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Ira (psicologia)

stato psichico alterato, in genere suscitato da elementi di provocazione capaci di rimuovere i freni inibitori che normalmente stemperano le scelte del soggetto coinvolto.
Ira, Tacuinum sanitatis casanatensis (XIV secolo)

Con il termine ira (spesso sostituito da "furia", "collera" o, impropriamente, "rabbia") si indica uno stato psichico alterato, in genere suscitato da elementi di provocazione capaci di rimuovere i freni inibitori che normalmente stemperano le scelte del soggetto coinvolto. L'iracondo prova una profonda avversione verso qualcosa o qualcuno, ma in alcuni casi anche verso se stesso.[1]

Indice

Cenni storiciModifica

 
La furia di Achille, di Giovanni Battista Tiepolo, che raffigura l'eroe greco all'attacco contro Agamennone

I filosofi dell'antica Grecia mostravano generalmente un atteggiamento piuttosto ostile nei confronti della collera. Galeno e Seneca la consideravano una sorta di follia. Aristotele tuttavia attribuiva un certo valore alla rabbia che sorge a seguito di un torto subito, essendo funzionale a prevenire le ingiustizie.[2]

Gli studi sulla natura della collera, che attraversarono il Medioevo fino all'età moderna, si basavano per il resto sulla dottrina dei quattro temperamenti individuali, considerandoli in genere come il risultato delle diverse qualità o umori presenti nelle persone. L'irascibilità o l'inclinazione alla rabbia, attribuita ad un eccesso di bile gialla prodotta dal fegato, definiva in particolare il tipo collerico.[2]

 Lo stesso argomento in dettaglio: Collerico.

Seneca sosteneva che «le persone dai capelli rossi e dalla faccia rossa sono calde per gli umori caldi e secchi».[2]

ReligioneModifica

Nella religione cristiana l'ira, se intesa come sentimento che inclina alla vendetta e non come semplice passione che spinge ad affrontare e superare ostacoli, è uno dei sette vizi capitali da cui, secondo i dettami religiosi, bisognerebbe astenersi in ogni caso.

Ciò malgrado, la Bibbia contiene numerosi riferimenti alla cosiddetta "ira di Dio",[3][4][5][6][7], da intendersi come antropomorfismo per indicare la giustizia di Dio contro il male e in difesa di chi ne risulta vittima.

NeurobiologiaModifica

Per la neurobiologia l'ira è una delle strategie cerebrali per affrontare la paura dell'incertezza. Il processo dell'ira tende a farci sentire pienamente giustificati nella nostra percezione della realtà ed è sostenuto da cambiamenti fisiologici, i muscoli si tendono, aumenta il battito cardiaco, la pressione sanguigna, il ritmo respiratorio ed il cervello rilascia catecolamine che stimolano azioni protettive immediate, adrenalina, noradrenalina che innescano un eccitamento aggressivo focalizzante che permane a lungo[8].

Psicologia e sociologiaModifica

L'ira è vista come una forma di reazione e/o risposta da parte di una persona a situazioni sfavorevoli. In psicologia, sono riconosciuti tre tipi di ira:

  • la prima forma, denominata "rabbia frettolosa ed improvvisa" da Joseph Butler (un vescovo inglese del XVIII secolo), è collegata all'impulso di autoconservazione: condivisa da uomo ed animale si verifica quando il soggetto si ritiene tormentato o intrappolato;
  • la seconda forma, chiamata "rabbia costante e deliberata", è una reazione alla percezione deliberata di subire un trattamento ingiusto oppure un danno da altri soggetti. Come la prima forma, anche questa è episodica;
  • la terza forma è invece disposizionale, legata più a tratti caratteriali che ad istinto e cognizione. Irritabilità, villania e scontrosità sono spesso presenti in quest'accezione.

Potenzialmente, l'ira è in grado di mobilitare risorse psicologiche positive tra cui: correzione di comportamenti sbagliati, promozione di un'uguaglianza sociale[senza fonte] ed espressione di sentimenti negativi su controversie. D'altro canto l'ira può rivelarsi "distruttiva" quando non trova un adeguato sbocco di espressione; una persona irata può infatti perdere oggettività, empatia, prudenza e senso di riflessione e causare danni ad altre persone o cose. Ira ed aggressività (fisica o verbale, indiretta o diretta) sono distinte, anche se possono influenzarsi a vicenda.

SintomiModifica

Una distinzione nella manifestazione dell'ira può essere fatta tra "ira passiva" ed "ira aggressiva": forme, queste, che hanno sintomi caratteristici.

Ira passivaModifica

Può manifestarsi nei seguenti modi:

  • Elusività: voltare le spalle agli altri, tirarsi indietro e diventare fobico.
  • Distacco: manifestare indifferenza, tenere il muso o fare sorrisi falsi.
  • Finta riservatezza: evitare il contatto visivo, spettegolare, minacciare in modo anonimo.
  • Autosacrificio: essere eccessivamente disponibili, accontentarsi di una seconda scelta, rifiutare aiuto.
  • Autobiasimazione: scusarsi eccessivamente, autocriticarsi ed accettare ogni critica.

Ira aggressivaModifica

Può manifestarsi nei seguenti modi:

  • Distruttività: distruggere oggetti, ferire animali, rompere rapporti, abusare di droga.
  • Vendetta: essere punitivi, rifiutare di perdonare, rievocare ricordi spiacevoli.
  • Bullismo: intimidire o perseguitare le persone, prendersi gioco di elementi deboli della società.
  • Minaccia: spaventare le persone, tenere comportamenti pericolosi.
  • Esplosività: furia improvvisa, senso di frustrazione, attacco indiscriminato.
  • Egoismo: ignorare le esigenze altrui, rifiutare l'aiuto di chi è in difficoltà.
  • Sconsideratezza: tenere atteggiamenti pericolosi come guidare troppo velocemente e spendere denaro incoscientemente.
  • Vandalismo: danneggiare opere ed oggetti, compiere atti di teppismo o piromania. Comportamenti spesso associati al consumo di alcol e droghe.

ReligioneModifica

«Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio.»

(Gesù, Discorso della Montagna)

NoteModifica

  1. ^ João Carlos Centurion Cabral, Patrice de Souza Tavares e Rosa Maria Martins de Almeida, Reciprocal effects between dominance and anger: A systematic review, in Neuroscience & Biobehavioral Reviews, vol. 71, 2016, pp. 761–771, DOI:10.1016/j.neubiorev.2016.10.021. URL consultato il 30 marzo 2017.
  2. ^ a b c Simon Kemp, K.T. Strongman, Anger theory and management: a historical analysis, in "The American Journal of Psychology", vol. 108, n. 3., pp. 397–417, Autunno 1995.
  3. ^ Giovanni 3,36
  4. ^ Romani 1,18 e 9,22
  5. ^ Efesini 5,6
  6. ^ Colossesi 3,6
  7. ^ Apocalisse 19,15; 11,18; 14,10; 6,16; 16,19
  8. ^ Beau Lotto, Percezioni, Come il nostro cervello costruisce il mondo, 2017, Bollati Boringhieri ' Torino, p258, ISBN 978-88-339-2705-3

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