battista Guarini, Niccolò da Correggio[27], Antonio Tebaldeo ed altri letterati che aveva accolto nella corte.

Il teatro dove si svolse quella prima storica rappresentazione venne costuito all'aperto, su disegno di Pellegrino Prisciani, nel cortile d'onore del palazzo ducale, e le gradinate per il pubblico furono sistemate davanti alla cappella di corte.[28]

Col tempo gli spettacoli che seguirono si arricchirono di intermezzi musicali e di nuove parti recitate con richiami mitologici, leggendari o storici. Inoltre il duca favorì la rappresentazione sacra, realizzata talvolta anche dentro il duomo. Ercole non poteva permettersi di investire troppe risorse nel teatro e questa situazione si ripetè col suo successore, Alfonso I, ma fu proprio la presenza a corte di un poeta e commediografo come Ludovico Ariosto che spinse la corte di Ferrara a far costruire il primo teatro stabile, purtroppo andato distrutto poco dopo la sua inaugurazione.[29]

 
Palazzo Schifanoia, Trionfo di Venere. Nelle parti laterali dell'affresco sono presenti musici.

MusicaModifica

La tradizione musicale ferrarese trasse origine già dall'inizio del XI secolo nell'abbazia di Pomposa dove Guido Monaco realizzò il primo centro musicale della cristianità. La vicina Ferrara ne venne influenzata e, per circa due secoli, seppe competere con le più rinomate Cappella musicale pontificia sistina e Cappella Marciana, anche se ebbe vita più breve.

 
Jacob Obrecht, uno dei più importanti compositori fiamminghi entrato a far parte della cappella musicale di Ercole I.

Durante il XV ed il XVI secolo Ferrara espresse nella sua scuola musicale opere ancora conservate negli archivi della Biblioteca Estense di Modena e testimoniate indirettamente da affreschi sugli spettacoli a corte ancora presenti in palazzo Schifanoia. I predecessori di Ercole seppero mantenere la tradizione ed il duca, assieme alle altre arti, favorì in modo notevole anche la musica. Uno tra i suoi primi provvedimenenti in questo campo appena giunto al potere fu l'istituzione di una Cappella ducale nella quale volle oltre trenta musici e cantori. L'interesse del duca per la musica fu cioè superiore a quello per l'architettura, che tuttavia gli diede maggiore fama. Ercole chiese espressamente alla consorte Eleonora di curare, in sua assenza, la Cappella che ebbe tra i suoi rappresentanti musicisti eccezionali per il periodo storico. Anche la nobile famiglia dei Giocoli sostenne in questa impresa il duca e così arrivarono a corte musicisti valloni e fiamminghi che dedicarono a Ferrara o al duca la loro musica, come Alexander Agricola, Jacob Obrecht, Heinrich Isaac, Adrian Willaert e Josquin Desprez. Quest'ultimo compose per Ercole il Miserere e la Missa Hercules Dux Ferrariae.[30]

Eleonora d'AragonaModifica

 
Eleonora d'Aragona, consorte di Ercole I d'Este dal 3 luglio 1473.

La consorte Eleonora d'Aragona, duchessa per diritto di matrimonio, proveniva da una famiglia di rango superiore a quello della casata estense, la casa reale di Trastámara d'Aragona di Napoli. Il padre era Ferdinando I e la madre Isabella di Chiaromonte, principessa di Taranto.
Arrivò a Ferrara giungendo da Napoli, dopo un viaggio nel quale venne accolta con grandi festeggiamenti durante le sue soste. Il corteo nuziale in città fu fastoso. Partì dalla basilica di San Giorgio fuori le mura, oltre il Po, attraversò il ponte, percorse la via Grande (poi Carlo Mayr) sino a Santa Maria in Vado continuando per arrivare a San Francesco, al palazzo Paradiso e percorrendo la via Sabbioni per passare accanto a San Romano per arrivare infine al cortile d'onore del palazzo ducale.[31] Alloggiò inizialmente in un appartamento dove da tempo non erano accolte consorti dei signori di Ferrara. Borso non era sposato, e le nobili di corte sino a quel momento avevano optato ognuna per una sistemazione diversa.

Subito dopo il tentativo di presa del potere nel 1476 da parte di Niccolò d'Este mentre Ercole era assente, fallito anche grazie alla sua prontezza nel barricarsi in Castelvecchio, decise di far sistemare per sé e per i figli un nuovo appartamento nella torre Marchesana del castello, iniziando di fatto la sua trasformazione in vera e propria reggia ed influenzando in tal senso la decisione successiva dello stesso duca.[12]

Fu signora attenta e sempre presente, sia nei momenti di assenza del marito sia in quelli di normale vita di corte. In varie occasioni si sostituì al duca per svolgerne le funzioni, ed in una di queste circostanze la sua azione fu determinante per salvare lo stato, quando, nel 1482, durante la guerra, i veneziani arrivarono a pochissima distanza dalle mura del castello e la città stava per capitolare. Il duca sembrava morente, affetto da una grave malattia e non in grado di guidare le forze nella difesa cittadina ed Eleonora in vari modi seppe infondere il necessario coraggio ai ferraresi. Del resto era sua abitudine dare in modo regolare udienza a tutti, senza differenze tra appartenenti alla nobiltà o al popolo, quindi conosceva perfettamente i suoi sudditi, che a loro volta, anche quando la criticavano, non di rado per le sue origini meridionali, non potevano non riconoscerne le qualità.[32][33]

Accoglienza degli ebreiModifica

 
Epigrafe posta in via Vittoria a ricordo dell'accoglienza offerta agli ebrei sefarditi da parte del Duca Ercole I d'Este nel 1492.

Nel 1492 accolse entro le mura cittadine gli ebrei sefarditi cacciati dalla Spagna[34] dai re cattolici.[35] Il duca in realtà non aprì le porte a tutti indistintamente e con un decreto del 1493 limitò il numero complessivo ad un centinaio di persone circa, ma, di fatto, molti che stavano fuggendo dalla Spagna trovarono in città una possibilità di inserimento molto più favorevole di quella presente in altri regioni italiane e straniere.

Quanto avvenne in quell'anno non fu un episodio isolato, sia per la storia personale di Ercole I sia per la politica della casata estense nei confronti degli ebrei. Da vari secoli in città era presente una comunità ebraica, gli antichi ebrei, con famiglie che traevano origine dalle regioni dell'Italia centrale oppure dal nord Europa, in particolare dall'area tedesca. Prima dell'arrivo degli esuli dall'intera penisola iberica in città si era raggiunto un buon livello di convivenza, rotto occasionalmente da momenti di rifiuto della popolazione cristiana che vedeva gli ebrei con sospetto mai completamente superato. Un'accusa rivolta agli ebrei, legata ad antiche credenze supestiziose, era quella del sangue.
La vicenda di Simonino di Trento, che nel 1475 vide accusare in Trentino ingiustamente la comunità ebraica locale e della quale si interessò anche Ariel Toaff, ebbe a Ferrara un caso analogo. La famiglia ebraica dei da Riva, molto conosciuta e che gestiva uno dei tre banchi dei pegni cittadini venne accusata attorno al 1481 di aver ucciso un bambino cristiano. La folla inferocità assaltò il banco e la famiglia si dovette barricare nella casa difendendosi con pietre lanciate dalle finestre. Lo stesso duca Ercole I intervenne, al comando di molti soldati armati, per riportare la calma e venne accusato da alcuni del popolo di essere dalla loro parte.[36]

 
Monastero del Corpus Domini, a Ferrara. Lapide nella sala del coro che ricorda la presenza dei resti mortali del duca traslati in quel luogo dalla scomparsa chiesa di Santa Maria degli Angeli.

Dopo gli spagnoli, vennero accolti nel 1498 anche gli ebrei portoghesi[37] e i ferraresi poi definirono genericamente tutti questi nuovi arrivati portoghesi.
Pochi decenni dopo questi nuovi cittadini del ducato contribuirono a migliorare l'economia del piccolo ma importante stato intensificandone i rapporti mercantili ed aprendolo a nuove opportunità commmerciali ed economiche.[38]

MorteModifica

Ercole morì nel 1505 e suo figlio Alfonso I d'Este divenne duca nello stesso anno. Fu sepolto a Ferrara nella chiesa di Santa Maria degli Angeli che si trovava lungo il viale degli Angeli.

Quando il duca era salito al potere, nel 1471, tutta l'area dove allora sorgevano la chiesa, la Certosa e lo scomparso palazzo di Belfiore si trovava fuori dalle mura di Ferrara e divenne parte integrante del tessuto cittadino solo dopo l'opera urbanistica intrapresa con Biagio Rossetti.

Le sue spoglie rimasero in quel sito sino alla metà del XX secolo quando, effettuando scavi nell'area dove sorgeva l'antica chiesa non più esistente ed in seguito occupata da un'abitazione privata, vennero rinvenute le tombe dei numerosi estensi che vi erano ancora sepolti dopo anni dalla distruzione dell'edificio religioso.
Tutti i resti furono successivamente trasferiti nel monastero del Corpus Domini e da quel momento il duca riposa nella più importante tomba di famiglia estense a Ferrara.[39]

AscendenzaModifica

Ercole I d'Este Padre:
Niccolò III d'Este
Nonno paterno:
Alberto V d'Este
Bisnonno paterno:
Obizzo III d'Este
Trisnonno paterno:
Aldobrandino II d'Este
Trisnonna paterna:
Alda Rangoni
Bisnonna paterna:
Lippa Ariosti
Trisnonno paterno:
Iacopo Ariosti
Trisnonna paterna:
?
Nonna paterna:
Isotta Albaresani
Bisnonno paterno:
Alberto Albaresani
Trisnonno paterno:
?
Trisnonna paterna:
?
Bisnonna paterna:
?
Trisnonno paterno:
?
Trisnonna paterna:
?
Madre:
Ricciarda di Saluzzo
Nonno materno:
Tommaso III di Saluzzo
Bisnonno materno:
Federico II di Saluzzo
Trisnonno materno:
Tommaso II di Saluzzo
Trisnonna materna:
Ricciarda Visconti
Bisnonna materna:
Beatrice di Ginevra
Trisnonno materno:
Ugo di Ginevra
Trisnonna materna:
Isabelle d'Anthon
Nonna materna:
Marguerite de Pierrepont
Bisnonno materno:
Ugo II di Pierrepont
Trisnonno materno:
Simone di Pierrepont
Trisnonna materna:
Marie de Châtillon
Bisnonna materna:
Bianca di Coucy
Trisnonno materno:
Raoul de Coucy
Trisnonna materna:
Jeanne d'Harcourt

DiscendenzaModifica

Ercole I ebbe in tutto nove figli; sette dalla legittima consorte Eleonora d'Aragona e due dalle amanti Isabella Arduino e Ludovica Condolmieri. Da Eleonora d'Aragona:

Da Isabella Arduino:

Da Ludovica Condolmieri:

OnorificenzeModifica

RiconoscimentiModifica

Stemma, motto e impresaModifica

StemmaModifica

Lo stemma è inquartato al Palo della Chiesa.
Il palo della Chiesa è di rosso con le chiavi di San Pietro. Una è d'oro l'altra è d'argento.
Nel primo e nel quarto d'oro aquila bicipite spiegata di nero sormontata dalla corona imperiale in campo d'oro.

 
Grossone d'argento di Ercole I col motto DEVS • FORTITVDO • MEA.

Nel secondo e terzo d'azzurro ai tre gigli d’oro, al bordo dentato di rosso e d’oro.
L'Aquila d'argento è caricata sul cuore dello scudo sopra le chiavi.[47]

MottoModifica

Il motto del duca: Deus Fortitudo Mea è stato riprodotto su numerose monete coniate dalla zecca estense.[48]

 
Bibbia di Borso d'Este con immagine dell'impresa del Diamante.

ImpresaModifica

L'impresa del Diamante viene riprodotta spesso nella forma di un anello adornato da un diamante con l'aspetto di una piccola piramide. Attorno all'anello possono avvolgersi le foglie di un fiore con la corolla al centro dell'anello stesso.
Secondo alcune letture il fiore rappresenta Ferrara e l'anello la forza del duca che la difende, con il diamante che simboleggia le qualità positive di lealtà e purezza.
Anche se fu Ercole I a farla sua, tale impresa era già presente da tempo tra gli Este, e nello stesso Castello Estense, la cui costruzione fu affidata a Bartolino da Novara nel 1385, sono presenti in alcune parti architettoniche, richiami al diamante.[49][50][51][52]
Nella Bibbia di Borso d'Este è presente l'immagine dell'impresa del Diamante.
Palazzo dei Diamanti, voluto dal duca nell'ambito del suo intervento urbanistico noto come Addizione Erculea, richiama nel nome l'impresa, anche se il palazzo venne costruito per il fratello Sigismondo.

Nella cultura di massaModifica

La figura di Ercole I, nel corso degli anni, è stata oggetto di alcune interpretazioni in film.

NoteModifica

  1. ^ Ercole I d'Este, MuseoFerrara. URL consultato il 26 ottobre 2019.
  2. ^ Carlo Bassi: Storia di Ferrara, p.53.
  3. ^ Ferrara, prima capitale moderna d'Europa Culla della nuova urbanistica rinascimentale è autorevole sede del festival Cittàterritorio - Scelta Ferrara, prima capitale moderna d'Europa, su Cronaca Comune, quotidiano on line del Comune di Ferrara.
  4. ^ a b c d Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, p.89
  5. ^ Ercole I d'Este. La visione di una città moderna tra arti e urbanistica. L’educazione napoletana, Segretariato Regionale dell’Emilia Romagna. URL consultato il 28 ottobre 2019.
  6. ^ Luciano Chiappini: Gli estensi. Mille anni di storia, p.178.
  7. ^ Ercole I d'Este. La visione di una città moderna tra arti e urbanistica. La congiura dei Pio, Segretariato Regionale dell’Emilia Romagna. URL consultato il 28 ottobre 2019.
  8. ^ Luciano Chiappini: Gli estensi. Mille anni di storia, p.163.
  9. ^ Luciano Chiappini: Gli estensi. Mille anni di storia, p.164.
  10. ^ Chiara Guarnieri: Ferrara al tempo di Ercole I d'Este, p.13.
  11. ^ Luciano Chiappini: Gli estensi. Mille anni di storia, pp.165-168.
  12. ^ a b Chiara Guarnieri: Ferrara al tempo di Ercole I d'Este, p.15
  13. ^ Marco Folin:Mausolei estensi, p.171.
  14. ^ Luciano Chiappini: Gli estensi. Mille anni di storia, pp.172-175.
  15. ^ a b Ferrara1: Po, Cattedrale e Corte, pp.109-115.
  16. ^ Luciano Chiappini: Gli estensi. Mille anni di storia, pp.84-86.
  17. ^ Luciano Chiappini: Gli estensi. Mille anni di storia, pp.178-188.
  18. ^ Gerolamo Melchiorri:Donne illustri ferraresi, pp.96,110-111.
  19. ^ Luciano Chiappini: Gli estensi. Mille anni di storia, p.170,.
  20. ^ Luciano Chiappini: Gli estensi. Mille anni di storia, p.170,191.
  21. ^ Luciano Chiappini: Gli estensi. Mille anni di storia, p.176-177.
  22. ^ Marco Folin: La corte della duchessa, pp.481-485.
  23. ^ Ludovico Zorzi: Il teatro e la città, pp.10-50.
  24. ^ Ercole I d'Este, Ferrara Terra e Acqua. URL consultato il 25 ottobre 2019.
  25. ^ Marco Folin: La corte della duchessa, pp.485-512.
  26. ^ Umanesimo e rinascimento. Dal luogo teatrale all'edificio teatrale (PDF), Università degli studi di Bergamo.
  27. ^ Corréggio, Niccolò da, Treccani - Enciclopedia on line. URL consultato il 31 ottobre 2019.
  28. ^ Ferrara1: Po, Cattedrale e Corte, pp.317-318.
  29. ^ Ferrara1: Po, Cattedrale e Corte, pp.319-321.
  30. ^ Ferrara1: Po, Cattedrale e Corte, pp.324-328.
  31. ^ Chiara Guarnieri: Ferrara al tempo di Ercole I d'Este, pp.13-15.
  32. ^ Marco Folin: La corte della duchessa, pp.484-493.
  33. ^ Luciano Chiappini, Eleonora d'Aragona, in Voci di una città - Fondazione CaRiFe. URL consultato il 27 ottobre 2019.
  34. ^ Aron Di Leone Leoni:La nazione ebraica.
  35. ^ Una lapide marmorea posta in via Vittoria il 20 novembre 1992 ricorda l'avveninento di cinque secoli prima con queste parole: Il 20 novembre 1492 il Duca Ercole I d'Este proteso a trasformare mirabilmente il volto della sua capitale onde farne la prima città moderna europea, invitò gli ebrei esuli dalla Spagna a trovare in Ferrara una nuova ospitale Patria e ad apportarvi il contributo del loro ingegno. Da allora e per secoli in questo edificio fiorì la Splendida Sinagoga Spagnola distrutta nel 1944 per mano dei nazifascisti e di qui venne diffuso in Italia e in Europa il prezioso messaggio della cultura sefardita. 20 novembre 1992. COMUNITA' EBRAICA DI FERRARA. DEPUTAZIONE FERRARESE DI STORIA PATRIA. FERRARIAE DECUS
  36. ^ Matteo Provasi: Ferrara ebraica, pp.31-41.
  37. ^ Ferrara ebraica, MuseoFerrara. URL consultato il 14 ottobre 2019.
  38. ^ Mercanti, Rivista Fondazione Carife. URL consultato il 14 ottobre 2019.
  39. ^ La scomparsa chiesa di Santa Maria degli Angeli, su fedetails.net.
  40. ^ Gerolamo Melchiorri:Donne illustri ferraresi, pp.110-111.
  41. ^ Gerolamo Melchiorri:Donne illustri ferraresi, p.96.
  42. ^ Luciano Chiappini: Gli estensi. Mille anni di storia, p.210.
  43. ^ Giovanni Sabadino degli Arienti:Art and life at the court of Ercole I d'Este, p.21.
  44. ^ Condottieri di ventura. Ercole I d'Este Archiviato il 12 settembre 2014 in Internet Archive.
  45. ^ Missa Hercules dux Ferrarie, su examenapium.it. URL consultato il 26 ottobre 2019.
  46. ^ Matteo Maria Boiardo, su letteritaliana.weebly.com. URL consultato il 26 ottobre 2019.
  47. ^ Casa d'Este e i suoi stemmi (PDF), Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara. URL consultato il 24 ottobre 2019.
  48. ^ Sella da parata, Galleria Estense. URL consultato il 25 ottobre 2019.
    «la raffigurazione di Ercole e San Giorgio nell’arcione posteriore sono un evidente riferimento al committente, di cui viene riportato anche il motto “Deus fortitudo mea”.».
  49. ^ Un diamante è per sempre? Quello ferrarese sì!, il Giornale della Numismatica. URL consultato il 25 ottobre 2019.
  50. ^ Le Pietre celebrative, MuseoDidatticoEstense. URL consultato il 25 ottobre 2019.
    «Di questo Duca furono invece le insegne dell’idra (simbolo del potere) e del diamante così maestosamente amplificata dal Palazzo dei Diamanti».
  51. ^ Palagano: stemma estense, Associazione la Luna - Beni architettonici della Val Dragone. URL consultato il 25 ottobre 2019.
  52. ^ La Bibbia di Borso d'Este in mostra a Ferrara, Segretariato Regionale dell’Emilia Romagna. URL consultato il 25 ottobre 2019.
    «L'impresa è stata inserita in un secondo momento nella Bibbia, dopo il passaggio di proprietà ad Ercole I, succeduto a Borso alla guida del Ducato. L'emblema è rappresentato da un anello con un grosso diamante e avvolto da foglie.».

BibliografiaModifica

Bibliografia di riferimentoModifica

Bibliografia di approfondimentoModifica

  • Paola Bonora e Valentina Lapierre, Invisibile: Ercole 1° rivisita Ferrara, Ferrara, Le immagini (Cartografica), 2014, SBN IT\ICCU\UFE\0987354.
  • Giulio Bertoni, La Biblioteca Estense e la coltura ferrarese ai tempi del duca Ercole I (1471-1505), Torino, E. Loescher, 1903, OCLC 679968830.
  • Antonio Samaritani, Lucia da Narni ed Ercole I d'Este a Ferrara tra Caterina da Siena, Girolamo Savonarola e i Piagnoni: fonti e letteratura, Ferrara, Cartografica, 2006, ISBN 9788888630014, OCLC 878804833.
  • Luciano Chiappini, Eleonora d'Aragona, prima duchessa di Ferrara, Rovigo, S.T.E.R., 1956, OCLC 564636643.
  • Adolfo Venturi, L'arte ferrarese nel periodo d'Ercole I d'Este, Bologna, Fava et Garagnani, 1890, OCLC 886609785.

Voci correlateModifica

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