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Vendetta

Sentimento umano
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La giustizia e la vendetta divina perseguono il crimine di Pierre Paul Prud'hon, primi anni del XIX secolo

La vendetta è un desiderio di farsi giustizia generato da un impulso volitivo che segue al rancore o al risentimento.

Nella mente del soggetto che intende vendicarsi esso ha subito un torto (sia esso reale o presunto, materiale o morale) e vuole (o ha bisogno di) "pareggiare i conti" punendo colui che intenzionalmente è stato causa della sua sofferenza o fastidio[1].

E' un comportamento esclusivamente umano presente in tutte le società anche passate, contraddistinto da un paradosso generato dal soggettivo senso di giustizia forse appagabile ed il biasimo sociale che lo accompagnerebbe.

Il pubblico riveste un ruolo indispensabile in questo comportamento, sia per quanto riguarda le motivazioni accettabili in alcuni casi addirittura imposte di vendetta, sia per quanto riguarda il bisogno risolutivo di rendere evidente pubblicamente l'attuazione della stessa.[2]

CaratteristicheModifica

Una saliente caratteristica della vendetta è spesso la sproporzione tra il dolore subito e quello arrecato, essendo per sua natura il dolore non quantificabile. Psicologicamente si attivano due modalità di pensiero o la credenza di un mondo giusto o la teoria dell'equità .

A volte la vendetta viene usata impropriamente col significato di ritorsione,che invece si distingue per essere una reazione immediata senza ruminazione mentale, diretta unicamente verso l'aggressore e di solito "restituita" nella stessa misura.[3] Un'altra reazione simile è l' aggressione rediretta, ovvero una reazione aggressiva ad un'emozione di rabbia o di frustrazione che va a sfogarsi su terze parti di rango inferiore, ad esempio famigliari.

Tipologia di vendettaModifica

Possono annoverarsi diversi tipi di vendetta, come i seguenti.

 
Francesco Hayez, Accusa segreta, Trittico della vendetta, Musei Civici di Pavia

Vendetta in seguito a sofferenzeModifica

Il soggetto ha sofferto (sia per ragioni reali che sofferto in seguito ad esperienze passate simili a quella in questione) e vuole far provare la stessa sensazione a colui che l'ha fatto soffrire, in alcuni casi solo per regolare i conti (in genere se non intende avere più alcun rapporto con la persona per lui colpevole) in altri per far capire il dolore provato affinché non si ripeta più (generalmente in casi di interesse nel protrarsi del rapporto con l'altra persona ma appare evidente il danno che comunque una reazione del genere può produrre).

Vendetta in seguito a torti subitiModifica

Il soggetto si sente trattato peggio di quanto pensa di meritare (mancanza di rispetto ad esempio) e ripaga con la stessa moneta (a volte aumentando addirittura la quantità di mancanza).

Vendetta per onoreModifica

L'orgoglio del soggetto è stato colpito e intende dimostrare al mondo che non è conveniente farlo (spesso anche se l'attacco di per sé non gli provoca né dolore né fastidio ma si lega al principio).

Vendetta di massaModifica

Il soggetto ha subito una (o più) situazione/i sopra elencate da più persone diverse nell'arco della sua vita e tende a ripagare chiunque ritenendo che tutte le persone siano uguali, in casi un po' più solari fa un'attenta valutazione delle persone e decide come comportarsi creando dei gruppi "elitari" verso i quali non si comporta con questo atteggiamento.

A seconda del soggetto e della situazione la vendetta può generare diverse emozioni:

  • Appagamento: il soggetto è soddisfatto di essersi vendicato e si sente gratificato da un senso di giustizia (che può essere vero o meno). Se il soggetto si ritiene soddisfatto spesso può essere intenzionato a continuare ad avere rapporti con la persona che l'ha offeso per prima.
  • Rimpianto: il soggetto si pente di essersi vendicato rendendosi conto del male che ha creato e desidererebbe fare ammenda.
  • Futilità: il soggetto si sente svuotato di ogni emozione, si rende conto che la sua azione non ha cambiato la sua situazione e, se prima sentiva il bisogno di vendicarsi, ora non prova più nemmeno quello; il soggetto spesso entra in una fase di depressione.

Da notare che non tutte le vendette sono finalizzate a fare del male, alcuni cercano di mandare un messaggio con la vendetta (nonostante l'ovvio errore di base e la difficoltà di comprensione da parte di chi la subisce) e che alcuni soggetti si vendicano solo se vedono l'intenzionalità nell'attacco dell'altra persona sorvolando gli "incidenti".

Vendetta come rituale socialeModifica

In alcune culture o in determinati periodi storici, la vendetta viene permessa od anche incentivata in alcuni casi ben circoscritti, rappresentando di fatto un rituale sociale. A titolo di esempi di vendetta istituzionalizzata, analizzati da studi antropologici: tra gli Yanomamo indigeni della foresta amazzonica, nel nord dell'Albania vige il codice consuetudinario Kanun [4], in Sardegna il codice dei pastori barbaricini[5].

L'etnologo Mark Anspack ha analizzato la vendetta intesa come reciprocità negativa diametralmente opposta alla reciprocità positiva del dono [6] .

Vendetta nell'arte e nel cinemaModifica

Il tema della vendetta è stato ampiamente usato nelle rappresentazioni artistiche dagli albori dell'umanità:

NoteModifica

  1. ^ Giulia Andrighetto, Rosaria Conte, Francesca Giardini Le basi cognitive della contro-aggressione: vendetta, punizione e sanzione., 2010, rivista Sistemi Intelligenti, 3/2010, pag 521-532
  2. ^ Francesca Giardini, La tentazione della vendetta.Un sottile piacere a cui non sappiamo rinunciare., 2015, il Mulino, ISBN 978 88 15 25812 0
  3. ^ Francesca Giardini, La tentazione della vendetta.Un sottile piacere a cui non sappiamo rinunciare., 2015, il Mulino, ISBN 978 88 15 25812 0
  4. ^ Patrizia Resta, Pensare il sangue: la vendetta nella cultura albanese., 2002, Meltemi, Roma
  5. ^ Antonio Pigliaru, Codice della vendetta barbaricina., 1970, Giuffrè, Milano
  6. ^ Mark Anspack, La reciprocità nella vendetta, nel dono e nel mercato., 2007, Bollati Boringhieri, Torino

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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