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La ferrovia di Huanggutun poco dopo l'esplosione

L'incidente di Huanggutun (in cinese Huáng gū tún shìjiàn; in giapponese: incidente dell'assassinio di Zhang Zuolin (張作霖爆殺事件 Chosakurin bakusatsu jiken?)) fu un attentato eseguito dall'Armata del Kwantung il 4 giugno 1928 nel quale rimase vittima il signore della guerra della Cricca del Fengtian Zhang Zuolin. Il treno su cui viaggiava venne distrutto da un'esplosione alla stazione di Huanggutun, vicino Shenyang. Nel periodo immediatamente successivo tale incidente venne tenuto nascosto in Giappone e venne genericamente indicato solo come "満州某重大事件" (Manshuboujudaijiken, "un certo incidente importante in Manciuria").

Indice

AntefattiModifica

Dopo la rivoluzione Xinhai del 1911, la Cina subì in un regresso spontaneo, con le autorità locali e i leader militari che assunsero il controllo delle proprie regioni sottraendolo all'indebolito governo centrale. Dopo la morte di Yuan Shikai nel 1916, nella Cina settentrionale l'Esercito Beiyang, privato di buona parte della sua potenza, contemplava varie fazioni. Zhang Zuolin, il leader della cricca del Fengtian, fu uno dei più potenti signori della guerra e riuscì a prendere il controllo delle tre province nord-orientali delle Manciuria.

Al momento del Primo Fronte Unito nel 1924, il sostegno straniero in Cina venne generalmente diviso come segue:

Il sostegno dall'estero della cricca del Fengtian veniva dall'Impero del Giappone, che aveva già maturato interessi economici e politici nella regione dalla fine della guerra russo-giapponese ed era interessato allo sfruttamento delle risorse naturali in gran parte non sfruttate della loro regione. l'Armata del Kwantung, situata nella Concessione del Kwantung, ebbe anche la responsabilità della salvaguardia della Ferrovia della Manciuria meridionale e forniva sostegno materiale e logistico alla cricca Fengtian. La cooperazione inizialmente lavorò a reciproco vantaggio di entrambe le parti.[1] Zhang fornì sicurezza alla ferrovia e agli interessi economici giapponesi, sopprimendo l'endemico problema del banditismo della Manciuria e consentendo ampi investimenti giapponesi. L'esercito imperiale giapponese assistette Zhang nelle due guerre tra Zhili e Fengtian, compresa la soppressione della rivolta anti-Fengtian da parte di Guo Songling (un generale anziano della cricca Fengtian). Tuttavia, Zhang aveva bisogno dell'aiuto del Giappone solo per consolidare ed espandere il suo territorio, mentre il Giappone immaginava un futuro di occupazione congiunta della Manciuria con Zhang. Dopo che Zhang raggiunse i suoi obiettivi, cercò di migliorare le relazioni con gli Stati Uniti e il Regno Unito, permettendo ad entrambi i paesi l'accesso aperto al commercio, agli investimenti e alle opportunità economiche in Manciuria, che aveva in precedenza consentito solo ai giapponesi.[2]

Questo cambiamento nella politica avvenne in un momento in cui il Giappone era nel bel mezzo di una grave crisi economica causata dal grande terremoto del Kanto e dalle depressioni economiche successive, e causò sia allarme che irritazione nella leadership del Kwantung. La situazione si complicò ulteriormente a causa del successo della Spedizione del Nord dell'Esercito Rivoluzionario Nazionale guidato da Chiang Kai-shek. Il Kuomintang sconfisse Sun Chuanfang, Wu Peifu, altri signori della guerra della fazione del Nord e lo stesso governo di Pechino controllato da Zhang Zuolin. L'esercito nazionalista sembrava pronto a ristabilire di nuovo il suo dominio sulla Manciuria, che era ancora ufficialmente rivendicata come parte della Repubblica di Cina. I nazionalisti, i comunisti ed altri elementi della Spedizione del Nord erano sostenuti dall'Unione Sovietica, che già aveva creato governi fantoccio nella vicina Mongolia e a Tannu Tuva.

Dal punto di vista giapponese, far cadere la Manciuria o sotto la dominazione sovietica o sotto quella nazionalista era strategicamente inaccettabile, e Zhang Zuolin non appariva più affidabile come alleato in grado di mantenere una Manciuria indipendente de facto. Il Giappone aveva bisogno di un contesto per stabilire efficacemente il controllo sulla Manciuria senza combattere o senza l'intervento straniero, credette di dividere la cricca Fengtian tramite la sostituzione di Zhang con un leader più cooperativo.[3]

L'incidente del trenoModifica

L'esplosioneModifica

Zhang lasciò Pechino per andare a Shenyang in treno nella notte del 3 giugno del 1928. Il treno viaggiò lungo la ferrovia di Jingfeng, una linea pesantemente pattugliata dalle sue stesse truppe. L'unica posizione lungo la ferrovia che non era sotto il controllo di Zhang era un ponte diversi chilometri ad est della stazione ferroviaria di Huanggutun (alla periferia di Shenyang), dove la ferrovia della Manciuria meridionale incrociava la ferrovia di Jingfeng.

Il colonnello Daisaku Komoto, un giovane ufficiale dell'Armata del Kwantung, ritenne che l'assassinio di Zhang sarebbe stato il modo più rapido di sostituirlo con un nuovo leader più incline alle richieste giapponesi, e pianificò un'operazione senza ordini diretti da Tokyo. Il suo subordinato, il capitano Kaneo Tomiya era incaricato dell'esecuzione del piano. La bomba venne piantata sul ponte dal primo tenente geniere Fujii Sadatoshi. Quando il treno di Zhang passò sul ponte alle 5:23 del 4 giugno 1928, la bomba esplose. Molti degli ufficiali di Zhang, compreso Wu Junsheng (吳俊升), governatore della provincia di Heilongjiang, morirono immediatamente. Zhang venne ferito mortalmente e trasferito a casa sua a Shenyang, dove morì diverse ore più tardi.

ConseguenzeModifica

Al momento dell'assassinio, l'Armata del Kwantung era già in grado di ordinare a Yang Yuting (楊宇霆), un generale di alto livello nella cricca Fengtian, di essere il successore di Zhang. Tuttavia, l'effettivo assassinio apparentemente prese in contropiede anche la leadership del Kwantung, sicché le truppe non furono mobilitate e l'Armata del Kwantung non fu in grado di prendere qualsiasi vantaggio, come incolpare dell'attentato i nemici cinesi di Zhang e assumere l'incidente come un casus belli per un intervento militare giapponese.[4] L'incidente invece venne sonoramente condannato sia dalla comunità internazionale che da entrambe le autorità militari e civili di Tokyo stessa. L'effetto maggiore fu che, invece di Yuting, ad emergere come leader della cricca Fengtian e successore dell'assassinato fu lo stesso figlio di Zhang Zuolin, Zhang Xueliang.

EffettiModifica

Il giovane Zhang, al fine di evitare qualsiasi conflitto con il Giappone e il caos che avrebbe potuto provocare una risposta militare giapponese, non accusò direttamente il Giappone di complicità nell'omicidio di suo padre, ma invece effettuò cordialmente una politica di riconciliazione con il governo nazionalista di Chiang Kai-shek, che lo lasciò come governatore riconosciuto della Manciuria, invece del generale Yang Yuting. L'assassinio indebolì quindi notevolmente la posizione politica del Giappone in Manciuria[5][6]. Inoltre, l'assassinio, che venne condotto da ufficiali di basso rango, non ebbe il consenso dell'Ufficio dello Stato Maggiore dell'Esercito Imperiale Giapponese o del governo civile. L'imperatore Hirohito criticò aspramente l'evento e, infine, dimise il primo ministro Tanaka Giichi per la sua incapacità di arrestare e perseguire i cospiratori dell'incidente, anche se in privato accettò le argomentazioni del militare che quella misura sarebbe stata svantaggiosa per la politica militare ed estera del Giappone.[7]

Al fine di raggiungere i suoi obiettivi in Manciuria, l'Armata del Kwantung venne costretta ad aspettare diversi anni prima di creare un altro incidente per giustificare l'invasione della Manciuria e la successiva creazione dello stato fantoccio del Manchukuo governato da Henry Puyi Aisin Goro.

NoteModifica

  1. ^ (EN) Jiang, the United States and China. Pp. 19
  2. ^ (EN) Beasley, Japanese Imperialism. Pp. 183
  3. ^ (EN) Gordon. A Modern History of Japan. Pp.187
  4. ^ (EN) Beasley, Japanese Imperialism. Pp. 187
  5. ^ (EN) Spence, The Search for Modern China. Pp. 390
  6. ^ (EN) Beasley, Japanese Imperialism. Pp. 188
  7. ^ (EN) Bix. Hirohito and the Making of Modern Japan, pp. 216-218. Zhang fu un capo di stato de jure perché deteneva il potere assoluto riconosciuto a livello internazionale del governo di Beiyang con sede a Pechino.

BibliografiaModifica

  • (EN) W.G. Beasley, Japanese Imperialism 1894-1945, Oxford University Press, 1991, ISBN 0-19-822168-1.
  • (EN) Andrew Gordon, A Modern History of Japan: From Tokugawa Times to the Present, Oxford University Press, 2003, ISBN 0-19-511061-7.
  • (EN) Arnold Xiangze Jiang, The United States and China, The University of Chicago Press, 1998, ISBN 0-226-39947-8.
  • (EN) Johnathan D. Spence, The Search for Modern China, Norton & Sons, 1991, ISBN 0-393-30780-8.

Voci correlateModifica

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