Apri il menu principale
James Bruce

James Bruce (Kinnaird, 14 dicembre 1730Edimburgo, 27 aprile 1794) è stato un esploratore britannico.

Dopo un breve viaggio in Spagna, partì (1769) alla volta dell'Africa subsahariana. Attraverso Semien ed Eritrea giunse a Gondar e scoprì inoltre le sorgenti del Nilo azzurro, fino ad allora inesplorate. Durante il ritorno (1773) esplorò una vasta regione della Nubia. Da lui prende nome il Codice Bruce, che egli acquistò in Egitto.

BiografiaModifica

GioventùModifica

 
ritratto

James Bruce nacque nella residenza di famiglia a Kinnaird, nello Stirlingshire in Scozia, Gran Bretagna. Frequentò la Harrow School e successivamente l'università di Edimburgo, dove cominciò a studiare per ottenere la cattedra. Entrò poi nel commercio di vini sposando la figlia di un mercante del settore. La moglie morì nel 1754 a soli nove mesi dal matrimonio, così si mise a viaggiare tra Portogallo e Spagna. L'osservazione di alcuni manoscritti orientali lo portarono allo studio dell'arabo e del Ge'ez, che determinarono la sua futura carriera. Nel 1758 la morte del padre gli fece ottenere il possesso della tenuta di Kinnaird.

Nel nordafricaModifica

Allo scoppio della guerra contro la Spagna nel 1758 presentò al governo britannico un piano per l'attacco di Ferrol. Il suo suggerimento non venne seguito, ma gli fece ottenere la carica di console britannico di Algeri, con una commissione per poter studiare le antiche rovine del paese, diventate molto interessanti dopo le descrizioni di Thomas Shaw, all'epoca cappellano di Algeri. Dopo aver passato sei mesi in Italia per degli studi Bruce raggiunse Algeri nel marzo 1763. Tuttavia per la maggior parte del tempo fu impegnato per via del suo ruolo di console. Fortunatamente nell'agosto 1765 venne nominato un nuovo console, così poté iniziare gli studi su alcune rovine romane in Barberia. Dopo aver esaminato molti siti nell'Algeria orientale si spostò da Tunisi a Tripoli, per poi dirigersi verso Candia, ma durante il viaggio naufragò vicino a Bengasi. Si salvò a nuoto. Dopodiché raggiunse Creta, poi Sidone e viaggiò per la Siria, visitando Palmira e Balbeek. Durante tutti questi viaggi eseguì accurati disegni di tutte le rovine esaminate e acquisì una certa conoscenza della medicina, tanto da passare per un medico in oriente. Bruce viaggiava accompagnato dall'italiano Luigi Balugani, che è l'autore dei disegni.[1]

Il Nilo e l'EtiopiaModifica

Nel giugno 1768 giunse ad Alessandria, dopo aver deciso di voler trovare le sorgenti del Nilo, che credeva cominciassero in Etiopia. Al Cairo ottenne il sostegno del mamelucco Ali Bey, poi si diresse verso Tebe, dove visitò la tomba di Ramesse III. In seguito attraversò il deserto fino a Quseir. Nel maggio 1769 attraversò il Mar Rosso e sbarcò a Gedda, in Arabia. Dopo un soggiorno nella Penisola araba si imbarcò nuovamente. Sbarcato a Massaua, si diresse a Gondar, l'allora capitale dell'Etiopia, che raggiunse il 14 febbraio 1770. Dopo alcuni mesi di permanenza nell'ottobre di quell'anno decise di riprendere il suo viaggio. Il 4 novembre 1770, nel tardo pomeriggio, l'esploratore raggiunse finalmente la sorgente del Nilo Azzurro.

Il ritornoModifica

Partito da Gondar nel dicembre 1771, Bruce si è spostato da Sennar alla Nubia. Arrestato in Al Qadarif (che lui chiamava "Teawa") grazie ad una combinazione di astuzia, diplomazia e una dimostrazione di forza del suo amico governatore etiopico viene rilasciato. Raggiunse il Cairo nel gennaio 1773, e nel marzo arrivò in Francia, a Marsiglia e quindi a Parigi. Non proseguì tuttavia immediatamente per l'Inghilterra, per trascorrere invece alcuni mesi in Italia, a Bologna, Porretta Terme e quindi a Firenze, Roma, Cortona e Milano.[2] Nel 1774 si presentò finalmente a Londra da cui era stato assente per ben 12 anni. La sua storia tuttavia venne accolta con molta incredulità, così decise di ritirarsi nella sua casa a Kinnaird. Nel 1790, spinto dall'amico Daines Barrington, pubblicò un resoconto dei suoi viaggi in cui asserì di aver scoperto la sorgente del Nilo.

Il Libro di EnochModifica

Oltre che per il suo valore geografico, il viaggio di Bruce in Etiopia è ricordato per avere egli riportato al suo ritorno in Europa nel 1773 alcune copie manoscritte in lingua etiopica del "perduto" Libro di Enoch. Del testo apocrifo in Europa si era perso il testo sin dal Medioevo, con l'eccezione di alcune citazioni contenute nei Padri della Chiesa e di alcuni frammenti greci preservati nell'opera del cronista bizantino Giorgio Sincello (IX sec.) e pubblicati da Giuseppe Giusto Scaligero nel 1606. Benché fosse noto sin dalla metà del Cinquecento che il testo completo era preservato in Etiopia, non si era riusciti fino ad allora ad acquisirne alcun manoscritto. Delle copie in suo possesso, Bruce ne presentò una al re Luigi XIV di Francia al suo arrivo a Parigi nell'estate 1773 per la Regale Libreria di Francia (attuale Bibliothèque Nationale de France), una fu data l'anno successivo alla Biblioteca Bodleiana dell'Università di Oxford, mentre una terza copia fu conservata dallo stesso Bruce, per essere anch'essa aggiunta alle collezioni bodleiane dopo la sua morte nel 1794. I tre manoscritti portati da Bruce a Parigi e Oxford segnano l'inizio degli studi moderni sul Libro di Enoch.[3] Di ritorno dall'Etiopia, nell'inverno 1773-74, Bruce trascorse alcuni mesi anche in Italia, prima di rientrare in Inghilterra.[4] È stato recentemente dimostrato che la copia di Enoch oggi preservata alla Biblioteca Vaticana proviene anch'essa da Bruce che la donò al papa Clemente XIV durante la sua visita a Roma nel dicembre 1773.[5] Rimasta per alcuni decenni custodita nella biblioteca privata del Card. Leonardo Antonelli fu dopo la morte di lui acquisita attorno al 1825 per le collezioni vaticane dall'allora bibliotecario Angelo Mai.[6]

OpereModifica

FontiModifica

  • The correspondence of James Boswell and James Bruce and Andrew Gibb, overseers of the auchinleck Estate, curato da Nellie Pottle Hankins and John Strawhorn, Edizioni Yale, 1998, 247 pagg.
  • Travels in Abissinia, in Bruce's Trevels by J.M. Clingan, Edimburgo, 1860
  • MEDDE Silvia, The antiquities of Africa. I disegni di James Bruce e Luigi Balugani, Bruno Mondadori, 2011, 160 pagg.

NoteModifica

  1. ^ Luigi Balugani su treccani, su treccani.it.
  2. ^ Macarthur Reid, Traveller Extraordinary: The Life of James Bruce of Kinnaird, London, History Book Club, 1968.
  3. ^ George W.E. Nicklelsburg, 1 Enoch: A Commentary, Minneapolis, MN: Fortress, 2001 (Hermeneia).
  4. ^ Alexander Murray, Account of the Life and Writings of James Bruce, Edinburgh, George Ramsay & Co., 1808, pp.114ss.
  5. ^ Gabriele Boccaccini, "James Bruce’s 'Fourth' Manuscript: Solving the Mystery of the Provenance of the Roman Enoch Manuscript (Vat. Et. 71)," Journal for the Study of the Pseudepigrapha 27.4 (2018): 237-263.
  6. ^ Angelo Mai, Scriptorum veterum nova collectio 5, Roma, 1831, part II, p.100.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN32094803 · ISNI (EN0000 0001 0856 4108 · LCCN (ENn50043379 · GND (DE117636258 · BNF (FRcb124620972 (data) · ULAN (EN500026129 · NLA (EN35187636 · CERL cnp01269294 · WorldCat Identities (ENn50-043379
  Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie