Apri il menu principale
Léon Bloy, 1887

Léon Bloy (Périgueux, 11 luglio 1846Bourg-la-Reine, 3 novembre 1917) è stato uno scrittore, saggista, poeta e giornalista francese.

Firma

Indice

BiografiaModifica

Nato in una famiglia borghese, dopo una infanzia tormentata e un'adolescenza solitaria, a 18 anni si trasferisce a Parigi, dove svolge umili lavori. Inizialmente appartenente alla scuola simbolista, sotto l'influsso dell'amicizia con il colto scrittore dandy Jules Amédée Barbey d'Aurevilly, conosciuto nel 1866 e di cui diventa segretario, si converte da violento anticlericale in fervente cattolico. In questi anni nasce il lui la convinzione di dover compiere una missione straordinaria e di dover realizzare lavori letterari fondamentali.[1] Il suo maestro lo introduce anche alle liriche simboliste e decadentiste, instillandogli una certa avversione al naturalismo come emerge nell'opera Les funérailles du naturalisme del 1891.

Lavora nella redazione di Univers, insieme con Louis Veuillot. Dopo aver perso i genitori lo stesso anno (1877), durante una visita al santuario di La Salette conosce l'abate Tardif, il quale lo introduce allo studio della simbologia biblica e lo invita a scrivere un'opera sull'apparizione della Vergine, avvenuta alcuni mesi prima della sua nascita e 12 anni prima di quella più famosa a Lourdes. In questo periodo maturano gli elementi essenziali del suo pensiero e conosce personaggi importanti della vita letteraria parigina, come il poeta Paul Verlaine. Dal 1877 al 1879 ebbe una relazione sentimentale con una prostituta del Quartiere Latino, Anne-Marie Roulé (la Véronique di Il disperato), che si convertì influenzata da Bloy, ma finì in manicomio per eccessivo delirio mistico nel 1882. Vive in seguito con un'altra donna, Berthe Dumont, che però muore nel 1885.

In seguito, si ritira nel monastero di Soligny-la-Trappe con l'intenzione di farsi monaco benedettino, ma nel 1890, dopo la morte l'anno prima del suo mentore Barbey d'Aurevilly, si sposa con Jeanne Molbeck, sua fidanzata dal 1889, e cui rimarrà fortemente legato fino alla morte. Dalla moglie ha quattro figli, due maschi e due femmine, Véronique (nata nel 1891), André (1894-1895), Pierre (1895, vissuto pochi mesi) e Madeleine (1897-1992), coniugata Souberbielle, l'unica che sopravvive al padre, e gli darà un nipote postumo chiamato anche lui Léon (1923). Lo scrittore visse gran parte della sua vita in ristrettezze economiche, vivendo principalmente del suo lavoro di impiegato delle ferrovie.

Nel 1905 stringe amicizia con Raïssa e Jacques Maritain (futuro filosofo cattolico, prima legato all'Action Française e poi cristiano-democratico), a cui fece da padrino in occasione del loro battesimo.[2]

La sua ultima opera, Nelle tenebre (1916), fu un attacco alla guerra tecnologica e ai suoi massacri in riferimento alla prima guerra mondiale, nonché alla società dominata dall'egoismo.

Dopo aver messo in guardia, in piena Grande Guerra, dalla rivoluzione russa («in Russia c’è un subbuglio spaventoso, e tra breve ci sarà il più orribile dei terrori», scrive a giugno, quattro mesi prima della presa del potere bolscevica[3]) muore per uremia a Bourg-la-Reine il 3 novembre 1917, dopo una lunga e dolorosa malattia renale; è sepolto nel locale cimitero.[4][5] Nonostante la fama di controrivoluzionario, rendendo omaggio alla sua figura di "intellettuale povero" alle esequie intervenne anche una folta rappresentanza di anarchici.[3]

Profilo letterarioModifica

 
Bloy nel 1906

«Io sono soprattutto un uomo di guerra, ma il mio furore si rivolgerà soltanto contro i potenti, gli ipocriti, i seduttori di anime, gli avari e sono straziato dalla pietà per gli oppressi e i sofferenti.»

(Léon Bloy)

I suoi lavori riflettono una profonda devozione alla Chiesa cattolica (che tuttavia non risparmia dal fustigare) e, più in generale, un ardente desiderio dell'Assoluto. Tuttavia i toni violenti di molte sue opere gli valsero la nomea di integralista religioso. Il suo primo romanzo (Le Désespéré) rappresentò un attacco furioso nei confronti del razionalismo e contribuì alla sua esclusione dalla comunità letteraria del tempo, inserendosi nella corrente dell'esistenzialismo cristiano. Politicamente si segnalò come monarchico, reazionario, controrivoluzionario e anti-giacobino, pur non aderendo a partiti politici di nessun tipo, come fecero altri monarchici e reazionari (come l'amico Maritain che aderì per un periodo all'Action française).

I primi lavori sono pervasi da un romanticismo visionario e da un insistente simbolismo decadentista in grado di descrivere il mistero e le tematiche sacre, il tutto puntellato da intensi slanci di entusiasmo, di passione estatica e di amore.

Come Gioacchino da Fiore, Bloy scandiva la storia in tre fasi, corrispondenti alle Persone della Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, la terza epoca di cui si fece apocalittico "profeta".[6]

Con i Propos d'un entrepreneur de démolitions (1884) e dalle pagine del periodico Le Pal (1885), inizia a criticare duramente i vizi di una società conformista e imborghesita, ormai sull'orlo del precipizio. In questi lavori, l'autore alterna osanna a dure invettive verbali ed in questo clima difficile, di disagio, povertà ed emarginazione, scrive i romanzi Le Désespéré (1887) e La Femme pauvre (1897), che elaborano il tema quasi autobiografico dell'uomo genio incompreso e della sola donna adorante e comprensiva.

Con i saggi La Cavaliera della morte (1891), incentrato su Maria Antonietta, Le Salut par les Juifs (1892), libro apprezzato da Franz Kafka nonostante l'accusa di antisemitismo gravante su di esso[6], Exégèse des lieux communs (1902-1912), Le Sang du Pauvre (1909), e L'Ame de Napoléon (1912) lo scrittore sviluppa i suoi concetti fondamentali, ossia una visione della storia umana intesa come espiazione, tramite la sofferenza, che conduce dopo la purificazione alla Città Celeste; una netta esaltazione dell'irrazionale a scapito dell'ambito intellettuale e un rimpianto dei valori teocratici.[1]

Un'influenza letterario-artistica di Bloy è stata riconosciuta su Louis-Ferdinand Céline, sullo scrittore cattolico e antifascista Georges Bernanos, su Ernst Jünger, Jorge Luis Borges (che espressamente lo cita), Henri Bergson e i resistenti antinazisti cristiani Hans e Sophie Scholl (Rosa Bianca). Lo scrittore francese è stato anche citato nella prima omelia di papa Francesco e in altre occasioni dal pontefice.[7]

OpereModifica

RomanziModifica

  • Le Désespéré (1887) (Il disperato, traduzione di Gennaro Auletta, Vicenza : Edizioni Paoline, 1957
  • La Femme pauvre (1897) (La donna povera, traduzione di Gennaro Auletta, Milano, IPL, 1956, 1970; trad. F. Mazzariol, Reggio Emilia, Città armoniosa, 1978)

SaggiModifica

  • Propos d'un entrepreneur de démolitions (1884)
  • La Chevalière de la mort (1891) (La Cavaliera della morte, a cura di Nicola Muschitiello Adelphi, Piccola Biblioteca n. 364, 1996)
  • Le Salut par les Juifs (1892) (La salvezza dai giudei, introduzione e traduzione di Gennaro Auletta, Milano, Edizioni paoline, 1960; Dagli ebrei la salvezza, con un saggio di Guido Ceronetti, traduzione di Ottavio Fatica e Eva Czerkl, Adelphi, Piccola Biblioteca n. 330, 1994)
  • Je m'accuse (1900)
  • Exégèse des lieux communs (1902-1912) (Esegesi dei luoghi comuni, traduzione di Gennaro Auletta, Milano, Ediz. Paoline, 1960; a cura di Valeria Gianolio, traduzione di Gennaro Auletta, Genova, Il melangolo, 1993; trad. di S. Teroni, Prato, Piano B, 2011)
  • Belluaires et porchers (1905)
  • Celle qui pleure (1908)
  • Le Sang du Pauvre (1909) (Il sangue del povero, traduzione di Rina Detti, Firenze, C. CYA,1947; introduzione e traduzione di Gennaro Auletta, Milano, Edizioni paoline, 1961; a cura di Giancarlo Pavanello, Milano, SE, 1987)
  • L'Âme de Napoléon (1912) (L'anima di Napoleone, traduzione e studio di Domenico Giuliotti, Firenze, Rinascimento del Libro, 1927; Milano, Edizioni Paoline, 1960)
  • Jeanne d'Arc et l'Allemagne (1915)
  • Constantinople et Byzance (1917) (Costantinopoli e Bisanzio, a cura di Graziano Lingua, prefazione di Olivier Clément, Milano, Medusa, 2003)
  • Dans les ténèbres (postumo, 1918) (Nelle tenebre e pensieri scelti dal diario, a cura di Vittorio Di Giacomo, Roma, Anonima Veritas Editrice, 1946; Nelle tenebre, traduzione di Giancarlo Marinelli, Roma, EL, 1995)
  • Le Symbolisme de l'apparition, (postumo, 1925) (Il miracolo di La Salette, prefazione Alessandro Zaccuri ; traduzione e postfazione Mario Porro, Milano : Medusa, 2012

Racconti e novelleModifica

  • Sueur de sang (1893) (Sudore di sangue, traduzione di Felicia Lustri ; introduzione di Giuliano Vigini, Milano, Bibliografica, 1992
  • Histoires désobligeantes (1894) (Storie sgradevoli, a cura di Jorge Luis Borges, Milano, Franco Maria Ricci, 1975; Milano, A. Mondadori, 1989; Il telefono di Calipso e altre Storie sgradevoli, traduzione di Emanuela Schiano di Pepe, Genova, Il melangolo, 2012)

DiariModifica

  • Le Mendiant ingrat (1898) (Il mendicante ingrato : diario 1892-1895, a cura di Vito Sorbello, Palermo, Novecento, 2003)
  • Mon Journal (1904)
  • Quatre ans de captivité à Cochons-sur-Marne (1905)
  • L'Invendable (1909)
  • Le Vieux de la montagne (1911)
  • Le Pèlerin de l'Absolu (1914) (Il pellegrino dell'assoluto : diari 1892-1917, introduzione di Sergio Quinzio, traduzione di Francesco Maria Petrone, Roma, Città nuova, 1992
  • Au seuil de l'Apocalypse (1916)
  • La Porte des humbles (postumo, 1920)
  • Diario : la fede, l'impazienza, il povero, il soprannaturale, a cura di Daniele Garota, traduzione e note di G. Marinelli, Padova, Messaggero, 2001)

CorrispondenzaModifica

  • Lettres à sa fiancée (1922), (Lettere alla fidanzata, traduzione di Ferruccio Rubbiani, Roma, Formiggini, 1926; Mia Jeanne amata, mio unico amore, traduzione di Paola Leoni, Reggio Emilia, Città armoniosa, 1977; Lettere a Jeanne Molbeck, traduzione di Giovanni Riva, notizia di Antonio De Petro, Reggio Emilia, Città armoniosa, 1990; Lettere alla fidanzata, traduzione, nota critica, biografica e bibliografica a cura di Giuliano Vigini, Torino, Nino Aragno, 2001)

Antologie in italianoModifica

  • La fede impaziente, traduzione di Emiliano Zazo, Milano, V. Bompiani e C., 1946
  • Tristezza e gioia del cristiano, testi scelti da Gennaro Auletta, Torino, Libreria dottrina cristiana, stampa 1960
  • Un cattolico credente, a cura di Grazia Maggi, Vicenza, La locusta, 1965
  • Pagine scelte raccolte da Raissa Maritain, presentate da Jacques Maritain, traduzione di L. Castiglione, Torino, SEI, 1968
  • Miei contemporanei, a cura di Adriano Marchetti, Franca Santini, Gianni Scalia, Rimini, Panozzo, 1988
  • La tristezza di non essere santi : antologia dagli scritti, traduzione, introduzione e scelta dei brani a cura di Giuliano Vigini, Milano, Paoline, 1998

NoteModifica

  1. ^ a b Le Muse, De Agostini, Novara, 1964, Vol.II, p. 301
  2. ^ Jacques e Raissa Maritain: un cammino d'amore e fede in coppia (PDF), su laici.va.
  3. ^ a b 1917, anno-sfinge di enigmi irrisolti
  4. ^ Xavier Lenormand, Histoire des rues de Bourg-la-Reine, p. 19
  5. ^ Raïssa Maritain, I grandi amici, Vita e Pensiero, 1991, pp. 482-84
  6. ^ a b BLOY, UNO SCANDALO AL SOLE
  7. ^ Bloy il furioso e i «cristiani orribili»

BibliografiaModifica

  • Albert Béguin, Léon Bloy l'impaziente, traduzione di Agostino Miggiano, Milano, Edizioni di comunità, 1949.
  • Raymond Barbeau, Une prophète luciferien. Léon Bloy, Paris, Montaigne, 1957.
  • Luigi Michelini Tocci, Immagine di Leon Bloy, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1957, in: Studi sulla letteratura dell'800 in onore di Pietro Paolo Trompeo.
  • Albert Béguin, Leon Bloy mistico del dolore, traduzione di J. Pascarelli, Alba, Ed. Paoline, 1958.
  • Giuliano Vigini, Il linguaggio popolare di Leon Bloy, Torino, Societa editrice internazionale, 1969, in Studi francesi, n. 38, 1969.
  • Giuliano Vigini, Leon Bloy: pellegrino dell'assoluto, Milano, Mursia, 1972.
  • Giuliano Vigini, La critica italiana di fronte a Lèon Bloy (1918-1976), in: Otto/Novecento, luglio-ottobre, 1977.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN4926903 · ISNI (EN0000 0001 2118 4433 · LCCN (ENn50009572 · GND (DE118511866 · BNF (FRcb118924395 (data) · NLA (EN35019600 · NDL (ENJA00433589 · WorldCat Identities (ENn50-009572