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Giulio Licinio

pittore italiano
Ritratto di Gentiluomo col figlio

Giulio Licinio (Venezia, 1527Venezia, 28 aprile 1591) è stato un pittore italiano.

Indice

Vita e opereModifica

VeneziaModifica

Giulio Licinio nacque in una famiglia di pittori veneziani. Il padre Arrigo, fu un pittore modesto, ma lo zio Bernardino Licinio era molto conosciuto e prese presto il nipote a bottega. Anche il fratello maggiore Fabio fu un noto incisore e orafo, e incise anche opere del fratello, nonché del più celebre zio. Anche il suo secondo fratello Giovanni Antonio Licinio fu un celebre pittore e l'accompagnò spesso nelle varie commissioni che Giulio riceva. Intorno agli anni '50 lo zio morì e Giulio ereditò sia la bottega che le commissioni. In questo periodo la grossa tradizione della pittura veneta escluse dalle grosse commissioni molti pittori di buona levatura come i Licinio, ma anche Lorenzo Lotto e il Pordenone (che alcune fonti vogliono parente e maestro di Giulio), tutti costretti ad emigrare perché non reggevano il confronto con mostri sacri come Tiziano, il Tintoretto o il Veronese.

Ma fu proprio Tiziano, insieme a Jacopo Sansovino, che gli procurò, nel 1556, la sua più importante opera veneziana: tre dei ventuno tondi che decorarono la Libreria di San Marco, appena costruita dall'architetto fiorentino a completamento dell'attuale Piazza San Marco. Giulio aveva già espresso un gusto personale, non più erede dello stile dello zio, ad esempio nella pala d'altare della chiesa di S. Antonio Abate di Lonno, paese del bergamasco nel 1553 e alcuni ritratti del patriziato veneto.

Al progetto della decorazione della Libreria Marciana parteciparono:, oltre Giulio Licinio, Giuseppe Porta, Battista Franco, Giovanni De Mio, lo Schiavone, Paolo Veronese e Giovanni Battista Zelotti. Il Licinio fu chiamato a dipingere i seguenti soggetti: La Veglia e il Sacrificio, La Gloria e la Beatitudine e La conquista della Virtù. Altri suoi affreschi e pale d'altare, del periodo italiano del pittore, si trovano a Murano, Verona e Manfredonia in Puglia.

Alla corte degli AsburgoModifica

 
Conversione di Saulo

Nel 1559 la sua vita ebbe una svolta quando fu chiamato ad Augusta dall'Imperatore Ferdinando I d'Asburgo, in quel periodo impegnato nella città svevo-bavarese, per la Dieta, con gli altri principi elettori tedeschi. In questa città fu chiamato a dipingere gli affreschi per il palazzo del ricco mercante Hieronymus Rehlinger. Ad Augusta il Licinio aprì una propria bottega alla quale parteciparono altri pittori di origine italiana come ad esempio Antonio Ponzano. Questo creò un certo malcontento tra i pittori locali, anche se lo stile importato dall'Italia non tardò ad affermarsi sia in Baviera che nel resto del paese, influenzando, loro malgrado anche i pittori locali.

La sua opera più importante per gli Asburgo fu la decorazione del Castello di Pozsony, nel quale lavorò tra il 1563 e il 1570, insieme all'altro fratello Giovanni Antonio Licinio. Altri suoi lavori si trovano a Vienna, Graz, Ebersdorf e nella Kunstkammer dell'Imperatore Rodolfo II a Praga.

Ritorno a VeneziaModifica

Il suo ritorno nella città natale viene datato al 1578. Carico di esperienza e onorato in Germania, il Licinio aveva delle speranze su nuove commissioni in patria, ma a parte le dodici tele delle Allegorie di Virtù morali fatte per il Palazzo Ducale, dipinte fra il 1577 e il 1590, non ebbe più commissioni di rilievo.

Giulio Licinio morì a Venezia il 28 aprile del 1591.

BibliografiaModifica

  • F. Sansovino, Venetia città nobilissima et singolare, VIII, Venezia 1581, pp. 113–115;
  • J. von Sandrart, Teutsche Academie der Edle Bau-, Bild- und Mahlerey-Künste (1675) München 1925, p. 273;
  • W. Arslan, Giulio Licinio., in U. Thieme - F. Becker, Künstlerlexikon, XXIII, Leipzig 1929, p. 194;
  • G. Heinz, Studien zur Porträtmalerei an den Hoefen der Oesterreichischen Erblande, in Jahrbuch der Kunsthistorischen Sammlungen in Wien, LIX (1963), pp. 101 s. e passim;
  • L. Vertova, Giulio Licinio, in Pittori bergamaschi. Il Cinquecento, II, Bergamo 1976, pp. 515–589 (con bibl.);
  • Da Tiziano a El Greco. Per la storia del manierismo a Venezia (catal., Venezia), Milano 1981, pp. 28 s., 144 s., 193 s.;
  • U. Ruggeri, La decorazione pittorica della Libreria Marciana, in Cultura e società nel Rinascimento tra Riforma e manierismi, a cura di V. Branca - C. Ossola, Firenze 1984, pp. 313–333.

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