Joan Lui - Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì

film del 1985 diretto da Adriano Celentano
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Joan Lui - Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì
Joan Lui - Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì.jpg
Adriano Celentano in una scena del film
Lingua originaleitaliano
Paese di produzioneItalia, Germania Ovest
Anno1985
Durata125 min (versione home video)
133 min (versione ridotta)
163 min (versione estesa)
Generemusicale, religioso, drammatico, grottesco
RegiaAdriano Celentano
SoggettoAdriano Celentano
SceneggiaturaAdriano Celentano
ProduttoreMario e Vittorio Cecchi Gori
Casa di produzioneC.G. Silver Film, Extra Film Produktion
Distribuzione in italianoC.D.E. - Columbia Tristar Home Video
FotografiaAlfio Contini
MontaggioAdriano Celentano
Effetti specialiGiovanni Corridori
MusicheAdriano Celentano, Pinuccio Pirazzoli, Ronny Jackson, Gino Santercole
ScenografiaLorenzo Baraldi
CostumiElena Mannini
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Joan Lui - Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì è un film del 1985 scritto, diretto, montato, musicato ed interpretato da Adriano Celentano.

È l'ultimo dei quattro film scritti e diretti da Celentano e anche l'ultimo film in cui recita Claudia Mori, che chiude la sua carriera di attrice durata ventisei anni.

Il film fu uno dei più costosi (circa 20 miliardi di lire) del cinema italiano ed ebbe diversi problemi di produzione e distribuzione: alla sua uscita, infatti, si rivelò un cocentissimo insuccesso sia commerciale che di critica per il cinema italiano, ma in Germania e in Russia riscosse un certo successo di pubblico[1].

TramaModifica

Joan Lui, un predicatore venuto dal nulla e senza passato, dopo aver affrontato un duro viaggio in treno circondato da neri razzisti giunge in Italia ed è costretto ad assistere ai gravi problemi sociali che incombono sulla società, tra cui il rapimento di Emanuela Carboni, la figlia di un noto industriale. Questo santone predica per la salvezza dell'umanità, stigmatizzando l'ipocrisia e l'edonismo. Con un gruppo di seguaci fedeli raccattati lungo la strada Joan Lui comincia il suo rapido passaggio tra la gente, suscitando interesse in Judy Johnson, una manager dello spettacolo con al fianco il suo assistente Franky, la giornalista del Corriere dell'Est Tina Foster ed altri ancora, ma facendo in primo luogo centro sui sentimenti e le attese del popolo attraverso la sua musica misteriosa.

Il Signore del Mondo Jarak prima tenta di corromperlo nelle vesti di un potentissimo mercante orientale, poi di ucciderlo ingaggiando un mercenario con un sofisticato laser e due pistole, senza però raggiungere il suo obiettivo in nessuno dei due casi. Dopo aver smascherato la corruzione dei governatori del mondo, grazie anche alle sue irruzioni nel normale palinsesto televisivo, Judy gli restituisce trenta denari: ha capito di essere la reincarnazione di Giuda e vuole saldare il suo debito millenario. Joan Lui se ne va, mentre uno spaventoso terremoto fa crollare case e città sotto i piedi della gente ormai impazzita dalla paura.

ProduzioneModifica

Celentano progettava di realizzare Joan Lui sin dai tempi di Geppo il folle (1978), da lui stesso scritto e diretto, ma i Cecchi Gori lo avevano sempre costretto a porre in stallo la sua realizzazione. Alla fine, dopo aver fatto incetta di grandi successi al botteghino con film quali Il bisbetico domato, Asso, Innamorato pazzo ed altri ancora, permettendo dunque che l'immagine del cantante come attore si consolidasse presso il grande pubblico, i produttori alla fine accettarono, in cambio però di due sue ulteriori prestazioni recitative: Lui è peggio di me - girato prima di Joan Lui - e Il burbero, da fare dopo.

La produzione risultò molto costosa (più di 20 miliardi di lire) per il budget medio del cinema italiano di quel tempo, soprattutto se comparato ad altri film indubbiamente meno "impegnativi" interpretati da Celentano, e quest'ultimo vi lavorò per circa 2 anni e mezzo prima di iniziare le riprese[2][3]. Per finanziare il film entrarono a far parte della produzione anche Silvio Berlusconi e capitali tedeschi, provenienti dall'allora Germania dell'Ovest.

Gli inconvenienti tuttavia iniziarono ancor prima dell'inizio delle riprese: a causa dell'allungamento dei tempi di produzione, le decine di ballerini e ballerine chiamati dallo stesso Celentano direttamente dagli Stati Uniti, alloggiarono per settimane senza far nulla a Roma, e le loro spese di mantenimento consumarono gran parte del budget della produzione. Il film fu girato a Genova e alla fine richiese quasi 8 mesi di riprese (tra il gennaio e l'ottobre del 1985).

Colonna sonoraModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Joan Lui (album).

La colonna sonora che comprende 9 canzoni è composta dai brani che Adriano Celentano canta nel film, tranne una canzone che viene cantata da Rita Rusić.

DistribuzioneModifica

Date di uscitaModifica

Il film uscì nelle sale italiane il 25 dicembre 1985. Per promuovere il film, la produzione affittò appositamente degli aeroplani ed elicotteri con le locandine della pellicola poco prima dell'uscita.[4]

In Russia è stato presentato il 17 giugno 1987:[1][5] Qui venne rilasciato nella versione da 125 minuti, dopo le varie diatribe legate al sequestro, e Celentano contattò personalmente uno specialista, Nikolaiev, per la traduzione dei testi dall'italiano al russo.[senza fonte] Tuttavia, a causa dello scarso tempo a disposizione, non era possibile inserire i sottotitoli in russo, e si decise di usare il traduttore simultaneo in sala, un sistema già abituale nella cinematografia russa. Il ristampo della pellicola e tutte le altre opere di restauro richiese un totale di 200 milioni di lire.[6]

Accoglienza: controversie e sequestroModifica

Quando, il 25 dicembre del 1985, la pellicola uscì nelle sale aveva una durata smisurata (163 minuti)[4] il che fece storcere il naso ai Cecchi Gori, produttori del film, poiché esso poteva godere solo di tre proiezioni giornaliere, anziché quattro che avrebbero garantito maggiori incassi.[7]

Durante le prime settimane di proiezione, però, il film registrò un freddissimo responso da parte tanto della critica specializzata quanto del pubblico, che mostrarono di non apprezzare soprattutto il formato stilistico da musical adottato per la pellicola.[8] Dopo circa un mese di proiezione, il film aveva incassato 4,7 miliardi circa, una cifra decisamente inferiore rispetto a quella del costo di produzione, ed i produttori, posti di fronte a tale insuccesso, tentarono una disperata manovra correttiva, ritirando, all'insaputa dell'autore, la pellicola per distribuirne una versione con un differente montaggio, della durata di 133 minuti,[4] nella vana speranza di recuperare così almeno in parte il costo del film. A Roma rimase in circolazione la versione integrale, mentre a Milano venne sostituita con quella ridotta.[senza fonte] Anche questa versione si rivelò però un fallimento totale; inoltre, a causa del frettoloso montaggio, presentava difetti di sviluppo non facilmente trascurabili (sbalzi di colore nella stampa, sgranature dell'immagine, tagli di sequenza maldestri ecc.).[7]

Grazie alla segnalazione di un'ammiratrice, Celentano scoprì il cambiamento di versione effettuato e, il 5 gennaio 1986, chiese il sequestro immediato del film,[9] querelando i Cecchi Gori, rei di avergli «rovinato l'opera d'arte e la reputazione», per ben 10 miliardi di danni, e rifiutandosi inoltre di prendere parte alla realizzazione de Il burbero,[7] che per obblighi contrattuali avrebbe dovuto girare subito dopo. Lo stesso Adriano, intervistato il giorno dopo al programma Fantastico si disse disposto a lasciar cadere le accuse se i produttori avessero ripristinato la versione originale.[10] Il sequestro della pellicola, però, divenne esecutivo solamente quando il film era stato già ritirato dalle sale, a causa della forte diserzione del pubblico, sia nella versione ridotta sia in quella integrale. In totale, Joan Lui incassò in Italia soltanto 7.304.500.000 lire.[11]

In seguito, Celentano riacquisì i diritti sul film[12] e girò comunque Il burbero. Alcuni anni dopo il film venne nuovamente rimaneggiato e ridotto a 125 minuti dallo stesso Celentano per la versione televisiva che andò in onda su Mediaset, poi edita anche in DVD da Medusa Video nel 2011.[4]

Ben diversa fu l'accoglienza in Russia dove il film fu presentato su esplicito volere di Michail Gorbačëv.[13]

CriticaModifica

L'accoglienza della critica, in particolar modo di quella dell'ambiente cattolico e politico dell'epoca, non fu in genere positiva.

Morando Morandini nel suo dizionario assegna al film una stella e mezzo su cinque scrivendo: «Un madornale videoclip fondato sullo choc visivo, stracolmo di musica, con scenografie monumentali e montaggio elaborato. Una vera sagra del kitsch anche a livello ideologico».[14]

Paolo Mereghetti stronca fortemente l'opera assegnando nel suo dizionario una stella su quattro (il minimo) scrivendo: «Grazie ai soldi dei Cecchi Gori Celentano mette in scena il suo personale delirio di onnipotenza, una personale rilettura del cristianesimo in musical. Scritto, montato, sceneggiato, musicato, interpretato e diretto con assoluta mancanza di qualsiasi misura e pudore, il film è un delirio finto-apocalittico che riesce a elencare, banalmente, i peggiori luoghi comuni del qualunquismo».[14]

Francesco Mininni, pur esprimendo un giudizio tecnico negativo sulla pellicola, ne apprezza gli intenti: «L'ultima follia del molleggiato nazionale: ritenuto da quasi tutti bruttissimo, il film di Celentano, pretenzioso e assolutamente privo di equilibrio narrativo, è comunque un atto di coraggio in tempi di ipocrisia. Non crocifiggiamolo senza discuterne».[15]

Prima TVModifica

La prima TV del film andò in onda su Canale 5, sabato 26 novembre 1988, alle ore 20.30. Fu curata dallo stesso Adriano Celentano, che la trasmise nella versione rimontata di 125 min.[16] Successivamente venne trasmesso da Tele Monte Carlo in versione integrale.

NoteModifica

Collegamenti esterniModifica

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