Isabella d'Este

marchesa consorte di Mantova
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Isabella d'Este
Tizian 056b.jpg
Tiziano, Ritratto di Isabella d'Este
Marchesa consorte di Mantova
Marchesa reggente di Mantova
Stemma
Marchesa consorte di Mantova
In carica 12 febbraio 1490 - 29 marzo 1519
Predecessore Margherita di Baviera
Successore Margherita Paleologa
Marchesa reggente di Mantova
In carica 29 marzo 1519 –
7 aprile 1521
Predecessore Francesco II Gonzaga
Successore Federico II Gonzaga
Altri titoli Principessa di Ferrara, Signora di Solarolo
Nascita Ferrara, 17 maggio 1474
Morte Mantova, 13 febbraio 1539
Luogo di sepoltura Chiesa di Santa Paola, Mantova
Casa reale Este
Padre Ercole I d'Este
Madre Eleonora d'Aragona
Consorte Francesco II Gonzaga
Figli Eleonora
Federico II
Ippolita
Ercole
Ferrante I
Livia
Religione Cattolica
Motto Nec spe nec metu

Isabella d'Este (Ferrara, 17 maggio 1474Mantova, 13 febbraio 1539) fu una delle donne più autorevoli del Rinascimento e del mondo culturale italiano del suo tempo. Fu mecenate delle arti, nonché leader della moda, il cui innovativo stile di vestire venne copiato da donne in tutta Italia e alla corte francese. Il poeta Ludovico Ariosto la etichettò come "Isabella liberale e magnanima",[1] mentre Matteo Bandello la descrisse come essere stata "suprema tra le donne".[2] Il diplomatico Niccolò da Correggio andò anche oltre, salutandola come "La first lady del mondo".[2]

« D'opere illustri e di bei studî amica,
Ch'io non so ben se più leggiadra e bella
Mi debba dire, o più saggia e pudica,
Liberale e magnanima Isabella,
Che del bel lume suo dì e notte aprica
Farà la terra che sul Menzo siede »

(Ludovico Ariosto, Orlando Furioso XIII, 59)

Fu reggente del marchesato di Mantova durante l'assenza del marito, Francesco II Gonzaga e per conto del figlio minore, Federico, quinto marchese e futuro duca di Mantova. Nel 1500 incontrò il re di Francia Luigi XII a Milano in missione diplomatica per convincerlo a non inviare le sue truppe contro Mantova.

Fu una prolifica scrittrice di lettere, e mantenne una corrispondenza per tutta la vita con la cognata Elisabetta Gonzaga. Un'altra sua cognata, Lucrezia Borgia, divenne l'amante del marito di Isabella.

Indice

BiografiaModifica

« ... E sia bella, gentil, cortese e saggia. »

(Ludovico Ariosto, Orlando Furioso, Canto XXIX, 29[3])
 
Medaglia di Isabella d'Este di Gian Cristoforo Romano.

Figlia di Ercole I d'Este, duca di Ferrara, e di Eleonora d'Aragona (a sua volta figlia del re Ferdinando I di Napoli e di Isabella di Clermont) fu marchesa di Mantova sposando il 12 febbraio 1490 Francesco II Gonzaga, ed ebbe come sorella un altro personaggio ugualmente famoso: Beatrice d'Este, duchessa di Milano in quanto moglie di Ludovico Sforza.

Per nascita o matrimonio, il suo nome fu collegato a quello dei maggiori regnanti di Spagna. Spesso è citata semplicemente come la primadonna del Rinascimento.[4]

FormazioneModifica

Isabella d'Este ebbe in gioventù un'educazione di grande impronta culturale, come testimoniano le sue copiose corrispondenze dalla città di Mantova. Per dote naturale e intellettualmente precoce per la sua giovinezza, ricevette una formazione eccellente. Da bambina studiò storia romana e rapidamente imparò a tradurre greco e latino. A causa della sua eccezionale intelligenza, spesso discusse i classici e gli affari di stato con gli ambasciatori. Inoltre conobbe personalmente i pittori, musicisti, scrittori e studiosi, che vissero dentro e intorno alla corte. Oltre alla sua conoscenza della storia e delle lingue, lei poteva anche recitare Virgilio e Terenzio a memoria. Isabella era anche una brava cantante e musicista: sapeva suonare il liuto, che imparò da Giovanni Angelo Testagrossa.[5] In aggiunta a tutti questi risultati mirabili, è stata un'innovatrice di nuove danze, essendo stata istruita nell'arte da Ambrogio, un maestro di ballo ebreo.[6]

È stata descritta come fisicamente attraente, anche se leggermente grassoccia; tuttavia, possedette "occhi vivaci" e "di grazia vivace".[7] Nel 1480, all'età di sei anni, Isabella venne promessa in sposa di Francesco II Gonzaga, erede del marchese di Mantova. Anche se non era bello, Isabella lo ammirava per la sua forza e coraggio; da lei fu considerato come un gentiluomo. Dopo i loro primi incontri, scoprì che le piaceva la sua compagnia e trascorse gli anni seguenti per conoscerlo, preparandosi ad essere la marchesa di Mantova. Durante il loro corteggiamento, Isabella apprezzò le lettere, le poesie e i sonetti che le mandò in dono.

Le sorelle Este furono esposte a molte delle idee del Rinascimento: in seguito Isabella divenne un'appassionata, addirittura avida, collezionista di statue romane, e commissionò sculture moderne in stile antico, che collocò in un mirabile ambiente privato, chiamato lo "studiolo di Isabella d'Este", all'interno della reggia dove risiedeva.

"Nec spe nec metu" ("Né con speranza né con timore") fu il suo motto.[8]

Ducato di Ferrara
Este

Borso
Ercole I
Figli
Alfonso I
Figli e nipoti
Ercole II
Alfonso II
Modifica

La corte di MantovaModifica

All'età di 16 anni sposò Francesco II Gonzaga, Marchese di Mantova. Portò come sua dote la somma di 3.000 ducati, oltre a preziosi gioielli, piatti, e un servizio d'argento.[9] Prima del magnifico banchetto seguì la cerimonia di nozze, Isabella guidò attraverso le principali vie di Ferrara in sella a un cavallo avvolto in gemme e oro.[10] Fece il suo ingresso a Mantova nel febbraio 1490 su un carro con al seguito quattordici bauli ripieni della sua dote e dipinti dal pittore ferrarese Ercole de' Roberti.[11] Nel 1493 nacque la primogenita Eleonora che infastidì Isabella, mentre nel 1500 nacque il figlio maschio Federico, che divenne amatissimo.[12]

I coniugi furono patroni di Ludovico Ariosto mentre questi stava scrivendo l'Orlando Furioso ed entrambi furono molto influenzati da Baldassare Castiglione, autore de Il Cortigiano, un modello di decoro aristocratico per duecento anni. Ospitò presso la sua corte anche il poeta Matteo Bandello. Fu su suo suggerimento che Giulio Romano venne convocato a Mantova per ampliare il castello ed altri edifici. Sotto gli auspici di Isabella la corte di Mantova divenne una delle più acculturate d'Europa. Tra i tanti importanti artisti, scrittori, pensatori e musicisti che vi giunsero ci furono Raffaello Sanzio, Andrea Mantegna, e i compositori Bartolomeo Tromboncino e Marchetto Cara. Isabella venne ritratta due volte da Tiziano, e il disegno di Leonardo da Vinci che la ritrae (preparatorio per un dipinto ad olio scomparso ed attribuito al maestro, poi ritrovato in un caveau di una banca svizzera il 10 febbraio 2015[13]) e che eseguì a Mantova nel 1499, è esposto al Louvre.

Fu ella stessa una brillante musicista, e riteneva gli strumenti a corda, come il liuto, superiori ai fiati, che lei associava al vizio e al conflitto; considerava inoltre la poesia incompleta finché non veniva trasposta in musica, e cercò i più abili compositori dell'epoca per tale "completamento".

Si dedicò al gioco degli scacchi tanto che il grande matematico rinascimentale Luca Pacioli (1445c.-1517c.), nel 1499 avendo il re di Francia Luigi XII conquistato il ducato di Milano ed essendo lo stesso Pacioli in compagnia di Leonardo da Vinci fuggito e riparato a Mantova, scrisse e le dedicò il manoscritto De ludo schacorum, detto "Schifanoia", opera per secoli ritenuta persa e solo nel 2006 ritrovata presso la biblioteca Coronini Cronberg di Gorizia dal bibliologo Duilio Contin.

Mostrò inoltre grande abilità diplomatica e politica nei negoziati con Cesare Borgia, che aveva spodestato Guidobaldo da Montefeltro, duca di Urbino, marito della cognata e amica intima Elisabetta Gonzaga (1502). Si trovò a rivaleggiare con la cognata Lucrezia Borgia, che nel 1502 aveva sposato suo fratello Alfonso, e che divenne l'amante del marito Francesco.

Lucrezia BorgiaModifica

Un anno dopo il suo matrimonio con il fratello di Isabella, Alfonso[14] nel 1502, la famigerata Lucrezia Borgia divenne l'amante di Francesco. Isabella aveva dato alla luce una figlia, Ippolita circa in quel tempo, e continuò a dare bambini a Francesco, durante la lunga e appassionata relazione con Lucrezia, che era più sessuale che romantica.[15] Lucrezia aveva precedentemente fatto aperture di amicizia con Isabella, che quest'ultima aveva freddamente e sdegnosamente ignorato. Dal momento in cui Lucrezia arrivò a Ferrara come promessa sposa di Alfonso, Isabella, pur avendo agito come accompagnatrice durante le feste di nozze, considerò Lucrezia come un rivale, che cercò di superare in ogni occasione.[16] La relazione di Francesco con Lucrezia, la cui bellezza era nota,[17] causò in Isabella, molto gelosa, sofferenza e dolore emotivo.[18] La loro relazione finì quando contrasse la sifilide a seguito di incontri con prostitute.

La reggenza di IsabellaModifica

Isabella svolse un ruolo importante a Mantova durante i tempi difficili della città. Quando il marito venne catturato nel 1509 e tenuto in ostaggio a Venezia, prese il controllo delle forze militari di Mantova. Francesco venne rilasciato nel 1510 grazie ad Isabella che aveva accettato anche di dare in ostaggio il figlio Federico a papa Giulio II a garanzia del comportamento politico del marito.[19] Nello stesso anno, fu la padrona di casa del Congresso di Mantova, che si era tenuto per risolvere questioni riguardanti Firenze e Milano.[20] Il comportamento di Isabella durante la sua lunga prigionia provocò risentimento di Francesco, che escluse formalmente Isabella dalla guida dello stato e la marchesa lasciò Mantova per soggiornare a Milano e a Napoli.[21]

Dopo la morte del marito, avvenuta nel 1519, come vedova, Isabella, all'età di 45 anni, divenne un "devoto capo di Stato".[22] La sua posizione come marchesa richiese la sua seria attenzione, quindi, fu necessario studiare per affrontare i problemi di un governatore di una città-stato. Per migliorare il benessere dei suoi sudditi, studiò architettura, agricoltura e industria, e seguì i princìpi che Niccolò Machiavelli aveva previsto per i governanti nel suo libro Il Principe. In cambio, gli abitanti di Mantova la rispettarono e le vollero bene.[23]

Isabella governò Mantova come reggente del figlio Federico, giocando un ruolo importante nella politica italiana e rafforzando costantemente il prestigio del marchesato mantovano. I suoi molteplici e importanti conseguimenti compresero l'elevazione di Mantova a ducato e l'ottenimento del titolo di cardinale per il figlio minore Ercole Gonzaga.

Con il conseguimento della maggiore età del figlio (1521), la sua figura di donna di comando, generò alcuni dissapori e maldicenze (il figlio era legato all'amante Isabella Boschetti, che Isabella non gradiva), tanto che Federico di fatto la estromise dalla vita politica di Mantova, negandole qualsiasi notizia che dall'esterno perveniva alla cancelleria. Fu forse questa la molla che spinse Isabella a allontanarsi dalla città recandosi a Roma, nonostante la situazione politica tumultuosa. Nel 1527 infatti fu testimone del Sacco di Roma ed il suo palazzo, nel quale aveva dato rifugio a circa 2000 persone, fu l'unico in tutta la città a non essere saccheggiato dai lanzichenecchi, per via della protezione offerta da suo figlio Ferrante, capo di una milizia dell'esercito imperiale[24]. Isabella si prodigò nella protezione dei rifugiati che erano comunque stati dichiarati ostaggi dell'esercito imperiale e per i quali fu richiesto un riscatto.

Gli ultimi anni e la morteModifica

Tornata a Mantova, lasciò le stanze del castello di San Giorgio e si fece costruire un appartamento al piano terra di Corte Vecchia[25] con il famoso studiolo, nel quale raccolse importanti opere di pittori del tempo. Si occupò della vicenda del matrimonio del figlio Federico, un'operazione molto ingarbugliata dall'ordine dei numerosi fatti: il ripudio della prima moglie Maria Paleologa, accusata di congiura da una cortigiana di Federico, poi la scelta di Carlo V di dargli in moglie la sua cugina Giulia, più anziana di lui e malvoluta dal popolo, la riabilitazione di Maria dopo che questa era diventata unica erede del feudo del Monferrato e, in seguito alla morte di lei, le definitive nozze con sua sorella Margherita Paleologa.

 
Tarsia lignea, Antonio della Mola, Appartamento della Grotta di Isabella d'Este

Fece di Mantova un centro di cultura, aprì una scuola per ragazze e trasformò i suoi appartamenti ducali in un museo, che conteneva i migliori tesori d'arte. Questo non è stato sufficiente a soddisfare Isabella, che già intorno ai sessanta anni, tornò alla vita politica e governò Solarolo, in Romagna, fino alla sua morte, il 13 febbraio 1539. Venne sepolta nella Chiesa di Santa Paola a Mantova, ma i suoi resti sono scomparsi dal sarcofago.[26][27][28]

Il testamento e l'inventario dei beniModifica

Isabella testò davanti al notaio Odoardo Stivini di Rimini il 22 dicembre 1535 e una copia del testamento è conservata nell'archivio Gonzaga di Mantova.[29] Isabella lasciò erede dei suoi beni il figlio Federico, mentre il contenuto della Grotta dato in godimento alla nuora, Margherita Paleologa.[30] Il testamento è costituito da 23 fogli in pergamena ed elenca 236 voci nelle quali sono descritti monili, gioielli, vasi, manufatti in oro e argento, sculture e tutti i dipinti di grandi maestri raccolti nello studiolo (Mantegna, Perugino, Correggio, Lorenzo Costa e altri).[31]

DiscendenzaModifica

 
Francesco II Gonzaga, marito di Isabella

Francesco II Gonzaga ed Isabella ebbero sei figli:[32][33]

  1. Eleonora Gonzaga (* 31 dicembre 1493, †; 13 febbraio 1550 in Urbino) ∞ Francesco Maria I della Rovere (1490-1538) duca di Urbino;
  2. Federico II Gonzaga (* 17 maggio 1500, †; 28 giugno 1540 in Marmirolo) Marchese di Mantova dal 1519, Duca di Mantova dal 1530, Marchese di Monferrato 15331531 Margherita del Monferrato (1510-1566), figlia del Marchese Guglielmo IX;
  3. Ippolita Gonzaga (* 13 novembre 1503, †; 16 marzo 1570 in Mantova) monaca domenicana nel monastero di San Vincenzo a Mantova dal 1518;
  4. Ercole Gonzaga (* 22 novembre 1505, †; 2 marzo 1563 in Trento) Cardinale 1527, Reggente per i nipoti nel 1540;
  5. Ferrante I Gonzaga (* 28 gennaio 1507, †; 15 novembre 1557 in Bruxelles) Conte di Guastalla 1539, viceré di Sicilia 1536-1546, viceré di Milano dal 1546 ∞ 1529 Isabella di Capua (†; 1559), figlia del Principe Ferdinando da Molfetta;
  6. Livia (Paola) Gonzaga (* agosto 1508, †; 11 aprile 1569 in Mantova) monaca clarissa nel monastero Corpus Christi a Mantova dal 1523 col nome di Paola;

Francesco ebbe anche tre figlie naturali:

  1. Margherita Gonzaga (* 13 luglio 1496, †; 22 settembre 1496 in Mantova);
  2. Teodora Gonzaga (?-†;1519);
  3. Antonia Gonzaga.

AscendenzaModifica

Albero genealogico di tre generazioni di Isabella d'Este
Isabella d'Este Padre:
Ercole I d'Este
Nonno paterno:
Niccolò III d'Este
Bisnonno paterno:
Alberto V d'Este
Bisnonna paterna:
Isotta Albaresani
Nonna paterna:
Ricciarda di Saluzzo
Bisnonno paterno:
Tommaso III di Saluzzo
Bisnonna paterna:
Marguerite de Pierrepont
Madre:
Eleonora d'Aragona
Nonno materno:
Ferdinando I di Napoli
Bisnonno materno:
Alfonso I di Napoli
Bisnonna materna:
Gueraldona Carlino
Nonna materna:
Isabella di Chiaromonte
Bisnonno materno:
Tristano di Chiaromonte
Bisnonna materna:
Caterina di Taranto

StemmaModifica

 
Stemma degli Estensi dal 1431.
 
Piatto in maiolica con al centro lo stemma di Isabella (Este-Gonzaga), Urbino, ca. 1524 (Victoria and Albert Museum)

Isabella d'Este adottò lo stemma di famiglia Este dal 1431,[34] che così si blasona:
Inquartato, nel primo e nel quarto d'azzurro, ai tre gigli d'oro, al bordo dentato di rosso e d'oro, nel secondo e nel terzo d'azzurro all'aquila d'argento, rostrata, lampassata e coronata d'oro.

Dopo il suo matrimonio nel 1490 con Francesco II Gonzaga marchese di Mantova, Isabella dispose che il proprio stemma, come il sigillo personale, fosse composto con le arme accollate Este-Gonzaga),[35] che così si blasona:

Partito: I, d'argento, alla croce patente di rosso accantonata da quattro aquile di nero col volo abbassato; su tutti, nel primo e nel quarto di rosso al leone con coda biforcuta d'argento armata e lampassata d'oro, coronato e collarinato dello stesso, nel secondo e terzo fasciato d'oro (Gonzaga); e II, inquartato, nel 1 e 4 d'azzurro, a tre gigli d'oro, con la bordura di rosso e d'oro e nel 2 e 3 d'azzurro, all'aquila d'argento, col becco, lampassata e coronata d'oro (Este).

Attività culturaliModifica

Isabella d'Este è famosa come il più importante mecenate del Rinascimento; la sua vita è documentata dalla sua corrispondenza, che è ancora archiviata a Mantova (circa 28.000 lettere ricevute e copie di circa 12.000 lettere scritte).[36][37]

Patrocinio nell'arteModifica

Pittura
  Lo stesso argomento in dettaglio: Studiolo di Isabella d'Este.

Ha avuto gli artisti più famosi che lavorarono per lei, vale a dire Giovanni Bellini, Giorgione, Leonardo da Vinci, Andrea Mantegna (pittore di corte fino al 1506), Perugino, Raffaello e Tiziano, ma anche Antonio da Correggio, Lorenzo Costa (pittore di corte dal 1509), Dosso Dossi, Francesco Francia, Giulio Romano e molti altri. Per esempio il suo "Studiolo" nel Palazzo Ducale di Mantova, è stato decorato con allegorie di Mantegna, Perugino, Costa e Correggio.[38]

Scultura

Parallelamente contattò i più importanti scultori e medaglisti del suo tempo, vale a dire Michelangelo, Pier Jacopo Alari Bonacolsi (L'Antico), Gian Cristoforo Romano e Tullio Lombardo, e raccolto antica arte romana.[39]

Discipline umanistiche

Nele discipline umanistiche, Isabella era in contatto con Pietro Aretino, Ludovico Ariosto, Pietro Bembo, Baldassarre Castiglione, Mario Equicola, Gian Giorgio Trissino.[40]

Musica

In musica sponsorizzò i compositori Bartolomeo Tromboncino e Marco Cara e suonava il liuto lei stessa.[41] Insolitamente, impiegò le donne come cantanti professionisti alla sua corte, tra cui Giovanna Moreschi, moglie di Marchetto Cara.[42]

Architettura

In architettura non poteva permettersi nuovi palazzi, però commissionò architetti come Biagio Rossetti e Gian Battista Covo.[43]

Moda

Fu una leader nella moda, ordinando l'abbigliamento più bello, tra cui pellicce, compresi i più recenti distillati di profumi, che lei stessa inventò ed inviò come regali. Il suo stile di vestire con cappello ("capigliara") e pronunciate scollature vennero imitati in tutta Italia e alla corte francese.[44]

Ceramica

Uno dei capolavori assoluti del più noto ceramista rinascimentale, Nicola d'Urbino, fu espressamente realizzato a Urbino per Isabella dietro richiesta della figlia Eleonora, nel 1524.[45]

Isabella d'Este e Monna LisaModifica

 
Leonardo da Vinci 1499 – Ritratto di Isabella d'Este / Leonardo da Vinci (bottega) 1502-06 – La Gioconda Museo del Prado, Madrid, pulito nel 2012 / Leonardo da Vinci 1502-06 – La Gioconda

Oltre a Lisa del Giocondo (la moglie di un mercante fiorentino alla quale Leonardo aveva fatto un ritratto[46] - come citato da Giorgio Vasari, anche se oggi non è ancora certo se si trattasse della Gioconda), Isabella d'Este è una candidata plausibile[47] per il più famoso dipinto di Leonardo da Vinci (1502-1506). Le somiglianze con il dipinto Ritratto di Isabella d'Este (Louvre) e la loro corrispondenza tra il 1501 e il 1506 con la richiesta per l'esecuzione del ritratto promesso,[48] sono alcune delle prove solide per convalidare l'ipotesi. Altri argomenti ben noti sono le montagna sulla sfondo[49] e il bracciolo come caratteristica nei ritratti dei sovrani del Rinascimento.

Isabella nei ritrattiModifica

 
Isabella d’Este nei ritratti (particolari dei quadri): Gian Cristoforo Romano – Medaglia / Leonardo da Vinci – Disegno / Tiziano (conosciuto per la copia di Peter Paul Rubens) – Isabella in rosso / Tiziano 1536 (ringiovanita) – Isabella in nero contro La Bella / Autore sconosciuto – Miniatura Ambras.

Nonostante il suo importante mecenatismo e l'amore per l'auto-rappresentazione - nessuna altra personalità del suo tempo fu così spesso ritratta[50] - pochissime identificazioni di Isabella sono state fatte fino ad oggi. Queste rare identificazioni sono molto eterogenee (colore degli occhi e dei capelli e le sopracciglia si differenziano per i due ritratti di Tiziano)[50] e non c'è alcuna immagine di lei fra i 26 e i 54 anni (vedi foto). La civettuola Isabella preferiva dipinti idealizzati e si rifiutò di posare come modella.[51] Tuttavia, vi è ragione di credere che non rinunciasse alle sue caratteristiche personali.[52]

Negli ultimi anni diversi musei hanno ritirato le loro rare identificazioni per paura di errori.[53] I restanti tre ritratti a colori sono molto eterogenei (tutti nel Kunsthistorisches Museum / KHM, Vienna):[54]

La Bella (Palazzo Pitti, Firenze) è spesso proposta come un'alternativa plausibile al ritratto di Tiziano del 1536 a Vienna: sapendo che Isabella aveva ordinato un ritratto di ringiovanimento e lusinghiero, quando aveva già 60 anni. E il colore degli occhi, dei capelli e le sopracciglia e soprattutto il sex appeal corrispondono perfettamente.[55]

La medaglia di Gian Cristoforo Romano (1495 e in più copie) è attualmente l'unica identificazione affidabile per l'incisione creata durante tempo di vita di Isabella.[56]

LetteraturaModifica

Isabella d'Este è la protagonista del libro di Maria Bellonci, Rinascimento Privato, incentrato sulla storia della marchesana di Mantova e sulla sua relazione epistolare con un personaggio inglese, il prelato Robert de la Pole. Il personaggio di questa relazione è del tutto inventato dalla Bellonci, ma la ricostruzione storica è invece molto precisa e frutto di studio diretto e minuzioso dei documenti dell'epoca, senza penalizzare la resa vivida della vita e dei personaggi dell'epoca.

Una biografia narrativa La Signora del Rinascimento. Vite e splendori di Isabella d'Este alla Corte di Mantova di Daniela Pizzagalli (Rizzoli, 2001), balzata subito ai primi posti nelle classifiche dei best seller, in cui l'affascinante marchesana di Mantova, vissuta a cavallo tra 1400 e 1500, incarna le luci e le ombre di quel periodo splendido ma anche critico e turbolento.

Il libro I cigni di Leonardo di Karen Essex (Bompiani, 2006) verte sul rapporto e le rivalità tra le due sorelle Beatrice e Isabella D'Este e sulla corte degli Sforza a Milano, dove lavorava anche Leonardo da Vinci.

Un saggio rigoroso e scientifico sulla cultura artistica di Isabella d'Este e delle altre corti è quello di Giovanni Romano, Verso la maniera moderna: da Mantegna a Raffaello in "Storia dell'arte italiana", 6,. vol. II, Cinquecento e Seicento, Einaudi, Torino 1981.

Ritratti di Isabella d'EsteModifica

 
Copia dal cartone di Leonardo Da Vinci

Il 4 ottobre 2013 in un articolo giornalistico[57] pubblicato da Sette, magazine settimanale del Corriere della Sera, viene resa nota la notizia del rinvenimento nel caveau di una banca svizzera di un dipinto (olio su tela di 61x46,5 cm), derivato dal cartone di Leonardo da Vinci e attribuitogli[58], che ritrae Isabella d'Este.[59][60] Il 10 febbraio 2015 la Guardia di Finanza procede al sequestro dell'opera (del valore stimato in 120.000.000 di euro) in una banca di Lugano[61].

Giudizi su Isabella d'EsteModifica

Durante la sua vita e dopo la sua morte, poeti, papi e uomini di stato resero omaggio a Isabella. Papa Leone X la invitò a trattarlo con "tanta cordialità come si farebbe con tuo fratello".[62] Il segretario di quest'ultimo, Pietro Bembo, la descrisse come "una delle più sagge e più fortunate tra le donne"; mentre il poeta Ariosto la considerò come "Isabella liberale e magnanima".[62]

OmaggiModifica

NoteModifica

  1. ^ (EN) George R. Marek, The Bed and the Throne: The Life of Isabella d'Este, Harper and Row Publishers New York, 1976, ISBN 978-0-06-012810-4.
  2. ^ a b Marek, p.ix.
  3. ^ Orlando Furioso. Canto XXIX.
  4. ^ Malacarne, p. 105.
  5. ^ Ness, Arthur J. "Giovanni Angelo Testagrossa". In L. Root, Deane. Grove Dictionary of Music and Musicians. Oxford University Press.
  6. ^ Marek, p.16-17.
  7. ^ Marek, p.16.
  8. ^ Maria Santini, ...E Sia Bella, Gentil, Cortese E Saggia... - Isabella D'Este Gonzaga O del Rinascimento, Milano, 2011.
  9. ^ Marek, p.28.
  10. ^ Marek, p.30.
  11. ^ Bini, p. 11.
  12. ^ Bini, p. 13.
  13. ^ Il Sole24ore. È di Isabella d'Este il ritratto di Leonardo sequestrato in Svizzera.
  14. ^ Nel mese di giugno 1505, Alfonso succedette al padre come duca, rendendo Lucrezia duchessa di Ferrara.
  15. ^ Marek, pp.166-169.
  16. ^ Marek, pp.147-148.
  17. ^ Marek, p.33.
  18. ^ Marek, p.166-169.
  19. ^ Bini, pp. 14-15.
  20. ^ Marek, p.250.
  21. ^ Bini, p. 15.
  22. ^ Marek, p.201.
  23. ^ Marek, p.205.
  24. ^ Cronaca universale della città di Mantova. Volume II
  25. ^ Bini, p. 17.
  26. ^ Isabella D'Este e il giallo del sepolcro scomparso.
  27. ^ Dalle ossa riesumate l'altra faccia dei Gonzaga.
  28. ^ Quando Buzzati esplorò la tomba di Isabella d'Este.
  29. ^ Bini, p. 42.
  30. ^ Bini, p. 24.
  31. ^ Bini, p. 21-43.
  32. ^ Giancarlo Malacarne, I Gonzaga di Mantova, una stirpe per una capitale europea. Gonzaga Marchesi, Modena, Il Bulino, 2005.
  33. ^ Giuseppe Coniglio, I Gonzaga, Varese, Dall'Oglio, 1973.
  34. ^ Malacarne, pp. 103-105.
  35. ^ Bini, pp. 186-191.
  36. ^ Shemek, Deanna: Bambini di Phaethon: Corte Estense e la sua cultura in prima moderna Ferrara. Medievale e rinascimentale e testi studi (Arizona) 2005, p. 277.
  37. ^ Per una documentazione di lettere, informazioni relative arte si veda: Luzio, Alessandro: La Galleria dei Gonzaga - Appendice B: I Ritratti d'Isabella d'Este. Casa Editrice LF Cogliati (Milano) 1913.
  38. ^ (DE) Ferino, Sylvia: Isabella d’Este – Fürstin und Mäzenatin der Renaissance. Kunsthistorisches Museum Wien (Vienna) 1994, pp. 86-425.
  39. ^ Ferino (1994), pp. 106, 315, 321; Cartwright, Julia: Isabella d’Este. Murray (London) 1907, Table of contents.
  40. ^ Cartwright (1907), table of contents.
  41. ^ Ferino (1994), pp. 429-432.
  42. ^ (EN) Tick, Judith et al.: Women in music, §II: Western classical traditions in Europe & the USA. In: Macy, Laura: Grove Music Online. Oxford Music Online. Oxford University Press.
  43. ^ Ferino (1994), p. 18.
  44. ^ Marek, p.159.
  45. ^ M. Palvarini Gobio Casali, D. Ferrari (a cura di), Una credenza istoriata per Isabella d'Este, Mantova, Universitas Studiorum, 2014.
  46. ^ (DE) Vasari, Giorgio: Lebensläufe der berühmtesten Maler, Bildhauer und Architekten. 1550 / Manesse Verlag (Zurich) 2005, p. 330.
  47. ^ (DE) Zöllner, Frank: Leonardo da Vinci – Sämtliche Werke. Taschen Verlag (Cologne) 2007, p. 241.
  48. ^ (EN) Lewis, Francis-Ames: Isabella and Leonardo. Yale University Press (New Haven) 2012, Appendix Letters p. 223-240 (lettere originali in italiano e inglese).
  49. ^ Firenze/Toscana contro Mantova/Dolomiti.
  50. ^ a b Ferino (1994), p. 86.
  51. ^ Ferino (1994), p. 94.
  52. ^ Diverse lettere sono la prova di inviti fatti da Isabella ai pittori di rifare il colore degli occhi e dei capelli. Luzio Alessandro, Federico Gonzaga ostaggio alla corte di Giulio II. Società Romana di Storia Patria (Roma) 1887, p. 59: "...pregandolo tuttavia a ritoccare il ritratto ne' capelli, che il pittore aveva fatti troppo biondi" e Luzio (1913), p. 213: "... a commutar gli occhij de nigri in bianchi".
  53. ^ * Royal Collection, Londra (RCIN 405762): Lorenzo Costa, Portrait of a Lady with a Lapdog (c. 1500-05)
  54. ^ KHM Vienna: Inv. 83, Inv 1534, Inv 5081.
  55. ^ Ozzola, Leandro (1931): Isabella d’Este e Tiziano. In: Bollettino d’Arte del Ministero della pubblica istruzione. BdA (Roma) 1931 No. 11, p. 491-494.
  56. ^ KHM Vienna, Inv 6.272bß e Ferino (1994), p. 373-378.
  57. ^ Veronica Artioli, Ritrovato dopo 500 anni il meraviglioso ritratto che Leonardo da Vinci fece a Isabella d’Este., in Corriere della Sera, 4 ottobre 2013. URL consultato il 4 novembre 2013.
  58. ^ Pier Luigi Vercesi, Il Leonardo mai visto in una collezione privata. Scoperto il ritratto fatto a Isabella d’Este., in Corriere della sera, 11 ottobre 2013. URL consultato l'11 ottobre 2013.
  59. ^ Scoperto il ritratto fatto a Isabella d'Este.
  60. ^ Isabella d’Este: dopo 500 anni trovato il ritratto di Leonardo., in Gazzetta di Mantova, 5 ottobre 2013. URL consultato il 5 ottobre 2013.
  61. ^ Dipinto attribuito a Leonardo: è il ritratto di Isabella D'Este, in Republica, 10 febbraio 2014.
  62. ^ a b Marek, p. XIV.
  63. ^ Istituto magistrale Isabella d'Este.
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BibliografiaModifica

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  • Maria Santini, ...E Sia Bella, Gentil, Cortese e Saggia... - Isabella D'Este Gonzaga o del Rinascimento, Milano, 2011.
  • Kate Simon, I Gonzaga. Storia e segreti, Ariccia, 2001, ISBN 88-8289-573-4.

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