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«Giulio Parise mi diede subito l'impressione, se così mi posso esprimere, di una persona che aveva fatto dei passi avanti sulla via iniziatica. Credo che avesse una vita interiore profonda, sviluppata.»

(Emilio Servadio[1])

Giulio Parise (Vicenza, 27 febbraio 1902Roma, 27 giugno 1969) è stato un insegnante ed esoterista italiano.

BiografiaModifica

Dopo la morte del padre durante la prima guerra mondiale, ancora giovane, si trasferisce a Roma dove frequenta il liceo classico e l'Università, conseguendo un diploma tecnico-chimico che gli permetterà in seguito l'insegnamento nelle scuole. Negli anni Trenta fu membro del Sindacato nazionale fascista insegnanti privati, del cui direttorio fece parte come revisore dei conti e fece poi parte anche del collegio dei sindaci.

Ventenne, ancora studente, incontra Arturo Reghini, che diventerà il suo maestro. In casa della marchesa Livia Durante Picardi fa la conoscenza di Sibilla Aleramo, della quale diventa l'amante a partire dal mese di aprile del 1926. La scrittrice racconterà la storia del loro amore nel romanzo Amo dunque sono, pubblicato nel 1927 da Mondadori.

Mazziniano, fu membro dell'effimero Partito d'Azione.

Fu iniziato in Massoneria nella Loggia romana "Pagano" del Grande Oriente d'Italia e dopo la fine della seconda guerra mondiale fu uno dei protagonisti della ricostruzione della massoneria a Roma. In quegli anni curò e commentò un'edizione della Tegolatura in grado di Apprendista e redasse il Regolamento interno della loggia romana di Rito scozzese antico ed accettato "Giuseppe Mazzini". Alla scomparsa di Reghini scrisse l'introduzione al suo libro Considerazioni sul rituale dell'apprendista libero muratore e nel 1947 curò l'edizione dell'opera del Maestro I numeri sacri nella tradizione pitagorica massonica e quella, tradotta dal francese, del libro di Eugène Goblet d'Alviella Le origini del grado di Maestro nella libera muratoria.

Pitagorico, avvezzo alla pratica della magia cerimoniale, fece parte del Gruppo di Ur, sulla cui rivista pubblicò sotto lo pseudonimo di "Luce". Fu direttore nominale dell'unico numero della nuova serie di Ignis, rivista mensile di studî iniziatici, la cui prima serie(1925) era stata fondata e diretta da Arturo Reghini. Diresse pure la Rivista italiana di cultura e la Rivista generale di bibliografia, di filosofia e scienze.

Morì improvvisamente in seguito ad un infarto. Le sue ceneri sono raccolte in un'urna nel Cimitero del Verano[2].

NoteModifica

  1. ^ Da un'intervista a Gianfranco De Turris in: Abstracta, giugno 1987.
  2. ^ Zona Vecchio reparto, sottozona Scogliera del monte

FonteModifica

BibliografiaModifica

  • Gianfranco De Turris (a cura di), Esoterismo e fascismo, Ed. Mediterranee, Roma, 2006.
  • Gianfranco De Turris, "Gruppo di Ur, tra magia e super fascismo", in: Abstracta, giugno 1987.
  • Renato del Ponte, Evola e il magico Gruppo di Ur. Studi e documenti per servire alla storia di Ur-Krur, SeaR, Borzano, 1994.
  • Marco Rossi, "L'interventismo politico-culturale delle riviste tradizionali degli anni Venti: Atanòr (1924) e Ignis " (1925)", in: Storia contemporanea, 1987.
  • Marco Rossi, "Neopoaganesimo e arti magiche nel periodo fascista", in: Gian Mario Cazzaniga (a cura di) Storia d'Italia, Annali 25, Esoterismo, Giulio Einaudi editore, Torino, 2010, pp. 599–628.

Voci correlateModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN20145601902601321902 · GND (DE1083020293 · WorldCat Identities (EN20145601902601321902