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Italterra
Italterra.jpg
L'Italterra come appariva dopo i grandi lavori di ampliamento della capacità di carico del 1957
Descrizione generale
Naval Ensign of Italy.svg
Tiponave da trasporto
ClasseLiberty, tipo standard
Identificazione810
CantiereNew England Shipbuilding Corporation
Impostazione10 giugno 1943
Varo20 luglio 1943[1]
Ammodernamento1953 motrice sostituita con un diesel FIAT 686 da 3.600 CVA
Destino finaleDemolita nel 1972
Caratteristiche generali
Dislocamento7176
Stazza lorda10865 tsl
Lunghezza134,57 f.t. m
Larghezza17,34 m
Altezza11,38 m
Pescaggio2,35-8,46 m
Propulsionemacchina a triplice espansione, 2500hp
Velocità11 nodi (20 km/h)
Autonomia14.000 n.mi. a 10 nodi (21000km a 18,5km/h)
Capacità di carico1 000 autovetture Fiat
Equipaggio81
Armamento
Armamentoartiglieria alla costruzione:1 o 2 cannoni da 76 o 127mm, varie mitragliere
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L'Italterra, detta "la nave delle 1000 automobili"[2], fu un mercantile Liberty di tipo standard, varato il 20 luglio 1943, durante la seconda guerra mondiale, dai cantieri New England Shipbuilding Corp di South Portland Maine, denominata in origine Nelson Dingley (1874-1876, 34º governatore del Maine). Acquistato dall'armatore Italnavi di Genova, dopo essere stato rimotorizzato con motori Diesel Fiat e aver subito importanti modifiche strutturali, dalla fine del 1957 il mercantile venne utilizzato per conto della FIAT per il trasporto di automobili negli Stati Uniti e in Canada che raggiungeva mensilmente, partendo dal porto di Savona o Genova verso New York, Los Angeles, San Francisco e Vancouver. La nave viaggiava carica di circa mille vetture, trasportando prevalentemente 1100, 600 e la 500 America in diverse versioni. Nel 1965 passò all'armatore Salvatores & Co con il nome di Bayport.[3] Venne demolita nel 1972.

Navi gemelleModifica

  • Italmare
  • Italvega

NoteModifica

  1. ^ Miramar ship index [collegamento interrotto], su miramarshipindex.org.nz. URL consultato il 20 settembre 2009.
  2. ^ MN italterra - "la nave delle 1000 automobili"., su digilander.libero.it. URL consultato il 7 febbraio 2019.
  3. ^ Miramar ship index [collegamento interrotto], su miramarshipindex.org.nz. URL consultato il 20 settembre 2009.

Collegamenti esterniModifica